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Tag Archivio per: Morte

Applausi ai funerali?

31 Ottobre 2012/12 Commenti/in Ritualità/da sipuodiremorte

Avendo in animo di riflettere sull’usanza, che si va diffondendo, di applaudire ai funerali, ho dato un’occhiata al web, e sono rimasta sbalordita. In un paese dove eminenti accademici fanno gesti scaramantici se si nomina la morte, vi è un dibattito acceso sugli applausi ai funerali, pro e contro. Ogni post su questo argomento trascina con sè molti commenti (cfr. www.distantisaluti.com, www.ilpost.it, mysterium.blogosfere.it, www.unavoce-ve.it, eccetera). Perfino una pagina Facebook, “Sostegno per eliminare gli applausi ai funerali o spiegarne l’utilità” (41 mi piace, poi abbandonata). Le posizioni sono contrapposte e viscerali. Chi è contro considera l’applauso una barbarie tutta italiana, un segno del degrado del paese, e ne attribuisce la responsabilità alla televisione, alla spettacolarizzazione della vita e della morte in stile reality, o all’incapacità di reggere il silenzio, o alla fuga di fronte all’angoscia per la morte.
Ho provato a intervistare gli amici. Qualcuno dice: “Nella nostra cultura l’applauso ha tre funzioni: approvazione, incitamento e/o giubilo, o accompagnamento di un ritmo musicale. Cosa hanno a che fare con un funerale? L’approvazione per l’operato del morto si esprime nel pensiero, col silenzio. Se non dovessimo condividere le sue azioni, fischieremmo?”
Ma non tutti sono d’accordo: per alcuni l’applauso è un modo per esprimere ossequio, per rendere onore al defunto, o addirittura riconoscenza e ammirazione, come quando a essere applaudito è un uomo che si è sacrificato per la patria, come il giudice Giovanni Falcone.
C’è anche chi abbozza una sorta di storia dell’applauso. La prima volta che si è applaudito è stato ai funerali di Anna Magnani, 1973:l’ultimo tributo a una grande attrice.
Allora, come vogliamo riflettere su questo applauso?
A me viene in mente innanzitutto Freud. Nelle Considerazioni attuali sulla guerra e la morte (1915), scriveva che di fronte a un morto “assumiamo un atteggiamento del tutto particolare, manifestandogli quasi una sorta di ammirazione, come se avesse compiuto qualche cosa di assai difficile. Ci asteniamo dal criticarlo, gli perdoniamo i suoi eventuali torti, sentenziamo: de mortuis nil nisi bene,e troviamo giusto che nell’orazione funebre e nell’epitaffio non si celebrino che le sue lodi”.
Mi pare che nell’applauso ci sia molto di quest’atteggiamento, che peraltro Freud attribuiva alle convenzioni sociali: atteggiamento del tutto diverso dal crollo da cui siamo colti quando la morte colpisce una persona davvero prossima (ecco perché i parenti non applaudono).
Questo costume funebre può piacere o meno. E certo, per quanto riguarda i riti funebri, ci troviamo in una situazione complessa, come fossimo in mezzo a un guado. Quelli della tradizione sono poco seguiti e non ci coinvolgono più molto. Ma non vediamo l’altra sponda del fiume. In questi decenni, esiste una sorta di fase di sperimentazione rituale: la personalizzazione del rito, le musiche, i discorsi, le letture poetiche o letterarie, i nuovi gesti della cerimonia del Commiato (ad esempio toccare la bara alla fine del rituale, o distribuire agli astanti rose tolte dal cuscino di fiori posato sul coperchio), o anche l’applauso. Ignoriamo quali, tra questi tentativi rituali, si depositeranno a loro volta in tradizione. Siamo, saremo noi a stabilire cosa sparirà, cosa resterà, cosa altro inventeremo. Ma occorre che ci impegniamo in una riflessione più profonda, non basta dichiarare i nostri gusti in fatto di applausi, in un paese dove è ancora difficilissimo organizzare un rito laico. L’applauso, in fondo, è un dettaglio, a fronte della mancanza complessiva di riti socialmente condivisi.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/applauso.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-31 09:50:452012-11-15 21:50:28Applausi ai funerali?

