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Le fotografie dei morti animate con l’intelligenza artificiale, di Davide Sisto

1 Settembre 2025/8 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Negli ultimi mesi spopolano su Facebook, in Italia, gruppi denominati “Io negli anni Settanta c’ero”, “Io negli anni Ottanta c’ero” e via dicendo. Ciascuno conta svariate centinaia di migliaia di iscritti, quasi tutti appartenenti alle generazioni boomer e X. La peculiarità dei post condivisi nel gruppo è la seguente: un utente pubblica la versione digitalizzata di una fotografia analogica, appartenente a un passato piuttosto remoto, in cui lo vediamo ritratto insieme al coniuge, al figlio, al fratello o, comunque, a una persona che fa parte del nucleo familiare. Nella didascalia l’utente spiega che è immortalato insieme a un caro estinto e, per tale ragione, chiede a chi ne è capace di “animare” la fotografia con l’intelligenza artificiale. Nei commenti vediamo decine di versioni animate di questa fotografia, grazie al lavoro gratuitamente svolto da più persone. Per esempio, una donna condivide la foto di un bambino in primo piano, con lei posta leggermente sullo sfondo a mo’ di fantasma. Nella didascalia racconta che suo figlio è morto nel 1987 a tre anni. Lei è riuscita a sovrapporre un’altra fotografia che la immortala, di modo che sembrino stare vicini, ma ha bisogno che gli altri utenti creino una sorta di animazione artificiale che dia movimento all’immagine. Pertanto, siamo testimoni di un caloroso abbraccio artificiale da parte del piccolo figlio o semplicemente vediamo il suo volto che di colpo mostra un radioso sorriso. È impressionante la quantità di richieste simili, soddisfatte da un numero altrettanto esorbitante di manipolazioni con l’intelligenza artificiale. Ciò succede anche su TikTok, attraverso la manipolazione artificiale dei brevi video, e su Instagram, dove vengono modificati i reels.
Ora, osservando questi contenuti, la prima impressione è che non stia succedendo niente di nuovo rispetto al passato. Vediamo, cioè, modernizzate con le tecnologie odierne le famigerate fotografie spiritiche del XIX secolo. Sto ovviamente pensando a quelle arcaiche manipolazioni delle fotografie di un tempo, le quali permettevano di scorgere – grossolanamente – dietro l’immagine della persona immortalata la presenza spettrale del suo caro estinto. Questa continuità tra le metamorfosi fotografiche del passato e l’odierna intelligenza artificiale conferma un dato di fatto chiaro a tutti: l’enorme difficoltà, propriamente umana, di accettare la perdita di una persona amata, per cui si cerca ogni possibile forma di consolazione o di autosuggestione. In altre parole, l’animazione con l’intelligenza artificiale di una foto pubblicata su Facebook rientra all’interno di una cornice emotiva, profondamente dolorosa, in cui un movimento creato artificialmente – per esempio, un abbraccio – dona un momentaneo sollievo alla lacerante sensazione dell’assenza (lo stesso tipo di sollievo provato dopo aver sognato chi ci manca). Per tale ragione, mi sembra alquanto superficiale il commento di chi considera esperienze simili come prive di rispetto nei confronti del valore della vita e della morte, rappresentando addirittura una sorta di affronto nei confronti del carattere mortale della nostra esistenza.
Mi sembra, invece, più interessante fare un altro paio di considerazioni. La prima riguarda il rapporto tra l’esperienza dolorosa del lutto e la particolare epoca storica che stiamo vivendo. Il mondo presente è segnato, da una parte, da un aumento costante della durata della vita, per cui è sempre più normale poter vivere assieme ai propri cari per un periodo di tempo alquanto lungo, che non ha precedenti nella storia dell’umanità. Ciò, ovviamente, rende ancora più difficile l’accettazione del lutto, rispetto ad epoche in cui si metteva in conto amaramente la morte prematura dei genitori e dei figli. Dall’altra parte, il processo di registrazione a fondamento delle tecnologie digitali assottiglia radicalmente la differenza e la distanza tra il passato e il presente. Ci stiamo, cioè, abituando ad accettare una sorta di presente eterno, in cui ogni evento del passato – una volta registrato – può essere ripetuto, rivissuto e riosservato all’infinito. Da un certo punto di vista, stiamo progressivamente superando il sentimento della nostalgia, il quale implica sempre un distacco tra oggi e ieri, in una durevolezza temporale che ci soffoca, dando l’impressione che nulla possa mai essere superato. All’interno di un simile contesto il lutto non può che diventare un’esperienza particolarmente inaccettabile, proprio perché ci stiamo disabituando ai distacchi, alle separazioni, dunque alla fine nel senso radicale del termine.
La seconda considerazione, più politica e sociale, riguarda la quantità spropositata di fotografie private condivise in un luogo pubblico, un social media, la quale favorisce un progressivo affinamento delle capacità proprie dell’intelligenza artificiale e il libero uso di contenuti personali a partire dai quali creare, per esempio, esseri umani inesistenti o identità fasulle.
In definitiva, il problema di un’iniziativa simile non è tanto la dipendenza dalle tecnologie odierne e l’impossibilità di elaborare il lutto. Certo, le persone più suggestionabili possono non comprendere il confine tra il vero e il falso, rimanendo succubi delle emozioni che l’animazione artificiale dell’immagine può generare in chi ha bisogno ancora di un contatto con il caro estinto. Ma questo può capitare anche in mille altre situazioni che non hanno a che fare con le tecnologie. Il problema, semmai, riguarda la natura dell’epoca attuale, condizionata dal rendere per sempre presente tramite la registrazione ciò che è terminato, e la condivisione pubblica di immagini, il cui uso da parte di terzi solleva giganteschi punti interrogativi.
Conoscete questo fenomeno? Cosa ne pensate? Aspettiamo i vostri commenti.

