
#grieftok: il dolore di un lutto su Tik Tok, di Davide Sisto
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#grieftok: con oltre 340 milioni di visualizzazioni, questo hashtag comprende centinaia di migliaia di brevi video, registrati in ogni zona del mondo, mediante cui le persone comuni esprimono ciò che stanno provando o che hanno provato in presenza di un grave lutto. La dimensione online – che ci piaccia o no – è diventata parte integrante della nostra vita quotidiana. Usiamola pertanto per finalità che migliorano il modo umano di condividere lo spazio pubblico, soprattutto in riferimento a ciò che ci fa soffrire e che cerchiamo di nascondere o di eludere. Voi cosa ne pensate?

Narrare la fine, di Cristina Vargas
Nel fine vita e nel percorso di elaborazione del lutto la narrazione è una risorsa importante, che ha lo straordinario potere di restituire, quantomeno parzialmente, un senso a un tempo sovente percepito come vuoto, caotico, incerto e disorientante. Voi avete mai usato la scrittura autobiografica o la narrazione in momenti di sofferenza? quale ruolo ha avuto per voi l’esperienza di raccontarvi?

Normale e complicato, intervista a Sara Ancois, di Marina Sozzi
Abbiamo intervistato Sara Ancois, psicologa e psicoterapeuta, che ha appena pubblicato un volume dal titolo Normale e complicato, che parla del lutto attraverso illustrazioni, corredate da brevissime frasi, che sono squarci di luce e di consapevolezza sulle emozioni del lutto. Tutti possono ravvisare i tratti di un proprio lutto in questo delicato e bellissimo libro, che alla fine ha una ventina di pagine più teoriche che spiegano come funziona il processo del lutto, e una ricca bibliografia.

I rischi dell’eredità digitale, di Davide Sisto
Il tema delle eredità digitali è molto complesso, e implica riflessioni specifiche che riguardano il nostro modo di vivere nel mondo attuale, in cui la differenza tra online e offline è sempre più labile. Proviamo a ragionare insieme su questo tema. Voi avete già avuto esperienze nel campo dell’eredità digitale? Come vi siete comportati? Attendiamo i vostri commenti.

Quando la luce dell’estate incontra il buio del dolore, di Cristina Vargas
Abbiamo intervistato Maria Angelica Castelli, psicologa e psicoterapeuta di Torino, esperta di lutto, che offre riflessioni sul vissuto delle persone in lutto durante l'estate, nel periodo delle ferie. Voi avete esperienze in proposito? Volete condividerle?

Elena, la Svizzera e la dignità della morte, di Marina Sozzi
Elena avrebbe potuto finire la sua vita nella sua casa, circondata dall’affetto dei suoi cari, con una sofferenza tenuta sotto controllo. Quindi massimo rispetto per la sua scelta, ma l’alternativa non sarebbe stata “l’inferno”. Ci sono le cure palliative, e la sedazione palliativa. E questo è importante dirlo per tutti gli altri innumerevoli malati di tumore che devono affrontare la fine della propria vita.

Le parole personalizzate del ricordo, di Davide Sisto
L’abitudine a disporre di spazi personali tramite cui esporre pubblicamente le caratteristiche e le passioni della propria vita (che dipendono dalla nostra iperconnessione) intercetta e condiziona la dimensione del ricordo. Anche gli spazi cimiteriali ne vengono modificati. Voi cosa ne pensate? Ritenete sia doveroso favorire la dimensione individuale e personalizzata del ricordo a prescindere dai riti canonici e tradizionali? Attendiamo, come sempre, i vostri commenti.

Uno sguardo su Tanexpo 2022, di Cristina Vargas
"Dopo aver lavorato nel campo del fine vita per più di quindici anni, e aver sentito tutti i racconti possibili e immaginabili su Tanexpo, quest'anno per la prima volta ho avuto l'occasione di aggirarmi per due giorni come “osservatrice partecipante” fra i padiglioni di Bologna Fiere.", scrive Cristina Vargas. Un'opportunità per comprendere cosa accade nel mondo del mercato funerario.

La vita estranea. Intervista a Mario Balsamo, di Marina Sozzi
Abbiamo intervistato Mario Balsamo, regista documentarista e scrittore, che sta realizzando un documentario su un hospice e che ha scritto un romanzo sulla fine della vita. Siete d'accordo con quanto afferma?

La doppia morte degli indigeni wayuu, di Ana Cristina Vargas
Per i wayuu la morte fisica e la morte sociale sono due cose diverse. La permanenza, per questo popolo, è saldamente ancorata alla memoria: tramandare il ricordo di chi muore è l’unico modo per prolungare l’esistenza e per preservare la presenza simbolica dei defunti. Lo spirito muore quando nessuno tra i vivi ricorda più quella particolare persona.
Cosa ne pensate di questo modo di coltivare la memoria e di permettere l'oblio?