Festa dei morti, o meglio dei vivi che riflettono sulla morte

23 Ottobre 2012/6 Commenti/in Vecchiaia/da sipuodiremorte

Cari lettori, si avvicina il 2 novembre, le iniziative di celebrazione della festa dei morti saranno senz’altro tante, e alcune cercherò di segnalarle in questi giorni che precedono. Mi sta particolarmente a cuore questa, alla quale ho aderito, che vi riporto così com’è stata diffusa da coloro che hanno creato questo evento. Voi cosa ne pensate?

Invito a partecipare alla “Festa dei Vivi (che riflettono sulla morte)”
3ª edizione, 2 novembre 2012, ore 16 (ora italiana)
10am New York; 11am Buenos Aires; 12pm São Paulo; 3pm London; 4pm Cairo, Rome; 5pm Addis Ababa; 9pm Phnom Penh; 10pm Shanghai

In varie parti del mondo, all’inizio di novembre, le persone celebrano i morti, sia ricordando chi non c’è più, sia visitando i luoghi delle spoglie dei defunti.
In un modo o nell’altro tutti cerchiamo di stabilire un contatto coi nostri cari, a volte considerando il nostro comune destino, ovvero riflettendo sulla morte in generale.

Vorremmo dare vita a uno spazio immaginario dove pensieri, analogie e coincidenze possano trovare eco nelle voci e nelle immagini interiori suscitate dall’incontro con chi non c’è più.

In occasione della terza edizione de “La Festa dei Vivi (che riflettono sulla morte)” proponiamo un’azione collettiva, che possono fare tutti, e che avvenga in luoghi diversi, ma nello stesso momento. Ognuno potrà incontrare i propri cari, gli amici o i parenti morti. Ciascun partecipante potrà entrare in contatto con loro attraverso un rituale, un gesto, un pensiero, come vuole.

La consapevolezza che una pluralità di persone, nello stesso momento, sia in dialogo con una moltitudine di altre persone scomparse, può creare uno spazio comune tra la vita e la morte, tra i defunti e noi – i vivi – che condividiamo un destino di finitudine.

La presa d’atto di tale destino può creare un’intensità comune tra i partecipanti.

Ti invitiamo quindi a prendere parte all’azione plurale del 2 novembre stabilendo, all’ora convenuta, un contatto con una persona morta.
Ti chiediamo anche di mandarci un messaggio di posta elettronica per confermare la tua intenzione di partecipare alla “Festa dei Vivi”.
Allo scopo di creare un iniziale senso di comunità, i nomi dei partecipanti verranno pubblicati (salvo i casi in cui è richiesto l’anonimato) sul sito www.lucafausu.tk.

La condivisione dell’esperienza collettiva del 2 novembre 2012 verrà celebrata in un successivo incontro, questa volta “dal vivo”, che si terrà a San Cesario presso Lu Cafausu e sul quale saranno date notizie in seguito.

Per informazioni sulla terza edizione della “Festa dei Vivi (che riflettono sulla morte)” rivolgersi a: lafestadeivivi@gmail.com

Emilio Fantin, Luigi Negro, Giancarlo Norese, Cesare Pietroiusti, Luigi Presicce

www.naturaartis.blogspot.com
www.structuresofsharedartpractices.blogspot.com

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/2-nov..png 233 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-23 20:06:462018-10-23 18:42:15Festa dei morti, o meglio dei vivi che riflettono sulla morte

