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Death Cafè – Pet Edition: dialogare insieme sul lutto per un animale domestico, di Davide Sisto

7 Maggio 2026/6 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Domenica 19 aprile ho condotto un Death Café dedicato al lutto per gli animali domestici presso il Teatro Stabile di Torino e in collaborazione con il Circolo dei lettori. L’iniziativa è nata in parallelo alla programmazione, al Teatro Gobetti di Torino, dello spettacolo teatrale dal titolo Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti di Diego Pleuteri e Leonardo Lidi. Lo spettacolo racconta, infatti, le vicende di un cane, un gatto e un pesce rosso di sesso femminile che, all’improvviso, rimangono da soli nella casa del loro padrone umano, non potendo sapere che è deceduto. La storia ha immaginato la situazione esattamente opposta a quella su cui di solito ci si sofferma di più, ovverosia l’umano che affronta la perdita del proprio animale domestico. Ciò non toglie l’interesse di dialogare su questo particolare tipo di lutto.

Durante il Death Café sono stato affiancato dal regista stesso dello spettacolo, Diego Pleuteri, e da uno psichiatra, Francesco Farinella. I partecipanti sono stati circa una ventina, dall’età abbastanza variabile anche se con una prevalenza di Millennials e Gen X. Nel corso degli anni ho condotto svariate volte e in numerose città italiane dei Death Café, ma è la prima volta che mi occupo di un lutto così specifico. Le differenze rispetto alle precedenti occasioni sono state, a mio avviso, cristalline e hanno di conseguenza soddisfatto la curiosità che avevo alla vigilia dell’evento.

Fin dall’inizio la partecipazione attiva dei presenti è stata contraddistinta da un fortissimo coinvolgimento emotivo, spesso culminante in un brevissimo e contenuto pianto. Durante i Death Café più canonici, incentrati magari sulla perdita di una persona cara, gli interventi dei partecipanti sono stati più contenuti dal punto di vista emotivo e meno particolareggiati nella descrizione del rapporto sviluppato con essa. C’è stato, in altre parole, un maggiore controllo delle proprie emozioni e, forse, il desiderio intimo di conservare anche la privacy propria e del caro defunto.

La particolare relazione con gli animali domestici tende invece a dare sfogo ai propri sentimenti, secondo me, per una serie di ragioni. In primo luogo, il fatto che tra essere umano e animale domestico il linguaggio sia diverso, dunque non c’è la certezza della comprensione totale dei bisogni dell’altro, porta l’umano a sentirsi investito di una maggiore responsabilità, che comporta poi una serie di domande una volta avvenuto il lutto: avrò curato come si deve il mio cane o il mio gatto? Sarò stato all’altezza delle sue aspettative? E così via. Mi capita spesso, a tal proposito, di sentire persone che vorrebbero poter avere un contatto post mortem con il proprio animale domestico solo per chiedergli se è stato felice.

In secondo luogo, l’animale domestico rappresenta spesso per l’umano una via di fuga dalle deludenti relazioni con i suoi simili. A ciò si aggiunge il carattere quotidiano del contatto reciproco. Dunque, la cura che egli sviluppa nei suoi confronti rende il legame talmente forte che, una volta avvenuta la perdita, il senso di solitudine in molti casi è probabilmente superiore a quello provato per il proprio caro defunto.

In terzo luogo, entra in gioco un tema su cui si discute spesso: la percezione che questo tipo di lutto non sia compreso e capito da chi non è abituato a vivere insieme agli animali domestici. Pertanto, al dolore provato per la perdita corrisponde la sensazione di essere concepiti come ridicoli dagli altri. “Eh, ma ti è morto solo il gatto, che sarà mai”: questo tipo di commento, tutt’altro che raro, sebbene sia sempre più evidente il valore fortissimo dell’affetto provato per l’animale domestico, mette il dolente in un angolo. Egli, da una parte, soffre per aver perso un compagno di vita, anche tenendo conto della routine quotidiana che questo legame ha prodotto. Dall’altra, si sente in imbarazzo a soffrire in un modo così drammatico dinanzi alle altre persone che, magari, stanno affrontando l’elaborazione del lutto per la perdita di un figlio, di un partner o di un genitore. Infine, c’è l’aspetto sottolineato dallo spettacolo: la paura di morire prima del proprio animale domestico e, a causa della differenza di linguaggio, non potergli spiegare cosa è successo, dunque temere che egli si senta abbandonato.

