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La narrazione guidata e l’elaborazione del lutto, intervista a Nicola Ferrari, di Marina Sozzi

7 Febbraio 2022/51 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Abbiamo intervistato Nicola Ferrari, dell’associazione Maria Bianchi, che da anni si occupa di sostegno al lutto, su una strategia che ha chiamato “La narrazione guidata”.

Tu hai studiato una strategia di elaborazione del lutto che si chiama Narrazione Guidata. È un metodo che permette alle persone in lutto di trovare le “parole giuste”. Perché è importante trovarle?

Trovare le parole ‘giuste’, cioè quelle vere, quelle che cor-rispondono a ciò che sentiamo e desideriamo, non è importante. È decisivo. Scoprire le frasi e i termini che definiscono il nostro dolore, il lascito di chi abbiamo perduto e le modalità per continuare ad amarlo, permette di creare una separazione tra l’Io e l’esperienza di perdita, crea dei confini all’assenza. Il dolore che si può esprimere, che ha parole per se stessi autentiche e autorevoli, si trasforma: da un vissuto nel quale affoghiamo ad una realtà che ha caratteristiche e aspetti definibili. E tutto ciò che si può esprimere, che ha parole per raccontarsi, può essere affrontato, non solo subìto.

Alle spalle di questo metodo c’è una particolare teoria del lutto?

Se intendiamo teoria come modalità di lettura dell’evento, assolutamente sì. La Narrazione Guidata non a caso l’abbiamo denominata ‘sistema logico-linguistico’ proprio per sottolineare quanto sia importante partire da un progetto che inizia proprio dal modo in cui si intende il lutto, i processi elaborativi, la ricostruzione esistenziale, per poi procedere con la stessa logica rispetto a definire cosa è una relazione d’aiuto, come si decidono gli obiettivi da raggiungere… Bisogna in altri termini oltrepassare idee e modelli, fortemente radicati in Italia, che attribuiscono ad esempio alla narrazione un’efficacia che per il solo fatto che  si condivide con altri produca cambiamenti in chi vive un lutto. Dotarsi di un modello interpretativo sull’esperienza del lutto significa mettere in pratica un progetto di supporto, non solo una vicinanza e solidarietà umana a chi soffre, esperienza certamente importante ma non strategica in chi fatica a superare questa fase della vita. In questa sede sarebbe troppo lungo spiegare questo sistema ed eccessivamente riduttivo sintetizzarlo in poche frasi ma c’è l’assoluta disponibilità ad approfondirlo con i lettori di questo blog tramite contatti individuali.

Come funziona concretamente la Narrazione Guidata?

E’ l’attenzione assoluta al linguaggio, cioè alla forma che si utilizza nel raccontare il proprio vissuto di perdita nelle sue dimensioni emotive, esistenziali, cognitive, pratiche… Si tratta cioè di aiutare la persona in lutto, durante gli incontri individuali ma anche nei gruppi o tramite la scrittura, attraverso domande esplicite e implicite, riformulazioni, richieste dirette di chiarimenti, proposte alternative di parole, rimandi e tante altre strategie linguistiche, a trovare il linguaggio che esattamente gli cor-risponde, che in maniera sempre più precisa, e quindi vera, lo definisce. Questo percorso linguistico, alternato ovviamente all’ascolto silenzioso, alla condivisione di emozioni ed esperienze e a tutto quello che si mette in campo in una relazione d’aiuto, permette a chi soffre di rivelarsi a se stesso con lo scopo finale di rispondere alla domanda centrale di questo processo: amore mio, amore che non sei più qui con me, come posso continuare ad amarti?

Ci sono dei facilitatori. Chi sono? Come vengono formati?

Abbiamo un gruppo di operatori della Narrazione Guidata all’interno dell’Associazione Maria Bianchi e molti altri esterni ne abbiamo formati in questi ultimi quindici anni. Ci sono adesso gruppi di auto aiuto per il lutto in Italia che utilizzano questo metodo e/o che lo integrano con ciò che già fanno, vari professionisti come psicologi e psicoterapeuti, cerimonieri e operatori funebri, docenti che vivono l’esperienza della comunità scolastica in lutto. Il percorso non è breve, non si tratta di lezioni frontali, perché quello che voglio è far sperimentare in prima persona ai partecipanti la Narrazione Guidata. Per questo partiamo sempre dai vissuti personali di lutto o di perdita: ognuno prova su di sé, con i nostri stimoli, cosa provoca la riflessione e il continuo aggiustamento delle parole utilizzate. Poi si tratta di trovare insieme il modello interpretativo di cui parlavo prima per costruire un progetto che sia a ognuno realmente corrispondente. Tutto questo prevede tempi distesi, pause di riflessione e approfondimenti tra un incontro e l’altro, totale coinvolgimento personale. Bisogna in altri termini imparare a guidare la narrazione, non il narrato. È un’esperienza, almeno per me e noi dell’associazione, tanto impegnativa quanto magnifica.

La Narrazione Guidata ha qualcosa in comune con la medicina narrativa? Hai tratto spunto da questa disciplina?

Ho rubato da molte parti. Non credo ci sia più la novità assoluta, la scoperta di una innovazione che cambi tutto lo scenario. Si tratta di conoscere ciò che già si fa, che altri hanno studiato, messo in pratica e sperimentato per poi piegarlo allo specifico nostro, in questo caso i processi di ricostruzione esistenziale dopo una perdita. Senz’altro tutta la riflessione e la pratica della Medicina Narrativa costituisce una bacino enorme da cui attingere, così come gli studi classici e più frequenti sul lutto, una parte della PNL, le fondamenta dei gruppi di auto aiuto ma anche, almeno per me, ciò che attraverso altre strade illumina il buio: la poesia di Emily Dickinson, i racconti di Raymond Carver, la pittura di Van Gogh, la musica di J.S.Bach, alcuni film e serie (Six Feet Under, After Life solo per citarne alcune). Credo che sia necessario riempirsi degli altri, dei risultati dei loro cuori e delle loro menti, e poi tenerseli dentro, farli vivere, accoglierli per trasformarli in qualcosa di totalmente personale e unico.

C’è qualcosa che desideri dirmi e che non ti ho chiesto?

C’è stato un momento nella mia vita che ho sempre impresso come assolutamente decisivo perché mi fece capire il valore e l’efficacia della Narrazione Guidata. Ero a Parigi con la mia famiglia, molti anni fa, a visitare il Museo Rodin. C’era un caldo terrificante ed io ero all’esterno con mio figlio piccolo di 2 anni nel giardino di questa villa-museo. Lui si avvicina ad una ragazza che stava copiando con fogli e matite le sculture poste all’esterno. Li vedo entrare in contatto, ero a qualche metro: qualche parola, sguardi reciproci, mio figlio che tocca i fogli, lei disponibile. Sento che gli chiede come si chiama e lui risponde: Andrei. In quel momento la ragazza inizia a piangere, si guarda intorno smarrita. Mi avvicino. Era la compagna di uno dei vigili del fuoco intervenuti per primi l’undici settembre. Iniziamo a parlare e mi racconta. Aveva saputo dagli altri vigili presenti che il suo fidanzato aveva capito che il grattacielo sarebbe crollato ma decise di entrare e uscire, entrare e uscire per salvare più persone possibili. Ha preferito salvare loro invece che il nostro amore, mi disse ad un certo punto. Era arrabbiata, delusa, vinta. Una persona così, come la definiresti? le chiesi.

Ricordo che rimase in silenzio, lo sguardo verso l’altro, gli occhi a destra, a cercare la parola cor-rispondente. Poi si rilassò, un sorriso appena accennato. Il con-tatto con il suo sé più profondo era avvenuto, in un contesto assolutamente non strutturato, senza preparazione e nulla di quello che cerco di attivare quando c’è una relazione d’aiuto con una persona in lutto. Quella parola era e resta sua ma fu, me lo disse l’anno dopo quando andammo a trovarla a New York, decisiva: smise di fare la guida a Ground Zero, iniziò una nuova relazione che portò alla nascita di due figli. Mi ricordo ancora con stupore e incredulità quando alla fine mi disse che Andrei era il nome che, insieme al suo compagno deceduto, si erano promessi, durante un viaggio in Italia vicino a Mantova (dove io abito), di dare al loro figlio se fosse rimasta incinta.

Quando sarà il prossimo corso per facilitatori di narrazione guidata?

