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Tag Archivio per: tabù

L’ascesa dei podcast sulla morte e il lutto, di Marina Sozzi

22 Settembre 2025/4 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Negli ultimi anni, il formato dei podcast ha raggiunto un’enorme popolarità anche in Italia, diventando un mezzo fondamentale per l’informazione, l’intrattenimento e la riflessione personale. Tra questi, numerosi podcast hanno affrontato il tema della morte e del lutto, coinvolgendo un pubblico ampio e variegato, composto anche da chi, fino a poco tempo prima, non aveva mai avuto occasione di confrontarsi con queste tematiche. Benché la maggior parte degli autori affermi di stare affrontando un argomento tabù, il proliferare di questi podcast ci dice, ancora una volta, come il nostro tempo stia scalzando il tabù della morte, portando la riflessione sulla morte e il morire a strati molto ampi di popolazione.
Secondo il filosofo Edgar Morin, il disadattamento dell’essere umano di fronte alla morte affonda le radici nella notte dei tempi, risalendo a quando l’uomo ha preso consapevolezza della propria mortalità. Se è vero che il disagio di fronte alla morte è una costante antropologica, è altrettanto evidente che oggi, rispetto a epoche passate, è diventato più agevole e naturale parlare di questo tema. La società moderna assiste a un cambiamento di paradigma: le persone condividono le proprie esperienze di lutto e la loro relazione con la morte (sebbene in modi diversi dal passato), contribuendo a normalizzare argomenti che storicamente hanno suscitato ansia e paura. In questo contesto, i podcast si configurano come uno strumento prezioso per una più ampia divulgazione.
Esploriamo alcuni podcast significativi che affrontano la morte e il lutto, evidenziando i temi trattati e le loro peculiarità.

1. L’unica cosa certa, 2024 (ChoraMedia in collaborazione con Fondazione Vidas)
Questa serie è dedicata alle storie di coloro che si trovano o si sono trovati ad affrontare la morte. La giornalista Francesca Berardi conduce conversazioni con persone che hanno dovuto trovare modi per andare avanti dopo la morte di una persona cara, che talvolta è stata annunciata da una diagnosi e altre volte è avvenuta all’improvviso. Non mancano i contributi di esperti come Davide Sisto, Vito Mancuso, Francesca Brandolini e Laura Campanello. Qui trovate una descrizione più approfondita.

2. Morire. Viaggio nell’ultimo tabù, 2024 (DMTC in collaborazione con Il Corriere della Sera)
Realizzato da Jacopo Pozzi, questo podcast affronta la paura della morte, esplorando le varie sfaccettature di questa esperienza universale. Una molteplicità di voci, disposte ad addentrarsi nella fragilità di ognuno di noi.

3. Il Podcast della morte, 2024/25 Questo progetto si propone di offrire una vera e propria “Death Education”. Ogni episodio è dedicato a una personalità – autore, docente, artista o professionista – che esplora il tema della morte. Passando da Ines Testoni a Umberto Curi e Davide Sisto, il podcast non si limita a trattare tematiche serie, ma include anche episodi più leggeri e curiosi, come quelli dedicati al macabro o a racconti sulle possessioni demoniache. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale: (https://www.podcastdellamorte.it).

Anche Francesca Biavardi, definendosi nel suo sito come “Death Educator”, propone una riflessione molto personale su come trasformare il lutto in un’opportunità di crescita. Il suo podcast, Luttoh. Educare alla morte per imparare la vita, 2024/25, conta già 49 episodi, con contenuti mirati a sensibilizzare e formare gli ascoltatori sulla dimensione inevitabile della morte.

Un’altra proposta è stata Digital Requiem, 2024 realizzato da Francesco Perlini e Nicola Vasini per Il Post. Questo podcast si distingue per il suo approccio particolare: trae ispirazione dalla storia di un padre che, dopo la perdita del figlio, cerca in tutti i modi di accedere all’iPhone del ragazzo per recuperare foto e messaggi degli ultimi momenti trascorsi insieme. La narrazione si intreccia con una riflessione più ampia sui temi della privacy e sulla complessità della gestione dell’eredità digitale di chi è venuto a mancare. In questo contesto, l’expertise di Davide Sisto è fondamentale, e viene interpellato per fornire la sua visione su questi temi attuali.

Potrei continuare a elencare altre produzioni, ma temo di annoiarvi. Se digitaste su Google “podcast sui temi della morte e del lutto”, vi rendereste conto della moltitudine di opzioni disponibili.

In conclusione, in questi podcast, perlopiù divulgativi, vi sono da un lato riflessioni che vale la pena ascoltare, e che possono aiutare anche le persone più restie a parlare di morte che è normale soffrire ed è possibile stare meglio, come è anche possibile imparare a condividere le proprie esperienze di perdita. Dall’altro lato, nel loro intento divulgativo, vanno incontro a un rischio di semplificazione, o peggio, a quello di offrire implicitamente dei modelli di superamento del lutto, proprio quando la teoria ci ha ormai, e finalmente, insegnato che ogni lutto ha una sua storia singolare, e spesso non ripetibile.

