Si può dire morte
  • HOME
  • Aiuto al lutto
  • La fine della vita
  • Ritualità
  • Vecchiaia
  • Riflessioni
  • Chi Siamo
  • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

Tag Archivio per: realtà virtuale

La Digital Education nei percorsi formativi degli operatori sanitari, di Davide Sisto

10 Dicembre 2020/1 Commento/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Tra il 12 e il 14 novembre 2020 ha avuto luogo, online, il XXVII congresso nazionale della Società Italiana di Cure Palliative (SICP), intitolato significativamente “Le future cure palliative 4.0”. Il tema a partire da cui sono stati preparati i numerosi interventi pubblici è il ruolo sempre più invasivo e determinante delle tecnologie digitali in ambito medico, dunque anche nell’ambito delle cure palliative. La notevole attualità del congresso SICP è inconfutabile: a causa della pandemia da Covid-19 abbiamo tutti imparato, nessuno escluso, a dover sopperire alla mancanza delle relazioni in presenza con una progressiva implementazione delle attività pubbliche svolte dalle proiezioni della nostra fisicità all’interno della dimensione online e tramite la mediazione degli schermi. In altre parole, ci siamo resi conto definitivamente di come presenza fisica e localizzazione non siano più coincidenti: possiamo essere reclusi nelle abitazioni e, al tempo stesso, presenti in decine di altri luoghi online, nei quali svolgiamo i nostri lavori e coltiviamo i nostri passatempi.

Il mondo della medicina non si sottrae a questa tendenza culturale e sociale dell’epoca contemporanea. Secondo i dati del gennaio 2020, quasi quattro miliardi di persone nel mondo usano le varie piattaforme digitali nella loro quotidianità. Pertanto, è necessario in ambito medico, per migliorare esponenzialmente il rapporto medico-paziente e la stessa professionalità degli operatori sanitari, mettere a frutto le opportunità offerte dalle tecnologie digitali in molteplici e variegati modi. Per esempio, la progressiva trasformazione della dimensione online in una enciclopedia interdisciplinare e internazionale, contenente ogni tipo di articolo scientifico o di registrazione audiovisiva su qualsivoglia tema che riguarda lo spazio pubblico, può permettere al medico di potenziare le proprie conoscenze relative alla sua specializzazione (prendendo spunto, magari, dalle lezioni di qualche collega particolarmente rinomato nel mondo), di confrontarsi velocemente con i colleghi provenienti da tutto il mondo, dunque di arricchire le proprie singole prerogative, a totale vantaggio dei suoi pazienti.

Da un altro punto di vista, la Rete offre una quantità significativa di strumenti per migliorare il rapporto tra il medico e il paziente. Per esempio, se il singolo paziente, che deve affrontare una malattia particolarmente grave, dispone di uno o più profili nei principali social media, è fondamentale capire quale sia il loro ruolo nella sua vita quotidiana, di modo da rispondere alle seguenti domande: come utilizzare al meglio i social network per ottenere un conforto in un momento così drammatico (pensiamo al fenomeno dei cancer blogger)? Quali sono invece le modalità comunicative da evitare sui social per non intensificare la sofferenza? Che cosa fare dei vari profili social post mortem per non accrescere il dolore dei parenti e degli amici che soffriranno per la perdita? Perché non utilizzare il tema dell’eredità digitale come escamotage per affrontare il tabù della morte?

Sono temi estremamente rilevanti, a cui se ne aggiungono molti altri. Il progresso tecnologico è sempre più veloce e, a breve, dovremo fare i conti con la realtà virtuale e la realtà aumentata anche negli ospedali: già oggi, per esempio, l’ospedale Mauriziano di Torino si serve della realtà virtuale per guidare i pazienti, spaesati, all’interno dei suoi locali e per velocizzare le operazioni burocratiche. In Cina e negli Stati Uniti si ragiona sull’uso di ologrammi e avatar dei medici più noti a livello internazionale per svolgere le operazioni chirurgiche più delicate. In termini meno futuristici, si sta studiando il modo in cui la realtà virtuale offre gli strumenti necessari per simulare gli interventi chirurgici o per supportare il recupero delle abilità dei pazienti affetti da disturbi cognitivi o da disturbi di natura psicologica. Per esempio, l’Istituto Auxologico Italiano a Milano si serve della Telepresenza Immersiva Virtuale per riprodurre ambienti domestici nei quali il paziente può simulare le attività quotidiane necessarie per favorire un recupero delle proprie abilità psicofisiche.