Inizieremo in marzo, con un percorso a distanza per i motivi ben noti, in collaborazione con Scuola Capitale Sociale; i dettagli qui.
Mi preme sottolineare, perché la vivo come una risorsa, come in questi percorsi partecipino persone che hanno ruoli diversi rispetto all’esperienza della perdita: professionisti, facilitatori di gruppi AMA, operatori nelle agenzie funebri, cerimonieri laici, studenti, singoli che vogliono acquisire competenze spendibili sul campo. Questo dato conferma sempre di più quanto sia importante apprendere ciò che si può utilizzare, ciò che favorisce un reale cambiamento e non solo perché aggiunge conoscenze, riflessioni, idee.
È da un po’ di tempo che cerco di affrontare questa questione con altre persone impegnate nel campo del lutto che hanno ruoli e competenze diverse per cercare di trovare una maggiore correlazione e arricchimento reciproco tra ricerche, studi, pratiche, analisi. Non è affatto facile, ci sono molte resistenze ma questa è un’altra storia.

Per approfondimenti è disponibili il libro: Narrazione Guidata: un modello logico-linguistico. Teoria e pratica di un modello d’intervento nelle situazioni di lutto.

La versione cartacea si può richiedere direttamente all’Associazione Maria Bianchi, la versione e-book (anche in inglese e spagnolo) è disponibile su tutte le principali piattaforme.

Cosa pensate di questo approccio? lo conoscevate? pensate possa essere adeguato all’elaborazione del lutto?

Tags: aiuto al lutto, Associazione Maria Bianchi, gruppi AMA, Lutto, medicina narrativa, Narrazione Guidata, Scuola Capitale Sociale
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2022/02/narrazione-guidata-400x250-1-copia-e1644063536539.png 265 349 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2022-02-07 09:00:002022-02-07 16:54:25La narrazione guidata e l’elaborazione del lutto, intervista a Nicola Ferrari, di Marina Sozzi
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51 commenti
  1. Elisa Platini
    Elisa Platini dice:
    7 Febbraio 2022 in 13:06

    La nostra associazione http://www.associazionecucchini.it sta intraprendendo un percorso di formazione sulla Narrazione Guidata grazie a Nicola Ferrari . Siamo ansiosi apprendere e di approfondire , non solo per nostri incarichi di facilitatori nei gruppi di auto mutuo aiuto per persone in lutto che organizziamo a Belluno ma per crescere tutti noi volontari nel nostro impegno quotidiano a fianco delle cure palliative della nostra AUSSL1 . Grazie per questa intervista che condiividerò in un incontro preparatorio alla formazione specifica

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 15:48

      Ciao Elisa,
      grazie a te e a tutti Voi per l’opportunità ma soprattutto per la disponibilità. So per esperienza che non è affatto facile aprirsi a qualcosa di differente dal solito, sopratutto se si hanno vissuti e conoscenze che arrivano da lontano, funzionano e sono condivise all’interno di un gruppo. Mettersi quindi in gioco, accogliere il nuovo, indipendentemente dal fatto se poi interessa, convince o meno, è un segno a mio avviso di permeabilità mentale, di curiosità intellettuale e desiderio di migliorarsi. Nei primi anni di proposta della Narrazione Guidata, non sai quante resistenze ci sono state, a volte addirittura allontanamenti personali. Poi, man mano che si sperimentava nel concreto, tutto questo è stato oltrepassato.
      Non so comunque se sarò al livello di quello che di Voi a me appare ma m’impegnerò assolutamente al meglio che posso.

      Rispondi
  2. luciana
    luciana dice:
    7 Febbraio 2022 in 13:44

    ho partecipato ad un corso sulla Narrazione guidata con Nicola, anni fa. Un percorso intenso e interessante, che ha arricchito il mio lavoro (ora pensionata, ma a suo tempo formatrice di operatori sociosanitari), fornendo altre chiavi di lettura pe i futuri operatori che avrebbero avuto a che fare prima o poi con l’evento morte. Per una serie di motivi esterni non ho avuto possibilità di applicarla in maniera continuativa, mi sono limitata alle persone che per motivi sconosciuti, mi si avvicinavano e mi raccontavano le loro esperienze con l’evento morte, per lo più ristrette alla cerchia familiare. L’ascolto silenzioso, la ricerca insieme di una collocazione al dolore, alla sofferenza in apparenza incolmabile come il vuoto lasciato dalla persona morta, l’invito a scrivere (la parola scritta mi appartiene più della parola parlata) hanno sortito esiti importanti, da una accettazione della perdita e forse inizio reale dell’elaborazione del lutto, al ritrovare amore lasciando andare la rabbia che fino ad allora aveva ricoperto la persona morta, a percepire uno spazio calmo pacato attento, di cura, in cui parlare delle proprie emozioni, qualsiasi esse fossero. Sono stati incontri di spessore, che spesso hanno lasciato una relazione profonda seppur non coltivata, ma comunque sempre presente nel cuore mio e della persona che ha trovato una cor-rispondenza nel mio ascolto silenzioso e presente. Come dice Ferrari nell’intervista, non esiste un solo canale di apprendimento, ma tutto ciò che il vivere produce, emana è fonte di scoperta, di stimolo, di conoscenza e declinarlo ad un altro uso, è una abilità credo umana e tutto aiuta, ognuno con la propria predisposizione. Ognuno di noi dona parti di sè all’altro, la maggior parte inconsapevolmente. Grazie Nicola Ferrari, grazie Marina Sozzi

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 16:53

      La tua testimonianza Luciana per me è assolutamente significativa perché dimostra come possa funzionare questa attenzione al linguaggio chiamata Narrazione Guidata, anche al di fuori del contesto e di un setting comunque strutturato.
      L’applicazione non continuativa, le persone differenti tra loro, i motivi sconosciuti per cui si avvicinano (è un’esperienza questa di enorme fascino a mio avviso che andrebbe approfondita) sono variabili molto importanti e aver trovato comunque conferma dell’efficacia di questo approccio, oltre alle tue qualità personali e alle conoscenze/esperienze che hai maturato nel corso degli anni, è davvero potente.
      Il fatto poi che si possa utilizzare per chi come te si sente più appartenente al linguaggio scritto rispetto al parlato, è un’ulteriore conferma: il nostro servizio di scrittura infatti, che abbiamo chiamato Cor-rispondenze e che si svolge tramite scambio epistolare privato tramite mail/lettere cartacee tra un operatore e e una persona in lutto, si fonda sempre sui principi metodi della Narrazione Guidata.
      Grazie a te, del tuo impegno e serietà e grazie anche di riuscire a mantenerci comunque in con-tatto, anno dopo anno, anche senza vederci ma senza che questo alteri l’intensità e l’interesse reciproco.

      Rispondi
      • luciana
        luciana dice:
        7 Febbraio 2022 in 17:34

        grazie Nicola. La rispondenza del nostro sentire, che non significa sempre concordanza, ma comunque un sentire che proviene da cuori palpitanti, la tua cor-rispondenza, lascia pieni di stupore ogni volta che si rinnova, in quel filo invisibile che unisce ogni esistenza e ogni essere. La parola scritta per me è vitale, ho finito di leggere or ora che se si vuole evocare una persona morta, meglio di tutti è scrivere più che pensarla e mi trova d’accordo. Ma ognuno ha i propri mezzi espressivi e tutti sono validi, se riescono a espandere il proprio sentire. Ho vivida nella memoria una donna il cui padre si suicidò 5 giorni dopo la morte della madre-moglie quando lei aveva 20 anni (quindi in una settimana morirono tutti e due i genitori…) che si pacificò con il padre e con quel suicidio dopo 20 anni di rabbia, scrivendogli una lettera che mi disse si chiudeva ti voglio bene padre. Non ho mai letto la lettera ma fu importante per lei, per me e per le poche persone che erano rimaste ad ascoltare, narrare quella morte, la sua rabbia, lo svolgersi della sua vita successiva. Non le ho mai chiesto di farmi leggere la lettera, per un senso profondo di pudore e di rispetto, ma la porto nel cuore. Non posso enumerare molteplici esperienze, non ci sono state, ma sono bastevoli quelle poche che hanno fatto suonare e risuonare sedimenti, come pietre che sfiorate appena producono la loro armonia. Infine, anche qui non so spiegare, una donna di oltre 80 anni conosciuta da pochi anni, alla quale ci lega la scrittura, soprattutto poetica, mi ha detto più e più volte che vuole ci sia solo io quando lascerà la vita su questo mondo. Non so se sarà possibile, per gli eventi della vita che ci portano dove vogliono loro…sarà quel che dovrà essere.

