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Tag Archivio per: musica

L’heavy metal e l’onnipresenza della morte di Davide Sisto

11 Ottobre 2018/4 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Mi è capitato, ultimamente, di riflettere sul legame profondo che vige in modo inconsapevole tra i miei studi tanatologici e la mia più grande passione: l’heavy metal. Spesso osteggiato o censurato senza autentica cognizione di causa, l’heavy metal è un genere musicale piuttosto particolare, addirittura al centro di studi universitari interdisciplinari (gli Heavy Metal Studies). La sua nascita, solitamente fatta risalire a fine anni ’60 con l’uscita dell’album omonimo dei Black Sabbath, è collegata ad alcuni specifici obiettivi artistici e culturali, i quali rientrano nel campo del politicamente scorretto: il rifiuto dei cliché conformisti della società perbenista, il desiderio di esprimere in musica un certo malcontento sociale, la voglia teatrale di scandalizzare l’opinione pubblica trattando tematiche ritenute scabrose e inopportune dai più.

Proprio quest’ultimo aspetto va tenuto bene a mente, poiché uno dei temi in assoluto più affrontati nei testi delle band heavy metal è la morte. Vi è un sottogenere – il “Doom Metal” – il cui filo conduttore tematico è l’ineluttabilità del morire, da cui deriva una visione radicalmente nichilistica della vita. Un altro sottogenere – il “Gothic Metal” – si richiama, in modo a volte semplicistico a volte invece piuttosto sarcastico, al connubio “Eros-Thanatos”, così come veniva affrontato in termini poetici durante l’epoca del romanticismo tedesco. Se prendiamo un album a caso di una band famosa interna a quest’ultimo sottogenere, i Type O Negative, troviamo canzoni così intitolate: “Love You to Death”, “Everyone I Love is Dead” o “Everything Dies”. Vi è addirittura un sottogenere decisamente estremo nei suoni che si chiama “Death Metal” e che prende il nome – almeno, secondo gli esperti – da una band americana degli anni ’80: i Death. E si potrebbe andare avanti per ore, citando tutti i testi delle canzoni e i titoli degli album di natura tanatologica.

In altre parole, la rimozione sociale e culturale a cui è stata sottoposta nel corso del Novecento, ha trasformato la morte nel tema per eccellenza di un genere musicale le cui fondamenta sono costituite dal bisogno di parlare, in modo spesso enfatico ed esagerato, degli argomenti che vengono generalmente elusi nello spazio pubblico. La pornografia della morte, per usare l’arcinota espressione di Geoffrey Gorer, rappresenta un riferimento ineludibile per chi vuole, attraverso una specifica forma artistica, essere controcorrente o “anticonformista”. Ma non c’è soltanto, e per fortuna, il bisogno di scandalizzare l’opinione pubblica nelle espressioni tanatologiche dell’heavy metal. C’è anche, da un lato, l’esigenza di sottolineare un radicale disincanto esistenziale legato al memento mori: “è inutile che tu faccia finta di niente, tanto prima o poi ti tocca morire”. In altre parole, vi è la tendenza a riconoscere limpidamente la piena coappartenenza reciproca tra il vivere e il morire, di modo da offrire all’essere umano – tramite la violenza sonora – uno strumento artistico con cui ribellarsi culturalmente alla propria condizione mortale. Da un altro, vi è il bisogno di toccare una corda emotiva molto dolorosa per le persone, con l’obiettivo di offrire una forma musicale di conforto. “One Last Goodbye” degli Anathema è il non plus ultra di questo ultimo obiettivo: una ballad strappalacrime dedicata dai due leader del gruppo, i fratelli Cavanagh, alla mamma morta durante la registrazione dell’album che contiene questo brano.

Al di là delle singole motivazioni, è senz’altro buffo – se osservato con il doveroso distacco – sentire il pubblico dei Metallica gridare ripetutamente e all’unisono nelle arene di tutto il mondo “die”, mentre il cantante James Hetfield canta la strofa “Die by my hand, I creep across the land, killing first born man”, durante l’esecuzione della canzone “Creeping Death”.

