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Tag Archivio per: gruppi di auto mutuo aiuto

Il dolore non va in vacanza. Intervista a Enrico Cazzaniga, di Marina Sozzi

2 Agosto 2018/5 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Enrico Cazzaniga è psicologo e psicoterapeuta, esperto di tematiche del lutto, fondatore di molti gruppi di Auto Mutuo Aiuto sul lutto in Italia e in Canton Ticino, autore, tra gli altri, di un prezioso testo che tratta tutti gli aspetti del lutto e della perdita, intitolato Il lutto. Gli chiediamo di aiutarci a capire perché, per chi ha perso una persona cara, sia così difficile affrontare l’estate.

Quali sono secondo te le ragioni di questa difficoltà che viene ad aggiungersi al dolore?

Intanto una premessa. Vivere il lutto oggi, più di ieri, è difficile per la perdita dei rituali collettivi e l’impoverimento della rete relazionale d’appartenenza, ottimi contenitori del dolore e preziosi sostegni alla quotidianità di chi, spesso, si ritrova con la vita completamente stravolta. E, d’estate, le relazioni sono ancora più allentate del solito. Anche per il solo fatto che molti parenti, amici e vicini vanno in vacanza.

Quindi in primo luogo c’è la solitudine. E poi?

L’estate rappresenta per la maggior parte degli italiani un momento di stacco dalla vita quotidiana, di fuga dalla “normalità” e dalla routine, quel momento che quasi tutti aspettano per rilassarsi, distrarsi, riposare e rinvigorirsi in previsione del ritorno al lavoro e/o alla vita in città.
Il tempo del lutto è invece un tempo “speciale”, intriso di dolore, almeno inizialmente, spesso ancora più arduo poiché si fatica a riconoscerlo come tale, a permettersi di soffrire. E’ un tempo in cui ci si è lasciati alle spalle la vita che ci è familiare, e ci si ritrova immersi in una esistenza che non si riconosce più, e che spaventa, soprattutto se si guarda al futuro. Per le persone in lutto la routine non esiste (se non nella dimensione del dolore). Sono due modi completamente diversi di vivere il tempo, che accentuano la solitudine di chi ha perso una persona cara.
Inoltre, l’estate talvolta acuisce i sentimenti di tristezza legati alla perdita: spesso è infatti gravata anche dai ricordi del tempo di vacanza trascorso con la persona che non c’è più.

Quindi è difficile pensare che una persona in lutto possa distrarsi dal dolore?

Dal dolore del lutto ci si distrae generalmente, durante l’anno, con quelli che ho definito “i grandi distrattori”, cioè il lavoro, lo sport, i nipotini, gli hobby eccetera. E questi d’estate vengono meno. Non è poi infrequente che ci sia un’istanza sociale, e anche familiare, che richiede a chi è in lutto tempi più veloci di costruzione di una nuova dimensione esistenziale. E d’estate questa richiesta si fa più pressante ancora, e chi soffre per una perdita spesso si sente “assediato” dai consigli forniti da chi parte per le vacanze.

Esiste qualche strategia per vivere meglio questo periodo dell’anno, che a volte diventa arduo per diversi anni consecutivi dopo la perdita?

Il lutto non ha solo una dimensione temporale, ma anche spaziale. I “luoghi” del lutto sono importanti quanto il tempo del lutto. Molti preferiscono rimanere a casa e, a volte, sentono che la tristezza aumenta; ma possono anche scoprire, paradossalmente, che proprio dalla solitudine può giungere un insperato aiuto. Dipende a che punto si è con quella che definirei “la dimensione spazio-temporale del lutto”. Ricordo, per spiegare cosa intendo, una donna che mi raccontò che la solitudine vissuta quell’estate (tre settimane in totale) le fu di grande aiuto per “toccare il fondo” e, a livello emotivo, sentire che suo marito non c’era proprio più. Prima di allora era stata “saturata” dalla presenza di amici e familiari, che non le aveva consentito di realizzare che lui non c’era “veramente” più. Era come se, dalla morte del marito in poi, non avesse più avuto un tempo e uno spazio per rimane sola con se stessa. Fu solo allora che riuscì a cominciare a ricostruire la propria vita.
A chi invece decide di partire potrebbe succedere di vivere momenti difficili, se avvertirà una discrepanza tra il tempo della vacanza, che dovrebbe essere lieve, e il peso della mancanza. Tuttavia, i momenti difficili potrebbero alternarsi con altri percepiti come buoni e costruttivi. Tornare nei luoghi vissuti con chi non c’è più può avere effetti ambivalenti: per alcuni versi può facilitare il manifestarsi della nostalgia (sentimento importantissimo che permette la chiusura del lutto), ma per altri versi, in alcuni momenti, potrebbe acuire il dolore dell’assenza.
Penso che non ci siano approcci strategici al lutto. L’unica cosa da tenere presente è che il lutto richiede tempo e luoghi adeguati per poter fare, come ha scritto Philippe Forest, il “sacrificio” del lutto.

