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Gli effetti negativi della rimozione del Covid 19, di Davide Sisto

6 Novembre 2023/9 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Negli ultimi mesi ho condiviso insieme a tanti connazionali una sensazione piuttosto ricorrente: mi sembra che la mia vita sia passata direttamente dal 2019 al 2023 o, viceversa, sia tornata indietro dal 2023 al 2019, perdendo per strada due o tre anni. Mi spiego meglio. Non appena la pandemia da Covid-19 è terminata o, comunque, ha concluso la sua fase più critica, la vita quotidiana ha ricominciato ad avere le stesse identiche caratteristiche che ha avuto fino alla fine del 2019, cancellando – almeno in superficie – gli effetti emotivi e psicologici del difficile periodo vissuto tra il 2020 e il 2022. Quando, nel marzo 2020, un numero sostanzioso di utenti dei social network affermava che il mondo non sarebbe più stato lo stesso a causa della pandemia, probabilmente ha sottovalutato la capacità umana – a volte utile, spesso discutibile – di rimuovere radicalmente i problemi, facendo finta che non ci siano stati o che siamo impermeabili alle loro conseguenze. E così, ci abbiamo messo pochissimo a dimenticare il lockdown, “L’italiano” di Toto Cutugno cantata sui balconi delle abitazioni, la reiterata scritta “andrà tutto bene”, i vaccini, il green pass, il distanziamento sociale e via dicendo. Appena abbiamo potuto, abbiamo cancellato quei due anni così complicati, riprendendo le vecchie abitudini come se nulla fosse successo. Per esempio, nel mondo della formazione universitaria le innovazioni tecnologiche, che hanno sopperito più o meno positivamente alla mancanza del contatto fisico, sono quasi del tutto sparite. Nel mondo editoriale, invece, è diffusa la convinzione che i libri sulla pandemia non abbiano mercato. Gli stessi corsi universitari tendono, generalmente, a non affrontare in alcun modo quello che abbiamo vissuto e le trasformazioni che ne sono seguite.

Ma fa realmente bene la rimozione totale del periodo pandemico dalle nostre vite? È veramente utile far finta di non ricordare il periodo compreso tra il 2020 e il 2022 con tutte le sue conseguenze psicologiche ed emotive? Il 56° Rapporto Censis sulla situazione sociale dell’Italia, presentato nel dicembre 2022, ritrae il popolo italiano come profondamente malinconico, privo di speranza nel futuro, perduto all’interno di un contesto sociale, politico e culturale che non mostra un barlume di luce. La maggior parte dei dati sul benessere psicologico dei cittadini italiani mostra un incremento significativo dei sintomi della depressione e dell’ansia, soprattutto tra i più giovani, a cui si aggiunge un altrettanto importante aumento dei suicidi. Dati sulla salute mentale che trovano un riscontro abbastanza omogeneo tra i paesi dell’Unione europea, come mostra il report Health at a Glance: Europe, nato dalla collaborazione tra l’OCSE e la Commissione europea. Vero che occorre contestualizzare queste informazioni all’interno di un periodo storico che, oltre al Covid-19, sta affrontando sanguinosi e preoccupanti conflitti bellici, gli effetti del riscaldamento globale e un drammatico aumento dei costi. Tuttavia, mi pare che nei confronti della pandemia abbiamo adottato lo stesso atteggiamento che adottiamo sempre nei confronti della mortalità, nostra e degli altri: facciamo finta che non ci riguardi, che siamo automaticamente più forti dei nostri limiti, che le fragilità non ci competono. Nascondiamo, come al solito, la polvere sotto il tappeto, lasciando che i suoi effetti agiscano implicitamente indisturbati fino a presentare, di colpo, un conto salatissimo a cui non sappiamo far fronte.

E dire che la pandemia poteva essere un’occasione importante per migliorarci. La consapevolezza del rischio cagionato dal virus poteva rappresentare il punto di partenza per meditare collettivamente sulla nostra vulnerabilità e mortalità, il senso di isolamento generato dal lockdown, dalla quarantena e dal coprifuoco poteva essere la base per ricominciare a discutere insieme su nuove forme di vicinanza nello spazio pubblico. Soprattutto, la particolare situazione che hanno vissuto le persone più fragili, per età, per condizione di salute o per criticità sociali, poteva – anzi, doveva – aprire importanti spazi all’interno della società per riflettere insieme sulle strategie da adottare in vista di un’etica della cura differente e più umana.