Eppure vige, soprattutto in Italia, ancora una certa moralizzazione dell’utilizzo delle tecnologie digitali, figlie di un pregiudizio che nuoce alla società intera. Mi capita spesso, quando presento i temi della Digital Death nei vari congressi nazionali, di confrontarmi con operatori sanitari che ritengono del tutto superfluo riconoscere l’importanza delle relazioni all’interno dei social media: la realtà è più importante del virtuale, conta la presenza fisica, non ha senso privilegiare quella a distanza, si tratta soltanto di giochi che ci estraniano dal quotidiano, ecc. Queste obiezioni sono deleterie poiché ignorano il fatto che oggi distinguere tra online e offline, tra virtuale e reale non ha più senso. Lo vediamo, come già detto, in questo periodo contraddistinto dalla pandemia. Semmai, occorre prendere atto delle caratteristiche tecnologiche del mondo contemporaneo per far prevalere i vantaggi sugli svantaggi. Sarebbe d’uopo creare insegnamenti di Digital Education nel percorso di studio dei futuri medici, affinché si comprenda con attenzione le modalità relazionali create online, i pericoli della registrazione, le trasformazioni dei comportamenti, l’incidenza del dato registrato sul presente e via dicendo. Solo uno studio attento, che travalica i pregiudizi e che abbandona obsolete contrapposizioni tra reale e virtuale, permetterà di creare una società matura e pronta ad accogliere le sfide del digitale.

Voi cosa ne pensate? Ritenete importante che si faccia una sana Digital Education anche in ambito medico? Attendiamo le vostre opinioni.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2020/12/digital-learning-education-1-e1607594698356.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2020-12-10 11:06:172020-12-10 11:06:18La Digital Education nei percorsi formativi degli operatori sanitari, di Davide Sisto

I Met You: cosa succede quando una madre incontra nella realtà virtuale la figlia morta? di Davide Sisto

25 Maggio 2020/7 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Il 6 febbraio 2020 l’emittente sudcoreana MBC ha trasmesso una parte sostanziosa di un documentario, intitolato I Met You, il quale mostra l’incontro – tramite Realtà Virtuale – tra una donna, Jang Ji-sung, e la figlia Nayeon, morta nel 2016 a sette anni a causa di un tumore. Il progetto, portato avanti dall’emittente sudcoreana per oltre otto mesi, si è occupato innanzitutto della graduale ricostruzione delle fattezze e della voce di Nayeon, a partire dalle fotografie e dai documenti audiovisivi che l’hanno immortalata nel corso della sua breve vita. In secondo luogo, ha usufruito del sostegno offerto da un’altra bambina della stessa età, la quale è stata sottoposta a più sessioni di motion capture per rendere realistici i movimenti dell’avatar. Quindi, ha creato un ambiente virtuale specifico che, simile a un parco, risulta composto da un prato, da un numero significativo di alberi e da un cielo costellato da molteplici nuvole bianche. All’interno di questa specie di parco è stato inserito l’avatar di Nayeon, una volta integrate insieme le sue personali memorie digitali e le movenze dell’altra bambina sottopostasi al progetto.