        Rispondi
  3. Paola Casanova
    Paola Casanova dice:
    7 Febbraio 2022 in 15:13

    È vero che non basta raccontarsi e condividere per superare il lutto. Ne ho sperimentato la scarsa efficacia dopo un lutto gravissimo, la morte improvvisa di mio marito. Mi sono allora affidata a Nicola Ferrari e alla sua Narrazione Guidata come ci si affida ad un professionista o specialista. Infatti è necessaria la competenza, un vero e proprio metodo/sistema per definire e delimitare il dolore, che aiuti ad uscire dalla confusione e sbandamento. Il percorso in cui sono stata accompagnata da Nicola Ferrari verso la comprensione di “come posso continuare ad amarti” è stato fondamentale per la mia pur difficile ricostruzione esistenziale.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 16:03

      Ciao Paola, ho un ricordo nitidissimo dei nostri incontri in sede, dei lunghi viaggi che facevi in treno per arrivare fino da noi, la fatica bruciante durante i colloqui, le conseguenze che ti restavano dentro nei giorni successivi e che spesso mi comunicavi per messaggio per tenermi aggiornato. Si entra così tanto, reciprocamente, nell’altro che poi, negli anni successivi, quando ovviamente ci si vede solo di rado, è davvero come se quella comunione laica sia sempre presente e intatta.
      Io penso poi che una parte fondamentale della ‘ricostruzione esistenziale’ come tu la nomini, dipenda da chi sta vivendo la perdita e dalle varie, spesso inespresse, quasi sempre sconosciute persino a se stessi, risorse. Ho sempre pensato, anzi sperimentato con te, e credimi, non te lo scrivo per farti complimenti retorici, che tu ne hai sempre possedute tante. E sono state anche il risultato del lungo amore che hai pienamente vissuto.

      Rispondi
  4. Francesca
    Francesca dice:
    7 Febbraio 2022 in 15:43

    Quando ho avuto bisogno di chiedere aiuto, in seguito alla perdita dell’Amore della mia vita, non trovandolo intorno a me, mi sono lanciata in internet e ho trovato un mondo di offerte: siti, libri, testimonianze, gruppi e ho letto come una pazza. Solo quando sono atterrata sul sito dell’Associazione Maria Bianchi ho capito che non volevo in quel momento ascoltare gli altri, non volevo il dolore degli altri, ma essere ascoltata. Oggi dopo qualche anno ho finalmente capito che in quella prima fase, volevo sì essere ascoltata, ma non da chiunque, volevo essere ascoltata da me stessa. Mai ci sei riuscita da sola. Per me è stato fondamentale l’aiuto di Nicola Ferrari, che mi ha dato i tempi per ricordare, un metodo per raccontare e mi ha invitato ad affidarmi, senza darmi nessuna garanzia, se non quella che avrei potuto fare il primo di tanti successivi passi. Così è stato e spero di continuare su questa strada per me e il mio bambino, che oggi ha ricevuto la sua prima pagella, rendendomi orgogliosissima e ogni giorno mi conferma, quanto mi è stato insegnato nel mio percorso: si può continuare ad amare anche chi non è più con noi. Grazie a tutti.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 16:32

      ‘Volevo essere ascoltata da me stessa’.
      E’ la definizione più diretta, vera e sintetica che potevi scovare dentro te, cara Francesca.
      E’ una sintesi così semplice e autentica e, forse come tutto ciò che è davvero semplice e autentico, non è affatto facile da far emergere. Ma è quello che ti è accaduto. Eri all’inizio travolta da questa fame insaziabile di trovare qualcosa che da fuori ti ‘salvasse’ e ogni volta, ricordo, era sempre una delusione quella che mi raccontavi. Io penso che la tua chiave di volta non è stato quando sei atterrata sul sito dell’associazione ma quando hai spento il motore e hai smesso di cercare all’esterno.
      In quel momento le tue parole sono cambiate e l’hanno fatto perché tu per prima hai accettato, come scrivi, che non c’era ‘nessuna garanzia’. Nessuna garanzia di saltarcene fuori, nessuna garanzia di stare meglio. Hai dimostrato, allora a me ma poi a tanti altri quando partecipi e racconti del tuo vissuto, come la possibilità di fallire, il rischio di non farcela a ricostruirsi possa essere o il freno che t’impedisce di muoversi (e quanti purtroppo lo vivono) o l’occasione per riprendersi in mano.
      La ‘tua’ prima pagella non dimostra che hai fatto la scelta giusta?

      Rispondi
  5. Anna Lisa Nucara
    Anna Lisa Nucara dice:
    7 Febbraio 2022 in 15:43

    Conosco Nicola Ferrari dal 2010, ho partecipato a molti dei suoi corsi , per la mia formazione come volontaria facilitatrice nel gruppo di mutuo aiuto della Compagnia delle Stelle di Reggio Calabria.Nicola continua ad essere il mio punto di riferimento, probabilmente perché questo metodo mi piace e ci credo profondamente. Condivido la sua idea di elaborazione del lutto che deve essere accompagnata da un cambiamento e da un progetto .Ho anche usufruito anni fa per un mio lutto personale ,del servizio di elaborazione del lutto attraverso la mail , Corrispondenze ,e mi sono sempre più convinta che non ci si può limitare allo sfogo , a raccontarsi, a tenersi la mano e a darsi una pacca sulla spalla , farsi un aperitivo insieme dopo l’incontro nei gruppi , tutte cose buone, per carità ,che ti fanno sentire meno solo, ma poi mi sono sempre chiesta : basta tutto questo quando si chiude la porta di casa e si rimane soli ? Capisci poco a poco che è importante ripartire da nuove basi ma che hanno radici proprio in quell’assenza, che puoi continuare a vivere solo se riparti da lì , non serve solo distrarsi o dimenticare , ma hai bisogno di ricordare l’amore tuo(come dice Nicola), hai bisogno di tirare fuori il tuo dolore, non sempre come un fiume in piena come il primo giorno, ma devi essere aiutato a trovare le tue parole per descriverlo e mettertelo davanti , i tuoi ricordi, chi era il tuo caro, il suo mondo che ti puoi riprendere e fare in modo che si mescoli al tuo , e impedire al dolore di derubarti di tutto questo .

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 16:14

      Ciao Annalisa, sei stata un delle persone fondamentali rispetto a questo approccio perché tra le primissime ad accoglierlo dopo averlo vissuto su di te e provato sugli altri. Non te l’ho mai detto ma non sai quanta carica ed energia mi donò la tua fiducia e nel concreto la scelta di applicare la Narrazione Guidata. Mi ricordo che c’era nei miei confronti personali e in quelli della mia associazione nei prima anni un distacco, a volte persino ostilità, da altri operatori, associazioni, esperti,,, perché venivano toccati alcuni assiomi considerati inviolabili i nei gruppi ama e in genere nella relazione d’aiuto per le persone in lutto. Avere chi testimoniava costantemente la sua esperienza positiva, donava a me e agli operatori dell’associazione, quell’incoraggiamento a proseguire che a volte non può che arrivare da fuori. Te ne sono grato, e volevo dirtelo.

      Rispondi
      • Anna Lisa Nucara
        Anna Lisa Nucara dice:
        7 Febbraio 2022 in 19:35

        Non so da cosa dipendano questi pregiudizi, ho avuto modo di constatarlo durante il lockdown in un incontro tra facilitatori, quando parlai della narrazione guidata , del facilitare come di mettere in pratica un progetto , di un atteggiamento del facilitatore partecipe ma lucidi e razionale mi fu detto che mancavo di empatia , che era un atteggiamento troppo freddo e ragionato. Io spero che questo corso che ci sarà a breve dissolverà questi pregiudizi e darà la possibilità a tutti di apprezzarlo. L’altro giorno ascoltando Ines Testoni che parlava del peso che “i sospesi” hanno nell’elaborare il lutto , pensavo come proprio la narrazione guidata a questo proposito sia di grande aiuto

        Rispondi
        • Nicola Ferrari
          Nicola Ferrari dice:
          7 Febbraio 2022 in 19:47

          La critica riferita all’atteggiamento freddo e ragionato la sentivo anch’io all’inizio. Penso da un lato che sia una difesa istintiva, forse la più semplice perché quando si pronuncia diventa come inattaccabile, dall’altro comunque legittima. La novità fa sempre ‘paura’ e per eliminarla bisogna squalificarla alla base.
          Nella pratica, quando le persone vivono sulla propria pelle questo modello, si accorgono, come sempre succede, che non è una tecnica, non c’è niente che soffoca e oltrepassa la persona ma semplicemente aggiunge alle caratteristiche comunicative ed empatiche di ognuno, altri strumenti.
          Chi sa o cerca di essere empatico con chi soffre, continuerà ad esserlo nello stesso modo di prima, con qualcosa in più.

