Il transumanesimo e l’ingiustizia della morte, di Davide Sisto
Durante un’intervista di alcuni anni fa, Peter Thiel, dopo aver confessato di non credere che la democrazia sia compatibile con la libertà, afferma in maniera perentoria: “L’unica vera disuguaglianza a cui riesco a pensare è quella tra chi è vivo e chi è morto”. Peter Thiel è uno degli imprenditori più influenti della Silicon Valley. È cofondatore di PayPal, uno dei primi investitori in Facebook, nonché un ideologo conservatore vicino alle strategie politiche e tecnologiche dell’attuale destra americana trumpiana. Come svariati altri suoi colleghi della Silicon Valley vicini alle politiche statunitensi di Trump, Thiel fa parte del mondo del transumanesimo.
L’origine del termine “transumano” viene ricondotta, generalmente, a Julian Huxley, fratello biologo del noto scrittore Aldous. Nel libro New Bottles for New Wine (1957) egli scrive: “L’uomo rimarrà uomo, ma trascenderà sé stesso, realizzando nuove possibilità della, e per la, sua natura umana. Io credo nel transumanesimo: una volta che vi saranno abbastanza persone disposte ad affermarlo con sincerità, la specie umana si troverà sulla soglia di un nuovo tipo di esistenza, tanto diversa dalla nostra quanto la nostra è diversa da quella dell’uomo di Pechino”. Questa idea dell’uomo che trascende in autonomia sé stesso è ricorrente tra i fautori di questo movimento internazionale, il quale spesso ricorda più una setta religiosa che una corrente filosofica o scientifica. Per esempio, nel manifesto dei transumanisti italiani leggiamo la seguente frase: «è possibile e auspicabile passare da una fase di evoluzione cieca a una fase di evoluzione autodiretta consapevole». Ecco ritornare implicitamente l’affermazione di Thiel: i transumanisti si pongono come obiettivo primario per la realizzazione di questa evoluzione autodiretta consapevole la sconfitta dell’invecchiamento e della morte. Gli spazi a disposizione del blog non permettono un’analisi meticolosa di tutte le sfumature chiaroscurali del pensiero transumano. Vi sono, infatti, attuazioni del tutto positive dello scopo teorico di partenza: ad esempio, Raymond Kurzweil ha inventato la Kurzweil Reading Machine, il primo computer per non vedenti in grado di riconoscere i caratteri di testo e convertirli in voce. Tuttavia, rimane un aspetto molto problematico all’interno del movimento: la maggior parte dei transumanisti elabora teorie e strategie scientifiche non riconosciute dalla scienza e dalla medicina ufficiali. Criogenia, mind uploading, l’uso di pillole miracolose, trasfusioni di sangue: personaggi come Max More, Aubrey De Grey, Bryan Johnson (sulla cui ossessione per la vita eterna è possibile vedere un documentario targato Netflix e intitolato “Don’t die. L’uomo che vuole vivere per sempre”), Zoltan Istvan, ecc. cercano di inventarsi ogni possibile trovata pseudo-scientifica per annientare il nemico – la morte – che a loro detta produce disuguaglianza. Lo fanno, mettendo in primo piano un principio tanto semplice quanto significativo: la sconfitta della morte presuppone ingenti quantità di denaro, dunque solo chi ne dispone potrà permettersela quando si riuscirà finalmente a raggiungere l’obiettivo. L’immortalità, in altre parole, non è uno scopo democratico, ma occorre comprarla a caro prezzo.
Il fatto che il transumanesimo svolga oggi un ruolo primario nelle politiche statunitensi e attiri l’attenzione dei multimilionari della Silicon Valley dimostra come, in un momento storico in cui si cerca di superare il tabù della morte, sia particolarmente intenso il rapporto tra il potere e il desiderio dell’immortalità. In altre parole, vi è un mondo di persone benestanti che, convinto di poter comprare qualsiasi cosa e di esercitare la propria forza in maniera arbitraria, non accetta l’unico evento del tutto indifferente alla quantità di denaro conservato nelle banche. Se notate, è un tratto tipico delle persone potenti odiare o temere la morte. Proprio per tale ragione, tenuto conto di quanto il transumanesimo sia un fenomeno progressivamente in crescita, è necessario coltivare il sano percorso di educazione all’accettazione della propria mortalità e, ancora di più, di comprensione del ruolo democratico della morte all’interno della vita umana. Penso che ciò sia importante come argine al senso di onnipotenza che un gruppo di persone privilegiate coltiva al di là di ogni ragionevolezza e verità scientifica all’interno di una visione profondamente capitalistica dell’esistenza umana. Questo senso di onnipotenza è estremamente diseducativo, perché traduce la comprensibile paura della morte e il parallelo fenomeno della sua rimozione in un punto di partenza per accrescere la diseguaglianza sociale ed economica già ampiamente presente.
Voi cosa ne pensate? Conoscete il movimento del transumanesimo?
Attendiamo le vostre risposte.












