Si può dire morte
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Tag Archivio per: invecchiare

Essere vecchi, di Marina Sozzi

1 Giugno 2017/16 Commenti/in Vecchiaia/da sipuodiremorte

Depositphotos_79731798_s-2015Essere, diventare vecchi è oggi, probabilmente, più difficile di quanto non sia mai stato. Sappiamo tutti come mai: abbiamo costruito un mondo, in Occidente ma non solo, che è tutto tranne che un pianeta “per vecchi”. La frammentazione sociale, la svolta tecnologica, i valori del capitalismo avanzato marginalizzano i vecchi, che non producono più, consumano meno e sono meno belli, dinamici e glamour. Non servono neanche più come enciclopedia (con il beneplacito della pubblicità della Mulino Bianco), perché c’è Google.

La vecchiaia è, come tutte le stagioni della vita, un’esperienza complessa, irta di difficoltà ma foriera di molte possibili gratificazioni.

Certo, il corpo non ha più la stessa flessibilità e riflessi della giovinezza, riserva non ancora esperiti fallimenti, rivela molteplici fragilità. All’improvviso ci viene mal di schiena per un movimento banale, ci ammaliamo di malattie gravi, o croniche, che lasciano tracce di sé nella nostra vita. Ci accorgiamo, forse, di avere bisogno più tempo per fare cose in cui anni fa eravamo scattisti, dobbiamo fare i conti con il tempo della vita che si accorcia, dobbiamo elaborare il lutto anticipatorio della nostra morte, abbiamo nostalgia dei nostri anni vigorosi.

Tuttavia, la vecchiaia è anche (se abbiamo un pochino di salute, e una pensione garantita) la stagione della vita in cui ci viene restituito del tempo per noi, per coltivare il meglio di noi; in cui possiamo sperimentare la gioia di veder crescere dei bambini senza l’ansia della nostra passata responsabilità di genitori; in cui esperire il sapore più autentico della vita, aperti al cambiamento, che già comincia con l’uscita dal mondo del lavoro. E’ l’epoca in cui abbiamo accumulato esperienze, e quindi anche il giusto distacco dal mondo per fare le nostre scelte in modo più maturo. La maggior capacità riflessiva, le emozioni attutite, sono una grande risorsa se si accompagnano alla benevolenza, alla generosità, all’indulgenza per le debolezze umane, ferma restando l’indignazione per l’ingiustizia e l’abuso di potere. Ma in una società così anestetizzata da percepire solo le emozioni forti, c’è il rischio che la saggezza della vecchiaia mostri solo il suo aspetto negativo: l’isterilimento della passione e quindi della vita.

Gli anziani sono così, essi stessi, portati dalla svalutazione collettiva a sentirsi inutili e senza valore, assumendo una posizione di rinuncia depressiva che impedisce il godimento dell’appagamento possibile.

Ci chiedono infatti a gran voce di non invecchiare. O meglio, di invecchiare senza invecchiare. Accumulare anni sì, ma senza rughe, senza cedimenti della pelle, senza patologie, senza rallentamenti nell’incedere e nell’articolazione del pensiero. Conosco più di una donna che alla nascita del primo nipote ha avuto, come primo pensiero: “mio Dio, sono vecchia”. Ci siamo spinti collettivamente così oltre nella negazione della vecchiaia, che sento spesso usare l’appellativo di “diversamente giovani” per indicare gli anziani, il massimo del grottesco del politically correct, che la dice lunga: “normale” è essere giovani, essere vecchi è un handicap.

Ma questo diniego feroce della vecchiaia e della mortalità, che si è infiltrato anche nella valutazione delle fasi della nostra esistenza, ci impedisce di chiamare le cose con il loro nome, di restare aderenti alla realtà, e quindi di poterla processare e comprendere, di farla nostra.

Che fare allora?

Dobbiamo resistere, ribellarci, esigere rispetto! Impegnarci a maturare, invecchiando (non solo ageing, ma growing old, per dirla in inglese), cercando ogni giorno di diventare migliori e più consapevoli, cioè più umani. Possiamo provare, invece di lasciarci risucchiare dal senso di inadeguatezza e nostalgia per il tempo trascorso, magari non proprio come avremmo voluto, a utilizzare con intensità quello che resta per capire quale è stato il nostro posto nel mondo; a vivere con accettazione e consapevolezza ogni giorno, ogni ora; a prenderci cura di noi; a coltivare la relazione autentica con gli altri. Come scrive Enrico Cazzaniga in un libro appena uscito sul tema del lutto: “Lasciare che sia quello che sia non significa abbandonarsi passivamente al trascorrere del tempo e degli eventi, ma evitare che l’impotenza ci logori”.