Il risultato, visibile anche su YouTube all’interno di un video condiviso dalla MBC stessa e visualizzato da quasi venti milioni di utenti, è sconvolgente: il documentario, infatti, sovrappone costantemente la presenza “fisica” della madre nell’asettico studio di registrazione alla sua presenza “virtuale” nel mondo creato a tavolino, al quale si accede tramite un visore. Il video mostra Nayeon che si muove verso la madre, comincia a dialogare con lei, le dona un fiore e poi le offre una fetta di torta, dal momento che l’incontro ha avuto luogo nel giorno del compleanno della bambina. Jang Ji-sung, in lacrime, muove le mani nel vuoto, in direzione del volto della figlia che le appare sullo schermo del visore: l’alternanza delle riprese tra il mondo reale e il mondo virtuale mette lo spettatore nella condizione di cogliere gli effetti che produce l’immersione in un mondo immaginario. La vicenda di Jang Ji-sung e Nayeon evidenzia i giganteschi progressi nell’ambito di quella “presenza psicologica” che – secondo Jeremy Bailenson, direttore del Virtual Human Interaction Lab in California – dovrebbe rappresentare la caratteristica fondamentale della Realtà Virtuale, annullando la distanza tra il mondo reale e quello virtuale. Non a caso, Jang Ji-sung, una volta superata la commozione, descrive l’esperienza vissuta con queste parole: “Forse è davvero il Paradiso. Ho visto Nayeon, che mi ha chiamata, mi ha sorriso, è stato molto breve ma è stato un bel momento. Penso di aver vissuto il sogno che ho sempre voluto. Spero che tante persone si ricordino di Nayeon dopo aver visto lo show”.

Le parole usate da Jang Ji-sung sono, a mio avviso, molto importanti per cercare di comprendere una simile iniziativa senza assumere una posizione – anche comprensibilmente – solo negativa. Chiunque lavori, infatti, nel campo dell’elaborazione del lutto sa bene quali siano i pericoli di questo esperimento tecnologico: in una situazione di particolare fragilità emotiva e psichica, si rischia di confondere la rappresentazione virtuale con la realtà “fisica”, maturando una dipendenza che vanifica il ruolo salubre del rito funebre. Si mette da parte il significato positivo della rottura tra il mondo terminato (vissuto insieme alla persona deceduta) e il nuovo mondo (vissuto senza la persona deceduta), rimanendo imprigionati nel ricordo e nella sofferenza per l’assenza di un legame che è venuto fisicamente a mancare.

Le parole di Jang Ji-sung portano alla luce, tuttavia, un altro significato da attribuire a questo esperimento: esso rappresenta un breve momento di ricongiunzione, simile a un sogno, che permette alla madre di interagire – almeno, una volta ancora – con la figlia deceduta. Dagli albori dei tempi, ogni innovazione tecnologica nasconde implicitamente in sé il desiderio di mantenere un legame, non solo spirituale, con il morto. Pensiamo, banalmente, alle numerose diatribe sui pericoli che le invenzioni della fotografia e del fonografo generavano all’interno del fragile legame tra i vivi e i morti. L’uso della Realtà Virtuale, in questo senso, permette di rendere più vivido il ricordo delle movenze, dello sguardo e della voce del morto, impendendo che il tempo ne determini la lenta e malinconica cancellazione dalla memoria. Permette, da un altro punto di vista, di ritagliarsi una piccola via di fuga dalle leggi della vita, riprendendo il contatto desiderato con la persona che non c’è più, anche se all’interno di un contesto finzionale.

Ora, sono ampiamente consapevole dei tanti rischi che ne derivano: innanzitutto, la potenza della Realtà Virtuale non è paragonabile a quella della fotografia, dal momento che la prima a differenza della seconda permette una vera e propria interazione con il morto. In secondo luogo, non tutti hanno la lucidità e la razionalità per non rimanerne intrappolati. In terzo luogo, non tutti maturano lo stesso tipo di rapporto con il proprio passato: c’è chi è più propenso a rimanerne nostalgicamente legato e, in tal caso, l’esperimento di I Met You può generare solo conseguenze negative. Infine, bisogna tener conto delle differenze culturali: i paesi orientali come la Corea del Sud, il Giappone e la Cina hanno un legame tradizionalmente più intimo e complesso con le rappresentazioni tecnologiche delle persone (gli ologrammi, per esempio, svolgono un ruolo sociale molto più sviluppato rispetto al nostro paese). Pertanto, ciò che funziona all’interno di determinate culture e società non è detto che funzioni in altre culture, portate a una maggiore diffidenza nei confronti delle innovazioni tecnologiche.