Penso, in altre parole, che sia estremamente negativo il tentativo di cancellare di colpo le esperienze vissute tra il 2020 e il 2022. Dovremmo invece prendere su di noi il peso di quello che abbiamo attraversato, creando nuove modalità di condivisione e, soprattutto, utilizzando la paura provata nei confronti dell’ignoto per riflettere meglio sul senso della morte per la vita, sulla perdita improvvisa di chi abbiamo amato, sull’importanza di riti funebri per la nostra salute mentale.

Non pensate anche voi che quei due anni vadano ripresi, analizzati con attenzione, osservati con il giusto spirito critico, di modo da non credere di non averli vissuti? Non ritenete opportuno evitare la rimozione del Covid-19, proprio per salvaguardare il benessere collettivo? Perché, di fatto, li abbiamo eccome vissuti. Sono lì, nascosti in una parte di noi, pronti spettralmente a riemergere e a far sentire la loro opprimente presenza. Meglio affrontarli direttamente, guardarli negli occhi ed evitare che infestino il nostro quotidiano per un tempo più lungo del dovuto.

Attendiamo, come sempre, vostri commenti a riguardo.

Tags: Covid-19, rimozione, rimozione della morte
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9 commenti
  1. Piero Chiappano
    Piero Chiappano dice:
    6 Novembre 2023 in 17:12

    Gli italiani non si sono dimenticati di nulla, basta notare, giusto per fare un esempio, che l’acqua benedetta nelle chiese è tornata pochi mesi fa, nessuno riceve più l’eucarestia direttamente in bocca e il gesto di pace si limita nella maggior parte dei casi a uno sguardo. Rilevo piuttosto come il “potere costituito” abbia tutto l’interesse a che si dimentichi, perché il circo mediatico, coreografie militari comprese, istruito per dominare il popolo, tra virostar e piazzisti dell’informazione, ricatti occupazionali, violazioni costituzionali, modelli istat improvvisati, asl anarchiche, e bufale politiche (indimenticabile Draghi!), presenti a distanza di tempo forti tinte surreali che non sfuggono neanche ai bambini. Anzi, chi ha avuto lutti in famiglia, ricorda con rabbia il “trattamento” riservato ai propri cari. Ma, ripeto, non se ne può parlare, e non si può capire la portata del problema non lo si analizza avendo ben presente le dinamiche di potere sottese e le strategie di persuasione politica messe in atto. Piuttosto rifletterei sull’estrema fragilità di una psiche annientata dalla paura, priva di riferimenti sicuri, solitaria, irrazionale, molle come il burro, quale quella dimostrata dall’italiano medio. Abbiamo assistito alla massificazione della solitudine. Per quanto riguarda la funeraria, non è vero che nulla è cambiato: le cremazioni continuano a crescere, la burocrazia autorizzativa sta virando verso la dematerializzazione e quindi verso la digitalizzazione, le volontà di cremazione si possono esprimere anche telematicamente. Tutti aspetti che hanno ricevuto impulso dal periodo pandemico e che hanno accelerato il cambiamento.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      6 Novembre 2023 in 20:31

      Mi pare che nel commento si mettano insieme tantissime cose diverse. Il processo di digitalizzazione ha avuto un’accelerazione in certe direzioni mentre ha subito delle regressioni in altre. E, in realtà, è profondamente mancato un punto sulla situazione collettivo. È mancata la capacità di acquisire le difficoltà maturate soprattutto dal punto di vista psicologico, agendo di conseguenza. Certo, il problema alla base è la divisione nell’interpretazione dell’evento (i complottismi non giocano). Ma sul piano formativo – educativo si poteva, anzi si doveva fare di più. Invece, si è fatto finta di niente. Ah, certi cambiamenti sono di per sé strutturali e non è detto che siano collegati alla pandemia in maniera esclusiva.