Cosa possiamo invece fare come familiari o amici di chi è in lutto, per evitare che l’estate si trasformi in un incubo?

Familiari e amici dovrebbero rispettare i tempi di chi è in lutto, senza forzare chi non ha nessuna intenzione di divertirsi per forza. Allo stesso modo occorre rispettare la scelta dei luoghi del lutto, sostenendo i propri cari e accogliendo la loro decisione del dove vivere questo periodo. Ho conosciuto persone in lutto che d’estate vanno più spesso al cimitero…
È importante mantenere i contatti, anche telefonicamente, per far sentire la propria vicinanza.
Un utile aiuto d’estate può arrivare anche dai gruppi AMA (Auto Mutuo Aiuto). Spesso i gruppi in estate si fondono (nella nostra zona da una decina di gruppi se ne costituiscono 4/5) perché molte persone vanno in vacanza. Capita però che diverse richieste di contatto arrivino proprio in questo periodo, specie nelle grandi città. Il dolore non va in vacanza.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2018/08/Depositphotos_3232862_s-2015-e1533213598681.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2018-08-02 14:47:092018-08-02 14:47:09Il dolore non va in vacanza. Intervista a Enrico Cazzaniga, di Marina Sozzi

Come un altro mondo: i gruppi AMA e il lutto

9 Marzo 2013/62 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Tutti voi sapete che perdere una persona cara può essere un’esperienza tragica, che agisce scombussolando il quotidiano, mettendo in discussione i punti di riferimento, le certezze costruite nell’arco di una vita. Come affrontiamo oggi questa realtà? La nostra società, che fatica a nominare la parola morte, non è attrezzata per far fronte al lutto degli individui: tende a interpretarlo come disagio psicologico, e a delegare i casi troppo dolorosi alle psicoterapie.
Tuttavia, una soluzione, umana e solidale, è oggi presente e si va diffondendo anche in Italia, i gruppi di auto mutuo aiuto (AMA) sul tema del lutto, iniziati da Enrico Cazzaniga a Milano più di un decennio fa. Se volete trovare dove sono in Italia, date un’occhiata a questo link http://www.automutuoaiuto.com/lutto/mappatura.html.

I gruppi AMA rappresentano un’efficace risorsa per chi ha vissuto una perdita importante, e trovano il loro fondamento in alcuni principi: il rispetto, la solidarietà, la valorizzazione della relazione, il prendersi cura dei nuovi membri. Principi che ricordano molto i valori costitutivi delle comunità tradizionali, oggi frammentate e scomparse, di cui i gruppi potrebbero essere una rivisitazione contemporanea.
Di seguito, in sintesi, le principali funzioni dei gruppi:
1) Aiutare i partecipanti al gruppo a esprimere i propri sentimenti (dolore, nostalgia, paura, rabbia, senso di colpa, solitudine) senza il timore di essere giudicati.
2) Sviluppare la capacità di riflettere sulle proprie modalità di comportamento, soprattutto qualora siano orientate a non superare il dolore della perdita.
3) Aumentare le capacità individuali nel far fronte ai problemi (compito fondamentale per coloro che si erano appoggiati, psicologicamente o nell’organizzazione della vita quotidiana, alla persona defunta).
4) Incrementare la stima di sé, delle proprie abilità e risorse, lavorando su una maggiore consapevolezza personale.
5) Facilitare la nascita di nuove relazioni, combattendo così il senso di solitudine creato dalla perdita, ridando dignità alla sofferenza, che diviene condivisibile.
6) Promuovere uno stile di vita a sostegno della salute individuale, familiare e sociale.

