Si può dire morte
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Tag Archivio per: morire

E INFINE…si può dire morte

1 Dicembre 2014/61 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Cari amici,
come sa chi mi conosce personalmente o ha letto Sia fatta la mia volontà. Ripensare la morte per cambiare la vita, sono vent’anni che studio la controversa relazione di noi esseri umani con il proprio e l’altrui morire, con i lutti, con i riti, con la memoria dei defunti, con i luoghi dei morti; con la malattia, la medicina, le cure palliative e le scelte che si possono fare alla fine della vita; con la paura d’invecchiare, con l’estrema vecchiaia, con le demenze dei propri cari.

Tutti temi che fanno tremare anche i più coraggiosi tra noi, che fanno fare gli scongiuri ai più superficiali, ma che rappresentano pure il destino comune a tutti, anche ai tanti che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia. Temi, inoltre, che restituiscono, a chi vi si addentra, un significato non solo al proprio diventare vecchi e morire, ma soprattutto alla vita di ciascuno, nella sua pienezza.

Da un paio d’anni scrivo questo blog, ma ora sento l’esigenza di agire, negli anni che mi restano, per aiutare chi soffre e per condividere con quante più persone possibile un messaggio che mi ha cambiato la vita: la consapevolezza della morte ci insegna che ogni singolo istante è unico e, se sappiamo assaporarlo, restando nel presente, ciò che ci viene restituito è il tempo, che di solito fugge impietoso. E inoltre, se sentiamo (nel corpo, non solo nella mente) il senso della fragilità, della vulnerabilità umana, possiamo essere più solidali e responsabili, e dare il giusto peso alle relazioni (in questo mondo frammentato, regno dell’autismo di massa).

Molti sono coloro che mi hanno invitata a fare qualcosa di più sull’invecchiare e il morire, temi sui quali le persone, oggi, desiderano riflettere. Mi hanno convinto facilmente, perché ci stavo pensando. Ho pensato a un’associazione, che trasformi i mei studi in aiuto a chi attraversa una difficoltà o un dolore, e in azione sociale.
Vorrei, prima di definire in modo preciso il profilo di questa associazione, avere le vostre considerazioni. E, vi prego, andate a ruota libera. Se esistesse una siffatta associazione (chiamiamola INFINE Onlus…), quali dovrebbero essere le sue priorità?
Quali i temi su cui impegnarsi a fondo, sia in ambito sociale sia sul piano della ricerca e della divulgazione?
Quali i contesti in cui agire? Quali battaglie condurre? Con quali strumenti?
Vi sono grata in anticipo per le vostre opinioni e i vostri suggerimenti, che sono certa arriveranno numerosi.
A presto in associazione!

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2014/11/LOGO_INFINE_petrolio.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2014-12-01 11:17:482014-12-01 11:17:48E INFINE…si può dire morte

Per favore non dite niente

1 Giugno 2014/1 Commento/in Vecchiaia/da sipuodiremorte

Ho letto d’un fiato il recente romanzo di Marco Ciriello, edito da Chiarelettere, che parla di malattia, di morire, di perdita, e di… calcio, e ho voluto intervistare l’autore.

Perché ha voluto scrivere questa storia? Un’affezione per il personaggio che l’ha ispirata? O piuttosto un interesse per l’esperienza della malattia e della morte di una persona insostituibile?

Questa storia l’ho scritta riconoscendo un dolore mio nelle parole di un’altra persona, ed ho cominciato un lungo percorso di immaginazione, ho messo insieme più storie e personaggi e il risultato è “Per favore non dite niente”. È un romanzo che contiene un mucchio di cose che esplora il dolore attraverso l’amore strutturandosi in ragionamenti filosofico calcistici. Senza André Gorz o Ernesto De Martino non avrei avuto la forza di pensare una storia così. C’è Carver applicato al calcio, e il calcio applicato al racconto carveriano sulla normalità della vita, in un percorso di perdita. Mi serviva una dimensione precisa, con una disciplina e degli obiettivi certi, per questo ho scelto il calcio.

Questo suo libro, frammentario, con molti salti temporali, sembra dirci che stare accanto a chi è malato, e poi muore, sia arduo, e produca una sorta di sgretolamento del mondo interiore. E’ così?

Sì, ho provato con la scrittura a restituire la perdita e il percorso della malattia. Ogni giorno di dolore è una discesa, uno spostamento. Il dolore e la perdita sono principalmente stupore, uno stupore che ci rende nomadi, non credo che ci renda migliori, nomadi sì, ci portano in spazi che non ci appartengono, stupendoci, e lì comincia un lavoro di adeguamento, senza essere mai educati, non c’è metodo, solo possibilità di provare e riprovare, cercando di adeguarsi, a volte riesce a volte no, con una amarezza di fondo, fino a quando il vuoto diventa presenza, con una lingua e una immagine diversa.