          Rispondi
  6. Maurizio Padovani
    Maurizio Padovani dice:
    7 Febbraio 2022 in 16:47

    Credo che nella relazione d’aiuto rivolta al lutto (ma non solo), siano fondanti la bontà della modalità di lavoro e la forza che solo un ottimo progetto condiviso può dare.
    La Narrazione guidata si è sviluppata e continua a suscitare grande interesse proprio perché possiede appieno le caratteristiche che rendono efficaci ed efficienti i difficili approcci con i dolenti.
    Dal mio punto di vista di operatore della cura, di formatore di operatori sociali, di volontario che si occupa di lutto, posso definire questa modalità decisiva per entrare nel vivo della relazione d’aiuto, liberarla dai pre-giudizi e dai tentativi velleitari, darle ulteriore valore.
    Se abbinata a un atteggiamento che dà rilevanza a quanto emerge, che ha la capacità di restituire, soprattutto di ascoltare in modo aperto, la Narrazione guidata riesce a smuovere le resistenze e a dare i contorni per introdurre il cambiamento, parola chiave della vicenda umana.
    Come sostiene Nicola, il percorso di apprendimento richiede attenzione, coinvolgimento personale, volontà di misurarsi su scenari diversi dalle proprie consuetudini; il risultato sarà una più acuta capacità osservativa e di accompagnamento a chi non è momentaneamente in grado di entrare in contatto con le proprie risorse.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 17:36

      Maurizio, è necessario chiarirlo per comprendere bene le sue riflessioni, è stato nell’Associazione Maria Bianchi per 10 anni ca. e si era specializzato come operatore della scrittura nel servizio Con-rispondenze. Ha quindi vissuto tutto il percorso: la formazione sulla Narrazione Guidata, il tirocinio iniziale, anni di attività diretta di scrittura per mail con decine di persone in lutto, la realizzazione di una parte del libro ‘Cor-rispondenze’ e da alcuni anni mette n scena per noi la lettura espressiva ‘Una cosa piccola ma buona’ da un racconto di R. Carver.
      Lo sottolineo non per scrivere la sua biografia associativa ma perché credo che le sue parole, dopo queste altre notizie, possano acquisire un diverso peso: sono infatti il risultato di un suo lungo vissuto personale associativo, teorico e pratico.
      Mi colpisce sempre leggerlo perché ogni sua frase da un lato è una sintesi appunto di vita vissuta in prima persona e dall’altro aprirebbe, se si potesse continuare, a tante altre riflessioni.
      Una scrittura che io vivo come assolutamente libera interiormente e precisa, quindi scelta, pensata, ricercata ma altrettanto non coercitiva, aperta ad ulteriori approfondimenti, che proprio richiama serenamente ma intensamente ad aggiungere altro. Proprio come dovrebbe essere l’attività della Narrazione Guidata.

      Rispondi
  7. Daniela
    Daniela dice:
    7 Febbraio 2022 in 17:40

    Ho sperimentato e vissuto la “Narrazione guidata” in prima persona, dopo aver trascorso quasi 2 anni a “raccontare”,a cercare di capire quell’evento che si è abbattuto come un fulmine a ciel sereno, sulla vita della mia famiglia stravolgendo i nostri equilibri.La morte improvvisa di mio marito ci ha lasciato dubbi,incertezze ,tanti se… e tanti ma…,tanta amarezza.
    Cercavo comprensione,condivisione e, soprattutto risposte al senso di vuoto desolante.Avevo bisogno di aiuto ,di qualcuno che ascoltasse e comprendesse quel dolore che mi stavo trascinando.
    La conoscenza di Nicola Ferrari e gli altri operatori dell’associazione Maria Bianchi mi ha dato l’imput ad iniziare un percorso di elaborazione del lutto .
    In quel momento era fondamentale continuare a “narrarmi” con la mia esperienza di morte sulle spalle,senza aver il timore di parlare di morte ,con qualcuno che fosse esperto e competente in materia.
    Come mi ha guidato Nicola ?Mi ha accompagnata in questo percorso dandomi l’opportunità di approfondire la ricerca interiore ,di scavare dentro di me , andando a cercare insieme quelle parole,quegli atteggiamenti che poi mi sarebbero serviti e ,che mi servono tuttora, per continuare ad amare chi non può essere qui.
    Grazie Nicola.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 18:29

      Ciao Daniela, in questi anni mi ha sempre colpito, tutte le volte in cui durante incontri, riunioni o altro, racconti del tuo vissuto di perdita, che appare sempre una differenza, un aspetto ulteriore, una diversa consapevolezza. Non tutte le volte è una conquista o una risalita ma sempre è autentica, sempre è il risultato di una scoperta.
      E’ un pò come se, dai primi incontri che facevamo in sede, tu avessi appreso l’essenza della proposta: continuare a rapportarsi con l’assenza, non mollare mai la ricerca del lascito di tuo marito e tutto questo dirtelo e ridirtelo con parole per te chiare e vere, senza sconti, senza retorica né banalità o generalizzazioni.
      Vorrei avere anch’io questa capacità da applicare nei miei lutti ma non solo, anche in tante altre situazioni in cui c’è da sbrogliare una matassa, che sia un problema o una gioia. Ne ho ancora di strada da fare e un pò, te lo confesso, sono invidioso.

      Rispondi
      • Daniela
        Daniela dice:
        7 Febbraio 2022 in 20:31

        Tu sai che il cammino è una dimensione fondamentale nella mia vita,lo era per me e per lui,e ancora è rimasta. Continuo a camminare sul sentiero da una parte e lui a fianco,su un sentiero parallelo.
        Continuo pure a cercare,a pensare e ripensare,…sono insicura.Però mi accorgo che c’è una evoluzione,lenta, faticosa,ma c’è. C’è via via maggior consapevolezza ,anche se ancora non so bene dove andare .
        Ho ancora molta strada da fare…

        Rispondi
        • Nicola
          Nicola dice:
          15 Febbraio 2022 in 16:28

          Grazie Daniela, so a cosa ti riferisci perché conosco questo aspetto così potente e doloroso della tua vita. L’aspetto che più mi colpisce è il tuo ‘camminare’ come lo definisci in maniera insicura, lenta, faticosa. Andare senza sapere bene dove ma avere la lucidità per sapere che bisogna spostarsi da dove si è, per me è davvero faticosissimo, giustissimo, importantissimo.
          TI sono grato per quello che fai.

          Rispondi
  8. lucia Italia (+39)
    lucia Italia (+39) dice:
    7 Febbraio 2022 in 17:44

    Ho partecipato ad alcuni incontri che ha tenuto Nicola Ferrari negli ultimi due anni, diversi tra loro ma sempre sviluppati con il medesimo approccio. Devo dire che quello che mi ha colpito di più e che a parer mio rende vincente questo metodo è il fatto che Nicola non si sia mai risparmiato ed abbia sempre fatto parte del gruppo, mettendosi in discussione e condividendo anche le sue esperienze di vita più dolorose. In qualità di Celebrante laico umanista che deve confrontarsi con ogni forma di lutto ed offrire un “primo appiglio” al dolente, mettersi a nudo in prima persona, condividere successi e sconfitte per capire come e se si può essere utili agli altri, è stato in un certo senso anche consolatorio. La strada è lunga ma sicuramente il solco è tracciato ed essere aperti e fluidi alle esperienze e alle testimonianze altrui per trovare il proprio sentiero è anche un bellissimo percorso interiore.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 18:18

      Ciao Lucia,
      quello che tu racconti di me vale allo stesso modo per tutti i partecipanti a questi eventi formativi, ora online, prima in presenza e speriamo presto di nuovo in presenza. Tu per prima varie volte hai raccontato di te, fatto riferimenti al tuoi vissuti, al mondo interiore. Penso sia un passaggio come dici assolutamente ineliminabile: non si.può parlare di altri se non a partire da se stessi così come non ha senso teorizzare sulla Narrazione Guidata ma serve sperimentarla in prima persona, come facciamo nelle prime parti dei percorsi formativi.
      La questione poi è anche più ampia e riguarda la formazione alla relazione d’aiuto nel lutto: molto spesso, purtroppo, si fanno coincidere i percorsi con lezioni cattedratiche, con scambi di pensieri, racconti di ricerche, sintesi di libri che sono elementi decisamente importanti e utili ma spesso sostituibili da letture, video, sintesi scritte e non centrali per l’utilizzo di una pratica da applicare sul campo.
      Per me la formazione è offrire a chi partecipa nuove variabili relazionali da spendere in prima linea, nuove possibilità (nel mio caso narrative) per aiutare il cambiamento nelle persone in lutto. che chiedono aiuto. Per ottenere questo serve che, chi per primo propone questo modo di intendere la formazione, si metta in gioco come e forse più degli altri. Se poi i partecipanti non sono ‘corsisti’ ma persone che, come te, si immergono totalmente, tutto è incredibilmente naturale e sereno. Spesso liberatorio.