Le storie raccontate, soprattutto incentrate su cani e gatti, sono state molto varie e hanno anche evidenziato come la morte degli animali domestici abbia un impatto profondo sulla relazione tra gli stessi esseri umani. È, in altre parole, evidente che la società odierna tenda ad attribuire un ruolo significativo a cani, gatti e a ogni altro piccolo compagno di vita. Pertanto, questo tipo di lutto va monitorato e non sottovalutato, per salvaguardare il benessere delle persone stesse.

Quali sono le vostre storie relative al lutto per gli animali domestici? Fatecele sapere.

Tags: animali domestici, death café, Lutto, perdita, pet
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/05/immagine-evidenza.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-05-07 10:03:582026-05-07 10:05:31Death Cafè – Pet Edition: dialogare insieme sul lutto per un animale domestico, di Davide Sisto
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6 commenti
  1. antonella
    antonella dice:
    7 Maggio 2026 in 11:33

    Ciao. Sulla perdita dei miei gatti, dirò semplicemente che torno ogni tanto nel posto in cui ne ho seppellite le ceneri, come se fosse un’estensione della tomba di famiglia.
    Vorrei invece soffermarmi sulle difficoltà che incontrano le persone che hanno una relazione affettiva con un un animale da compagnia insolito. Di recente, una persona che seguo su Facebook ha raccontato che un giovane gallo, da lei soccorso e curato quando era ancora un pulcino, è stato sgozzato da una faina durante la notte. Il gallo, come tanti volatili, aveva imparato a riconoscerla. Inoltre, curato amorevolmente per una frattura a una zampa quando era solo un pulcino quasi implume, si era abituato a riposare in grembo alla sua umana. E aveva un nome: Giulio.
    Il dolore per quella morte crudele era evidente nei post dell’umana.
    Giulio, di cui la signora aveva narrato la guarigione e le imprese da pullo e poi da gallo adulto, era diventato un tramite espressivo della sensibilità dell’umana, che forse non aveva mai avuto un un’occasione per esternarsi, anche con sfumature umoristiche e autoironiche, perché era abbastanza evidente che il gallo era un doppio narrativo dell’umana.
    Chiunque abbia amato un animale sa quanto l’identificazione sia forte e quanto giochi nella costruzione di quel legame fusionale che in una relazione umana viene inevitabilmente superato col tempo e che invece costituisce la costante della relazione col cane o col gatto. Nell’amore per l’animale siamo liberi di manifestare il bambino interiore rimasto inascoltato, liberi di abbandonarci alla fusione con un essere che non esercita su di noi alcuna autorità, non obbedisce ad alcuna razionalità, non coltiva alcun egoismo, ma è pronto ad amarci incondizionatamente finché morte non ci separi. Col cane o col gatto avviene il matrimonio perfetto in cui l’infanzia interrotta o inascoltata può tornare in superficie e riprendere ad essere vissuta. La morte del cane o del gatto ci lascia dolenti ma più maturi, più vicini alla nostra dimensione adulta capace di donare amore agli altri, come avverrebbe se davvero noi potessimo sempre maturare compiutamente.
    Cani e gatti sono controfigure di genitori e partner che non abbiamo o non abbiamo mai avuto, e ci aiutano a portare a termine il cammino di identificazione, la scoperta del Sé. Per questo li amiamo con infinita gratitudine e per questo sentiamo di non aver mai ricambiato abbastanza ciò che ci hanno donato.
    Ma un gallo? La protagonista della pagina Facebook che ha vissuto una storia d’amore con se stessa mentre curava il pulcino e lo vedeva crescere curioso e felice di vivere, è stata aggredita verbalmente con quella violenza che così spesso si incontra nei canali social.
    Una contadina avrebbe capito. Ho conosciuto in passato una contadina che aveva dato un nome a ogni gallina e che, terminata l’età fertile delle galline (quando non davano più uova) non le macellava per mangiarle, le considerava pensionate e le nutriva affettuosamente finché non morivano di morte naturale. Era una donna priva di istruzione ma aperta e generosa in tutto, ospitale e coraggiosa nelle difficoltà, il suo pollaio era una piccola società animale chiassosa e vibrante di vita.
    Anche il lutto per un gallo meriterebbe rispetto, perché nell’animale riflettiamo parti intime di noi stessi e ciò è inestimabile. Nessuna vita attraversa la nostra senza significato.

