Death Cafè – Pet Edition: dialogare insieme sul lutto per un animale domestico, di Davide Sisto
Domenica 19 aprile ho condotto un Death Café dedicato al lutto per gli animali domestici presso il Teatro Stabile di Torino e in collaborazione con il Circolo dei lettori. L’iniziativa è nata in parallelo alla programmazione, al Teatro Gobetti di Torino, dello spettacolo teatrale dal titolo Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti di Diego Pleuteri e Leonardo Lidi. Lo spettacolo racconta, infatti, le vicende di un cane, un gatto e un pesce rosso di sesso femminile che, all’improvviso, rimangono da soli nella casa del loro padrone umano, non potendo sapere che è deceduto. La storia ha immaginato la situazione esattamente opposta a quella su cui di solito ci si sofferma di più, ovverosia l’umano che affronta la perdita del proprio animale domestico. Ciò non toglie l’interesse di dialogare su questo particolare tipo di lutto.
Durante il Death Café sono stato affiancato dal regista stesso dello spettacolo, Diego Pleuteri, e da uno psichiatra, Francesco Farinella. I partecipanti sono stati circa una ventina, dall’età abbastanza variabile anche se con una prevalenza di Millennials e Gen X. Nel corso degli anni ho condotto svariate volte e in numerose città italiane dei Death Café, ma è la prima volta che mi occupo di un lutto così specifico. Le differenze rispetto alle precedenti occasioni sono state, a mio avviso, cristalline e hanno di conseguenza soddisfatto la curiosità che avevo alla vigilia dell’evento.
Fin dall’inizio la partecipazione attiva dei presenti è stata contraddistinta da un fortissimo coinvolgimento emotivo, spesso culminante in un brevissimo e contenuto pianto. Durante i Death Café più canonici, incentrati magari sulla perdita di una persona cara, gli interventi dei partecipanti sono stati più contenuti dal punto di vista emotivo e meno particolareggiati nella descrizione del rapporto sviluppato con essa. C’è stato, in altre parole, un maggiore controllo delle proprie emozioni e, forse, il desiderio intimo di conservare anche la privacy propria e del caro defunto.
La particolare relazione con gli animali domestici tende invece a dare sfogo ai propri sentimenti, secondo me, per una serie di ragioni. In primo luogo, il fatto che tra essere umano e animale domestico il linguaggio sia diverso, dunque non c’è la certezza della comprensione totale dei bisogni dell’altro, porta l’umano a sentirsi investito di una maggiore responsabilità, che comporta poi una serie di domande una volta avvenuto il lutto: avrò curato come si deve il mio cane o il mio gatto? Sarò stato all’altezza delle sue aspettative? E così via. Mi capita spesso, a tal proposito, di sentire persone che vorrebbero poter avere un contatto post mortem con il proprio animale domestico solo per chiedergli se è stato felice.
In secondo luogo, l’animale domestico rappresenta spesso per l’umano una via di fuga dalle deludenti relazioni con i suoi simili. A ciò si aggiunge il carattere quotidiano del contatto reciproco. Dunque, la cura che egli sviluppa nei suoi confronti rende il legame talmente forte che, una volta avvenuta la perdita, il senso di solitudine in molti casi è probabilmente superiore a quello provato per il proprio caro defunto.
In terzo luogo, entra in gioco un tema su cui si discute spesso: la percezione che questo tipo di lutto non sia compreso e capito da chi non è abituato a vivere insieme agli animali domestici. Pertanto, al dolore provato per la perdita corrisponde la sensazione di essere concepiti come ridicoli dagli altri. “Eh, ma ti è morto solo il gatto, che sarà mai”: questo tipo di commento, tutt’altro che raro, sebbene sia sempre più evidente il valore fortissimo dell’affetto provato per l’animale domestico, mette il dolente in un angolo. Egli, da una parte, soffre per aver perso un compagno di vita, anche tenendo conto della routine quotidiana che questo legame ha prodotto. Dall’altra, si sente in imbarazzo a soffrire in un modo così drammatico dinanzi alle altre persone che, magari, stanno affrontando l’elaborazione del lutto per la perdita di un figlio, di un partner o di un genitore. Infine, c’è l’aspetto sottolineato dallo spettacolo: la paura di morire prima del proprio animale domestico e, a causa della differenza di linguaggio, non potergli spiegare cosa è successo, dunque temere che egli si senta abbandonato.
Le storie raccontate, soprattutto incentrate su cani e gatti, sono state molto varie e hanno anche evidenziato come la morte degli animali domestici abbia un impatto profondo sulla relazione tra gli stessi esseri umani. È, in altre parole, evidente che la società odierna tenda ad attribuire un ruolo significativo a cani, gatti e a ogni altro piccolo compagno di vita. Pertanto, questo tipo di lutto va monitorato e non sottovalutato, per salvaguardare il benessere delle persone stesse.
Quali sono le vostre storie relative al lutto per gli animali domestici? Fatecele sapere.



Riceviamo e pubblichiamo con piacere questa riflessione di Nicola Ferrari, che da molti anni, con 