Tags: IA, intelligenza artificiale, Lutto, nostalgia, social media
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2025/09/morti-animati.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2025-09-01 12:46:072025-09-01 12:46:07Le fotografie dei morti animate con l’intelligenza artificiale, di Davide Sisto
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8 commenti
  1. Laura Dal Bo
    Laura Dal Bo dice:
    1 Settembre 2025 in 15:45

    Non apprezzo questa idea, non aiuta a elaborare il lutto ma cristallizza la sofferenza di chi resta .

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      2 Settembre 2025 in 15:30

      C’è anche questo rischio. Tuttavia, un uso saltuario, magari in un momento particolare come un anniversario, potrebbe anche rappresentare un sollievo momentaneo. Dipende certamente dal tempo dedicato a una simile pratica.

      Rispondi
  2. Fabrizio Dalla Villa
    Fabrizio Dalla Villa dice:
    2 Settembre 2025 in 06:53

    Buongiorno, io tengo in vita il ricordo del mio papà, a mezzo di un diario: gli racconto ciò che mi accade, faccio delle considerazioni sui fatti miei e anche più generali. Ogni tanto guardo le foto scattate nei vari periodi della nostra vita comune (è morto che io avevo 54 anni e mezzo), ma mai e poi mai condividerei così allegramente sue foto. L’idea non mi piace. Non mi occorrono foto animate per ricordarlo da vivo. Idem per tutti gli altri miei cari.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      2 Settembre 2025 in 15:32

      Quello che lei scrive è una pratica simbolica certamente utile e a suo modo “romantica”. Per molti, l’uso dell’AI è un passo successivo a quello che lei fa, ma limitrofo. Personalmente, la penso come lei. Tuttavia, posso capire chi decide di fare un uso simile dell’AI, con tutti i rischi da tenere in mente.

      Rispondi
  3. Antonela
    Antonela dice:
    2 Settembre 2025 in 10:14

    Forse un altro elemento di riflessione può essere la rapidità delle trasformazioni avvenute nell’ultimo secolo, la sensazione condivisa di essere superati dallo scorrere del tempo e la necessità, per alcuni, di potersi in qualche modo ancorare a un tempo ben noto, divenuto familiare attraverso i racconti narrati dagli estinti. Al di là della dimensione personale, esiste un diffuso disagio epocale, che proprio il rapido progresso acuisce: il non saper più scorgere connotati evidenti e peculiari del tempo che stiamo vivendo, in confronto con le salde certezze dei genitori sul “come eravamo”. La scansione del tempo per generazioni, propria del passato, oggi è sostituita dalle fasce decennali di età, che però sono quasi irrilevanti, appena segnate dalle mode. Come riconoscersi collettivamente, se l’individualismo e l’inseguimento di fragili certezze materiali confinano in un angolo la sensazione di essere parte significativa della storia umana? Lo sguardo si rivolge al passato, la foto di famiglia diventa il rifugio in cui prendere dimora con la fantasia.
    Forse c’è un lavoro da fare, in sede didattica, sul concetto di tempo e della necessità di elaborarne l’estensione universale in confronto con il tempo individuale, il tempo della vita, che nemmeno la scienza può estendere all’infinito. Più il tempo appare una forza inarrestabile, più l’uomo deve riconoscere in esso la ragione del proprio essere, qui e ora.
    Grazie Davide, alla prossima.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      2 Settembre 2025 in 15:35

