Il Caring massage: intervista a Marco Vacchero, di Marina Sozzi
Abbiamo intervistato Marco Vacchero, docente della Scuola Con-Tatto e Affettività nelle relazioni di cura sul Caring Massage.
Che cosa è il Caring Massage e dove e come è nato?
Il Caring Massage® (CM), è una metodologia di cura nata in Italia dall’esperienza di due infermiere, Caterina Marsaglia e Maddalena Galizio con l’intenzione di trasformare la gestualità del quotidiano agire dei professionisti della cura in gesti consapevoli e intenzionali attraverso i quali l’affettività, il mondo delle emozioni e dei sentimenti non siano negati, ma riconosciuti e valorizzati.
Il CM, contatto intenzionale e consapevole, poggia su una visione fenomenologica dell’uomo e della cura. Riconosce le sue radici nel sapere innato della madre che massaggia il suo bambino, lo accarezza per tranquillizzarlo, rassicurarlo, consolarlo, rilassarlo o stimolarlo utilizzando il linguaggio pre-verbale, ossia il linguaggio sensoriale.
Pur basandosi su conoscenze psicosociali e anatomiche esso non è riconducibile a una tecnica, perché la sua essenza sta nella comunicazione-relazione, nella presenza per l’altro, attraverso una gestualità caring prudente, presente e trasparente che, coniugata con un massaggio a pressione moderata, risponde al bisogno di riconoscimento e di sicurezza della persona in condizione di vulnerabilità.
La persona è incontrata intenzionalmente nella sua corporalità animata attraverso il con-tatto, ma non solo. E’ con tutti i sensi che il curante la avvicina in un’attitudine di apertura all’altro e a sé, in un momento dato, con un’intenzionalità benevola, ossia con profondo interesse per il suo bene, onorando il suo essere al mondo e nel mondo qui e ora, e il suo potenziale di auto-guarigione. L’intenzionalità deve essere diretta verso l’offrire il massaggio piuttosto che fare il massaggio.
C’è un legame particolare tra Caring Massage e cure palliative?
Il Caring Massage® è innanzitutto una forma di comunicazione non verbale. Curante e malato entrano in comunicazione silenziosa attraverso il contatto. E’ un’occasione di approfondimento della relazione basata sulla fiducia.
Il CM restituisce al malato il proprio schema corporeo e la propria immagine corporea, che sono spesso frantumati dalla malattia. Il malato ritrova dignità e la propria dimensione di essere umano per il fatto che una persona accetta di toccare e di entrare in comunicazione profonda con il suo corpo.
E’ un mezzo per rilassare e distendere che può portare il malato ad addormentarsi. I muscoli si rilassano, i dolori dovuti alla tensione muscolare si attenuano, l’angoscia diminuisce e il malato può esprimere ciò che a volte non riesce a far emergere nel contesto relazionale abituale.
Il Caring Massage può essere un aiuto per ridurre la sofferenza morale, il sentimento di solitudine, le difficoltà di comunicare. É, anche, un mezzo per contenere l’angoscia.
Non ha una durata definita in quanto è modulato rispetto ai bisogni della persona in relazione alla sua storia, alle sue condizioni cliniche e al contesto. In cure palliative può essere significativo un trattamento anche di pochi minuti.
Nell’accompagnamento dei morenti consente di comunicare attraverso quello che è l’ultimo dei sensi a scomparire.
Le mani toccano, avvolgono, accarezzano, offrono conforto, accompagnano, stimolano, calmano, sono testimoni della presenza del curante, sono parte della cura.
Le mani rappresentano un vero e proprio orecchio tattile, ascoltano, scivolano, danzano, modellano, con una tonicità minima, esercitando una pressione decisa ma leggera, con tutto il palmo, producendo una sensazione mai dolorosa, ma gradevole, di serenità, pace e tranquillità.
Nella cura del malato in fase avanzata e terminale di malattia è necessario coniugare le competenze tecniche e il rigore scientifico, con una delicata partecipazione relazionale e umana in grado di comprendere i bisogni dell’individuo all’interno di una relazione che sappiamo che non guarisce, non risolve, non salva.
