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C’è sempre qualcuno che tabuizza più di noi, di Marina Sozzi

4 Agosto 2026/15 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Sono capitata per caso sull’articolo scientifico di uno studioso cinese, Yiru Ma, che fa una lettura comparata della cultura occidentale e di quella cinese rispetto all’atteggiamento di fronte alla morte. Se sei un lettore di questo blog, probabilmente hai un interesse nei confronti di questo tema, e hai passato gli ultimi anni o decenni a sentirti dire che l’Occidente è la civiltà più negazionista della morte nella storia dell’umanità: ospedalizziamo il morire, i nostri riti funebri sono sempre più semplici e veloci, lasciamo soli i dolenti, sostituiamo le condoglianze con gli emoji. Bene, questo articolo ci fa respirare.

Yiru Ma mette a confronto l’educazione alla morte in Cina con quella di Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. Risultato: rispetto alla Cina, noi occidentali siamo praticamente un collettivo di monaci buddhisti intenti a riflettere sulla morte.

Negli USA la Death education è materia scolastica dagli anni ’80, con corsi in asili, scuole, università, master dedicati e persino dipartimenti universitari di studi tanatologici. Il Regno Unito l’ha inserita nel curriculum nazionale dal 1988. In Giappone i ragazzi allevano, uccidono e mangiano polli per capire il ciclo vita-morte (un’esperienza che definire “educativa” è generoso, ma tant’è). In Cina, invece, l’autore registra che parlarne resta un tabù pressoché assoluto e recente: il tema entra nel dibattito accademico solo nel 1988, con la traduzione di un manuale occidentale, e solo nel 2019 un deputato propone per la prima volta un’educazione alla morte per tutti i cittadini. Oggi esistono pochi corsi, quasi tutti facoltativi e concentrati nelle facoltà di medicina, mentre le famiglie evitano l’argomento con i figli per il timore, quasi scaramantico, di attirare la morte nominandola.

Le cause, dice Ma, sono profonde: il confucianesimo invita a occuparsi della vita prima di interrogarsi sulla morte (“non conosci ancora la vita, come puoi conoscere la morte?”), mentre nella tradizione filosofica occidentale – da Socrate a Heidegger – la morte è un tema centrale, su cui si sono accumulate secoli di riflessione.

Ecco quindi la buona notizia per chi si fustiga sempre per il “tabù della morte in Occidente”: il tabù è relativo, come tutto il resto. Un certo grado di tabù attorno alla morte è probabilmente incancellabile, perché, come scriveva Norbert Elias, la morte resta il pericolo più grande per gli esseri umani. Ma guardando ai fatti, più che la civiltà che ha tabuizzato di più rispetto al passato e alle società “non occidentali”, sembriamo quella che sta cercando più attivamente di romperlo: abbiamo i death café, i podcast sul lutto, film e serie tv che non lesinano riflessioni sulla fatica di lasciare la vita o affrontare una perdita, i libri, un ampio dibattito pubblico. Soprattutto, abbiamo le cure palliative, con la loro filosofia e prassi di accompagnamento del morire: forse la risposta più straordinaria che la storia umana abbia mai dato alla morte, capace di togliere la sofferenza dal processo del morire.

Proponendo soluzioni per il proprio paese, Yiru Ma cita la psicologa di Stanford Laura Carstensen e la sua teoria della selettività socio emotiva: quando percepiamo il tempo che ci resta come limitato, diventiamo più selettivi su come lo spendiamo, investendo su ciò che conta davvero. Secondo l’autore, è l’argomento più solido a favore di un’educazione al limite e alla mortalità: si tratta infatti di un modo per mettere a fuoco le priorità mentre si è ancora in tempo. Viene in mente il libro di Bronnie Ware sui cinque maggiori rimpianti di chi sta per morire. Vorrei poter dire a Yiru Ma che forse l’educazione non basta per saper davvero identificare le proprie priorità: ci vogliono le esperienze, la conoscenza di sé, le risorse che ciascuno di noi ha, in una parola, la vita.

Ma mi viene anche spontaneo fare una considerazione ironica: se c’è sempre qualcuno più a sud (o a nord) di te, c’è anche sempre qualcuno che tabuizza la morte più di te. Scherzo, ma fino a un certo punto. Smettiamola di fustigarci. Restano margini di miglioramento, nelle istituzioni e nella cultura: più formazione, più informazione, maggiore capacità di sostenerci a vicenda quando ci avviciniamo alla fine della vita o affrontiamo un lutto. Ma la prossima volta che sentite l’accusa di essere la civiltà che più ha negato la morte nella storia, potete rispondere con serenità: di strada ne abbiamo fatta parecchia, e c’è sempre chi ne ha fatta di meno.

