La Death Positive Library: iniziative pubbliche contro la negazione della morte, di Davide Sisto
Poco prima dell’inizio della pandemia da Covid-19 si è diffusa in Gran Bretagna un’iniziativa culturale piuttosto importante, a mio avviso meritevole di essere imitata anche in Italia. In virtù della collaborazione tra le biblioteche di Redbridge, Kirklees e Newcastle, è stato creato uno spazio specifico al loro interno dedicato esclusivamente ai libri che si occupano di morte e di lutto da un punto di vista interdisciplinare. All’ingresso di questo spazio il lettore trova un cartello con la scritta “The Death Positive Library”, la quale è stata coniata dal Redbridge Library Service. Il progetto, che coinvolge anche un team di accademici della Northumbria University (tra cui Stacey Pitsilides, una riconosciuta studiosa nel campo della Digital Death) e una serie di finanziatori privati, non solo raggruppa un insieme di libri incentrati sulle questioni di natura tanatologica, ma s’impegna anche a creare eventi culturali e attività pubbliche con un obiettivo molto specifico: imparare a conversare insieme e senza imbarazzo riguardo ai temi della morte, del lutto e della pianificazione delle proprie eredità personali. Anita Luby, una delle responsabili della Redbridge Library, sostiene che nel mondo odierno è fondamentale riflettere liberamente sulla perdita: la perdita della normalità, la perdita del lavoro, la perdita di una persona amata. Purtroppo, la morte è ancora oggi un argomento tabù, addirittura superiore a quello del sesso, per cui si tende a evitarlo il più possibile (pare che l’80% degli adulti britannici sia ancora oggi restio a parlare di morte). Ecco, pertanto, la decisione di promuovere la Death Positive Library, ancora di più una volta diffusosi il Covid-19 in tutto il mondo, coinvolgendo persone di tutte le età e provenienti dai diversi ambiti sociali e lavorativi. Pare che, durante la pandemia, più di cinquemila persone abbiano partecipato agli eventi online organizzati nell’ambito della DPL e siano state coinvolte una sessantina di altre biblioteche sparse sul territorio britannico. Gli eventi culturali prendono spunto non solo dai libri, ma anche dai film, dall’arte e dai social media, di modo da usare tutti i linguaggi della contemporaneità per scardinare il tabù. Un ruolo significativo è rivestito dalle pagine ufficiali della DPL su Facebook, Twitter e Instagram che, oltre a pubblicizzare le attività organizzate, forniscono al pubblico liste in continuo aggiornamento dei libri dedicati alla morte e suddivisi per categorie (libri per bambini, libri sul lutto, testi letterari, testi filosofici, ecc.). Chiunque voglia approfondire la DPL, può collegarsi a questo sito.
Ampliando notevolmente le caratteristiche degli ormai noti Death Café, di cui ho parlato in passato sul blog, queste librerie stanno svolgendo un lavoro encomiabile, soprattutto tenendo conto del periodo storico così delicato che stiamo vivendo, tra pandemie e guerre. Negli ultimi anni, volenti o nolenti, i cittadini di tutti i paesi del mondo sono stati costretti a prestare attenzione al ruolo della morte nella vita umana. Il tabù che accompagna da decenni il Tristo Mietitore non fa altro che spingerci a ragionare nei modi peggiori possibili sul limite della vita e sul senso della perdita, come dimostra tutto il dibattito pubblico sui vaccini, sulle scelte dei governi relative al lockdown, sui collegamenti – il più delle volte confusi – tra l’autodeterminazione e la salute. Studi di natura psicologica e sociologica hanno evidenziato in Italia l’aumento di patologie psichiche legate all’incapacità di gestire emotivamente gli imprevisti che si sono presentati dal febbraio 2020. Negli Stati Uniti, per esempio, vi è stato un considerevole aumento di richieste relative all’organizzazione delle proprie eredità, analogiche e digitali, accompagnate dal bisogno di parlare apertamente del proprio rapporto con la perdita e con la consapevolezza ritrovata della propria vulnerabilità esistenziale. Pertanto, la decisione in Gran Bretagna di mettere a frutto i contenuti dei libri scritti dagli esperti nel campo tanatologico all’interno di spazi pubblici specifici, offline od online, rappresenta un punto di partenza significativo per creare la condizione psicologica ed emotiva per rompere il tabù. Sarebbe, dunque, interessante provare a imitare la DPL anche in Italia. Sono sicuro che, superato l’iniziale sensazione di disagio, il numero di persone interessate a questo tipo di attività crescerebbe costantemente, come è successo in Gran Bretagna.
Voi cosa ne pensate? Ritenete che possa essere utile una versione italiana della DPL?
Attendiamo, come sempre, le vostre opinioni.