      Rispondi
  9. Paola
    Paola dice:
    7 Febbraio 2022 in 18:22

    Se il dolore è una forza che contrae e imprigiona, la scrittura è il movimento che fa scorrere e trasforma. Ansie paure ricordi incertezze scorrono nell’inchiostro, liberano anfratti bui, attivano squarci di comprensione. Se poi in alcuni momenti i pensieri girano in tondo, ripercorrono solchi già tracciati, scavano e trattengono nella perdita, allora ci possiamo aprire alle domande: in che senso… perché… quale significato do alle parole scritte… e l’acqua ricomincia a scorrere, portando in superficie il nascosto, guidandoci nella consapevolezza, dando ritmo al respiro.
    Un saluto affettuoso a Nicola e all’Associazione Maria Bianchi, con cui ho condiviso tanti momenti speciali.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 18:39

      Ciao Paola, sono stati davvero tanti i momenti speciali che abbiamo vissuto, bisognerebbe non dimenticarli e temo che questo possa accadere.
      Grazie per questa tua riflessione emotivo-cognitiva: da un lato la necessità di riuscire ad avere questa libertà interiore che permette come di affidarsi alla scrittura, di farsi trascinare, e dall’altra, contemporaneamente, di analizzare quello che si scrive, come è stato scritto e di controllare, piegare la scrittura alle nostre intenzioni.
      E’ un passaggio che abbiamo vissuto tantissimo nei nostri corsi iniziali per operatori della scrittura ma anche dopo quando ognuno riceverà le corrispondenze: analizzare quello che si scrive per trovare noi per primi la parola, la frase, l’aggettivo, il verbo che davvero rappresenta quello che abbiamo dentro, quello che realmente vorremmo comunicare a chi ci ascolta dall’altra parte.
      Ti ricordi le discussioni, i confronti, gli scambi?
      E come si restava tutti quanti stupiti e con una sorta di diffusa euforia quando qualcuno scriveva e si capiva che sì, era proprio quello che aveva dentro trasformato in lettere?
      Ricordi?

      Rispondi
      • Paola
        Paola dice:
        14 Febbraio 2022 in 09:34

        Tra i tanti ricordi voglio citare quelli della “seconda lettera”. È la risposta del corrispondente alla nostra prima lettera, quella che ha accolto la sua richiesta di aiuto e che cerca di creare un legame, di offrire un appoggio sul quale la persona possa sostare e prendere fiato.
        Aprire quella seconda lettera, leggere una prima volta in fretta, per capire se si è stabilito il contatto, se le nostre parole sono state “giuste”, e poi leggere ancora e ancora…
        Momenti pieni di intensità e fiducia nella Vita.

        Rispondi
        • Nicola
          Nicola dice:
          15 Febbraio 2022 in 15:58

          Ricordo con molta intensità i momenti tuoi, come quelli di tutti quelli che prima e dopo di te si sono attivati nel servizio Cor-rispondenze, legati alla lettura della risposta degli interlocutori in lutto. Soprattutto all’inizio, ma a dire il vero poi sempre perché anche anche a me dopo così tanti anni, leggere la prima risposta è davvero sospensione del tempo, pulsazioni che aumentano, alcuni secondi di distacco da tutto, anche da se stessi.
          Un’esperienza imperdibile.

          Rispondi
  10. Amelia
    Amelia dice:
    7 Febbraio 2022 in 19:16

    “Grazie Nicola per le tue parole!”. Così è iniziato il mio scambio con Nicola un paio di anni fa, quando dopo essermi imbattuta in un suo potentissimo scritto, trovato casualmente on line, decisi di contattarlo telefonicamente. Nicola con le sue parole, poche, efficaci, vere ha interloquito con il mio dolore, la mia rabbia, la mia disperazione, il mio amore. Il percorso di accettazione del lutto delle persone amate ed ancora prima del periodo crudele sancito dalla conoscenza della diagnosi della malattia del proprio caro, è sconvolgente, insidioso, ingannevole. E’ vero, però, che quando ci concediamo di esprimere il dolore, di verbalizzarlo, di definirlo, permettiamo al dolore stesso di acquisire una sua identità. Forse perché lo umanizziamo e ci fa un po’ meno paura. Come la morte, che quando aleggia per mesi, giorni, ore e poi per minuti interminabili nella camera della persona amata prossima a lasciarci, diventa una presenza amica, complice, con la quale ci si ritrova a parlare e che, con amore e per l’amore di chi non finiremo mai di amare, accogliamo e cediamo il posto.
    Ancora grazie Nicola.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      7 Febbraio 2022 in 19:31

      Forse Amelia, si tratta proprio di questo: interloquire con il dolore.
      Il fatto è che accade molto, molto raramente, anche con le persone che più abbiamo vicino, ci amano e dalle quali siamo amate. C’è un pò la convinzione che stare accanto al lutto significhi soffrire di più, vivere dentro un mare di lacrime, autoflagellarsi, intristirsi la vita e altro ancora su questo stile.
      In realtà, almeno per me, occuparsi di lutto significa occuparsi d’amore, delle storie d’amore interrotte e di come sia possibile farle ripartire. O almeno provarci.
      Io, come immagino tutti o tanti, ho un bisogno costante e inappagabile di amore, nel dare e nel ricevere un bisogno che arriva da molto lontano, forse si è costruito ancora prima che nascessi. Quando sto accanto alle persone che stano vivendo un lutto, e quindi depredati dall’amore che avrebbero il diritto di vivere, in fondo in fondo cerco di rubare da loro, come fanno i ladri, di portarmi a casa qualcosa che non è mio ma che voglio assolutamente. Ho rubato anche da te.

      Rispondi
  11. Alessandra Rizzi
    Alessandra Rizzi dice:
    7 Febbraio 2022 in 19:30

    Sarò una delle partecipanti alla prossima edizione del corso del dottor Ferrari.
    Mi ha sempre affascinata il suo lavoro e la sua capacità di creare sinergia tra i tanti approcci e proposte per l’elaborazione del lutto. Quello che mi ha colpita particolarmente è la domanda che guida il suo intervento: “Come posso continuare ad amarti ?” e la possibilità di scoprire quelle “parole-chiave” che aprono la strada alla risalita, dopo aver vissuto il dolore della perdita.

    Sono una celebrante laico-umanista di cerimonie funebri e credo che avere nel proprio bagaglio queste conoscenze sia fondamentale per la nostra attività e per contribuire a diffondere una cultura di death education.

    Rispondi
  12. Nicola Ferrari
    Nicola Ferrari dice:
    7 Febbraio 2022 in 19:40

    Ciao Alessandra, grazie della tua prossima presenza.
    Quello che ti colpisce vorrei tanto che, alla fine del corso, diventasse anche tuo: crearti cioè una tua sinergia, a partire dalla proposta che ovviamente vivremo, ma che è da intendere come una possibilità, un’occasione per confrontarsi, sperimentarla e poi avviarsi ad un personale modello d’intervento.
    Ciò che davvero conta, e so che non è un’efficace autopubblicità, non è tanto la Narrazione Guidata ma la possibilità che tramite questo approccio tu possa capire quale percorso puoi mettere in pratica, nel ruolo di celebrante,, per aprire ‘la strada ala risalita’ come scrivi.
    La formazione più completa a mio avviso, non è quella che ti insegna un modello, in questo caso d’intervento per le persone in lutto ma stimola a realizzarne. uno che ti appartiene totalmente, ad uscire dalla logica della necessaria ma insufficiente vicinanza e compassione umana, per creare un progetto di aiuto vero e proprio. La lucidità nel percorso da compiere con chi soffre è la chiave distintiva che separa la relazione d’aiuto da altre forme di vicinanza.