Aspetto i vostri commenti, seri o faceti. Buon agosto!

Tags: Cina, Death education, negazione della morte, Occidente, tabù della morte
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/07/Immagine-in-evidenza-1.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-08-04 17:59:592026-08-04 17:59:59C’è sempre qualcuno che tabuizza più di noi, di Marina Sozzi
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15 commenti
  1. Daniela Ghio
    Daniela Ghio dice:
    4 Agosto 2026 in 18:47

    Bene….ogni tanto il “fanalino di coda” non ai accende

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:01

      🙂

      Rispondi
  2. Sergio Manna
    Sergio Manna dice:
    4 Agosto 2026 in 19:08

    Molto interessante. Grazie di cuore, cara Marina!

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:02

      Grazie a te, Sergio. Su questa questione del tabù ho scritto anche un libro che uscirà a settembre. Se riusciamo a vederci te ne regalerò una copia, e mi dirai che ne pensi…

      Rispondi
      • Claudia Palmas
        Claudia Palmas dice:
        5 Agosto 2026 in 18:42

        Articolo molto interessante! Non mi basta questo spazio per scrivere tutto quello che penso. 1)Il preparare alla morte, con l’insegnamento giapponese “del pollo”…lo eviterei anche io. Questa parte del globo è già piena di “polli” morti e non credo in virtù di un apprendimento scolastico sul ciclo della vita.
        2) Ma Yiru (:=)…con tutto rispetto, lo sa che, interrogarsi sulla Morte, potrebbe dare un senso alla Vita?
        3) Leggendo il Suo articolo, mi si sono accese due lampadine. La prima è lo scritto (a mio avviso geniale) di Woody Allen “La Vita andrebbe vissuta al contrario”, la seconda che sembra quasi un corollario al testo sopracitato, è uno splendido film che ha vinto l’Oscar: “Il curioso caso di Benjamin Button” di David Fincher, tratto da un racconto di Francis Scott Fitzgerald. Forse sto andando fuori tema, ma quelle sono le due lampadine che si sono accese e mi sarebbe dispiaciuto spegnerle. Siccome ci sarebbe da scrivere per ore, mi fermo qua…non prima di raccontarLe il contenuto della terza lampadina che si è accesa proprio in questo momento. Ho un amico che costruisce pozzi in Africa. Dai suoi racconti, mi permetto di pensare e condividere che, anche il “Terzo Mondo” potrebbe darci chiavi di lettura sul fine Vita degni di lode. Culture e realtà diverse, ma l’uomo, alla fine, su alcuni aspetti, è simile.
        Occidentale, orientale o appartenente ai Paesi in via di sviluppo, non importa.
        Adesso tolgo il ditino dalla tastiera, altrimenti rischio la censura del commento.
        Marina…GRAZIE per questo articolo serio, interessante e ironico. Ci faccia sapere quando uscirà il Suo libro a settembre!
        BUONE MERITATE VACANZE!
        Con stima e affetto Claudia

        Rispondi
  3. Alessandra
    Alessandra dice:
    4 Agosto 2026 in 19:33

    Cara Marina è sempre una gioia leggerti e in questo articolo ancor di più!
    Concordo sulla tua analisi ed aggiungo che smettere di fustigarci è cosa sana e va di pari passo con la necessità di eliminare certi atteggiamenti di protagonismo, soprattutto al femminile, che sto cogliendo negli ultimi tempi nel mondo della funeraria, per aprire ad una maggiore ed autentica collaborazione allo ad scopo di portare la death education nella quotidianità anziché farne un argomento per il solito “cerchio magico ”
    Ma questo ci porterebbe fuori argomento e non è il caso.
    Affrontiamo il Ferragosto con questa buona notizia.
    Un caro saluto

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:04

      Grazie per il tuo commento Alessandra.