Noi e il lutto

20 Ottobre 2012/6 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Io ho cinquant’anni e il lutto più grave che ho subito è quello dei nonni materni, a cui ero affezionata come ai miei genitori. La mia non è una condizione particolare. La nostra vita media si è allungata, e arriviamo talvolta fino a un’età matura senza che una perdita ci sconvolga la vita. Ma la morte è cieca sorda e muta, e ci prende invece altre volte alla sprovvista. Arriva quando siamo bimbi e si porta via nostra madre, quando siamo giovani e rapisce il nostro fidanzato o marito, o i nostri figli, lasciandoci senza fiato a dover rinventare una nuova vita.
Un secolo fa, si viveva in modo diverso, non tutti in agglomerati più o meno grandi e più o meno anonimi, ma in comunità più piccole. Quando una disgrazia ci colpiva, tutta la comunità, per amore o per convenzione, si stringeva accanto al dolente. La vedova era supportata ma anche un po’ “presidiata”. Doveva vestire di nero per un periodo prefissato, non poteva fare vita mondana, non poteva risposarsi. La vedova allegra era un personaggio da operetta. Oggi siamo più liberi e più soli, il lutto si configura come un fenomeno psicologico, individuale, interiore, che riguarda l’individuo colpito (o al massimo la sua famiglia), e non come un fatto che coinvolge una comunità o un gruppo.
Dopo il funerale, molti si dileguano. E se non lo fanno subito, spesso lo fanno alla quarta o quinta volta che chi è in lutto si mostra depresso, poco reattivo, solitario.
Non so se le condizioni storiche e sociali che caratterizzano il nostro tempo abbiano peggiorato l’esperienza del lutto: certo l’hanno cambiata. I riti di morte non ci sono più, quasi nessuno veste di nero, rispetta le visite di condoglianze o si occupa di nutrire per una settimana la famiglia che ha subito la perdita (il consolo, o reconsolo, che forse sopravvive in alcune zone del sud). Cosa li ha sostituiti? Solo il silenzio e la disperazione? Forse no, o perlomeno non più. Oggi si vanno diffondendo i gruppi di auto mutuo aiuto, organizzati un po’ ovunque in Italia da associazioni non profit. I gruppi sono fatti da persone che condividono il dolore di un lutto e, accettando le regole del rispetto e della solidarietà reciproci, si aiutano a andare avanti nel cammino della vita. I partecipanti in genere affermano di sentire il gruppo come l’unico contesto in cui “poter essere se stessi”, e in cui narrare se stessi. Il gruppo diventa “la famiglia”, soprattutto per chi è solo. Ma spesso aiuta, almeno per un periodo, tutti i partecipanti. Si tratta di una comunità elettiva, che è subentrata ora che la “comunità naturale” della società premoderna e moderna non esiste più.
Un sito molto utile a chi è in lutto è www.gruppoeventi.it, dell’omonima associazione di volontariato, il cui link trovate anche in questa pagina: lì, oltre a molte indicazioni e riflessioni, trovate un elenco dei gruppi attivi in tutt’Italia. Di come funziona un gruppo parlerò presto, ma sarebbe molto bello se chi ha fatto questa esperienza volesse narrarla…

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/image10-e1350766751515.jpg 262 360 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-20 23:07:412012-10-20 23:07:41Noi e il lutto