    Rispondi
  13. Francesca
    Francesca dice:
    8 Febbraio 2022 in 09:10

    In una delle tante lettere scambiate durante il percorso fatto con l’Associazione ricordo di avere scritto che quel tipo di aiuto era esattamente quello di cui avevo bisogno in quel momento.
    Sono ancora convinta di questo. Ho incontrato l’Associazione all’inizio dell’estate del 2020, poco dopo avere perso mio padre a causa della pandemia. Un lutto che, per le sue tante forme, è stato per me ancora più tragico di quanto si possa immaginare. Quegli scambi per me hanno significato accudimento e cura generosa in uno dei momenti più difficili che abbia mai attraversato e mi hanno aiutato nel dialogo con una parte profonda di me stessa, con il ricordo, nel rapporto con il dolore bruciante di quei momenti. Il tempo dilatato di quel tipo di percorso ha avuto un ruolo significativo nella ricostruzione del mio presente, divenendo un luogo di riflessione e di incontro con me stessa.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      8 Febbraio 2022 in 12:11

      L’esperienza vissuta con te mi ricorda, oltre a tutto quello che hai scritto, un aspetto che trovo sempre più interessante e coinvolgente e che mi piacerebbe tanto approfondire. Mi riferisco alla narrazione che prende lo spunto non da ricordi personali, emozioni, pensieri e vissuti ma da oggetti di qualunque tipo appartenuti al defunto. Hanno una forza evocativa e una capacità di indurre a riflessioni e azioni molto, molto intensa. Avevamo organizzato, partendo proprio da questo principio, la prima Commemorazione per i defunti da Covid-19 presso il Cimitero Monumentale di Mantova, chiedendo ad ogni partecipante di portare qualcosa appartenuto al proprio caro e non solo parlarne ma farlo passare, di mano in mano, toccarlo rigirarlo, tenerselo stretto per un pò.
      Quello che tu avevi portato condiviso è rimasto impresso in tutti i partecipanti; si può vedere il video sintetico di questa esperienza nel canale YouTube dell’associazione a questo link:
      https://www.youtube.com/watch?v=lK79nCxHTuE
      Io penso, e sarà oggetto di particolarissima attenzione nel prossimo corso formativo, che la narrazione, paradossalmente, nonostante tutto questo interesse e attenzione al linguaggio, sia funzionale ad altro, sia uno sbocco, un’occasione per andare oltre.
      La vera narrazione nel lutto è efficace quando non ce n’è più bisogno e so che può apparire un’incoerenza ma ci credo profondamente: le parole, le parole che ognuno riconosce per se stesse, possono ‘salvare’ se portano ad agire, se inducono a testimoniare, nelle forme e nei modi che ognuno ritiene validi ed efficaci l’amore che ancora si ha verso il proprio caro defunto.
      Così come avviene quando siamo vivi.
      Che cosa sono queste azioni, come si scoprono e mettono in pratica è il percorso finale della Narrazione Guidata.

      Rispondi
      • Franco Tosi
        Franco Tosi dice:
        8 Febbraio 2022 in 15:05

        Benedette Maledette Parole, quanto nella nostra vita ci hanno portato e influenzato, nel bene come nel male, questa constatazione ne è la prova della loro Potenza ! Dunque la Narrazione Guidata è una modalità di un uso consapevole e responsabile del linguaggio per aiutare e sostenere chi soffre per un lutto e altro, le Forza delle parole va gestita. Per chi non conosce la N G sarà una vera scoperta.

        Rispondi
      • Franco Tosi
        Franco Tosi dice:
        8 Febbraio 2022 in 15:07

        Benedette Maledette Parole, quanto nella nostra vita ci hanno portato e influenzato, nel bene come nel male, questa constatazione ne è la prova della loro Potenza ! Dunque la Narrazione Guidata è una modalità di un uso consapevole e responsabile del linguaggio per aiutare e sostenere chi soffre per un lutto e altro, le Forza delle parole va gestita.

        Rispondi
  14. Nicola Ferrari
    Nicola Ferrari dice:
    8 Febbraio 2022 in 16:19

    Con Franco abbiamo realizzato insieme il libro ‘Narrazione Guidata – un sistema logico-linguistico. Teoria e pratica di un modello d’intervento nelle situazioni di lutto’ ma soprattutto abbiamo condiviso almeno 10 anni ininterrotti d’incontri con i dolenti nella prima sede.
    E’ stata la persona con la quale, all’inizio di quest’avventura, all’interno dell’Associazione più c’è stata condivisione, approfondimenti, discussioni ed esperienze in prima linea accanto alle persone.
    Senza Franco, ne sono convinto, tutto sarebbe stato più intricato, lungo, dispendioso. Per me sentire il suo appoggio non incondizionato ma assolutamente critico e spesso severo, con tanti, bellissimi dubbi che più volte non risparmiava a me e agli altri, è stato decisivo. Ha permesso che niente fosse scontato ma allo stesso tempo che tutto venisse difeso con ragionamenti, conoscenze, esperienze dirette e continuative.
    Quando poi, con lo spostamento della sede in un’altra città divenne impossibile continuare insieme quest’attività, sono andato in crisi, anche se non te l’ho mai detto Franco.
    Perché mi sembrava che questa parte della vita nostra fosse chiusa per sempre, almeno come coppia.
    E in effetti così è successo.
    Per una parte però, solo per una parte.

    Rispondi
  15. Licia Cauzzi
    Licia Cauzzi dice:
    8 Febbraio 2022 in 17:13

    La ricerca delle parole, quelle che ci corrispondono, è l’obiettivo del metodo elaborato da Franco e da Nicola, che si sono spesi moltissimo per far passare questo principio basilare. Certo è faticoso, tante volte “mette all’angolo”, ma il risultato è vincente.
    Tuttavia devo dichiarare che la Narrazione Guidata non sempre è semplice da seguire e da applicare. Penso a ciò che succede nel gruppo di automutuo aiuto, in cui la necessità di dare voce a tutti i partecipanti spesso era in conflitto con il tempo necessario alla riflessione personale per la ricerca delle parole adatte a narrarsi.
    Affermo, però, che, quando si verificano le condizioni adatte e ci si prova, quello che succede anche in questo contesto è davvero straordinario: le persone riemergono dalla loro ricerca con spunti nuovi di riflessione e procedono…

    Rispondi
    • Franco Tosi
      Franco Tosi dice:
      8 Febbraio 2022 in 17:41

      Ciao Licia. Leggendo le risposte, per chi è in difficoltà e che è disorientato, dire del proprio dolore, sentirsi ascoltati senza interruzioni e senza proposte di soluzioni immediate è solo un inizio. “ Già di per se’ vale.” Volere aiutare è molto bello ma senza una direzione consapevole non si va da nessuna parte.

      Rispondi
  16. Nicola Ferrari
    Nicola Ferrari dice:
    8 Febbraio 2022 in 17:46

    Come sottolinea Licia, da molti anni facilitatrice del gruppo ama, la Narrazione Guidata necessita di accorgimenti differenti a seconda del contesto narrativo. Nel gruppo i tempi di applicazione sono ovviamente più lunghi rispetto agli incontri individuali o allo scambio epistolare. Quello che però accade, e lo confermano le esperienze di altri facilitatori in Italia, è proprio la ‘riemersione’ delle persone in lutto.
    Li vediamo riemergere da loro stessi, dal dolore esistenziale globale che il lutto crea, dal disastro interiore, dalla confusione mentale e l’incertezza nelle azioni. Non è un caso che, come racconta spesso Licia, a seguito di esperienze vissute nel gruppo ama, ogni volta che è possibile consegna, come oggetto-simbolo, un paio di piccolissime scarpine sul modello di quelle che si usano per bomboniere.
    Accettarle, portarle a casa, tenerle in borsa o in auto diventa, per molti dei partecipanti al gruppo, il segno del cammino effettuato, l’impegno per proseguirlo.

    Rispondi
  17. Franco Fiamoi
    Franco Fiamoi dice:
    8 Febbraio 2022 in 22:14

    Leggere l’intervista e tutti questi commenti e riflessioni, anche profonde, mi mette quella sana agitazione e preoccupazione che prova chi vorrebbe uscire dal sentiero battuto per conoscere nuove strade e applicare nuovi metodi per aiutare chi soffre a ritrovare, con la narrazione, quel sottile filo rosso che rimetterà insieme i pezzi di una vita attraversata dal lutto. Oggi più che mai, complice forse il periodo che stiamo vivendo, c’è bisogno di mettersi in gioco. Grazie Nicola per la sollecitazione.

