Che cosa è una doula? di Marina Sozzi
Sapete cosa è una doula? E’ una professionista (a pagamento) dell’accompagnamento alla morte, presente nei paesi anglosassoni. Cosa ne pensate di queste figure? Aspettiamo, come sempre, le vostre considerazioni.
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Sapete cosa è una doula? E’ una professionista (a pagamento) dell’accompagnamento alla morte, presente nei paesi anglosassoni. Cosa ne pensate di queste figure? Aspettiamo, come sempre, le vostre considerazioni.
Abbiamo intervistato Maria Angela Gelati, che si occupa da vari anni di formazione degli operatori funebri. Le abbiamo chiesto come sia cambiata la formazione degli operatori durante il Covid.
Da diversi anni Davide Sisto segue, per ragioni di ricerca, le vicende dei cosiddetti “cancer blogger”, vale a dire di coloro che parlano esplicitamente del proprio tumore all’interno dei vari social media, creando comunità più o meno numerose. Ma è, forse, la prima volta – afferma – che mi capita di osservare un modo così spontaneo, sarcastico e immediato di descrivere una malattia tumorale nella dimensione online. Cosa ne pensate di questa modalità di parlare della propria malattia?
Mi pare che ci sia ancora un grande problema culturale, di mentalità, che non permette alle cure palliative di assumere il ruolo che servirebbe. La pandemia lo ha dimostrato.
Che ne pensate? Siete d’accordo? Come vedete le cure palliative del futuro?
Il carattere mediatico del Coronavirus, a lungo andare, sembra aver prodotto quella forma di anestetizzazione a cui fa riferimento Sontag. Voi cosa ne pensate? Le immagini del dolore altrui generano in voi più empatia o più distacco?
Abbiamo intervistato Sandro Spinsanti sul suo ultimo libro: “Sulla terra in punta di piedi. La dimensione spirituale della cura”. E voi cosa pensate della spiritualità? Ha a che fare con la consapevolezza della vulnerabilità di tutti gli esseri e della stessa terra sulla quale abitiamo?
Sono ricorrenti, in questo periodo, le riflessioni che stabiliscono una correlazione tra la prudenza di fronte al Covid e la rinuncia a vivere, effetto della negazione della morte. In realtà, la consapevolezza della mortalità non ha alcun rapporto con la temerarietà e, soprattutto, con la mancanza di rispetto della vita e del dolore altrui.
Abbiamo intervistato Barbara Carrai sul tema della leadership spirituale. La consapevolezza della morte e della vulnerabilità è un’ottima consigliera per i leader, ma anche per tutti gli esseri umani. Cosa ve ne pare di quest’esigenza di una formazione dei leader ad accogliere la loro mortalità?
E’ fondamentale parlare della morte a tutte le età, a partire dall’infanzia. Ma per poterne parlare in maniera consona e vincente da un punto di vista educativo è necessario, in primo luogo, che gli adulti si sforzino di sottrarsi alla rimozione e al tabù. Cosa ne pensate?
Abbiamo intervistato Luigi Colusso, sul concetto centrale del suo ultimo libro sul cordoglio anticipatorio. Luigi Colusso è medico e psicoterapeuta, ed esperto di lutto. Come possiamo migliorare la nostra vita imparando a fronteggiare il cordoglio anticipatorio? Restiamo in attesa delle vostre considerazioni.
L’integrazione tra mondo online e mondo offline obbliga a riflettere sul mutamento ritualistico in corso. Solo così, riusciremo a evitare gli effetti più negativi dell’invasività tecnologica (la distanza, la solitudine, l’assenza), mettendo a frutto il nuovo modo di stare al mondo.
Voi cosa ne pensate? Attendiamo i vostri commenti e le vostre esperienze.
I rianimatori si stanno interrogando sul proprio operato e sull’appropriatezza delle terapie e degli interventi, e stanno lavorando per migliorare la comunicazione con pazienti e familiari, nell’ottica di un’umanizzazione dei reparti di terapia intensiva. Cosa pensate del progetto intensiva.it? Avete esperienze dirette o indirette di terapia intensiva?
Vige, soprattutto in Italia, un atteggiamento moralizzatore sull’utilizzo delle tecnologie digitali, figlio di un pregiudizio che nuoce alla società intera. Ritenete importante che si faccia una sana Digital Education anche in ambito medico? Attendiamo le vostre opinioni.
Auspichiamo un salutare “contagio” che parta da medici, infermieri, psicologi e altri operatori schierati sul fronte delle cure palliative e si estenda a tutti i professionisti che intervengono nel percorso di cura. Che le orecchie si aprano, che le lingue si sciolgano: che la comunicazione onesta impregni la medicina intera.
Quale opinione avete su questo urgente problema della medicina, quello della formazione dei medici a una comunicazione onesta? Avete sperimentato su di voi gli effetti di una comunicazione disonesta?
