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Tag Archivio per: mass-media

“Dovevi fare scudo al gufo con la tua macchina!”: i commenti sui profili social dei morti di Davide Sisto

25 Novembre 2019/5 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Da diversi anni osservo con attenzione, da studioso della Digital Death, i comportamenti degli utenti di Facebook all’interno dei profili di persone a loro sconosciute, il cui nome e cognome è però menzionato sui quotidiani a causa di una sopraggiunta morte violenta. Tra le tante novità apportate dall’utilizzo quotidiano dei social network vi è, infatti, quella di poter entrare nella “casa virtuale” di tutti coloro che, per un motivo o per un altro, finiscono sotto i riflettori dei mass media. Nei casi di una morte violenta, conseguenza di un efferato fatto di cronaca nera, si materializza solitamente sugli schermi dei nostri computer e smartphone la famosa scena finale del film “Bianco, rosso e verdone” di Carlo Verdone: morta la nonna di Mimmo all’interno di una cabina elettorale, le persone presenti in loco, invece di rispettarne la morte, litigano rumorosamente tra loro a proposito della validità del voto che la donna ha espresso prima del suo ultimo respiro. Mentre Mimmo piange e chiede silenzio.

Su Facebook succede più o meno lo stesso. Un esempio per tutti. A metà gennaio 2019 i quotidiani nazionali riportano la notizia della morte di una donna ventenne, travolta da un’automobile mentre tentava di aiutare un gufo in difficoltà. Il suo profilo Facebook è stato immediatamente invaso: a) da coloro che hanno sentito il bisogno di esprimere il proprio dolore, scrivendo il classico “R.I.P.” sotto una fotografia della defunta; b) dagli animalisti che hanno attribuito alla donna un ruolo eroico: ha sacrificato la sua vita per aiutare un animale in difficoltà; c) da coloro che hanno offeso la donna, che ha sacrificato la sua vita per un futile motivo, aiutare un animale in difficoltà. Ne è derivato un duraturo scambio di insulti tra la categoria b) e la categoria c), il quale ha implicato poi l’intervento – con un’altra serie di insulti – di coloro che hanno reputato incivile litigare sul profilo di una donna morta. La cosa deprimente è che nessuno di questi aveva conosciuto la vittima, e nessuno ha pensato al dolore provato dai genitori, dal fidanzato e dagli amici.

Questo è un comportamento che si reitera ogniqualvolta ha luogo un fatto di cronaca nera. C’è chi scrive, sempre sul profilo del morto, che ora è “un angelo in Paradiso” e c’è, ovviamente, chi risponde stizzito: “che ne sai se esiste veramente il Paradiso?” C’è chi, nel caso di un omicidio, elucubra pubblicamente – in uno spazio virtuale non suo – sulle modalità con cui il carnefice ha ucciso la vittima. Ci sono quelli che litigano sul presunto comportamento incauto del morto, se la fine della sua vita è legata – per esempio – a un incidente stradale. Centinaia sono state, a questo proposito, le condivisioni del video che due ragazzi italiani hanno realizzato in automobile, prima di morire in un incidente dovuto all’eccessiva velocità. Condivisioni accompagnate da sfottò, rimproveri o insulti.

Come ho detto all’inizio, queste abitudini non sono certo prerogativa esclusiva dei social network. Nella dimensione offline succede più o meno lo stesso. La differenza fondamentale è, però, la seguente: su Facebook tutte le parole e le opinioni personali vengono registrate a tempo indeterminato all’interno di uno spazio privato, anche nel caso in cui l’utente abbia scelto la privacy pubblica per le proprie condivisioni. E quelle registrazioni sortiscono un effetto deleterio su chi sta soffrendo la perdita improvvisa di una persona amata. Violano con superficialità la privacy del dolente, che si ritrova a dover sopportare l’offesa e il giudizio che persone sconosciute manifestano in maniera arbitraria nei confronti della vittima.

Occorrerebbe, pertanto, limitare il proprio perverso desiderio di partecipazione a un evento che non ci riguarda in prima persona, ricordando che la dimensione online e quella offline non sono separate. Soprattutto, sarebbe necessario porre a se stessi la domanda seguente: come mi sentirei se decine o centinaia di sconosciuti entrassero nel profilo social di mio figlio, morto all’improvviso, per esprimere giudizi a caso mentre io sto piangendo la sua inaspettata perdita? In altre parole, la convivenza all’interno dei social network implica una presa di coscienza sui comportamenti da adottare e da evitare in circostanze come quelle descritte. A mio modo di vedere, se proprio si sente la necessità insopprimibile di partecipare a un evento luttuoso, occorre limitarsi a esprimere le proprie condoglianze, evitando commenti e discussioni con altri utenti in merito a quanto è accaduto.

Ciò che più conta è non aggiungere inutile dolore a quello già provato da chi sta soffrendo e, dunque, ricordare che ci si può mettere in disparte e che non è fondamentale “partecipare” se non si è chiamati in causa. Questi pensieri, che sono banali e sorgono spontanei, vanno evidenziati perché sembrano sfuggire a centinaia di persone incapaci di utilizzare con raziocinio gli strumenti digitali.

