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Tag Archivio per: lapidi

Le tecnologie digitali nei cimiteri: una svolta democratica nel ricordo? di Davide Sisto

13 Maggio 2024/4 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

L’edizione 2024 di Tanexpo, una delle più prestigiose esposizioni internazionali di arte funeraria e cimiteriale, che si tiene ogni due anni a Bologna, ha testimoniato – una volta per tutte – l’ingresso trionfale delle tecnologie digitali anche nel campo dei riti funebri. Una considerevole parte di Tanexpo è stata, infatti, dedicata a un numero ragguardevole di iniziative private volte a favorire una graduale digitalizzazione dei cimiteri. Da una parte, possiamo osservare in maniera nitida le conseguenze odierne del ruolo fondamentale rivestito in tutto il mondo dai funerali in streaming durante il Covid-19. Se la pandemia li ha resi dei surrogati necessari nel momento in cui non potevamo per legge uscire dalle nostre abitazioni nemmeno in vista di un ultimo saluto al proprio caro, oggi sono aumentate considerevolmente le start up che offrono la possibilità di partecipare a distanza ai funerali, tramite gli schermi, a prescindere dall’emergenza sanitaria. Il servizio è indirizzato, soprattutto, a chi non può per ragioni contingenti essere presente nel luogo dove si svolge il rito (per esempio, a causa di una lontananza geografica significativa o per una disabilità, o ancora per problematiche di natura giudiziaria). Dall’altra, è possibile notare quante società private stiano investendo sui QR Code da posizionare sulle lapidi, di modo da creare un collegamento tra il cimitero e i luoghi online più rappresentativi del defunto, o su applicazioni per mobile device intente a riprodurre digitalmente la mappa dei cimiteri, consentendo ai cittadini di trovare più agilmente la tomba della persona amata. Al tempo stesso, queste applicazioni permettono di prolungare online i riti del commiato, tramite bacheche in cui ogni individuo può lasciare fiori e candele virtuali, nonché scrivere qualche ricordo specifico relativo al defunto.

Funerali in streaming, QR Code sulle lapidi, applicazioni per mobile device intente a fornire servizi funebri nella dimensione online: l’insieme di queste iniziative testimonia, a mio avviso, come la crisi assodata del cimitero tradizionale sia strettamente legata al bisogno collettivo di personalizzare il rito funebre. Questo bisogno corrisponde, di fatto, alle caratteristiche generali assunte dalle nostre società connesse e secolarizzate: l’abitudine decennale di utilizzare i social media, creando profili a cui far corrispondere la propria irripetibile biografia, ci ha spinto a non accettare più il carattere anonimo delle lapidi tradizionali, indistinguibili l’una dall’altra. Già negli anni Settanta antropologi rinomati come Louis -Vincent Thomas erano convinti che l’evoluzione tecnologica avrebbe portato implicitamente in primo piano il desiderio di democratizzare il ricordo, non rendendo duratura la sola memoria delle persone che si sono distinte in vita per meriti specifici o, semplicemente, che si possono permettere il lusso di acquistare a tempo indeterminato spazi all’interno dei cimiteri. Oggi, questo duplice processo di personalizzazione e di democratizzazione del rito e del ricordo è già ampiamente messo in moto, per esempio, dai funerali laici, dalla cremazione, dalla dispersione delle ceneri, leggi locali permettendo. Le tecnologie – come quella del QR Code sulla lapide – non fanno altro che portare alle estreme conseguenze la volontà di mantenere una propria unicità, ben rimarcata, anche dopo la propria morte. E i dibattiti sui social in merito a queste esigenze sono alquanto significativi: su Tik Tok, per esempio, a proposito del QR Code sulle lapidi c’è chi già immagina di imbastire il blog in cui lasciare le proprie ricette culinarie o in cui fare sfoggio delle proprie abilità fotografiche, conservando le fotografie scattate durante i propri viaggi nel mondo. Si comincia, in altre parole, a pianificare un’eredità specifica, legata alle proprie soggettive prerogative, da unire alle classiche informazioni di rito conservate nei cimiteri.

Questo cambiamento culturale potrebbe spingere i cimiteri, capaci di mettere a frutto le inedite esigenze dei cittadini contemporanei, a trasformarsi in veri e propri musei delle memorie popolari. In tal modo, potrebbero modernizzare il loro ruolo all’interno delle nostre città, recuperando una funzione che pare obsoleta in un’epoca storica in cui è sempre più ridotto il numero di chi associa il cimitero al luogo in cui si trova il proprio caro.

