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Tag Archivio per: definizione della morte

Biancaneve e la morte apparente oggi

2 Settembre 2014/6 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Avete mai riflettuto sul fatto che la bellissima favola dei fratelli Grimm, Biancaneve, è in sostanza la storia di una morte apparente? Biancaneve nella bara trasparente, i nanetti che piangono, e il principe che la risveglia dal sonno della morte con un bacio? Biancaneve è stata scritta, a partire dal folklore popolare della Franconia, nel 1812, in un’epoca in cui il tema della tafofobia (il timore di essere sepolti vivi) era molto presente. Benché il secolo XVIII e XIX abbiano rappresentato l’apice dell’attenzione per il fenomeno della morte apparente, sia nella trattatistica medica che nella letteratura, forse l’inquietudine sul confine tra la vita e la morte non è ancora oggi completamente placata.
Ma cosa alberga dietro la paura? E’ la difficoltà che la medicina ha incontrato nello stabilire un criterio definitivo, univoco e indiscutibile, di definizione della morte, e di identificazione dei segni della morte. Il fatto che la morte sia un processo, e non un interruttore che si spegne, complica le cose.
Paradossalmente, l’avanzare della scienza e degli strumenti di verifica non ha avuto una funzione decisiva nel tranquillizzare gli animi. In epoca premoderna e moderna si metteva una candela sul petto del presunto morto per verificare la presenza del respiro. Era un segno forse manchevole, ma si aveva fiducia nella chiamata divina. Era Dio che stabiliva la vita e la morte, richiamando l’anima a sé, e per l’uomo si trattava soltanto di constatare: Dio non sbaglia.
Da quando, all’incirca alla metà del Settecento, si è cominciato a vedere nella morte un passaggio umano, che riguarda il corpo, e poco per volta il medico è divenuto la figura centrale della “constatazione della morte”, ci si è sentiti più insicuri.
Il medico, uomo come me, può errare. E se dichiara che io sono morto mentre non lo sono ancora? Da questo allarmante interrogativo nasce un profluvio di letteratura: i medici ragionano sulla necessità di attendere l’inizio della putrefazione per seppellire un corpo, e quindi sull’esigenza di stabilire luoghi adeguati di attesa. I letterati narrano storie di presunti cadaveri che si risvegliano grazie a particolari situazioni: il portatore della bara inciampa e il cadavere si sveglia; i ladri aprono la tomba per rubare un anello e salvano il malcapitato sepolto vivo, che torna a bussare alla porta della propria casa… e così via. Inutile ricordare la centralità del tema nella narrativa di Edgar Allan Poe.
Nel Novecento c’è stata una pausa di maggiore serenità tra gli individui, dovuta alla centralità data al criterio cardio-circolatorio, misurabile attraverso un tanatogramma di venti minuti, unito comunque al Regolamento di Polizia Mortuaria che, ieri come oggi, prevedeva che venisse rispettato un dato periodo di osservazione fino alla comparsa di fenomeni tanatologici certi.
Ma con il 1968, e l’introduzione del criterio cerebrale di accertamento della morte, si è rischiato, dal punto di vista della comprensione dell’uomo comune (le discussioni riguardano soprattutto i non specialisti) di ricreare ansie e incertezze. Il “cadavere” tenuto in vita da macchine, il cosiddetto “cadavere a cuor battente”, così fondamentale per la medicina dei trapianti, fatica a essere concepito come tale dai suoi cari. Non è intuitivo pensare come cadavere un corpo che respira, è caldo, e a cui batte il cuore. Ed ecco quindi una nuova paura, quella della “predazione” d’organi, che non è altro che un travestimento della vecchia tafofobia.
Quello che è arduo comprendere, a livello di mentalità, è l’idea processuale della morte. Si entra in un processo di morte, e a un certo punto si può constatare l’irreversibilità di tale processo. Non si tratta di identificare un istante cruciale.
Sul tema della definizione della morte la riflessione socio – culturale non abbonda. Due pietre miliari esistono comunque, anche in Italia: il libro di Carlo Alberto Defanti, Soglie, 2007 (Bollati Boringhieri); e, recentissimo, ampio e avvincente, il volume a cura di Francesco Paolo de Ceglia, Storia della definizione di morte, 2014 (Franco Angeli)
Si tratta di opere di approfondimento, con taglio culturale, per coloro che hanno un interesse per questo tema: l’ampia ricerca coordinata da de Ceglia ha anche il pregio di indagare molte culture, antiche e contemporanee, non solo quella occidentale.
C’è però un aspetto che mi piacerebbe approfondire con una ricerca (chissà, magari in futuro), ed è: noi oggi abbiamo ancora paura di essere sepolti vivi? E in cosa consiste la nostra contemporanea tafofobia? A cosa pensiamo quando proviamo questa inquietudine? Ai nostri organi? Alla possibilità di svegliarci nella tomba, o di percepire dolore nel fuoco durante la cremazione? Alla presunta incompetenza dei sanitari che ci dichiareranno morti? O invece abbiamo una paura completamente nuova e opposta, ossia di essere tenuti artificialmente in vita come cadaveri a cuor battente, a discapito della nostra dignità di essere umani?
Cosa ne pensate?
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https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2014/09/Biancaneve-nella-bara.png 263 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2014-09-02 14:57:022014-09-02 14:57:02Biancaneve e la morte apparente oggi