      ragionamento molto interessante e condivisibile. Non è un caso che con l’aumento degli strumenti digitali diminuisca la separazione tra passato e presente, in virtù di una registrazione di dati quasi asfissiante. Si tratta di capire come riuscire a mettere insieme una distinzione netta tra presente e passato con la costruzione del futuro. In fondo, a mio avviso, minore è la differenza tra presente e passato, con il passato mantenuto presente, e più difficile diventa la pratica di costruire creativamente un nuovo futuro. Ecco, sarebbe veramente importante non dimenticare che il presente e il futuro sono tali solo se alle spalle si sedimenta un passato.

      Rispondi
  4. Luca Perilli
    Luca Perilli dice:
    2 Settembre 2025 in 12:40

    Le due criticità che mi par di scorgere riguardano: 1) Il rifugio verso le tecnologie AI come “riempitivo” di tutto ciò che ci manca nel “qui-e-ora” reale: questo vale per ogni aspetto della nostra vita, lutto e distacco compresi. Pochi giorni fa ho sentito una bella trasmissione radio con filo diretto sul tema dell’uso della AI in medicina e dei suoi limiti: un ascoltatore ha telefonato confessando candidamente che lui ormai cerca solo diagnosi AI online perché, oltre ad “azzeccarci meglio dei medici”, ottiene da essa tutta quell’attenzione e quella delicatezza che -a suo dire- non ha mai avuto dal personale medico in carne e ossa. Questa affermazione mi ha aperto un mondo: praticamente c’è chi è disposto a gettarsi volutamente tra le braccia di una “non-entità” (la AI) pur di ricevere considerazione e affetto. Che, però, è un falso; ma è un falso conosciuto e accettato preventivamente come tale (e questa è la novità dei nostri tempi). E’ un po’ come se, delusi dalle nostre vite, andassimo in teatro ad uno spettacolo che ci piace e chiedessimo a un attore di interagire con noi continuando a interpretare il suo personaggio in situazione di finzione. Risultando comunque pienamente appagati dalla sua finta attenzione! 2) Lo spettacolo non è gratis: dietro all’entità fittizia ci sono società private globali che fatturano soldi molto reali e che hanno tutto l’interesse ad incoraggiare quello che per loro è un “engagement” come un altro. Ma anche questo sappiamo, eppure… sì, la domanda sorge spontanea: tentiamo tutti di esorcizzare e superare i lutti; da che mondo è mondo usiamo ogni mezzo che ci possa sembrare vagamente affidabile per farlo. Ma se questo mezzo ha tutto l’interesse a tenerci ancorato a lui, il rischio non è di restare perennemente ancorati alla perdita rinnovandola ogni volta invece di (provare a) guardare oltre? Che umanità esce fuori se pure questa modalità dovesse affermarsi come popolare? Temo sempre più che chi “bollò” come “rivoluzione antropologica” l’introduzione del telefonino aveva visto lungo e capito tutto.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      2 Settembre 2025 in 15:38

      Riflessioni importanti le sue. Soprattutto, il punto 1, dietro cui si nascondono mancanze e insoddisfazioni. In fondo, se non riteniamo di essere soddisfatti dall’umano diventa consequenziale la ricerca di un suo surrogato. Il punto è forse proprio qui: non è che siamo giunti in una situazione di collettiva insoddisfazione per il nostro modo di relazionarci nella società che richiede una precisa presa di coscienza e un cambio di registro? Se questo cambio non ci sarà, diventerà normale per tutti – ahinoi – ricorrere a strumenti che sono tutto fuorché gratuiti beneficiari dell’umanità.

      Rispondi

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