Ora, sarebbe curioso fare un salto indietro nel tempo e vedere se, in assenza di rimozione sociale e culturale della morte, l’heavy metal si sarebbe soffermato in modo così ossessivo sul tema. Forse sì, dal momento che il morire è accompagnato dal dolore e dalla sofferenza, dunque da sentimenti dominanti in un genere musicale che esorcizza la negatività tramite la sua enfatizzazione. Forse no, perché all’interno di un rapporto umano più pacifico con la propria fine non ci sarebbe stato lo spazio per darne una coloritura trasgressiva e percepita come inopportuna. Credo, in altre parole, che se mi occupo di tanatologia molto dipenda dall’abitudine a sentir parlare di morte nelle canzoni dell’heavy metal. Credo anche, da un altro punto di vista, che questa presenza morbosa del Tristo Mietitore all’interno di nicchie sonore anticonformiste sia dovuta al pessimo legame sociale e culturale che abbiamo negli ultimi decenni creato con il fine della vita.

Conoscete questo genere musicale? Ma soprattutto: avete riflessioni da fare a proposito del tema della morte nella musica? Vi interessa?

 

 

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2018/10/death-e1539183985558.jpeg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2018-10-11 16:35:082018-10-11 16:35:08L’heavy metal e l’onnipresenza della morte di Davide Sisto

Una musica d’arpa per i morenti

4 Gennaio 2016/6 Commenti/in La fine della vita/da sipuodiremorte

Buongiorno amici, è con piacere che ricomincio a scrivere questo blog dopo un po’ di latitanza, dovuta da un lato alla mia convivenza col cancro, dall’altra al notevole impegno che comporta portare la giovane Infine Onlus a ottemperare alla sua mission.

Saprete, forse, che il New York Times ha un blog molto interessante per i lettori di Si può dire morte, dal titolo The End.
In The End, che ha una candela appena spenta come logo, sono pubblicati, con frequenza plurisettimanale, articoli che hanno il fine vita come tematica centrale, intorno alla quale ruotano varie considerazioni e molti autori.

Recentemente mi ha colpito un articolo intitolato Song of Transition (Canzoni del passaggio), scritto da Jennifer L. Hollis. Jennifer è una giovane musicista che suona l’arpa e che, di mestiere, fa la music thanatologist, che in italiano suonerebbe: tanatomusicologa, musicotanatologa o qualcosa del genere. Il fatto che la traduzione sia ardua la dice lunga. Non stiamo parlando qui esattamente di musicoterapia, termine che va sempre spiegato, ma che si è già sentito nelle nostre lande.
Jennifer non ha un atteggiamento terapeutico. Si reca nelle camere dei morenti, suona l’arpa e talvolta canta. Non suona però la prima melodia che le viene in mente, ma accorda il ritmo della musica a quello del respiro del morente. La musica, così, scrive Hollis, riflette il processo stesso del morire. Nella stanza la musica crea uno spazio più intimo, e il morente e la famiglia si preparano a dirsi addio con maggiore calma.
Talvolta le accade di essere presente quando la morte sopraggiunge, e questa esperienza le ha insegnato che esserci, anche se estranei, è importante per chi ci lascia e per chi resta: i familiari la ringraziano per averli accompagnati con la bellezza attraverso la loro sofferenza, per essere stata testimone del loro dolore. Attraverso il suo lavoro Jennifer ha imparato che lei stessa, e la sua vita, sono fragili e vulnerabili, e proprio per questo cerca di prendersi cura di ogni cosa con attenzione e con gioia. Benedetta consapevolezza della mortalità!