    Rispondi
  2. Fabrizio Dalla Villa
    Fabrizio Dalla Villa dice:
    7 Maggio 2026 in 11:34

    Diversi anni fa mio papà portò a casa una cagnolina, che fu chiamata Laika da mia nipote (la figlia maggiore di mio fratello) che allora era bambina. Nel 2012 mio papà lasciò il corpo, e Laika che aveva già 18 anni (a parte i mesi per lo svezzamento, poi era sempre stata con noi) , aveva perso buona parte della vista e dell’udito, si lasciò andare. Lo aveva visto andare sulle sue gambe e probabilmente credeva che mio papà tornasse, come faceva spesso. Per diversi giorni lei si metteva sulla soglia di casa ad aspettarlo, invano. Mio papà, dopo la visita al pronto soccorso non era più tornato a casa. Era mio papà ad accudire Laika, a portarla a spasso o dal veterinario. Insomma la sua morte è stato un colpo molto forte per tutti e credo che a soffrire maggiormente sia stata proprio Laika.

    Rispondi
  3. Miriana
    Miriana dice:
    7 Maggio 2026 in 21:34

    Io ho affrontato in modo diverso i lutti che mi hanno accompagnato negli anni, avvenuti in fasi diverse della vita. Ogni relazione costruita era diversa, ma sempre basata sul rispetto, l’apertura verso un nuovo linguaggio e l’unicità di ognuno di loro, e la condivisione. Ho imparato a conoscerli vivendo diversi momenti della loro vita, e in episodi particolari come per esempio il lutto per un componente del branco a cui erano particolarmente legati.
    Nei miei lutti non credo abbia influito il tempo passato insieme quanto piuttosto il tipo di legame. Ho sperimentato un dolore viscerale per la morte di una delle mie gatte con cui avevo vissuto appena qualche mese rispetto agli anni vissuti con i miei cani. E’ stato un lutto particolare, avvenuto in una fase già particolare della mia vita e in cui tra l’altro stavo vivendo prima la malattia, poi l’accudimento e la morte di un mio grande pilastro umano. In quel momento, il senso di responsabilità mi ha permesso di camminare con le mie gambe per un po’ di tempo, ma poi i conti gli ho pagati tutti, e continuo a farlo anche oggi. Ricordo come se fosse un film il momento in cui ho raccolto la mia gatta che è morta tra le mie braccia, l’ho portata in casa e ho cominciato a seguire la routine di ogni mattina, quindi l’ho messa accanto a me sul letto per le coccole e i baci, finché, e direi per fortuna, una voce nella testa mi ha urlato che avrei dovuto seppellirla immediatamente perché continuando così sarei impazzita.
    Questo è stato un lutto non vissuto, dovevo fare i conti con mia madre che stava perdendo sua madre, dovevo fare i conti con la percezione del valore di una vita umana rispetto a quella animale. Sentirsi quasi in difetto per provare un dolore così grande per la perdita del proprio animale non è piacevole, come non lo è vedere l’espressione di incomprensione sul volto delle persone che lo sanno, o ascoltare la frase “ne puoi prendere un altro”. La prima volta che questa frase mi è stata rivolta è stato dopo un’eutanasia svolta in spiaggia dal veterinario.
    A volte la mancanza di rituali di passaggio come può avvenire con la morte di un caro umano influisce sull’evoluzione del lutto, l’ho sperimentato. All’ultima eutanasia, e spero per il resto della mia vita, ho portato il mio cane a casa dentro la sua bara e l’ho tenuto accanto a me fino al giorno successivo, esattamente come si fa con gli umani ho allestito la stanza e svolto una piccola cerimonia. Il dolore è ancora molto forte proprio per il tipo di legame che avevo con lui, però il rituale-funerale mi ha aiutato ad esternare le emozioni, le parole, le lacrime.
    Oggi provo un grande senso di solitudine, di mancanza di identità (Chi sono io oggi senza di lui?), di prospettive future ben chiare perché ho sempre progettato la mia vita in funzione della sua presenza e delle sue particolarità caratteriali e di salute. Oggi è ricostruire un passo alla volta una nuova vita, esattamente come si fa quando si perde una persona molto importante. La differenza è che mi sento più legittimata a parlare o a farmi scendere qualche lacrima quando si tratta di un lutto umano, per esempio, con la psicoterapeuta non ho ancora affrontato questo argomento (dall’ultima perdita animale è passato più di un anno), è come se fosse qualcosa di estremamente intimo e che posso affidare solamente alla scrittura. Convivere con la consapevolezza di non avere più la possibilità di essere completamente se stessi con qualcuno e di amare ed essere amati incondizionatamente non è semplice.
    Pensare di essere accompagnata da un altro animale non rientra nei miei piani, non solo per quei lutti che evidentemente mi accompagneranno per ancora molto tempo, ma anche per l’idea che essendo sola, in caso di problemi, l’animale resterebbe solo e si sentirebbe abbandonato (E chi glielo spiega?).
    Quanto all’idea di volerli rivedere, qualche volta sento la presenza di uno di loro, l’unico a cui ho chiesto di aspettarmi. Io spero solamente che dovunque siano siano felici, perché so per certo che accanto a me lo erano.