Donare gli organi

1 Luglio 2013/18 Commenti/in La fine della vita/da sipuodiremorte

Cari amici, vorrei affrontare con voi il tema delle donazioni degli organi.
Oggi, a fronte delle raffinate tecniche che permetterebbero di salvare molte persone in attesa di un organo, vi sono poche donazioni. Qualche tempo fa, un membro dell’Associazione Italiana dei Trapiantati di Fegato, AITF (www.aitfnazionale.it), mi ha detto: “E’ doloroso veder morire persone che hanno tanto atteso inutilmente un organo che potesse salvarle”.
In Italia esiste una legge, la n. 91 del 1999, “Disposizione in materia di prelievi e trapianti di organi e di tessuti”, che prevede un principio di silenzio/assenso (art. 4) in relazione al prelievo, e un’ampia campagna di informazione e sensibilizzazione dei cittadini, fin dalla scuola. Tuttavia, l’articolo 4 non è ancora in vigore, e valgono pertanto le norme “transitorie” (dopo 14 anni!!), secondo le quali il prelievo può avvenire solo nel caso in cui sia presente una esplicita dichiarazione di assenso da parte del potenziale donatore, oppure con il consenso dei congiunti. Per quanto riguarda la promozione culturale della donazione, non si è visto molto, salvo il prezioso lavoro delle associazioni non profit (oltre all’AITF, anche l’AIDO, l’Associazione Italiana Donazione degli Organi, www.aido.it).
Il fatto è che purtroppo, in assenza d’informazione e sensibilizzazione, sovente gli organi vengono negati.
Da un lato, c’è una forte resistenza a pensare, in vita e in salute, alla propria morte, come ben sanno i lettori di questo blog. Non si donano gli organi per la stessa ragione per cui non si fa testamento. E non se ne parla in famiglia, per evitare discorsi ritenuti “sgradevoli”.
Quando poi, in assenza di dichiarazioni del potenziale donatore, si chiede ai parenti, ci si scontra con timori ancora maggiori. Nonostante l’irreversibilità della morte cerebrale, i congiunti faticano a vedere la morte del loro caro cui una macchina tiene il cuore e i polmoni in funzione. Da questo punto di vista, come ha scritto anche Carlo Alberto Defanti nel bellissimo libro Soglie. Medicina e fine della vita, Bollati Boringhieri 2007, sarebbe più corretto (e comprensibile a molti) parlare, invece che di morte cerebrale, dell’inizio di un processo irreversibile di morte, di “punto di non ritorno”, in base al quale il trapianto è lecito. Defanti afferma che questo chiarimento contribuirebbe a “dissipare l’atmosfera di ambiguità che ancora regna in materia nell’opinione pubblica”.
Altre volte, poi, di fronte alla richiesta medica di poter prelevare gli organi di un congiunto, molti hanno la sensazione che si possa trattare di una “profanazione” del corpo. Eppure, anche la religione ebraica, per la quale, come è noto, l’integrità del corpo è essenziale, è favorevole alla donazione degli organi: nella graduatoria delle azioni morali, salvare una vita occupa il primo posto.
Personalmente, ho già provveduto a scrivere un documento, che tengo nel portafoglio, nel quale dichiaro di voler donare i miei organi in caso di morte cerebrale (andate a vedere come si può diventare donatori al link: http://aitfnazionale.it/index.php?i_tree_id=11).
Voi l’avete fatto? Lo farete? Ci avevate mai pensato?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2013/07/imgres-1.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2013-07-01 11:26:132013-07-01 11:26:13Donare gli organi

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