E voi? Avete avuto l’occasione di ascoltare alcuni di questi podcast sul tema della morte? Che impressioni vi hanno lasciato? Vi sono stati di aiuto in qualche modo? Volete suggerircene qualcuno in particolare?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2025/09/vidas.png 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2025-09-22 12:31:082025-10-21 12:00:59L’ascesa dei podcast sulla morte e il lutto, di Marina Sozzi

Di cosa parliamo quando parliamo di morte? di Marina Sozzi

4 Novembre 2024/5 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Quando parliamo di morte, è evidente che non ci riferiamo all’istante dell’exitus, al momento del decesso: di questo evento puntuale, del quale nessun essere umano vivente ha esperienza, nulla sappiamo e nulla possiamo dire.

Vladimir Jankélévitch, interessante filosofo esistenzialista del Novecento, scriveva che è impossibile pensare la morte, intesa in quel senso, e che «il pensiero del nulla è un nulla del pensiero». Così tutti quei monaci, santi e gentiluomini che meditavano guardando un teschio, nei quadri medievali e rinascimentali, non stanno in realtà pensando a niente:

«…in questo concetto di una nichilizzazione totale, non troviamo niente a cui afferrarci, nessuna presa a cui la comprensione possa aggrapparsi. Il pensiero del niente è un niente di pensiero, poiché il nulla dell’oggetto annichila il soggetto: non si pensa un niente, non più di quanto si veda un’assenza, così che pensare il niente è non pensare a niente, dunque è non pensare» (V. Jankélévitch, La morte, p. 39)

Cosa abbiamo quindi in mente quando condividiamo il pensiero che sia importante e utile ragionare sulla morte e confrontarci?

I nostri discorsi vertono principalmente su tre temi: 1) la paura della morte, cioè il pensiero più o meno ricorrente e più o meno angosciante della propria fine o della mortalità delle persone che ci sono care; 2) il morire, ossia il processo di avvicinamento alla propria morte, a seguito di una prognosi infausta, e 3) il lutto, in altre parole ciò che accade a chi resta. Poi, certamente, possiamo riflettere sui riti, o sulla conservazione e tutela della memoria di chi ha lasciato la vita.

Quando parliamo di morte, quindi, paradossalmente, parliamo di vita. L’ultimo tratto di strada delle persone è vita, anzi spesso, come ci insegna chi opera in cure palliative, una vita intensa e preziosa. E vita è quella di chi ha subìto una perdita, di chi ricorda, di chi celebra, di chi teme, di chi prova ansia o angoscia.

Parliamo, più in generale, non della ma intorno alla morte. Ciò che è interessante, in altre parole, è il nostro modo di affrontare il morire e la perdita, individualmente, culturalmente e socialmente. Per comprenderlo occorre esaminare il “sistema della morte” che opera nel nostro contesto, che permette a tutti noi di sapere come comportarci quando incontriamo l’evento più temuto, tenendo conto che ogni sistema della morte è intrecciato con la dimensione sociale, politica ed economica di un paese.

Ciò che è interessante, in sintesi, è come ci prendiamo cura dei morenti, se sappiamo accompagnarli e sostenerli, se riusciamo a rendere tollerabile il morire; come consideriamo e trattiamo gli anziani; come supportiamo chi cura, i caregiver formali e informali; come riusciamo a prevenire il suicidio; come ci prendiamo cura dei lutti faticosi e difficili, come manteniamo la memoria e commemoriamo i nostri morti.

Ma per capire il nostro «sistema della morte», occorre restare aperti a ciò che di nuovo è emerso negli ultimi decenni: la crescita delle cure palliative, innanzitutto. La dimensione online dell’elaborazione del lutto. Le nuove forme di socializzazione della morte, meno legate a protocolli rituali e più personali e intime, gestite insieme alle persone che ci sono affini e vicine. Occorre anche tenere presenti le differenze tra nord e sud, tra città e provincia, abbandonando le perniciose generalizzazioni che ci portano ad affermare che «la società occidentale nega la morte».

Per capire il nostro specifico modo di confrontarci con il morire e con la perdita, dobbiamo smettere di lanciare anatemi, sussumendo tutto quanto è diverso dal passato sotto il cappello della negazione, del tabù, o della rimozione della morte.

Occorre ripartire senza più usare il concetto prêt-à-porter del tabù, per comprendere più profondamente, e senza pregiudizi, ciò che ci circonda: senza trionfalismi, perché ogni «sistema della morte» è modificabile e migliorabile; ma anche con la consapevolezza che la morte è ardua da affrontare, e tutte le società, del presente e del passato, in qualche misura hanno sempre negato e negano la morte, pur dovendola anche in parte accettare, come dato di fatto incancellabile. Nulla di nuovo dal fronte occidentale.

Mi stanno molto a cuore le vostre riflessioni, e aspetto come sempre i vostri commenti.

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