In conclusione, soppesando i pro e i contro, ci tengo a provare a interpretare I Met You senza un atteggiamento eccessivamente impaurito o pregiudizievole. Mi piace vederlo come un tentativo molto innovativo, quasi utopico, di mantenere vivo il ricordo dei propri cari, pur essendo consapevole che ogni innovazione porta con sé una serie di pericoli che mai vanno sottovalutati. Credo che al pregiudizio sia necessario contrapporre quell’apertura mentale che permette di affrontare la rivoluzione digitale in corso con razionalità, di modo da offrire alle persone che rischiano di rimanerne intrappolate il miglior supporto possibile, un supporto che viene inevitabilmente a mancare se si dice a ogni novità tecnologica “no” a prescindere.

Cosa ne pensate?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2020/05/I-met-you-e1590399631969.png 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2020-05-25 11:42:212020-05-25 11:42:21I Met You: cosa succede quando una madre incontra nella realtà virtuale la figlia morta? di Davide Sisto

La realtà virtuale in ambito sanitario. Intervista a Valentino Megale, di Davide Sisto

5 Febbraio 2020/2 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Abbiamo intervistato Valentino Megale, dottore di ricerca in ambito neurofarmacologico e imprenditore nel settore della salute digitale (la cosiddetta Digital Health), con esperienze di ricerca in Italia, Francia e Austria.


Innanzitutto, come hai iniziato a occuparti di salute digitale e di realtà virtuale in ambito sanitario?

Ho iniziato la mia attività di ricerca concentrandomi sulla sintesi di nuovi potenziali farmaci. Nel corso degli anni, il mio interesse per le tecnologie digitali mi ha spinto a unire gli studi nell’ambito della neurofarmacologia con quelli relativi alla salute digitale. Mentre l’azione dei farmaci è ben riconosciuta, la componente mentale e psicologica della salute rappresenta un territorio ancora in parte inesplorato. Oggi, proprio grazie alle tecnologie digitali, è possibile stimolare questa componente, supportando in maniera innovativa il benessere del paziente attraverso soluzioni non invasive e non farmacologiche che si integrano con le terapie in uso.  La realtà virtuale è in grado, infatti, di avere un impatto concreto e significativo sui processi mentali della singola persona, in virtù degli stimoli sensoriali prodotti – per esempio – dai visori che gli vengono fatti indossare. Dal momento che la realtà virtuale è diventata per me e il mio team l’oggetto centrale dei nostri studi, nel 2017 abbiamo deciso trasformare un’idea in un progetto concreto fondando Softcare Studios, dove ricopro il ruolo di CEO e mi occupo degli aspetti di ricerca e network medico.

Ci spieghi, tenendo conto delle tue esperienze, gli effetti che l’uso del digitale e della realtà virtuale producono sui pazienti?