Non sono d’accordo, Solo perché è probabile che i ricchi ne beneficino per primi, non significa che non dovremmo aspirare a prolungare il più possibile una vita umana in buona salute. Molte cose sono prima “per i ricchi” e poi scendono di prezzo (viaggi aerei, automobili, telefoni cellulari, computer…). Sì, la morte può essere “democratica”, ma non per questo va accolta con piacere, a meno che non si sia religiosi e si sia convinti di andare in un posto migliore. Alla maggior parte delle persone piace essere vive. La maggior parte della cultura e della scienza umana può essere vista come diversi modi in cui non ci siamo limitati ad accettare ciò che la natura ci ha dato, ma abbiamo cercato di migliorarlo. Gli esseri umani preistorici avevano una durata di vita media di circa 30 anni perché morivano di malattie, ferite, freddo, fame o venivano mangiati da animali selvatici…
Un conto è migliorare costantemente la condizione di vita di tutti gli esseri umani, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza, un conto è proporre strampalate teorie scientifiche a caro prezzo, prive di fondamento. Anche il discorso sulle persone a cui piace vivere: pensa alle conseguenze di una vita senza fine per tutti gli esseri umani. Il pianeta non avrebbe modo di contenere tutte queste vite. Non è una questione religiosa: è semplicemente ricordare come siamo fatti. Nasciamo, cresciamo, invecchiamo e moriamo. Qui, nel caso del transumanesimo, ci sono persone ricche e benestanti che odiando la democrazia, odiano quell’evento che non guarda in faccia a nessuno. Ed è pedagogicamente sensato crescere sapendo che la morte non è uno scandalo ma qualcosa che ci definisce e fa sì che, un giorno, io e te scompariremo nel nulla. Nessuno si ricorderà di noi, lasciando spazio a chi erediterà il nostro posto. Non è una questione di sperare di andare in un posto migliore. È la consapevolezza che ciò che siamo è molto meno importante di quanto noi stessi crediamo di essere. Ed è salutare ricordarlo. Non è un caso che la morte sia sempre stata il grande nemico dei peggiori dittatori.
Buongiorno, noto con molta amarezza che l’umanità sta andando sempre più decisamente nella direzione sbagliata. Si vogliono aggiungere anni alla vita anziché vita agli anni! Prendiamo il mio caso: a causa di una paralisi cerebrale infantile, le mie gambe non hanno mai funzionato come quelle della stragrande maggioranza degli esseri umani. In loro aiuto sono andate le braccia con conseguente logorio precoce, perché utilizzate in modo improprio. Poi ci si sono mese le cadute a complicare il tutto, col risultato che al posto della cuffia dei rotatori, fuori uso, ho una protesi che è sempre meglio di una spalla fuori uso, ma decisamente peggio di una spalla originale! Dove vogliamo arrivare? Ad essere completamente robotizzati, con pezzi di ricambio meccanici in ogni parte del corpo? Sarà che l’esperienza di vita mi ha fatto capire di non essere esclusivamente il corpo (che nel mio caso è pari a una vecchia carriola perennemente arrugginita, con la ruota perennemente sgonfia, e ciò a dispetto di tutte le cure che quotidianamente offro al mio corpo), che oltre ad esso c’è qualcosa di decisamente più importante, ma a me questo discorso pare aberrante!
Mettiamola così: in tempi passati la tua situazione non avrebbe potuto contare su determinate possibilità e strumenti. Il fatto di poter sopperire ai problemi psicofisici con gli strumenti artificiali non è di per sé affatto un male. Il problema riguarda, come dici tu, la vita “pratica”, il fatto che incaponirsi ad aggiungere anni senza valorizzare qualitativamente questi anni ci spinge alla ricerca di una quantità a cui non corrisponde, appunto, la qualità. E lo vediamo già oggi in società in cui la vita si prolunga stancamente e spesso problematicamente. Il mito di Eos e Titone resta attualissimo.
A mio parere, il Transumanesimo è l’ennesima risposta allucinata alla paura della morte e nasconde i deliri, nei secoli reiterati, di maghi, magnati, filosofi, sacerdoti, stregoni, imperatori e -come giustamente ricordato- dittatori. Inoltre s’innesta la visione Calvinista che vede nella ricchezza un segno della predestinazione, della benevolenza di Dio ma di fatto, celando la questione ultraterrena, soprassedendo quindi alla necessaria buona condotta morale. Sono “poveri” trucchi da ricchi che si smascherano da soli, con il tempo. Ma si presenteranno ciclicamente assieme alla storia umana e sarà ulteriore sofferenza per gli ultimi, che ultimi non sono affatto.
Io penso che la morte, invece, sia “quotidiana” e necessaria, quello che eravamo vent’anni fa, ad esempio, è completamente scomparso, è morto. L’integrità dell’ Io è un’illusione, c’è e non c’è, come un onda o un gorgo di fiume. Ma spiegare meglio richiederebbe troppo spazio, credo.
Concordo con la tua chiave di lettura!