Dobbiamo trasmettere ai giovani – ai quali lasceremo questo mondo non proprio in ottime condizioni – il messaggio che si può accogliere la fase conclusiva della propria storia di vita con saggezza, e passare la staffetta con serenità: consci dell’importanza di questo lascito, e quindi del nostro ruolo e valore.

E’ la più grande rivoluzione che oggi si possa fare. E la può fare ciascuno di noi, ogni giorno.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2017/06/Depositphotos_9747876_s-2015-1.jpg 333 375 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2017-06-01 12:00:242017-06-01 12:00:24Essere vecchi, di Marina Sozzi

Il posto delle fragole

27 Febbraio 2015/5 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Storia zen
Un uomo che camminava per un campo si imbatté in una tigre.
Si mise a correre, tallonato dalla tigre. Giunto a un precipizio, si afferrò alla radice di una vite selvatica e si lasciò penzolare oltre l’orlo. La tigre lo fiutava dall’alto. Tremando l’uomo guardò giù, dove in fondo all’abisso, un’altra tigre lo aspettava per divorarlo. Soltanto la vite lo reggeva. Due topi, uno bianco e uno nero, cominciavano pian piano a rosicchiare la vite.
L’uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola.
Afferrandosi alla vite con una mano sola, con l’altra spiccò la fragola. Com’era dolce!

Noi di Infine Onlus ci siamo lasciati incantare da questa storia, che invita all’esercizio di uno “stare” nel momento presente, accogliendo con piena consapevolezza quello che c’è. Fosse anche solo la dolcezza di una fragola.
In fondo l’etica che cosa è, se non una buona e bella pratica che ciascuno è chiamato ad acquisire in prima persona, prima di trasmetterla ad altri? La cultura occidentale predica un’etica del dovere, che ci parla di fatica e rinuncia e non della gioia e della leggerezza dello stare al mondo insieme ad altri. Quest’etica appesantisce la paura di vivere e morire, che già avvertiamo in quanto esseri umani fragili: paura che i nostri giorni siano divorati dal tempo e dalla mortalità, paura che ogni nostro slancio sia vanificato.
Che fare allora? In una società che raccomanda l’efficienza e che devolve tutto al problem solving, la risposta saggia potrebbe essere: non fare! Sapere che non c’è niente da risolvere, ma c’è ancora tanto da assaporare.
Mossi dalla suggestione di questa storiella zen vi proponiamo un laboratorio sulla paura di invecchiare, per sperimentare insieme la bellezza del libero gioco delle facoltà umane: pensare, immaginare, sentire, narrare.

(cfr.http://www.infine.it/news/inizio-laboratori-sulla-paura-di-invecchiare/)

E a voi, amici lettori, è capitato di lasciarvi metaforicamente attrarre dalla fragola sul bordo del precipizio? Riuscite a trovare momenti di sosta nella gran corsa del vivere contemporaneo?Volete condividere le vostre esperienze?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2015/02/foglie.jpg 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2015-02-27 12:35:502015-03-06 10:37:48Il posto delle fragole

E INFINE…si può dire morte

1 Dicembre 2014/61 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Cari amici,
come sa chi mi conosce personalmente o ha letto Sia fatta la mia volontà. Ripensare la morte per cambiare la vita, sono vent’anni che studio la controversa relazione di noi esseri umani con il proprio e l’altrui morire, con i lutti, con i riti, con la memoria dei defunti, con i luoghi dei morti; con la malattia, la medicina, le cure palliative e le scelte che si possono fare alla fine della vita; con la paura d’invecchiare, con l’estrema vecchiaia, con le demenze dei propri cari.

Tutti temi che fanno tremare anche i più coraggiosi tra noi, che fanno fare gli scongiuri ai più superficiali, ma che rappresentano pure il destino comune a tutti, anche ai tanti che preferiscono mettere la testa sotto la sabbia. Temi, inoltre, che restituiscono, a chi vi si addentra, un significato non solo al proprio diventare vecchi e morire, ma soprattutto alla vita di ciascuno, nella sua pienezza.

Da un paio d’anni scrivo questo blog, ma ora sento l’esigenza di agire, negli anni che mi restano, per aiutare chi soffre e per condividere con quante più persone possibile un messaggio che mi ha cambiato la vita: la consapevolezza della morte ci insegna che ogni singolo istante è unico e, se sappiamo assaporarlo, restando nel presente, ciò che ci viene restituito è il tempo, che di solito fugge impietoso. E inoltre, se sentiamo (nel corpo, non solo nella mente) il senso della fragilità, della vulnerabilità umana, possiamo essere più solidali e responsabili, e dare il giusto peso alle relazioni (in questo mondo frammentato, regno dell’autismo di massa).