Partiamo da un presupposto fondamentale: come sappiamo, il nostro stato di salute non dipende solo dal benessere del corpo ma anche da quello della mente. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche scientifiche sulla connessione diretta tra cervello e sistema immunitario, le quali evidenziano come l’insieme dei processi cerebrali abbia un impatto profondo sulla salute fisica della persona. Questi processi, a loro volta, dipendono in buona parte dall’insieme delle percezioni che abbiamo del mondo esterno, nonché dagli stimoli sensoriali con cui definiamo chi siamo, dove ci troviamo e come operiamo nell’ambiente che ci circonda. Tenuto conto del ruolo importante che la percezione ricopre per lo stato di salute del singolo individuo, io e il mio team cerchiamo di utilizzare le tecnologie immersive per influenzare e modificare la percezione in modo da trarne risultati positivi e costruttivi.
Le prime applicazioni della realtà virtuale in ambito sanitario risalgono agli anni Novanta, quando scenari virtuali furono utilizzati per ridurre la percezione di dolore fisico in pazienti con ustioni estese. Il grande successo ottenuto ha determinato uno sviluppo significativo degli studi sul ruolo benefico della realtà virtuale, al punto che oggi essa sta rivoluzionando il modo di supportare mentalmente i pazienti. Ciò in riferimento, per esempio, alla gestione del dolore, al trattamento dei disturbi d’ansia e di quelli alimentari, alla riabilitazione psicomotoria e al supporto sociale. Con Softcare Studios e con il nostro primo progetto, TOMMI, abbiamo deciso di mettere la tecnologia digitale al servizio di quei pazienti pediatrici che ogni giorno affrontano terapie stressanti e dolorose, per esempio in oncologia, odontoiatria e ortopedia. Attualmente siamo operativi in cinque ospedali italiani, i quali utilizzano TOMMI per ridurre l’ansia, il dolore e lo stress dei bambini, facilitando la collaborazione con il personale medico e quindi ottimizzando anche i tempi e le risorse dei trattamenti. Il riscontro è positivo, come dimostra il feedback di genitori, medici e bambini, generalmente soddisfatti dell’impatto del progetto sulla vita dei pazienti. Ora, il nostro obiettivo consiste nell’ottimizzare e accrescere l’efficacia della realtà virtuale in ambito sanitario, tenendo conto di studi scientifici che evidenziano il costante benessere psico-emotivo dei pazienti apportato dagli strumenti digitali.

Qual è la situazione italiana, rispetto ad altre realtà internazionali, a proposito di innovazioni tecnologiche in ambito medico?

In Italia abbiamo una community di innovatori di prim’ordine per quanto riguarda il settore della salute digitale. Nuove tecnologie, approcci innovativi, rigore misto a creatività, impegno nella divulgazione responsabile ed etica: è quello che vedo ogni giorno confrontandomi con i professionisti che stanno cambiando il volto della sanità nel nostro paese. Tuttavia, questa community opera all’interno di un ecosistema non sempre perfettamente aderente alle sfide del mondo contemporaneo. Si potrebbe parlare a lungo di come risorse e propensione al rischio – necessarie per affrontare con lungimiranza le sfide del futuro – siano in Italia nettamente inferiori rispetto ad altri paesi. Ciò dipende principalmente, a mio avvio, dalla mancanza di educazione al futuro. In Italia, cioè, manca quella lungimiranza che serve per investire maggiori risorse nella formazione del personale medico-sanitario ed è assente la promozione di un approccio multidisciplinare, intergenerazionale e trasversale (tra specialisti e non specialisti) per comprendere il presente. Se colmassimo tali lacune, potremmo cogliere meglio le opportunità offerte dai nuovi strumenti digitali, imparando a gestirne le criticità. Invece, vi è la tendenza di rifiutarli in blocco, in quanto spaventati dalle loro incognite. Per tali ragioni, è necessario migliorare la comunicazione, portando alla luce le evidenze scientifiche relative all’uso positivo delle tecnologie digitali in ambito medico. Softcare Studios sta tentando di farlo, ma la strada è ancora lunga e richiederebbe anche il contributo delle istituzioni pubbliche, con legislazioni chiare e investimenti a lungo termine.

Perché è fondamentale investire sulla realtà virtuale in ambito terapeutico?

La realtà virtuale e, in generale, le tecnologie immersive rappresentano innanzitutto un’opportunità per migliorare la cura e il benessere del paziente. Lo dimostrano i risultati finora conseguiti, i quali pongono in primo piano la persona e suoi bisogni sociali, emotivi e mentali, solitamente non percepiti come prioritari durante le cure. In secondo luogo, offrono numerosi vantaggi per facilitare l’accessibilità al sistema sanitario per coloro che abitano lontano dai centri urbani. Infine, permettono di studiare e approfondire le nostre conoscenze riguardanti la percezione e il suo impatto sul benessere della persona, grazie al controllo che lo specialista ha sugli stimoli audiovisivi forniti al paziente, facilmente standardizzabili e replicabili, riducendo così tempi e costi di questi studi.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2020/02/Depositphotos_231830948_s-2019-e1580854277905.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2020-02-05 09:44:082020-02-05 09:44:08La realtà virtuale in ambito sanitario. Intervista a Valentino Megale, di Davide Sisto

Vuoi sapere quando scrivo un nuovo articolo?