      Rispondi
  2. Maurizio
    Maurizio dice:
    6 Novembre 2023 in 17:33

    Condivido pienamente e credo che il tutto valga per ogni zona del mondo.Penso che la natura umana sia fondamentalmente masochista e forse ha a che fare con i ritmi di vita sempre più frenetici con nessuna voglia di riflessione su di sé.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      6 Novembre 2023 in 20:31

      Lo penso anch’io

      Rispondi
  3. Antonio Nobile
    Antonio Nobile dice:
    7 Novembre 2023 in 09:48

    Oltre al vaccino è stato involontariamente inoculato un virus che ha risvegliato la parte buia dell’ essere umano, Alessandro Manzoni docet: la paura dell’ untore e quindi del prossimo a incominciare dal marito, moglie, figli. Chiusi in casa e poi chiusi nella stanza a distanza è stata una esperienza imprevista e sconvolgente che ha scosso le fondamenta e ha fatto crollare la costruzione dei rapporti interpersonali. La ricostruzione faticosa è in corso.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      8 Novembre 2023 in 01:35

      Proprio per tale ragione sarebbe opportuno parlarne pubblicamente il più possibile

      Rispondi
  4. Ferdinando Garetto
    Ferdinando Garetto dice:
    10 Novembre 2023 in 08:07

    Un piccolo commento esperienziale. Mi capita ogni tanto di parlare di cure palliative con gruppi di giovani (studenti dei primi anni di professioni sanitarie, ma non solo). Quando tocco il tema dei due anni di vulnerabilità e dolore globale del 2020-2022, dei momenti vissuti e delle occasioni perse di una “cura” che avrebbe potuto e dovuto essere psicologica, sociale e generazionale… Ebbene, ogni volta gli occhi brillano, gli sguardi si riempiono di memoria e di sofferenza ancora vera. Si crea un clima particolare di allineamento comunitario e -oso dire- spirituale. Anche per le cure palliative, in parte, sono state più le occasioni perse che le risorse attivate, ma c’è ancora uno “spazio di cura” da recuperare. La ferita del Covid, proprio perché ora apparentemente rimossa, dovrà rimanere nel tempo come dato anamnestico generazionale imprescindibile nella ricostruzione delle storie personali e familiari.

    Rispondi
    • Davide Sisto
      Davide Sisto dice:
      12 Novembre 2023 in 11:07

      Lo noto anche io durante le lezioni in Università, dove tengo corsi che affrontano esplicitamente il tema. Il confronto con le studentesse, che sono in prevalenza a Scienze dell’educazione, è molto ricco proprio perché si coglie quanto sia ancora implicitamente vivo questo periodo. Motivo per cui va affrontato esplicitamente. Grazie per la riflessione!

      Rispondi
  5. Elena
    Elena dice:
    16 Dicembre 2023 in 12:59

    Da infermiera, non posso che condividere quanto scritto nel post. L’italiano medio fa finta che non sia successo nulla e vuole che la vita scorra come prima senza nemmeno mettere in atto strategie che la pandemia può averci insegnato. Ad esempio, avremmo potuto imparare che un corretto uso delle mascherine può prevenire la diffusione non solo del covid ma di varie patologie a trasmissione aerea, e invece vedo tutti in giro che tossiscono addosso agli sui mezzi pubblici o nei luoghi di cura, senza un minimo di precauzioni. Solo in Italia la lotta al covid ha assunto connotazioni politiche, con la mascherina considerata un bavaglio, simbolo di mancanza di libertà e di oppressione. Quella stessa mascherina che diverse categorie di lavoratori hanno sempre indossato, da prima del covid, senza che nessuno si preoccupasse di loro. La popolazione, soprattutto italiana, ha messo in atto un processo di negazione, dimenticando che il covid non è affatto sparito e colpisce ancora, ma tanto , si sa, al massimo quelli che muoiono sono i vecchi e questa è una delle cose più orribile che ci ha lasciato la pandemia: invece di proteggere i nostri anziano, che hanno sofferto solitudine e abbandono durante la fase critica, li sacrifichiamo sull’altare di nostre presunte libertà. Ho visto giusto stamattina dei video dello chef Damiano Carrara che si trova a Tokyo: per le strade e nei negozi era pieno di persone con la mascherina che lì è vista come uno strumento di civiltà.
    Tutta questa negazione ci ha resi peggiori, più egoisti, più consumisti, e non ci ha insegnato nulla sul valore delle persone, della vita e della morte, Un’occasione assolutamente sprecata per l’evoluzione dell’essere umano

    Rispondi

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