Quali sono le vostre esperienze a riguardo? Attendiamo, come sempre, le vostre opinioni.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2019/11/Depositphotos_30625095_s-2019-e1574678517942.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2019-11-25 11:57:002019-11-25 11:57:00“Dovevi fare scudo al gufo con la tua macchina!”: i commenti sui profili social dei morti di Davide Sisto

La giornata dell’Alzheimer e i media

14 Settembre 2015/6 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

Forse perché il 21 settembre è la giornata mondiale dedicata all’Alzheimer, nelle ultime settimane abbiamo assistito a un infittirsi, su quotidiani, testate online e agenzie, di notizie riguardanti questa e altre forme di demenza.
Ottimo, direte voi. Purtroppo (con alcune pregevoli eccezioni), non si può fare a meno di commentare la qualità, a essere generosi scadente, di queste notizie. Facciamo un breve itinerario attraverso titoli e sottotitoli, tanto per darvi l’idea, nel caso in cui non vi fossero capitati sotto gli occhi.
La Gazzetta dello Sport: “Fitness, l’Alzheimer si può prevenire con l’attività fisica”. Adnkronos: “La prevenzione dell’Alzheimer comincia a tavola, se si segue la dieta mediterranea” (di questo pare si sia parlato all’Expo di Milano). Online-News: “L’obesità over 50 accelera l’Alzheimer”, e qui val la pena leggere anche la prima frase dell’articolo: “Ogni punto in più dell’indice di massa corporea corrisponde ad un anticipo dell’insorgenza della demenza di circa 7 mesi” (la notizia si trova anche su Affari Italiani). Humanitas Salute: “Alzheimer, dal caffè un aiuto contro demenza e declino cognitivo?” L’articolo poi dice che una tazzina al giorno riduce il rischio di deterioramento cognitivo lieve, mentre chi ne beve troppo corre più pericoli. Chissà qual è il giusto mezzo?
La Stampa salute: “Le noci contro la malattia di Alzheimer” e, sempre sullo stesso giornale, ecco in sintesi i consigli per la prevenzione (dato che, come è noto, la cura ancora non c’è): 1. Esercizio fisico, 2. Seguire la dieta mediterranea, 3. Gestire altre condizioni di salute, in particolare il diabete, 4. Evitare di fumare, 5. Usare il cervello. Non mancano notizie sulla minore incidenza dell’Alzheimer nelle classi sociali superiori e più istruite (sarà, ma come dimenticare Ronald Reagan e la Margaret Thatcher?).
Ora, vi ricordate le raccomandazioni per prevenire il cancro? Se si esclude l’uso del cervello, sono esattamente le stesse. E’ senz’altro lodevole che si voglia indurre la popolazione ad adottare uno stile di vita sano, anche se il metodo risulta essere un maldestro tentativo di risparmiare sulla sanità, con poca attenzione al reale benessere degli individui. Non credo infatti sia lecito farlo spargendo il panico sulle malattie che fanno più paura: Il Sole 24ore ci parla di una diagnosi di demenza (nel mondo) ogni 3 secondi, di una vera e propria epidemia. Un caso ogni tre secondi su una popolazione mondiale di 7,36 miliardi, significa lo 0,00014% circa. Scritto così, inquieta certo molto meno: il modo in cui vengono date le notizie è senz’altro scandalistico.
Curioso, peraltro, che l’Italia non faccia per nulla eccezione nell’incidenza dell’Alzheimer. La dieta mediterranea non era decisiva per la prevenzione?
Tutte queste notizie fanno naturalmente riferimento a ricerche o a ipotesi di ricerche sfuggite agli studiosi, studi sovente non ben impostati, non sufficientemente sperimentati o confermati dalla comunità scientifica internazionale. Così gli articoli, invece di fare informazione, aumentano la confusione. Un esempio particolarmente opportuno? La recente ipotesi di una trasmissibilità della malattia, dovuta alla scoperta di depositi di proteina beta-amiloide (tipici dell’Alzheimer) in pazienti che avevano contratto la malattia in seguito a somministrazione di ormone della crescita tratto dalla ghiandola pituitaria di cadaveri.
Mentre scrivo di questa ipotesi, io, che non sono un ricercatore né un medico, fatico a capire bene. Mi è chiaro, però, che se ne sa ancora molto poco, e che c’è polemica intorno a questa presunta scoperta (peraltro si parla di otto casi su 30.000 esaminati).
Perché allora decine di giornali in tutto il mondo hanno titolato L’Alzheimer è contagioso? (contagioso è tutt’altra cosa che trasmissibile attraverso materiale contaminato), facendo crescere il panico in coloro che accudiscono un malato di demenza?
Sappiamo che le malattie che sono ancora poco chiare, come il cancro e l’Alzheimer, spaventano. Sappiamo anche che i cittadini sono spesso pronti ad accogliere notizie improbabili, pur di non restare nel dubbio. Proprio per questo è riprovevole che le testate giornalistiche, per creare la “notizia”, cerchino di colmare le lacune della scienza, producendo illusioni o terrori.
Inoltre, sfogliando i giornali in questi giorni, sorge un’ultima ma centrale domanda: perché così pochi articoli su chi si occupa di assistenza? Sulle difficoltà delle famiglie che hanno un malato tra i loro congiunti? Sui problemi della sanità pubblica e delle amministrazioni nel sostenere i malati e i loro caregiver? Sul fatto che esistono numerose situazioni in cui i malati di demenza vivono soli, costituendo un enorme pericolo non solo per sé, ma anche per i loro vicini?
Perché non si parla delle associazioni che compiono un importante lavoro di sostegno? Perché non si danno informazioni alle famiglie sui loro diritti e sulle opportunità di aiuto?
Facciamolo noi, insieme, cari amici.
Se avete avuto esperienze di aiuto efficace nell’assistere un malato di demenza, raccontatela, così come vi chiedo di narrare le vostre difficoltà.
Io mi impegno, in una serie di articoli che seguiranno questo, a dare indicazioni sulle risorse presenti sul territorio della provincia di Torino.

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2015/09/Alzhei-e1442156665374.png 262 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2015-09-14 18:10:022015-09-14 18:10:02La giornata dell’Alzheimer e i media

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