Iscriviti alla nostra newsletter!

Ultimi articoli

  • Il lutto negli adolescenti: silenzi, oscillazioni, bisogno di parole, di Cristina Vargas
  • Il Caring massage: intervista a Marco Vacchero, di Marina Sozzi
  • Parlare di morte e di lutto nei licei, di Davide Sisto
  • L’associazione nazionale Assistenti Spirituali nella Cura, di Marina Sozzi
  • I cimiteri di Tokyo, tra tecnologia hi tech e tradizione, di Davide Sisto

Associazioni, fondazioni ed enti di assistenza

  • Associazione Maria Bianchi
  • Centre for Death and Society
  • Centro ricerche e documentazione in Tanatologia Culturale
  • Cerimonia laica
  • File – Fondazione Italiana di leniterapia
  • Gruppo eventi
  • Soproxi
  • Tutto è vita

Blog

  • Bioetiche
  • Coraggio e Paura, Cristian Riva
  • Il blog di Vidas
  • Pier Luigi Gallucci

Siti

  • Per i bambini e i ragazzi in lutto

Di cosa parlo:

Alzheimer bambini bioetica cadavere cimiteri consapevolezza coronavirus Covid-19 culto dei morti cura cure palliative DAT Death education demenza dolore elaborazione del lutto Eutanasia Facebook felicità fine della vita fine vita formazione funerale hospice living will Lutto memoria morire mortalità Morte morti negazione della morte pandemia paura paura della morte perdita riti funebri rito funebre social network sostegno al lutto suicidio Suicidio assistito testamento biologico tumore vita

  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • Copyright © Si può dire morte
  • info@sipuodiremorte.it
  • Un Progetto di Marina Sozzi
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/04/disagio-adolescenziale.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-04-07 08:56:322026-04-07 08:59:36Il lutto negli adolescenti: silenzi, oscillazioni, bisogno di parole, di Cristina Vargas
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/03/caring_massage_tse-copia.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-03-19 16:51:332026-03-19 16:54:09Il Caring massage: intervista a Marco Vacchero, di Marina Sozzi
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/03/Studenti.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-03-12 10:48:492026-03-12 10:48:49Parlare di morte e di lutto nei licei, di Davide Sisto
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/02/immagine-evidenza.jpg 265 351 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-02-19 10:13:352026-02-19 10:27:20L’associazione nazionale Assistenti Spirituali nella Cura, di Marina Sozzi
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/01/immagine-evidenza.jpg 265 348 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-02-07 11:08:532026-02-07 11:08:53I cimiteri di Tokyo, tra tecnologia hi tech e tradizione, di Davide Sisto
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/01/lutto-traumatico.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-01-22 09:49:192026-01-22 09:49:19Il lutto traumatico: quando la morte degli altri ci interroga come società, di Cristina Vargas
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2026/01/immagine-in-evidenza.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2026-01-08 16:58:552026-01-08 16:58:55Il nostro “sistema della morte” e i suoi correttivi, di Marina Sozzi
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2025/12/immagine-evidenza.jpg 265 349 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2025-12-19 14:15:122025-12-19 14:15:12La scrittura autobiografica e il lutto, di Marina Sozzi
https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2025/12/HOSPES-51_Vademecum_BONAZZI_4.3-copia.jpg 265 349 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2025-12-08 10:13:292025-12-08 10:13:29L’autodeterminazione nelle scelte finali, di Cristina Vargas
Prec Prec Prec Succ Succ Succ

Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.