“Magari si potessero barattare le prodezze sul campo con un solo giorno in più con la donna che ami”. Il lutto non è dunque solo dolore bruto, ma anche potenziale ricchezza, cambiamento in grado di farci dare un nuovo ordine alle priorità, per maturare. E’ ciò che pensa?

Chiunque abbia avuto a che fare con l’irreversibilità della perdita entra in questa ottica, baratterebbe tutto per tornare indietro, c’è persino chi non ne esce più da questa fase, soprattutto se scambia la perdita per una punizione di Dio. Io ne ho avute di perdite devastanti ed è ovvio che abbia riflettuto a lungo su dolore e irreversibilità, in ogni romanzo c’è molto di quello che ci accade ma almeno nei miei niente è una confessione.

Il titolo “per favore non dite niente” richiama la convinzione del protagonista che chi cerca di esprimergli vicinanza dica in genere frasi inopportune, o poco sentite. Crede che sia molto difficile stare vicino a chi ha perso un congiunto?

Bisogna distinguere: io non mi riferisco all’elaborazione del lutto che ha bisogno di molte discussioni, né a come amici e parenti declinano il ricordo di chi è andato via, ma parlo del funerale, del congedo. Si dicono un mucchio di banalità davanti alla morte, è preferibile abbracciare, e parlarne dopo, magari senza improvvisare. Generazioni di filosofi e scrittori non sono riusciti a dare una risposta efficace, figuriamoci se può riuscirci uno che magari è andato al funerale per educazione e si sente elevato a rispondere a un mistero. Avrei preferenza di non conoscere quelle risposte.

Personalmente, non so nulla del gioco né del mondo del calcio. Ma ho pensato che questo libro abbia anche il pregio di parlare a un numero di persone maggiore rispetto a quelle raggiunte, di solito, dalla letteratura che tratta di malattia e di morte. Lo pensa anche lei? E’ un obiettivo che le interessa?

Non lo so, me lo auguro, quando scrivo penso alla credibilità di quello che racconto non al numero di lettori. In molti mi dicono di aver pianto durante la lettura, e poi di quello che hanno vissuto o rivissuto. Il mio obiettivo è scrivere storie credibili, mescolando persone vere e personaggi che invento, e nella confusione di tempo e realtà, nella riproduzione e invenzione di vite che credo si trovi la letteratura. Se non parliamo di morte e amore di cosa dobbiamo parlare? Mi hanno detto che la mia storia “ha la forza dei romanzi russi” non so se è vero, di certo ho molto studiato Dostoevskij e Albert Caraco che non è russo ma ne ha la forza, e molti altri, e nemmeno sto lì a gongolarmi, per questo che ritengo un complimento enorme. Penso che sì, magari è anche così, ma lo dirà il tempo che, come per la vita, è un critico spietato, obiettivo, concretissimo.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2014/06/imgres.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2014-06-01 11:17:532018-10-23 18:42:14Per favore non dite niente

Quali nuove sull’eutanasia in Europa?