    Rispondi
    • Nicola Ferrari
      Nicola Ferrari dice:
      9 Febbraio 2022 in 16:59

      Ciao Franco, l’importante è che quell’agitazione e preoccupazione che senti siano ‘sane’ perché da un lato dimostrano che hai l’interesse e il bisogno di cercare del nuovo e dall’altro che sei giustamente affezionato alla tua esperienza e strategie.
      Io penso che l’atteggiamento mentale di disponibilità a confrontarsi con ciò che appare diverso dal solito sia fondamentale per accoglierlo: se questa disponibilità è intelligente, critica e senza preclusioni, si riesce a recepire la novità e decidere poi se utilizzarla, respingerla o prenderne solo una parte.
      Ma sarà comunque una scelta consapevole.

      Rispondi
  18. Daniela Degiovanni
    Daniela Degiovanni dice:
    8 Febbraio 2022 in 22:52

    Tutto ciò che è “nuovo” può intimorire, soprattutto in un settore così complesso, accantonato, oscurato, come quello della morte e del lutto. Gli stessi gruppi AMA sono da molti guardati con diffidenza, sospetto, paura. Fino a che non si entra a farne parte, e non si tocca con mano che dietro a questi momenti di incontro ci sono competenza, contenuti, vere possibilità di condivisione e di scambio. La Narrazione Guidata va oltre. È un metodo raffinato, che si basa innanzitutto sulla Competenza (volutamente C maiuscola), sulla capacità di approfondire senza ferire degli esperti. Penso che Nicola Ferrari ne possieda molta, unita ad esperienza, passione, garbo ed eleganza. La Narrazione Guidata, nelle sue mani, diventerà uno strumento potente per molte persone annientate dallo strazio delle perdite. Ritrovare insieme a lui le parole smarrite per narrare il dolore può essere l’inizio non solo di una difficile elaborazione del lutto, ma anche di un percorso personale di miglior conoscenza di se stessi, di scoperta e, in fondo, di libertà

    Rispondi
    • Nicola
      Nicola dice:
      9 Febbraio 2022 in 17:10

      Ovviamente Daniela ti ringrazio ma altrettanto ovviamente ci tengo a sottolineare che la N.G. è un approccio che si impara assolutamente. Come per ogni novità ci vuole all’inizio pazienza e tempo, l’idea di procedere passo dopo passo e di non diventare subito efficaci ma si fa tranquillamente. Soprattutto se questo apprendimento pratico è fatto in gruppo, in un clima sereno, con tempi distesi e il desiderio di sperimentarsi senza nessun altro fine eccetto che provare un’alternativa al proprio stile relazionale d’aiuto. E poi, con altrettanta serenità, decidere se e come utilizzarla.

      Rispondi
  19. Sabina
    Sabina dice:
    9 Febbraio 2022 in 13:02

    Ho avuto il piacere di conoscere Nicola Ferrari in veste di formatore molti anni fa. Mi ha colpito e coinvolto il suo modo di porsi tanto che per anni lo ho cercato, finchè tre anni fa sono riuscita a rintracciarlo e ho potuto frequentare un “suo” corso.
    Ciò che ho conquistato, attraverso la narrazione guidata sperimentata su di me, è una maggiore consapevolezza di aspetti legati alla perdita che mi caratterizzano e che sono parte della mia vita, del mio modo di pormi e di relazionarmi con gli altri nel quotidiano.
    Una differente sensibilità rispetto ad alcuni aspetti legati alla perdita ci caratterizza, ma la guida di Nicola mi è stata preziosa consentendomi, nella conduzione di un gruppo e nel supporto delle persone in lutto, di aiutarle a raccontarsi offrendo loro la possibilità, come attraverso un caleidoscopio, di guardare alla perdita con sfumature differenti.

    Rispondi
    • Nicola
      Nicola dice:
      9 Febbraio 2022 in 17:40

      Il caleidoscopio, come sintetizzi Sabina con quest’immagine che mi ha molto colpito, crea riflessioni multiple, forma immagini che mutano e cambiano in modo spesso imprevedibile, stupefacente, affascinante, sempre diverso. Se dovessi usare una metafora per far capire, meglio di mille spiegazioni e teorizzazioni, ciò che potrebbe offrire la N.G., integrata come sottolinei giustamente con la sensibilità che ognuno ha e porta agli altri in maniera totalmente unica e non replicabile, userei anche questa (che comunque ti rubo).
      Avere poi sperimentato direttamente l’efficacia su di te è un incentivo e una motivazione che non può essere paragonata a nessun’altra esperienza. Nel prossimo percorso di formazione, così come abbiamo sempre proposto, faremo il possibile perché ognuno possa vivere, anche solo in parte, quello che tu hai direttamente sperimentato.

      Rispondi
  20. Tiziana
    Tiziana dice:
    9 Febbraio 2022 in 17:43

    Devo confessare che non ho ancora ben capito perché la NG sia così potente e attraente; o almeno così la vivo io da quando l’ho incontrata nel 2011, ed ero allora una psicologa dell’emergenza e da più di 50 anni un’orfana profondamente ferita. Quello che so è che intellettualmente la sento ampia: come dice Nicola nell’intervista, è frutto di ibridazione tra arti (letteratura, poesia, musica, pittura, cinema…) e rigore ‘logico-linguistico’, lucido percorso di scavo all’interno della relazione d’aiuto. Pochi percorsi formativi e operativi integrano queste due anime.
    Esistenzialmente ed emotivamente la vedo essere strumento che feconda e fa crescere, proprio partendo dal vissuto buio della morte. Lo dicono anche le testimonianze qui nel blog; l’ho visto in questi anni in molte differenti applicazioni pratiche e – opportunamente adattata – perfino con bambini; l’ho vissuto nelle mie esperienze formative con l’associazione, a partire da quelle di elaborazione dei miei lutti.
    “Cor-rispondenze ha trasformato papà in un essere luminoso e attivo da povero morto precoce che era.”, scrivevo dopo il mio lavoro di scambio epistolare su di lui. La Narrazione, Guidata e scambiata, su papà non lo ha reinventato imbellettandolo in modo consolatorio, ma ha svelato della sua reale esistenza ciò che il dolore antico non mi permetteva di vedere. C’è libertà in questo metodo perché sei tu col tuo cuore dolorante che dirigi e dici ciò che puoi, e le tue parole sono accolte e così danno frutto e trasformano.
    Piuttosto, come professionista credo sia molto difficile avere/imparare quell’insieme di caratteristiche che la NG richiede a chi voglia praticarla. Dopo tanto tempo non mi pare ancora di conoscerla a fondo, qualcosa mi sfugge e mi rimane misterioso. Non ho ancora ben capito…
    Grazie a Nicola, a Maurizio e all’associazione tutta.

    Rispondi
  21. Nicola
    Nicola dice:
    9 Febbraio 2022 in 17:57

    Grazie Tiziana, prendo questo tuo ‘non capire’ nonostante tutto quello che hai, sai e vivi, nonostante l’intensissima corrispondenza fondata su quest’approccio che hai avuto con un nostro operatore, come un mio limite e un impegno. Non ho sinceramente la più pallida idea di come fare, anche perché conoscendoci da tanti anni e avendo condiviso anche se a distanza vissuti, emozioni, dubbi, pensieri, non saprei che altro aggiungere.
    Ma il fatto che c’è qualcosa di ‘misterioso’ come lo definisci in tuito questo ‘non ‘capire’ è assolutamente affascinante.
    Lo vivo come un varco.

    Rispondi
    • Tiziana
      Tiziana dice:
      9 Febbraio 2022 in 20:32

      Sì, mi piace questo varco nel mio percorso di approfondimento della metodologia della NG. Perché andare avanti sempre più con le mani in pasta in questo strumento è cosa che mi sorride. A presto allora.