Spesso il morente desidera avere un buon compagno di viaggio capace di condividere le speranze, di rassicurare col tono e col ritmo della voce, di ascoltare, restando in silenzio. Non infrequentemente il semplice fatto di esserci è più importante che il fare. Il valore del contatto fisico è all’inizio un “invito relazionale” che pone le basi per l’elaborazione di uno spazio temporale tra curante e malato che via via si riduce fino a scomparire, permettendo al corpo di unirsi durante il trattamento.
Su quali basi teoriche si fonda?
Il caring è un attributo ontologico della relazione umana, caratterizzata dal concetto di “essere con l’altro” (Heidegger) che rende possibile un dialogo autentico fra le persone in quanto valorizza il coinvolgimento della globalità della persona, l’essere nella sua interezza, la presenza e l’apertura all’altro.
Attraverso il Caring Massage® si realizza l’idea di cure ristrutturanti ovvero cure che hanno come obiettivo di riunificare ciò che per effetto della malattia è frantumato: il rapporto con il corpo, con l’immagine corporea, con l’immagine di sé. La persona è stimolata a sperimentare un vissuto di interezza, di autostima in un clima di accettazione incondizionata, benevola e di non giudizio. Parte integrante della relazione d’aiuto, è un’occasione di approfondimento della relazione basata sulla fiducia, è un mezzo per contenere l’angoscia, per stare con chi sembra non esserci più, per accompagnare la vita dal suo apparire nel mondo e per accompagnare alla fine della vita.
C’è una tecnica particolare che occorre apprendere?
Molte pratiche di cura si realizzano attraverso attività che richiedono di posare le mani sulla persona assistita, compiendo gesti mediati dal contatto. Tale peculiarità interroga i professionisti su come trasformare la gestualità quotidiana da meramente tecnica, in azioni consapevoli e intenzionali attraverso le quali l’affettività, il mondo delle emozioni e dei sentimenti non sono negati, come spesso può accadere, ma riconosciuti e valorizzati. Senza relazione non c’è cura (“care”). L’aver cura richiede relazioni di fiducia, nelle quali le persone assistite si sentano libere e non giudicate nelle loro difficoltà o debolezze. Ogni volta che l’operatore avvicina la persona per svolgere un’attività ha la possibilità di costruire tale relazione: il gesto intenzionalmente ricercato diviene veicolo e occasione di incontro, mai fine a stesso, ma gesto di cura perché realizzato attraverso un contatto educato e guidato da una precisa postura mentale. “Postura della mente” e “intenzionalità” sono due concetti che caratterizzano il Caring Massage®, associati al concetto di affettività.
Esiste una scuola di riferimento?
Nel 2014 nasce la Scuola di Contatto e Affettività nelle Relazioni di Cura (www.caringmassage.org) per consolidare e ampliare una struttura di studio, ricerca e pratica in relazione a un percorso formativo iniziato a partire dal 1994.
La Scuola riconosce un duplice obiettivo:
• trasformare la gestualità del quotidiano agire dei professionisti della cura in gesti consapevoli e intenzionali attraverso i quali l’affettività, il mondo delle emozioni e dei sentimenti non siano negati, ma riconosciuti e valorizzati;
• offrire alle persone delle quali ci si prende cura un setting specifico per la pratica di cure ristrutturanti (Caring Massage®)
È un massaggio che può essere appreso da tutti, anche da familiari e volontari oppure è riservato ad alcune competenze professionali?
Il CM è una tecnica riservata solo agli operatori sanitari. Viene appresa attraverso un corso base (della durata di 3 giorni) e un possibile ulteriore approfondimento con un corso avanzato (della durata di 2 giorni). Tutti i corsi proposti dalla Scuola vengono condotti con un approccio che privilegia la partecipazione attiva dei professionisti presenti in aula, pertanto ai momenti dedicati alla presentazione delle basi teoriche che sostengono il metodo, si alternano esperienze dirette, privilegiando momenti di confronto e analisi/rielaborazione delle esperienze stesse.
Durante l’assistenza in ambulatorio, a domicilio, in ospedale/hospice il curante può condividere alcuni passaggi del trattamento di CM con famigliari/amici, rappresenta, quindi, un mezzo per aiutare le persone vicine al paziente a essere presenti nella tenerezza e nella dolcezza.