      Rispondi
  4. Daniela Arervo
    Daniela Arervo dice:
    4 Agosto 2026 in 20:10

    Bello l’articolo, è sempre interessante vedere cosa c’è oltre i confini e osservare che a volte abbiamo preconcetti radicati.
    Mi ha fatto sorridere il titolo xchè ho pensato al rito della morte, non tanto al tabù perché in siciliano la parola tabuto (o più spesso tabbutu) significa “bara” o “cassa da morto”. Il plurale è tabbuti.Origine e StoriaDeriva dalla parola araba tābūt (cassa, scrigno, feretro). Sempre nel contesto comunque . Un abbraccio e buona estate cara Marina ❤️

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:05

      Grazie Daniela, si impara sempre qualcosa. Non lo sapevo! Buona estate anche a te!

      Rispondi
  5. Elena Pescarmona
    Elena Pescarmona dice:
    4 Agosto 2026 in 20:44

    Che piacere leggere questo articolo!! Finalmente possiamo liberarci del senso di inferiorità che abbiamo nei confronti dell illuminato oriente!!
    Grazie

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:05

      🙂

      Rispondi
  6. antonella
    antonella dice:
    4 Agosto 2026 in 21:23

    Che l’Occidente abbia un allegro e quotidiano rapporto con la morte e con i trapassati, a me sembra assodato. Riprendo il commento di Daniela Arervo aggiungendo che il tabuto siciliano fa tutt’uno con la cascia napoletana: entrambi significano sia feretro che scrigno. Proprio a Napoli era uso prendersi cura delle “capuzzelle” non solo e non tanto per pietoso dovere, ma per concreta necessità di assistenza contro gli incerti della fortuna: sogni e numeri al lotto hanno segnato da sempre il confine dove tutto è possibile perché tutto diventa incerto. Nella città dei fantasmi aristocratici che si aggirano tra i palazzi del centro storico, non sono mai mancate apparizioni di più umili spiriti, meno legati alle proprie tragedie personali e più alle commedie quotidiane dei superstiti.
    Per non parlare del mondo anglosassone: ne “L’ isola del tesoro” quindici uomini brindano sulla cassa del morto, e io ricordo uno spiritato (è proprio il caso di dire) Alec Baldwin che in Beetlejuice tenta di liberarsi dei viventi che si sono stabiliti in casa sua con l’aiuto di un fantasma “bio-esorcista”. E come dimenticare gli amori fantasmatici di Peter O’Toole in High Spirits (Fantasmi da legare), dove morti e viventi si amano e si desiderano, e tutti amabilmente mescolano i rispettivi ruoli nella notte di Halloween? Direi che in Occidente abbiamo fatto veramente di tutto per esorcizzare la paura e ammazzare i presagi a forza di risate. Il successo di Taffo non nasce dal niente.
    È sera, buon riposo.

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:07

      Grazie Antonella! c’è materiale, nel tuo commento, per alcuni altri articoli!

      Rispondi
  7. Nick Nasso
    Nick Nasso dice:
    4 Agosto 2026 in 22:26

    Noi occidentali da quanto tempo sappiamo mostrare più passione per l’ultimo addio, quasi la sfidiamo canzonando in romanesco “li mortacci” Senza nessun timore reverenziale. Tanto rispetto per il caro estinto che diventa distinto. È emozionale il fine Vita? Si lo è ma non sappiamo ancora piangere da umani, facciamo finta di sentirci freddi e neutri come la IA siamo rarità degli ultimi. È stata durissima fotografare,(partecipavo ad un concorso dedicato al giorno dei morti del nostro gruppo di fotografia), una persona che piangesse sulla tomba il giorno della commemorazione ai defunti questo l’aspetto emozionale mentre tutt’ attorno era un trionfo di colori, ovunque fiori, tantissimi lumini accesi un cimitero vivo acceso rubino per farvi notare che tutti insieme abbiamo una data, un periodo dedicato ai nostri cari in cui sappiamo che nella città del futuro ci andremo tutti più tardi che mai speriamo se filiamo dritti .Per finire in tonica ironia mi chiedo se la morte è un lungo sonno perché non vestire di pigiama Senza sprecare vestiti e scarpe eleganti? Ho chiesto alla Morte di farsi vedere in faccia quando è il momento di portarmi via mi ha “risposto” che l’infarto è il regalo più immediato.. dico io, dovuto sicuramente alla sua nefasta aberrante fattezza?Ci sarà Buio come la Morte, ciò che temo infinitamente!

    Rispondi
    • sipuodiremorte
      sipuodiremorte dice:
      5 Agosto 2026 in 09:08

      Sono contenta di aver sollecitato tanti pensieri! Grazie

      Rispondi

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