      Rispondi
  22. Alberto Dolara
    Alberto Dolara dice:
    13 Febbraio 2022 in 09:58

    Alberto Dolara
    Julian Barnes, scrittore inglese, descrive nel suo libro “Livelli di vita”, Edizioni Einaudi , 2013, in modo asciutto, ma estremamente incisivo, il suo dolore per la scomparsa dell’adorata moglie avvenuta quattro anni prima. Ho ritrovato la mia personale esperienza. Riferisce a pag. 105, che “Il problema di Pereira , secondo la sicumera del medico , è che “non ha ancora elaborato il lutto”, dal libro di Antonio Tabucchi ,Sostiene Pereira,1994.
    Barnes afferma che l’espressione che “Elaborazione del lutto” sembra un lavoro talmente chiaro e concreto , nella combinazione dei due sostantivi . Invece è sfuggente , sdrucciolevole, metamorfico. …Ed è difficile dire se stai facendo progressi, o stabilire che cosa potrebbe aiutarti a farne . E conclude: Non si può metter fretta all’amore…Non si può metter fretta al lutto .
    Francesco Merlo, giornalista de La Repubblica , tiene attualmente, una rubrica “Posta e risposta”. Nel numero del 12 febbraio 2022 propone la “ghigliottina” per parole o espressioni usate in modo ripetitivo , che hanno perso il loro significato e sono divenute degli slogan come bypassare, come se non ci fosse un domani , percorso, , la luce in fondo al tunnel , tutto si tiene ,resilienza, trend ,etc. L’elenco è molto lungo
    Perchè non mettere anche “elaborazione del lutto” in questo elenco ?.

    Rispondi
    • Nicola
      Nicola dice:
      13 Febbraio 2022 in 10:57

      Salve Alberto,
      per quel che può contare sono totalmente d’accordo.
      Il termine ‘elaborazione del lutto’ è da ghigliottinare perché, oltre ad essere usato eccessivamente e senza attenzione, è vuoto di passione e, da un punto di vista più specifico, molto discutibile sul significato. Non è un caso che, se si analizzano ad esempio le parole usate in altre lingue per esprimere lutto (il classico esempio dell’inglese) si scoprono termini molto differenti e spesso assolutamente più interessanti. Tra l’altro poi ne vengono utilizzati diversi per definire quello che noi sintetizziamo malamente nell’unica parola ‘lutto’. Il fatto inoltre che manchi in italiano una parola per definire il genitore senza figlio perché deceduto, è del tutto significativo.
      Ed è vero anche quando riprende l’idea che non si può mettere fretta al lutto (o all’amore!): penso che ci si occupa di sostenere persone che stanno vivendo questa fase della loro vita hanno il dovere di rispettare i loro tempi; questo non significa però, dalla mia esperienza, assecondarli tout-court perché è possibile, così come in tanti altri vissuti, stimolare il loro divenire, toglierli da un lato dalla staticità interiore e pratica che creano e dall’altro dalla pesantissima capacità di ripetersi per durate strazianti.
      E’ possibile rispettare i tempi di chi sta soffrendo aiutandolo a far fluire e poi mutare quello che vive secondo le personali e del tutto autonome scelte.
      ‘Sostiene Pereira’ era uno dei libri preferiti di mio padre; nei suoi diari, che ho visto dopo che è morto, c’erano frasi prese da varie opere, per lui particolarmente significative; da questo libro ne ho trovate più che di ogni altro e ogni volta che lo vedo citato, è un tuffo al cuore.

      Rispondi
      • Alberto Dolara
        Alberto Dolara dice:
        13 Febbraio 2022 in 17:43

        Grazie del sostegno psicologico.
        Per avvicinarsi a chi ha subito la perdita di una persona cara dovrebbe essere sufficiente ricordare le fasi descritte dalla Kubler-Ross oltre cinquanta anni fa; sono le stesse di chi ha avuto la perdita. E non avere fretta nella “elaborazione del lutto” ! Dolara A. Comment on how U.S. doctors die: a Cohort study of healthcare use at the end of life. J Am Geriatric Society. 2017;65:1886-7

        Rispondi
  23. Nicola
    Nicola dice:
    15 Febbraio 2022 in 16:24

    Le più che famose fasi descritte da E. Kubler-Ross, veramente una pioniera in questo campo, si riferiscono in realtà non all’analisi del lutto di chi ha perso un proprio caro ma a persone con malattia terminale: si tratta quindi del lutto riferito alla perdita imminente e certa della propria vita, non al vissuto conseguente alla scomparsa, già avvenuta o in arrivo, di un parente, compagno di vita o amico. Questa stesse fasi sono state poi nel corso degli anni da altri ricercatori ma soprattutto da moltissimi operatori sanitari, volontari e in genere dal personale che si occupa di malati terminali, ‘ricontrollate’ in tante situazioni diverse (ospite, ospedali strutture protette, a domicilio): il gruppo di malati che aveva utilizzato Kubler-Ross per le sue interviste era infatti in origine piuttosto limitato e legato ad una particolare situazione socio-culturale. Si mutò ad’esempio, come risultato di questa valutazione diffusasi veramente in moltissimi posti al mondo con malati di diversa cultura, religione e background, il concetto di fase per passare a quella di ‘stadio’ intendendo ciò la compresenza simultanea di tutte le reazioni emerse dove, di volta in volta, una di queste diventava prevalente.
    Ma indipendentemente da ciò, io penso che questo straordinario e illuminante lavoro, che si può trovare descritto nel libro ‘La morte e il morire’ appunto di E. K-R, sia stato centrale per aver stimolato la sensibilità verso queste dinamiche e l’attenzione ai vissuti interiori. Ora, come sempre succede dopo tanti anni, c’è altro di ancora più interessante che è emerso e che vale la pena conoscere.
    Quello che a mio avviso è il limite più importante di questa ricerca iniziale coincide con il suo stesso pregio: i dati raccolti descrivono e analizzano i vissuti interiori ma non forniscono particolari elementi, se non quelli più intuitivi, sul come passare da una fase all’altra. Un sorta di fotografia di una mappa che ha tra l’altro l’indicazione delle mèta di arrivo (la famosa quinta fase secondo K.R) già stabilita a priori, e forse un pò forzatamente.
    Dopo questa ricerca e il libro, K-R ebbe ovviamente un enorme successo e si dedicò alla formazione in giro per il mondo; l’ultimo lungo periodo della sua vita fu caratterizzato da un interesse crescente, e per alcuni deludente, verso la dimensione legata al contatto con gli spiriti dei defunti, con altrettanti testi facilmente reperibili che analizzano le sue esperienze di rapporto con persone decedute e le conseguenti riflessioni esistenziali.

    Rispondi
  24. Patrizia Taccani
    Patrizia Taccani dice:
    24 Aprile 2023 in 12:04

    Sono tra le persone che non hanno partecipato alla formazione della Associazione Maria Bianchi sulla “Narrazione guidata”, anche se ne conosco alcuni punti fondanti attraverso alcuni lavori di Nicola Ferrari e partecipando ai recenti momenti di confronto dal titolo “VERSUS parole da difendere e contestare” promossi dalla Associazione.

    Ho letto quindi con molta attenzione e rispetto, tutti i precedenti commenti e le successive riflessioni di Nicola. Ogni persona ha scritto certamente solo una piccola della sua esperienza e su ciò che ne è scaturito. Il tutto è sempre indicibile.
    Mi sono soffermata sul punto del “cambiamento” perché riguarda anche il mio lungo operare come facilitatrice in gruppi di automutuo aiuto composti da caregiver di famigliari anziani gravemente non autosufficienti, in particolare malati di Alzheimer. Al termine di un percorso di gruppo tutti i partecipanti – helper compresi – cercano di valutare i cambiamenti avvenuti, i superamenti delle impasse, le nuove strade intraprese.
    Ogni volta ho pensato a quanto potesse essere importante per ciascuno connettere il cambiamento con ciò che era avvenuto nel e con il gruppo. Ma anche a quanto d’altro restava misterioso perché, pur prendendo avvio – forse – dall’esperienza dell’automutuo aiuto, aveva poi trovato luce, forza per un cambiamento, andando su sentieri nuovi, inaspettati, della vita quotidiana, nelle relazioni con altre persone, nel modo nuovo di guardarsi attorno. Forse, con il tempo, alcuni fili rossi tra quella specifica esperienza e il dopo si saranno riannodati, in altri casi no.
    Ci sono due fattori che accomunano i contesti di aiuto differenti di cui sto scrivendo: da un lato la profonda fiducia che va costruita tra chi si affida e chi accoglie, e l’altra è l’assoluto rispetto dovuto a ogni narrazione, a ogni parola detta, (“approfondire senza ferire” scrive Daniela più sopra) perché solo su queste basi si può continuare a far vivere la relazione di aiuto e portarla a compimento, con le sue compiutezze e le sue imperfezioni.

    Rispondi

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