    Rispondi
  4. Sara
    Sara dice:
    8 Maggio 2026 in 08:45

    Nel 2024 abbiamo fatto addormentare il nostro amato gatto Nico. Aveva 17 anni e l’ultimo anno era davvero disorientato sicché non l’ho lasciato più uscire per paura che andasse a morire nel bosco in solitaria. L’idea di non vederlo rientrare dalla gattaiola mi ha spaventato al punto di limitare la sua libertà.
    Non ero pronta (e non lo si è mai) . Poi a settembre 2024 Nico non riusciva più a defecare nella lettiera e ne lavarlo nella vasca ,visto che si era sporcato tantissimo ,ha ferito e infettato il mio compagno alla mano .infezione grave e fortunatamente curato in tempo . Nico era stravolto. Noi anche . Miagolava a tutte le ore della notte .è stato un anno difficile.
    Così con il veterinario (un angelo di persona ) abbiamo trovato il coraggio di farlo addormentare. Non era più vita per lui .
    Il giorno della morte ho sentito staccarsi un pezzo di cuore. Abbiamo richiesto le ceneri individuali e ora ha il suo posto sulla mensola del caminetto.
    Ho deciso che quando morirò voglio che le ceneri dei miei gatti siano mescolate con le mie e poi liberate su un campo di papaveri .
    Un legame che resterà nel mio cuore finché avrò memoria.
    Ora resta Zelda ,17 anni quest’anno. La coccoliamo tanto e vediamo giorno per giorno il suo invecchiamento. Noi ci siamo per lei ,siamo pronti a tutto e ci sentiamo onorati di vivere con una creatura così magica !
    Grazie ancora per il vostro spazio di condivisione.
    Un saluto a chi legge !

    Rispondi
  5. Davide Sisto
    Davide Sisto dice:
    9 Maggio 2026 in 00:55

    Grazie per i vostri interessanti e coinvolgenti racconti!

    Rispondi
  6. ELVIRA LARIZZA
    ELVIRA LARIZZA dice:
    8 Giugno 2026 in 18:32

    Il 26 febbraio scorso e’ morto il mio gattone Pezzato per l’incuria dei veterinari Non sto a raccontare tutto cio’ che e’ successo ma vi posso dire che il mio dolore in questi mesi e’ molto peggiorato ,non riesco a riprendermi,non so come fare.Il suo pensiero e’ notte e giorno,penso al latte che gli ho dato con la siringa da piccolo,penso al suo cancro che abbiamo superato insieme,penso a tutte le cose che ci siamo detti ma forse io non ho capito alla fine i suoi sintomi
    Sono invecchiata molto nell’anima specialmente,l’ho portato a casa alla fine ,no eutanasia che mi prospettavano,ha fatto l’ultimo giro nel suo giardino ,si trascinava ma e’ morto tranquillo come posso fare? cerco un po’ di aiuto

    Rispondi

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