Jennifer non è negli Stati Uniti una figura isolata: oltre all’articolo per il New York Times e diversi altri, è autrice del libro Music at the End of Life: Easing the Pain and Preparing the Passage, e ha un sito web, http://jenniferhollis.com/. Il sito rinvia ad un’associazione internazionale della Music Thanatology (http://www.mtai.org/), con molti associati statunitensi, ma alcuni anche canadesi, australiani, inglesi, spagnoli e olandesi. Un’associazione professionale, che ha istituito l’ambito della musico-tanatologia nel 2004, e che ha anche una rivista, http://www.journal.mtai.org/.
E, se volete farvi un’idea della musica proposta, date un’occhiata a http://www.cdbaby.com/cd/claudiawalker. Clicca qui se vuoi assistere a Un’esperienza di musicotanatologia.

Per concludere, e per non farvi fare indigestione di siti, vorrei fare un’osservazione: in cosa consiste, in sintesi, la musico-tanatologia? E’ un ambito inerente l’accompagnamento alla morte, certo, e se volete è un modo per introdurre innovazione all’interno delle cure palliative.
E noi? Perché sempre così in ritardo? Può piacerci o respingerci la proposta della musica: non si tratta di questo. Perché siamo, tra i paesi europei, così poco creativi intorno a quel momento delicato, difficile, che è la fine della vita, che ci spaventa ma proprio per questo ci sfida? Perché sappiamo solo sempre delegare e fare gli struzzi?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2016/01/Fotolia_86307954_XS2-e1451841105320.jpg 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2016-01-04 09:39:382016-01-04 16:42:30Una musica d’arpa per i morenti

Che ruolo ha la musica alla fine della vita?

25 Aprile 2014/12 Commenti/in Vecchiaia/da sipuodiremorte

Nell’entusiasmante viaggio che ho fatto in Sicilia prima di Pasqua per presentare Sia fatta la mia volontà, ho conosciuto alcune di quelle rare persone che si scolpiscono nella memoria, e nel cuore. Una di queste, oltre alla mia ospite, la bioeticista Giusi Venuti, è Raffaele Schiavo, musicista e musicoterapeuta, che si occupa dell’accompagnamento dei morenti attraverso la musica. Portando il suo lavoro in Canada, a Toronto all’HPCO annual conference, Raffaele ha avuto un grande successo ed è stato premiato come migliore presentazione orale dell’intero convegno. Date un’occhiata al video: http://www.youtube.com/watch?v=2vxP8u9wCQ0
Combinazione, sempre dal Canada mi arriva la seguente riflessione, che riguarda proprio l’utilizzo della musica alla fine della vita. La palliativista Ira Byock ritiene che vi siano quattro sentimenti che permettono di chiudere bene le relazioni alla fine della vita: l’amore, la gratitudine, il perdono e il commiato. E, come è noto, la possibilità di portare a compimento le relazioni ha un grande importanza per chi sta morendo. Le canzoni, la musica sanno condurre questi messaggi affettivi più efficacemente e più rapidamente delle parole, sostiene la dottoressa Byock. E racconta della morte della propria nonna: due canzoni hanno aiutato la sua famiglia a darle l’addio. Una è la canzone Wind Beneath My Wings, che contiene le parole che hanno permesso alla madre di dire alla nonna: «Sapevi di essere la mia eroina, colei che vorrei diventare; io posso volare più in alto dell’arcobaleno, tu sei il vento che spiega le mie ali». La seconda canzone è Eagles’ Wings, una canzone cristiana che ha aiutato la stessa dottoressa Byock a esprimere la speranza nella vita dopo la morte: «Egli ti solleverà sulle ali dell’aquila, ti innalzerà sopra il respiro dell’alba, ti farà splendere come il sole, e ti terrà in palmo di mano.»
Mi piacerebbe approfondire con voi questo tema: avete delle esperienze da raccontare? Ci sono stati momenti alla fine della vita dei vostri cari, o dei vostri pazienti, in cui la musica ha assunto un particolare rilievo? Che cosa pensate della musicoterapia? Dovrebbe essere integrata nelle competenze richieste in cure palliative?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2014/04/images-3.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2014-04-25 09:11:442018-10-23 18:42:14Che ruolo ha la musica alla fine della vita?

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