Festeggiare il Natale nel lutto? di Eloisa Cotza

Riceviamo e pubblichiamo con piacere una riflessione sulle feste natalizie e il lutto della psicologa Eloisa Cotza.
Dicembre apre le porte alle feste, all’attesa del nuovo anno, alle riunioni familiari, al tempo di vacanza e di vicinanza. La ritualità che cadenza le festività ha un importante significato psicologico: le esperienze di vita che viviamo si susseguono secondo un ritmo ciclico fatto di periodi di sosta che si ripetono e restano nel tempo, anno dopo anno. Le feste portano la sicurezza del conosciuto nelle nostre vite fatte di un continuo entrare/uscire tra vecchio e nuovo, tra atteso e inaspettato, tra la conservazione e la perdita di aspetti di noi, di affetti, di relazioni. Il Natale simboleggia la nascita, la speranza, i nuovi arrivi e i nuovi orizzonti da tracciare. Il tutto si gioca in uno scenario semplice, piccolo, familiare, fatto degli affetti più vicini con cui scambiare doni e buon cibo, in un’atmosfera calda e sicura che chiamiamo casa.
Dal punto di vista psicologico il Natale rappresenta, quindi, due esperienze fondamentali: il mondo degli affetti e il senso di sicurezza. Ci sentiamo sicuri e liberi di esprimere le nostre emozioni con coloro che sentiamo realmente vicini e verso cui rivolgiamo il nostro affetto più intimo e autentico. Non c’è nascita né speranza senza gli affetti veri accanto a noi.
Si può, allora, vivere il Natale quando abbiamo perso un nostro caro? Può una moglie che ha perso il marito e che, magari, ha dei figli da accudire e crescere nel dolore della perdita e nel senso di solitudine profonda, avere ancora motivi per fare festa, per celebrare la speranza? Possono dei bambini che hanno perso un genitore sentirsi al sicuro e nella gioia di ricevere doni e di guardare avanti con fiducia? Può un genitore provare gioia, offrire e ricevere regali e attenzioni dopo la morte di un figlio? La perdita ci rimanda, inevitabilmente, a una dimensione di vuoto e di mancanza che si fa strada nella nostra mente in maniera totalizzante. Perdere chi amiamo significa anche perdere una parte di sé: ci viene strappata via la persona e il nostro unico e intimo modo di stare con lei, di amarla e di darle un ruolo nella nostra vita. Ci fa sentire del tutto impreparati, minaccia il nostro senso di sicurezza e di fiducia verso noi stessi e verso il mondo, rompe la catena del susseguirsi degli eventi della nostra storia e dei nostri progetti per il futuro.
Il lutto, in realtà, è qualcosa di profondamente radicato nella nostra esperienza di esseri umani: la nascita stessa comporta un lutto. Nascere richiede di lasciare il grembo materno, di staccarci da quell’ambiente così accogliente e nutritivo dove siamo stati concepiti. Il processo stesso della crescita comporta continue perdite: per ogni obiettivo raggiunto, per ogni apprendimento, lasciamo indietro qualcosa di vecchio per fare spazio al nuovo. Cresciamo e diventiamo adulti se e solo se abbiamo potuto separarci, spesso bruscamente, dai nostri genitori, dalle nostre origini. Crescere comporta sempre, quindi, una certa dose di sofferenza, e l’esperienza della perdita caratterizza ogni nuova acquisizione. I lutti che viviamo si ripetono e si riattivano ad ogni perdita: ogni lutto è un lutto per tutti i lutti.
Affrontare il lutto di una persona cara, nonostante la sofferenza estrema che ci fa esperire, è qualcosa a cui siamo chiamati fin dalla nostra nascita e il Natale ce lo ricorda: il bambinello nasce e il suo ingresso nella vita viene festeggiato in tutto il mondo, ma sappiamo bene che la sua nascita porta con sé la certezza della morte sulla croce. Affrontare il lutto, rielaborarlo, dargli significato può, quindi, trarre grande insegnamento dalla fatica di vivere.
Credere ancora nelle feste natalizie, vivere una festa di nascita che, nonostante la certezza della morte, si ripete e offre occasioni di vicinanza e di speranza, può iniziare a riportare un po’ di luce, tratteggiare una scia nel nostro orizzonte, nonostante il buio e la nebbia del dolore e della mancanza.
E voi come sentite queste festività? Ritenete che sia possibile vivere le feste con speranza quando si è in lutto?












credo di sì che si possano vivere le festività del Natale con la speranza, un conto è il dolore per la perdita un altro è la speranza.
noi purtroppo viviamo il Natale quasi solo come festa ….regali, pranzi…cenoni….se ritornassimo al vero significato del Natale e lo vivessimo davvero come un grande segno di speranza allora potrebbe cambiare anche il nostro dolore.
Cara Maria Rosa hai proprio ragione: la speranza si fa strada anche quando sembra non esserci. Le più importanti tappe della vita ci pongono di fronte ad un bivio a due direzioni: una che guarda verso il futuro, il nuovo, lo sconosciuto, l’altra che torna indietro e spesso ci fa restare immobili. Credo che la tua visione di speranza possa portare grande supporto in chi vive il dolore della malattia e della perdita. Grazie
Che dire se non che questo è un bellissimo post? La speranza quando è più difficile sperare: un augurio vero e profondamente umano, senza togliere nulla al dolore. Grazie
Grazie a te Ferdinando per questa risonanza di significati e di orizzonti di vita.
Sono disperata perché domenica pomeriggio è morta la mia cagnolina Stella. Non aveva ancora sei anni. Dopo un mese di cure intensive e con la speranza che ce l’avrebbe fatta è subentrata un’altra infezione e se l’e` portata via . E io sto impazzendo di dolore . Mi sento in colpa per non averla potuta salvare. Che forse è colpa mia perché nel tempo avrei potuto farle fare qualche visita in più, che le ho fatto mangiare qualcosa di sbagliato……Mammamia che incubo. Mi manca da impazzire e vorrei poterla seguire per stare sempre con lei. Qualcuno può darmi una mano per alleviare un pochino il dolore di questa perdita? Grazie
L’ho condiviso anche quest’anno come il più bel messaggio di auguri per questi giorni.
Ancora grazie!
Grazie Ferdi!