In genere, nonostante l’importanza che riveste questa metodologia dell’aiuto, non sono molti gli studi che si occupano di approfondirne il funzionamento e di riflettere sul loro significato.
Per questo, vi segnalo con vero piacere il libro Come un altro mondo. Pratiche di socializzazione dell’esperienza della perdita dentro e fuori la Rete, della sociologa Alessandra Micalizzi: partendo dai risultati di un’approfondita ricerca empirica, il libro entra nel merito delle caratteristiche dei gruppi di auto mutuo aiuto dedicati a questo tema, senza trascurare l’auto mutuo aiuto presente in Rete. Questo il link per guardare o acquistare il libro su amazon: http://www.amazon.it/altro-mondo-Tecnologia-societ%C3%A0-ebook/dp/B0094MRXJG/ref=sr_1_2?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1362841035&sr=1-2
Qualcuno di voi ha partecipato, o sta partecipando a gruppi di auto mutuo aiuto? E’ un’esperienza che vi è stata d’aiuto? La fareste se vi trovaste a soffrire per una perdita?

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2013/03/AMA.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2013-03-09 16:44:522013-03-09 16:44:52Come un altro mondo: i gruppi AMA e il lutto

Narrare il lutto

21 Gennaio 2013/4 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Nella nostra cultura, dove pochi e smorti riti vengono celebrati, dove ciascuno vive la propria vita individuale, la narrazione del dolore ha preso il posto della sua condivisione, e dal narrare nascono nuove comunità elettive.
Così funzionano i gruppi di auto mutuo aiuto dedicati al lutto, i cui partecipanti si riuniscono per raccontare il proprio male di vivere con la perdita, e poco per volta sono meno soli, ritrovano solidarietà, vicinanza e amicizia.
C’è chi invece di parlare, decide di scrivere. Per scrivere la propria esperienza di perdita occorre saper trovare le parole giuste. Non necessariamente letterariamente efficaci, ma corrispondenti a quel che vive nella memoria, nel cuore e nella mente di chi soffre (cfr. anche il sito dell’Associazione Maria Bianchi, che dedica una parte del suo lavoro di sostegno al lutto proprio alla narrazione, www.mariabianchi.it )
Ci sono eccellenti libri sull’esperienza del lutto, ne ricordo qualcuno per chi abbia piacere di ritrovare propri sentimenti nelle parole altrui: Philippe Forest ci ha raccontato la perdita della sua bimba di quattro anni in Tutti i bambini tranne uno, e scrive “Ho fatto di mia figlia un essere di carta”. Louise Candlish in Da quando non ci sei parla della sua fuga in Grecia e della lenta, sofferta ripresa della speranza di poter vivere, dopo la morte della figlia Emma. Ray Kluun, Senza di lei, narra la sua terribile esperienza di un lutto bloccato dopo la morte della moglie, di come si è perso per mesi nella droga e nel sesso. Joan Didion in L’anno del pensiero magico, percorre il primo anno dopo la morte del marito, un anno in cui tutto viene rimesso in discussione. Brigitte Giraud in E adesso? narra la perdita del marito in un incidente d’auto e la fatica di continuare a vivere, C. S. Lewis, Diario di un dolore, evoca il suo lutto per la moglie e il suo sgomento di fronte al vacillare della fede. Ce ne sono molti altri. Molti di questi autori non erano scrittori professionisti, eppure hanno avuto l’esigenza di trovare le parole “giuste”. Giuste per mettere una distanza tra sé e il proprio dolore, giuste per ricordare la persona perduta e l’amore provato, giuste per scoprire che ogni lutto è un dolore diverso, e nessuno stereotipo può servire.
Vorrei parlarvi anche di un blog, bellissimo a partire dal nome, Tra2mondi. E’ un padre che scrive a proposito della perdita della propria bambina: “Nostra figlia, Agathe, se ne è andata all’età di tre anni, tre anni fa. Vorrei poter scrivere qui la nostra storia e condividerla. Non so se ci riuscirò. Finalmente mi sono detto che la sola cosa che un uomo può fare, su questa Terra, è testimoniare della propria vita, qualunque essa sia, senza mentirsi. La storia di nostra figlia ci ha fatto cambiare. Cambiare significa iniziare a vedere il mondo, la vita, in modo diverso. Anche per questo ho pensato di chiamare questo blog ‘tra2mondi’.”
Due mondi esplorati con le parole “giuste” da Stefano, papà di Agathe. Stefano vuole mettere la sua esperienza a disposizione di tutti coloro che lo desiderano, e creare una difficile comunicazione con altri sul tema più occultato e impronunciabile tra tutti i silenzi che circondano la morte: la morte di un bambino.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2013/01/Narrare-la-perdita.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2013-01-21 12:31:552013-01-31 21:58:55Narrare il lutto