Voi cosa ne pensate di queste innovazioni tecnologiche? Troppo slegate dalle tradizioni acquisite? Oppure, semplicemente – come, ad esempio, io penso – la normale evoluzione di un percorso storico segnato dalla tecnologia? Attendiamo con interesse i vostri commenti.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/qr-code-memorials-copia.jpg 265 349 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2024-05-13 09:50:482024-05-13 09:50:49Le tecnologie digitali nei cimiteri: una svolta democratica nel ricordo? di Davide Sisto

Le parole personalizzate del ricordo, di Davide Sisto

25 Luglio 2022/7 Commenti/in Ritualità/da sipuodiremorte

In giugno a Bologna ho avuto il piacere di partecipare in qualità di relatore a un convegno che si è svolto all’interno della fiera “Devotio. Esposizione internazionale di prodotti e servizi per il mondo religioso”. Questo convegno, che ha coinvolto sociologi, esperti di storia delle religioni e di architettura sacra, nonché importanti esponenti del mondo cristiano, si è soffermato sulla metamorfosi contemporanea degli spazi e delle parole della memoria cristiana nei cimiteri. In particolare, i vari interventi hanno cercato di comprendere se il tema della Risurrezione sia ancora presente negli spazi e nelle parole che caratterizzano i luoghi dei defunti, analizzando le trasformazioni rituali e culturali del XXI secolo. L’aspetto certamente più interessante che ne è emerso, rappresentando di fatto il filo rosso dell’intero convegno, è l’ineludibile incidenza delle tecnologie digitali attualmente in uso sulle ritualità funebri cristiane.

L’iperconnessione, se da una parte è diventata una questione di natura intergenerazionale, dall’altra intercetta il fine vita sotto molteplici punti di vista. Lo abbiamo più volte evidenziato all’interno di questo blog, partendo – per esempio – dal fatto oggettivo che sono decine di milioni i profili social attivi degli utenti deceduti. Ora, l’abitudine a disporre di spazi personali tramite cui esporre pubblicamente le caratteristiche e le passioni della propria vita intercetta e condiziona la dimensione del ricordo.

Detto in altre parole: più viviamo all’interno di un contesto pubblico in cui si antepongono i bisogni del singolo individuo a quelli della collettività, qualunque sia il modo in cui venga intesa, più si cerca di personalizzare il rito funebre. Questo lo possiamo constatare, per esempio, quando visitiamo le nuove sezioni dei cimiteri cittadini. Vi è un evidente incremento di lapidi che non si limitano a fornire solo indicazioni canoniche riguardo alla vita del defunto (data di nascita e di morte, a volte l’attività lavorativa e poco altro). Si tende, cioè, a mettere il visitatore del cimitero nella condizione di conoscere meglio le prerogative del defunto: pertanto, sono sempre più numerose le lapidi con sciarpe o magliette della squadra del cuore, macchinine in miniatura per ricordare la passione dell’automobilismo, addirittura bottiglie di birra o immagini relative a località geografiche particolarmente amate.

Non è un caso che ciò succeda nell’epoca dei social media e in una fase del tutto peculiare della secolarizzazione. L’antropologo Louis-Vincent Thomas, nel suo libro Antropologia della morte (1976), sosteneva con encomiabile lungimiranza che l’evoluzione tecnologica, con la conseguente personalizzazione degli spazi digitali a disposizione, avrebbe determinato la nascita di vere e proprie mnemoteche elettroniche della memoria. “Autentici monumenti psichici” che, situandosi perfettamente entro la linea tradizionale, ravvivano il ricordo del morto, “attualizzandone ininterrottamente le informazioni da lui lasciate in eredità”, perfezionano quindi il rispetto dei resti corporei e permettono una democratizzazione della memoria: “fanno entrare il più umile degli uomini e il più eminente nello stesso monumento comune, poiché entrambi sono partecipi della stessa struttura, simbolo del corpo mistico dell’umanità”.

Non stupisce pertanto il collegamento stabilito dalle parole del ricordo tra le lapidi nei cimiteri e i profili social: è ormai capillarmente diffuso il bisogno di parlare con i morti sia all’interno dei loro profili pubblici sia in quelli privati. Le parole utilizzate in questi spazi ibridi riproducono molto spesso le formule e le immagini canoniche della tradizione cristiana: ricorrenti, per esempio, sono i riferimenti alla collocazione in Paradiso o le immagini degli angeli associate al caro estinto.

Questo particolare processo di digitalizzazione delle parole della memoria si accompagna alla trasformazione dei luoghi cimiteriali. Come è stato evidenziato durante il convegno, la trasposizione simbolica del cimitero nei social va di pari passo con nuove forme di architettura cimiteriale, le quali rispecchiano le esigenze individuali. Ecco, quindi gli spazi cimiteriali che includono le urne biodegradabili su cui vengono piantati degli alberi, le vesti funebri che nel tessuto ospitano le spore di vari tipi di funghi, le urne in bioplastica, ecc.

Questo cambiamento, amplificato da iniziative come la digitalizzazione dei cimiteri portata avanti dalla Church of England, di cui ho parlato nel blog recentemente, solleva numerosi interrogativi che riguardano la relazione tra i singoli individui e la fede religiosa. Non volendo addentrarmi in questo territorio, mi limito a sottolineare come sia importante tener conto della metamorfosi relazionale tra i vivi e i morti all’interno di una società che si concentra – nel bene o nel male – sull’esigenza individuale. È importante affinché non vi sia uno scollegamento tra i bisogni dei dolenti e le autorità e le comunità adibite alla gestione delle ritualità funebri.

Voi cosa ne pensate? Ritenete sia doveroso favorire la dimensione individuale e personalizzata del ricordo a prescindere dai riti canonici e tradizionali? Attendiamo, come sempre, i vostri commenti.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2022/07/cimitero-latina-e1658677824156.webp 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2022-07-25 09:03:392022-07-25 09:03:40Le parole personalizzate del ricordo, di Davide Sisto

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