14 Gennaio 2013/16 Commenti/in La fine della vita/da sipuodiremorte

L’eutanasia attiva (uccisione mediante iniezione di farmaco letale) è legale in Olanda e in Belgio. In entrambi i paesi c’è stato, negli ultimi anni, un picco di richieste, accolte dai medici, di eutanasia e suicidio assistito. In Olanda si parla di un incremento del 75%. In Belgio s’ipotizza di estendere ai minorenni e ai malati di demenza senile la possibilità di accedere alla “dolce morte”.
Come interpretare questi dati? Come il fisiologico ampliamento di un diritto e della sua conoscenza da parte del pubblico? O come inquietanti segnali di uno scivolamento verso una gestione della morte troppo sbrigativa?
L’European Institute of Bioethics, che ha sede in Belgio, ritiene che non ci siano stati sufficienti controlli sull’applicazione della legge, e stima che l’8% dei pazienti non fosse in stato terminale e che nel 94% dei casi mancasse la domanda scritta, prevista dalla legge.
Anche in Francia c’è stata discussione, e si è creata una frattura tra Hollande (che ha annunciato per giugno 2013 un disegno di legge che prevedrà la depenalizzazione dell’eutanasia) e Didier Sicard, presidente onorario del Comitato di Bioetica Francese, contrario a questa decisione. Sicard ha piuttosto invitato il governo a perseguire una migliore applicazione dell’ottima legge Leonetti sulle cure palliative, del 2005.
Nel 2011 la Svizzera, dove è legale il suicidio assistito (insieme agli Stati di Washington, dell’Oregon e del Montana negli Usa), ha dibattuto sull’opportunità di fermare il “turismo della morte”: ma i cittadini hanno deciso, con un referendum, di non togliere agli stranieri l’opportunità di cercare nel paese la fine della propria sofferenza. Un’opportunità colta, come forse ricorderete, anche da Lucio Magri, uno dei fondatori de Il Manifesto.
Che dire di queste tendenze? Si tratta di riforme “ad alto tasso d’ideologia”, come scrive Francesco Ognibene su Avvenire, volte a distogliere l’attenzione dalla crisi economica?
O occorre tener conto della vasta popolarità della soluzione eutanasica tra i cittadini?
Rigidamente contrari all’eutanasia restano in Europa soprattutto i governi di due paesi, la Gran Bretagna, e l’Italia. La Gran Bretagna prevede fino a quattordici anni di carcere per eutanasia, assimilata all’omicidio. E’ noto il caso di Tony Nicklinson, che soffriva di locked-in-syndrome, e si trovava, lucido, prigioniero nel suo corpo immobile, a cui è stata negata la possibilità di morire.
Anche in Italia l’eutanasia è oggi accomunata con l’assassinio di consenziente. E tuttavia, se ne discute molto. All’interno della Chiesa vi sono posizioni diverse, benché accomunate dal rifiuto dell’eutanasia attiva. Basti fare due nomi, il cardinal Martini e il cardinal Bagnasco.
Recentemente, una proposta di legge d’iniziativa popolare per la depenalizzazione dell’eutanasia è stata depositata dalle associazioni Exit e Coscioni insieme alla UAAR (Unione degli Atei, Agnostici e Razionalisti). Ci vorranno 50.000 firme per portarla in Parlamento, e non è detto che i proponenti ci riusciranno.
Ma è davvero questa (l’eutanasia attiva) la priorità italiana (ed europea) a proposito di buona morte? Perché non concentrarci in primo luogo sulla diffusione delle cure palliative, che prevedono anche, contro la sofferenza, adeguate dosi di morfina e la sedazione terminale (che, a scanso di equivoci, nulla ha a che fare con l’eutanasia)? Perché non approfondire il ragionamento sul diritto di ciascuno a sospendere le cure salvavita, chiarendo che né Welby né Englaro furono casi di eutanasia? Perché non mettere l’accento sull’esigenza di una legge seria sul testamento biologico, diversa da quella in discussione (che di fatto nega valore al testamento stesso, considerato solo orientativo e non cogente per il medico)? Non è per caso perché dire SI all’eutanasia richiede meno riflessione, e permette di dare il proprio parere senza aver veramente fatto i conti con la morte?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2013/01/eutanasia....png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2013-01-14 09:29:542013-01-14 09:29:54Quali nuove sull’eutanasia in Europa?

Before I die I want…

1 Gennaio 2013/35 Commenti/in Vecchiaia/da sipuodiremorte

Cari amici, buon inizio anno, tempo di bilanci e di progetti.
Voglio raccontarvi un’iniziativa che mi ha conquistata. L’idea è di Candy Chang, un’artista e designer. In un agosto sonnacchioso, all’improvviso, Candy perse una persona a lei cara: il suo pensiero andò a tutto quello che quella donna avrebbe ancora voluto fare: imparare a suonare il piano, vivere a Parigi, vedere l’oceano Pacifico. Fu un’occasione per pensare alla morte e per riflettere sulle priorità della vita, sulle cose veramente importanti. Solo che, anche quando ebbe capito cosa veramente contava per lei e cosa no, si accorse di trascurarlo, di perdersi facilmente nei meandri della quotidianità.
Allora Candy ebbe un’idea. Per non dimenticare, volle condividere con quanta più gente possibile la sua riflessione. Trovò, nel suo quartiere a New Orleans, una casa abbandonata, e trasformò un muro esterno di questa casa in un’enorme lavagna, sulla quale scrisse: “Before I die I want to______” (Prima di morire voglio______), seguito da uno spazio bianco. Chiunque passasse di lì poteva prendere un gessetto e terminare la frase, riflettere sulla vita e condividere le proprie aspirazioni in uno spazio pubblico.
Era un esperimento, Candy non poteva essere certa che riuscisse. Ma già il giorno dopo, la lavagna era zeppa di scritte e considerazioni, alcune spiritose, altre commoventi. Quello spazio abbandonato era divenuto un luogo costruttivo, meditativo, intenso, capace di illuminare la vita, e di mostrare a ciascuno che non siamo soli nelle nostre battaglie e nelle nostre speranze.
Ora lo propongo a voi, in uno spazio virtuale come questo blog: cosa vorreste, più di ogni altra cosa, prima di morire?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2013/01/before-i-die-writings-e1357050213289.jpg 234 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2013-01-01 15:43:022018-10-23 18:42:14Before I die I want…

I cinesi, la morte: un mistero?