L’Aldilà esiste? Esperienze di pre-morte

15 Ottobre 2012/23 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Uscirà a giorni il volume Proof of Heaven (L’aldilà esiste) di Eben Alexander, neurologo e affermato medico di Harvard. Il professore, fino a poco tempo fa scettico e scientista per quanto riguarda le famose esperienze di pre-morte (fatte da persone che si sono trovate, durante una malattia o in seguito a evento traumatico, in stato di completa incoscienza) è stato in coma sette giorni e ha sperimentato visioni analoghe a quelle narrate da altri pazienti: nuvole rosa, farfalle, esseri luminosi, sfere celesti, canti gloriosi, una donna il cui volto esprimeva amore assoluto.
Si tratta di percezioni ricorrenti: tunnel, luminosità, sentimento di pace, bellezza e amore, rivisitazione della propria vita passata, incontro con i propri morti. Ricorderete che ne parla anche il film Hereafter di Clint Eastwood (con Cécile de France e Matt Demon, 2010).
Si tratta di fenomeni ancora indecifrabili, di cui si sa poco: l’elemento più concreto a nostra disposizione sono i racconti dei pazienti. Infatti, sono pochi gli scienziati e i medici che hanno pensato valesse la pena occuparsene: i più hanno preferito ignorarli, con l’atteggiamento tipico di una medicina figlia del positivismo e incline al riduzionismo biologico.
A loro discolpa, vi sono i molti che li hanno interpretati come prove fattuali che il paradiso esiste. E’ stato facile, così, liquidare le esperienze pre-morte come delirio parapsicologico di pochi pazzi, in malafede o pieni di pregiudizi.
Qualche tempo fa, nel 2010, Enrico Facco, docente di Anestesiologia e Rianimazione presso l’Università di Padova, ha scritto un libro di 420 pagine, bibliografia e indice analitico, intitolato Esperienze di pre-morte. Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica. Un libro coltissimo, che si muove tra fisica quantistica, chimica, neurologia, psicologia, storia delle religioni. Un libro che complica e non semplifica le cose (e per questo è affascinante) e che non dà risposte (e per questo è serio).
Intanto qualche dato: esperienze analoghe accadono al 10/18% dei pazienti che si trovano tra la vita e la morte, soprattutto con arresto cardiaco o trauma cranico (ma non solo). Si tratta di dati forse sottostimati, perché non tutti i pazienti riportano le loro esperienze di pre-morte, per paura di essere tacciati di follia: paura non arbitraria, visto che il 10% di coloro che hanno invece narrato il loro vissuto è stato trattato con psicofarmaci dal medico curante. Le esperienze di pre-morte devono dunque essere considerate – scrive Facco – parte della fenomenologia della coscienza in condizioni critiche; la loro incidenza, epidemiologia e caratteristiche cliniche non permettono di ignorarle come fatti sporadici, ininteressanti per la scienza.
Gli studi neurofisiologici consentono ipotesi sui meccanismi che danno origine alle esperienze pre-morte (in inglese NDE, Near-Death-Esperiences), come immagini provocate dalla mancanza di ossigeno e di sostanze nutritive nei neuroni cerebrali, oppure come prodotto di farmaci capaci di alterare la psiche (soprattutto la ketamina), somministrati ai pazienti in condizioni cliniche disperate; o come visioni provocate dalle endorfine che si liberano nel cervello in una fase critica delle funzioni vitali. Tuttavia, le ricerche compiute a contatto coi pazienti “visionari” rendono queste interpretazioni insufficienti: non è dimostrabile il rapporto causale diretto tra le modificazioni neurobiologiche e le esperienze di pre-morte: alcuni particolari riferiti dai pazienti, infatti, non avrebbero potuto essere percepiti nelle circostanze in cui i pazienti si trovavano. Un esempio per tutti: il cosiddetto “uomo della dentiera”, citato da vari autori. Costui, svegliatosi da uno stato di totale incoscienza, ricordava di avere visto l’infermiera che gli aveva tolto la dentiera prima delle manovre di rianimazione, e sapeva dove quest’ultima era stata riposta! Raccontò poi di essere stato fuori dal suo corpo, e di aver osservato le manovre di rianimazione dall’alto, ondeggiando nella stanza.
Insomma, gli studi neurofisiologici non possono esaurire la portata e la complessità di queste esperienze, e soprattutto non possono esaurirne il significato per coloro che le sperimentano.
Uno degli spunti più appassionanti è quello transculturale: i racconti dei pazienti variano a seconda della cultura di appartenenza. Se gli occidentali vedono spesso il tunnel e la luce, nei thailandesi e negli indiani prevale la preoccupazione sulla reincarnazione e sul karma, mentre tra i Mapuche del Sud America l’incontro coi defunti avviene nel cratere di un vulcano. Questa è già una prova sufficiente del fatto che le esperienze di pre-morte nulla hanno a che fare con l’esistenza dell’aldilà (a meno che non si pensi che ognuno avrà l’aldilà in cui crede…). Inoltre, è anche un’indicazione per uno studio non clinico ma antropologico.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/NDE.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-15 09:26:302012-10-15 09:26:30L’Aldilà esiste? Esperienze di pre-morte