Noi e il lutto

20 Ottobre 2012/6 Commenti/in Aiuto al lutto/da sipuodiremorte

Io ho cinquant’anni e il lutto più grave che ho subito è quello dei nonni materni, a cui ero affezionata come ai miei genitori. La mia non è una condizione particolare. La nostra vita media si è allungata, e arriviamo talvolta fino a un’età matura senza che una perdita ci sconvolga la vita. Ma la morte è cieca sorda e muta, e ci prende invece altre volte alla sprovvista. Arriva quando siamo bimbi e si porta via nostra madre, quando siamo giovani e rapisce il nostro fidanzato o marito, o i nostri figli, lasciandoci senza fiato a dover rinventare una nuova vita.
Un secolo fa, si viveva in modo diverso, non tutti in agglomerati più o meno grandi e più o meno anonimi, ma in comunità più piccole. Quando una disgrazia ci colpiva, tutta la comunità, per amore o per convenzione, si stringeva accanto al dolente. La vedova era supportata ma anche un po’ “presidiata”. Doveva vestire di nero per un periodo prefissato, non poteva fare vita mondana, non poteva risposarsi. La vedova allegra era un personaggio da operetta. Oggi siamo più liberi e più soli, il lutto si configura come un fenomeno psicologico, individuale, interiore, che riguarda l’individuo colpito (o al massimo la sua famiglia), e non come un fatto che coinvolge una comunità o un gruppo.
Dopo il funerale, molti si dileguano. E se non lo fanno subito, spesso lo fanno alla quarta o quinta volta che chi è in lutto si mostra depresso, poco reattivo, solitario.
Non so se le condizioni storiche e sociali che caratterizzano il nostro tempo abbiano peggiorato l’esperienza del lutto: certo l’hanno cambiata. I riti di morte non ci sono più, quasi nessuno veste di nero, rispetta le visite di condoglianze o si occupa di nutrire per una settimana la famiglia che ha subito la perdita (il consolo, o reconsolo, che forse sopravvive in alcune zone del sud). Cosa li ha sostituiti? Solo il silenzio e la disperazione? Forse no, o perlomeno non più. Oggi si vanno diffondendo i gruppi di auto mutuo aiuto, organizzati un po’ ovunque in Italia da associazioni non profit. I gruppi sono fatti da persone che condividono il dolore di un lutto e, accettando le regole del rispetto e della solidarietà reciproci, si aiutano a andare avanti nel cammino della vita. I partecipanti in genere affermano di sentire il gruppo come l’unico contesto in cui “poter essere se stessi”, e in cui narrare se stessi. Il gruppo diventa “la famiglia”, soprattutto per chi è solo. Ma spesso aiuta, almeno per un periodo, tutti i partecipanti. Si tratta di una comunità elettiva, che è subentrata ora che la “comunità naturale” della società premoderna e moderna non esiste più.
Un sito molto utile a chi è in lutto è www.gruppoeventi.it, dell’omonima associazione di volontariato, il cui link trovate anche in questa pagina: lì, oltre a molte indicazioni e riflessioni, trovate un elenco dei gruppi attivi in tutt’Italia. Di come funziona un gruppo parlerò presto, ma sarebbe molto bello se chi ha fatto questa esperienza volesse narrarla…

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