6 Ottobre 2012/5 Commenti/in Ritualità/da sipuodiremorte

Una delle vette dell’intolleranza, nel nostro paese, è quella che riguarda le elucubrazioni e le battute di spirito sulla morte dei membri della comunità cinese.

I cinesi sono immortali? O bruciano clandestinamente i morti per riciclarne i passaporti? Addirittura i più volgari insinuano perfino, credendosi spiritosi, che i defunti siano serviti nei ristoranti cinesi agli ignari avventori occidentali.

Su questi temi Associna, associazione dei cinesi in Italia, ha scritto una lettera di denuncia e protesta. I cinesi considerano sacri i propri defunti, che diventano spiriti antenati e protettori dei vivi. Per questo le insinuazioni nostrane, anche se sussurrate o scherzose, feriscono profondamente la comunità cinese.

Ma perché sono così rare le morti cinesi in Italia, e perché non ne parlano? I cinesi considerano la morte un tabù, una sfera da non nominare, che porta sfortuna. Le madri insegnano ai figli a non dire “ho fame da morire”, ma semplicemente “ho fame”.

L’auspicio è quello di morire nel proprio paese e nella propria casa, circondati dai propri cari. Così i cinesi, che in Italia portano avanti imprese familiari, raggiunta la maturità cedono l’attività ai figli e tornano in Cina.

Tuttavia i rappresentanti della comunità cinese di Mantova, in un seminario organizzato dall’associazione “Gli Sherpa”, ci hanno raccontato alcuni aspetti dei riti per i defunti. Nello Zheijang, regione orientale della Cina da cui provengono la maggior parte degli immigrati in Italia, ai morti vengono dedicati altari e tombe grandiose, prevalentemente sulle montagne. La festa dei morti si celebra in aprile. Le famiglie, tutte riunite, salgono sulle montagne con la colazione al sacco, accendono due lumini presso le tombe, bruciano rettangoli di carta gialla che rappresenta il denaro offerto per la vita dei defunti nel mondo degli antenati, e raccontano a questi ultimi come si è svolta la vita familiare nell’ultimo periodo.

Non ci hanno narrato, però, del funerale vero e proprio, generalmente sontuoso ed elaborato, che comporta ingenti spese e cortei con canti, suoni e scoppio di petardi. Il colore del lutto, come in buona parte dell’Oriente, è il bianco, cioè l’assenza del colore. Il pianto è sentito come necessario, e come giusta espressione del rimpianto. Nella Cina contemporanea, come in situazione di migrazione, si tende a semplificare questi riti. C’è nei cinesi un forte spirito di adattamento, e la semplificazione è accettata di buon grado, come è accaduto a Bolzano, dove un ristoratore cinese è morto vittima di un pirata della strada, che viaggiava contromano in autostrada. Il funerale è stato celebrato nella Sala del Commiato della città.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/10/image4.jpg 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-10-06 19:44:312012-10-06 19:44:31I cinesi, la morte: un mistero?

Perché questo blog?

1 Ottobre 2012/12 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Non possiamo continuare a far finta di niente.
A ritrarci con disagio o a fare scongiuri se qualcuno nomina la morte, come avesse agito in modo sconcio o molto imbarazzante.
A rimandarne il pensiero.
A evitare i conoscenti in lutto (oddio cosa gli dico?)
A raggirare noi stessi, come se la vita e la morte non fossero strettamente interconnesse e saldate insieme.

Interveniamo su questa vuota convenzione sociale.
Qui vogliamo rompere il divieto, ignorare il sorriso ironico di chi non vuole saperne di essere mortale.
Vogliamo aprire uno spazio dove sia possibile parlare, discutere, accalorarsi, piangere, ridere, riflettere, cambiare.
Vogliamo stare vicino a chi è triste perché ha perduto qualcuno che era importante.
Vogliamo imparare a convivere più serenamente col tempo che scorre e porta cose buone e cattive, e poi le porta anche via.
E’ il nostro vivere, è il nostro invecchiare. Ci sono la paura, il dolore, il disincanto del mondo, la solitudine, la malattia; ma accanto, a volte dentro, il coraggio, la gioia, il mistero, la saggezza, l’amore.
Vogliamo imparare a ricordare e dimenticare, onorare i nostri morti e andare avanti a vivere.
Vogliamo parlare di religioni e di laicità, purché vere, aperte, tolleranti. Vogliamo ragionare di etica, aggirando i pregiudizi e lasciandoli stecchiti sul terreno.
Vogliamo riflettere sui nuovi riti che si affacciano al nostro tempo.
Vogliamo dibattere di arte, letteratura, fotografia, cinema, perché oggi molti artisti trovano nuove lingue per dire morte.

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