Riti africani

12 Ottobre 2012/7 Commenti/in Ritualità/da sipuodiremorte

In questo breve racconto, so che non riuscirò a comunicarvi ciò che ho vissuto nella sua totalità, perché le cose paradossalmente muoiono nel momento in cui si scrivono, eppure dalla scrittura nasce sempre del nuovo ed eccomi quindi a voi con la mia storia.
Mi trovavo con mia moglie presso alcuni amici in un paese dell’Africa occidentale, i nostri abitavano in città e ci portarono al villaggio dove continuavano a vivere le rispettive famiglie di origine, lì abbiamo trascorso un periodo di squisita ospitalità.
Un giorno in particolare capitò un evento che coinvolgeva tutta la comunità: una giovane donna era appena deceduta, la sera si sarebbe celebrato il funerale. Parlando io poco il francese e per niente la lingua della zona non so descrivervi i dettagli e le ragioni di quel fatto, ma questa fu un’opportunità più che un limite, ne capirete il perché.
Quella sera quindi m’incamminai con mia moglie e i miei amici su una strada di campi, man mano che procedevamo apparivano dall’oscurità altri compagni che si univano al nostro viaggio, parlavano e ridevano, molto e veloce, per cui faticavo a capire i discorsi, percepivo invece il clima di quel momento, qualcosa stava per succedere.
In poco tempo, eravamo già un centinaio di persone radunate davanti al porticato di una casa isolata; non mi soffermerò sul rituale funebre, che per quanto ricordo è stato molto semplice, vi racconterò piuttosto la parte dominata per tutta la notte dal canto.
Sotto il portico si cominciò a suonare strumenti a percussione, un cantante guidava guardandoci, fui subito rapito dalla bellezza di quei suoni, le struggenti melodie del cantante costruivano armonie sapienti e sorprendenti con i controcanti, danzando gioiosamente sulle percussioni.
Il pathos del cantante ci attraversava tutti e mi ritrovai all’istante travolto da un inarrestabile fiume di lacrime.
Non conoscevo quella donna eppure mi sentivo intimamente unito a queste persone, il dolore della loro perdita abbracciava i dolori delle mie perdite, per qualche ignota magia avevo perso me stesso.
Nei giorni successivi quei canti continuarono a risuonarmi dentro e sentivo che questo era un medicamento che dava senso alla morte, proveniva da una sapienza non intellettuale molto evoluta che parlava un linguaggio comprensibile, questo sì, anche a uno straniero come me.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/danza-rituale.jpg 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-12 11:31:302014-12-22 10:48:52Riti africani

I cinesi, la morte: un mistero?

6 Ottobre 2012/5 Commenti/in Ritualità/da sipuodiremorte

Una delle vette dell’intolleranza, nel nostro paese, è quella che riguarda le elucubrazioni e le battute di spirito sulla morte dei membri della comunità cinese.

I cinesi sono immortali? O bruciano clandestinamente i morti per riciclarne i passaporti? Addirittura i più volgari insinuano perfino, credendosi spiritosi, che i defunti siano serviti nei ristoranti cinesi agli ignari avventori occidentali.

Su questi temi Associna, associazione dei cinesi in Italia, ha scritto una lettera di denuncia e protesta. I cinesi considerano sacri i propri defunti, che diventano spiriti antenati e protettori dei vivi. Per questo le insinuazioni nostrane, anche se sussurrate o scherzose, feriscono profondamente la comunità cinese.

Ma perché sono così rare le morti cinesi in Italia, e perché non ne parlano? I cinesi considerano la morte un tabù, una sfera da non nominare, che porta sfortuna. Le madri insegnano ai figli a non dire “ho fame da morire”, ma semplicemente “ho fame”.

L’auspicio è quello di morire nel proprio paese e nella propria casa, circondati dai propri cari. Così i cinesi, che in Italia portano avanti imprese familiari, raggiunta la maturità cedono l’attività ai figli e tornano in Cina.

Tuttavia i rappresentanti della comunità cinese di Mantova, in un seminario organizzato dall’associazione “Gli Sherpa”, ci hanno raccontato alcuni aspetti dei riti per i defunti. Nello Zheijang, regione orientale della Cina da cui provengono la maggior parte degli immigrati in Italia, ai morti vengono dedicati altari e tombe grandiose, prevalentemente sulle montagne. La festa dei morti si celebra in aprile. Le famiglie, tutte riunite, salgono sulle montagne con la colazione al sacco, accendono due lumini presso le tombe, bruciano rettangoli di carta gialla che rappresenta il denaro offerto per la vita dei defunti nel mondo degli antenati, e raccontano a questi ultimi come si è svolta la vita familiare nell’ultimo periodo.

Non ci hanno narrato, però, del funerale vero e proprio, generalmente sontuoso ed elaborato, che comporta ingenti spese e cortei con canti, suoni e scoppio di petardi. Il colore del lutto, come in buona parte dell’Oriente, è il bianco, cioè l’assenza del colore. Il pianto è sentito come necessario, e come giusta espressione del rimpianto. Nella Cina contemporanea, come in situazione di migrazione, si tende a semplificare questi riti. C’è nei cinesi un forte spirito di adattamento, e la semplificazione è accettata di buon grado, come è accaduto a Bolzano, dove un ristoratore cinese è morto vittima di un pirata della strada, che viaggiava contromano in autostrada. Il funerale è stato celebrato nella Sala del Commiato della città.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/image4.jpg 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-06 19:44:312012-10-06 19:44:31I cinesi, la morte: un mistero?