Molti sono coloro che mi hanno invitata a fare qualcosa di più sull’invecchiare e il morire, temi sui quali le persone, oggi, desiderano riflettere. Mi hanno convinto facilmente, perché ci stavo pensando. Ho pensato a un’associazione, che trasformi i mei studi in aiuto a chi attraversa una difficoltà o un dolore, e in azione sociale.
Vorrei, prima di definire in modo preciso il profilo di questa associazione, avere le vostre considerazioni. E, vi prego, andate a ruota libera. Se esistesse una siffatta associazione (chiamiamola INFINE Onlus…), quali dovrebbero essere le sue priorità?
Quali i temi su cui impegnarsi a fondo, sia in ambito sociale sia sul piano della ricerca e della divulgazione?
Quali i contesti in cui agire? Quali battaglie condurre? Con quali strumenti?
Vi sono grata in anticipo per le vostre opinioni e i vostri suggerimenti, che sono certa arriveranno numerosi.
A presto in associazione!

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2014/11/LOGO_INFINE_petrolio.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2014-12-01 11:17:482014-12-01 11:17:48E INFINE…si può dire morte

Si può dire invecchiare?

19 Novembre 2012/11 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Da qualche tempo mi accorgo di invecchiare: i miei cinquantadue anni mi interrogano, e mi suggeriscono di iniziare a fare i conti con il divenire anziana. Così, rimugino e leggo libri: voglio sapere come altre donne e uomini hanno vissuto il loro percorso di invecchiamento, cosa pensano, come si sentono. E m’interessa riflettere sulla nostra cultura, e capire come vengono visti gli anziani e quanto questo sguardo li/ci influenzi.
Parafrasando il titolo di questo blog, mi chiedo: si può dire invecchiare nella nostra società? Mica tanto, la vecchiaia attrae quanto la morte, ed è vista come l’ultima tappa del viaggio verso l’intollerabile fine. Invecchiare è un disvalore nella nostra cultura, basata sulla rincorsa della ricchezza, del successo, del dinamismo, della bellezza e della sensualità. «Vecchio» è quasi un insulto, perché ricorda la prossimità alla decadenza e alla morte, massima vergogna. Si pensa al vecchio in generale come a un essere decrepito, incapace di decidere, demente e malato, privo di speranza e di affetti, fragile e volto verso il passato. Più che pensieri, sono vecchi fantasmi e nuove paure. La medicina ci consente oggi una lunga aspettativa di vita, che da un lato ci rassicura, dall’altro ci terrorizza. Come mi ridurrò? Perderò l’autonomia? Chi mi amerà ancora?
La nostra reazione più comune è quella di cercare di restare giovani, ognuno coi suoi metodi e mezzi, cercando di dimenticare il processo in corso. Ma a che serve fare gli struzzi?
Non è ora di pensare a se stessi anziani come a una risorsa e non come a un problema?
Dicono che i vecchi sono cupi perché disincantati rispetto a sé e agli altri? Bene. Il disincanto, da sempre, è anche misura nella valutazione, e giudizio. Invecchiando, se si riesce a seguire il filo di una possibile saggezza, i valori della prestanza fisica e dell’affermazione sociale si smussano, per lasciar spazio alla ricerca di un benessere più profondo e duraturo. La percezione della propria fragilità (che dovrebbe essere propria di tutti gli uomini) è genitrice del sentimento di umanità. In vecchiaia, la corsa al consumo rallenta un po’ la morsa, e gli anziani potrebbero essere maestri di una semplicità volontaria, di una misurata decrescita, del perseguimento di virtù capaci di non escludere la gran parte dei cittadini (i poveri, gli stranieri, gli stessi anziani, i malati, i disabili, i morenti).
I vecchi come risorsa: questo è un ruolo che la nostra cultura non ci servirà su un piatto d’argento.
Dico a voi, amici over65, come vi sentite? Piatti, privi di progetti e di futuro, ripiegati su voi stessi solo perché non siete più freschi, aggressivi e spavaldi come a vent’anni? Non dovremmo noi, anziani di oggi e di domani mattina, guadagnarci sul campo un nuovo ruolo, mostrando che possiamo essere preziosi socialmente e anche sereni?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2012/11/vecchia-2.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2012-11-19 09:16:572012-11-24 23:26:50Si può dire invecchiare?

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