Perché questo blog?

1 Ottobre 2012/12 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Non possiamo continuare a far finta di niente.
A ritrarci con disagio o a fare scongiuri se qualcuno nomina la morte, come avesse agito in modo sconcio o molto imbarazzante.
A rimandarne il pensiero.
A evitare i conoscenti in lutto (oddio cosa gli dico?)
A raggirare noi stessi, come se la vita e la morte non fossero strettamente interconnesse e saldate insieme.

Interveniamo su questa vuota convenzione sociale.
Qui vogliamo rompere il divieto, ignorare il sorriso ironico di chi non vuole saperne di essere mortale.
Vogliamo aprire uno spazio dove sia possibile parlare, discutere, accalorarsi, piangere, ridere, riflettere, cambiare.
Vogliamo stare vicino a chi è triste perché ha perduto qualcuno che era importante.
Vogliamo imparare a convivere più serenamente col tempo che scorre e porta cose buone e cattive, e poi le porta anche via.
E’ il nostro vivere, è il nostro invecchiare. Ci sono la paura, il dolore, il disincanto del mondo, la solitudine, la malattia; ma accanto, a volte dentro, il coraggio, la gioia, il mistero, la saggezza, l’amore.
Vogliamo imparare a ricordare e dimenticare, onorare i nostri morti e andare avanti a vivere.
Vogliamo parlare di religioni e di laicità, purché vere, aperte, tolleranti. Vogliamo ragionare di etica, aggirando i pregiudizi e lasciandoli stecchiti sul terreno.
Vogliamo riflettere sui nuovi riti che si affacciano al nostro tempo.
Vogliamo dibattere di arte, letteratura, fotografia, cinema, perché oggi molti artisti trovano nuove lingue per dire morte.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/perchequestoblog.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-01 16:17:562012-10-01 16:17:56Perché questo blog?

Aiuto! Sono in lutto.

1 Ottobre 2012/21 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Cosa ci accade quando perdiamo una persona essenziale nella nostra vita?
Perdiamo i riferimenti, la nostra identità si sgretola. Caos, incertezza, isolamento, e vuoto si impossessano di noi: i luoghi che abbiamo amato ci respingono, le persone che abbiamo frequentato ci sfuggono (o siamo noi a non volerle vedere), i gesti che hanno riempito le nostre giornate diventato privi di senso.
Non siamo solo tristi, siamo come sospesi in un limbo. La nostra identità passata è definitivamente alle spalle, morta col nostro morto, e non sappiamo chi potremo divenire, come potremo ricostruire la nostra vita, ritrovare il gusto di vivere. Eppure dobbiamo anche guardare avanti, occuparci di altre persone che ci sono vicine, magari dei figli, e forse tornare al lavoro: la fatica di esistere giorno dopo giorno è quasi insopportabile. Il tempo guarisce tutto, ci dicono spesso gli altri. Sì, ma quanto tempo? Ci pare che non ne usciremo mai e poi mai.
Dobbiamo sapere che non torneremo “come prima”. Le esperienze non si cancellano, ci cambiano. La chiave di volta è accettare il cambiamento. Ma a volte siamo troppo depressi e abbiamo troppa paura per fare spazio al cambiamento nella nostra vita.
C’è una cosa che possiamo provare a fare: non ripiegarci sul nostro dolore. Cercare aiuto. I gruppi di auto mutuo aiuto che stanno nascendo un po’ ovunque in Italia hanno già aiutato molti. Sono gruppi di pari, che si trovano una volta alla settimana, facilitati da un partecipante senior volontario, dove ci si può narrare, certi del rispetto e della solidarietà degli altri, che sono passati attraverso la nostra stessa esperienza, e sicuri della loro discrezione (sono regole fondamentali nei gruppi). Qui troverete un incrocio tra la vostra richiesta di aiuto e le soluzioni presenti nella vostra città o nella vostra zona. Potete scrivere direttamente sul blog. Troverete indicazioni e suggerimenti, e esperienze simili alla vostra.

 

 

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/Lutto-per-Blog.jpg 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-01 16:10:502012-10-01 16:10:50Aiuto! Sono in lutto.
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