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Tag Archivio per: cimitero

La morte ai tempi di Facebook, di Davide Sisto

12 Luglio 2016/21 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

hack social mediaLa prima volta che ho veramente compreso quanto il digitale rivoluzioni il nostro legame con la morte è stato un giorno del novembre 2014: appena sveglio, ricevo sul mio smartphone una notifica da Facebook che mi ricorda il compleanno di un amico. Morto, però, tre mesi prima all’improvviso.

Un morboso desiderio di autolesionismo emotivo mi spinge a ritornare subito sulla bacheca del suo profilo Facebook. E non occorre uno spirito di osservazione particolarmente acuto per cogliere le tante suggestioni che quella bacheca produce, in modo del tutto casuale e senza un filo logico razionale.

In primo luogo, lo spettro dell’interruzione: il classico susseguirsi quotidiano di fotografie, videoclip, pensieri personali che, di colpo, si interrompe senza più possibilità di ripresa. Sarà pur vero ciò che sostiene il filosofo coreano Byung-Chul Han, vale a dire che la bacheca di un social network non è niente più che una meccanica, fredda, morta enumerazione e addizione di eventi o di informazioni, che si accumulano senza anima. Nulla a che vedere con la narrazione viva della nostra memoria, la cui forza pulsante è tutta racchiusa nel dimenticare, quindi nel non trattenere tutte le esperienze vissute. Tuttavia, fermarsi a osservare quella bacheca virtuale, con la sua successione temporale di immagini e riflessioni, è come rendersi d’un tratto consapevoli che, con la morte, il presente viene inghiottito dal passato, il tempo non ha più né vitalità né senso. Sale, quindi, l’angoscia per la mancanza del commiato e per il senso di incompletezza che, mai così nitida come sullo schermo del computer, è tipica di una morte avvenuta all’improvviso. L’interruzione inattesa, non calcolata né prevista solitamente all’interno di una vita scandita da ritmi e abitudini quotidiane, è senza ombra di dubbio amplificata da un social network come Facebook.

In secondo luogo, lo struggimento degli amici e dei conoscenti: la bacheca comincia a riempirsi di messaggi di saluto, di dediche musicali, di ricordi. Messaggi diretti in forma colloquiale alla persona morta. Da una parte, sembrano tentativi di comunicazione con chi non c’è più; gli amici si rivolgono a lui come se fosse in grado ancora di leggere. Sopra una fotografia un ragazzo scrive: “Questa appendila alla nuvoletta accanto a te. Tanti Auguri!”. Come se ci fosse una specie di anima del mondo che collega i vivi con i morti, ora, tramite Facebook. Il social network sembra farsi carico della tradizionale comunicazione simbolica tra l’aldiquà e l’aldilà, una comunicazione percepita stranamente – davanti allo schermo del computer – come reciproca. Molto diversa da quella che creiamo sulla tomba della persona amata al cimitero, la quale è più pensata e immaginata che realmente “vista” con gli occhi. Da un’altra parte, questi messaggi sembrano tentativi volti “a fare gruppo”. Si cerca cioè di condividere virtualmente il dolore con le altre persone, eludendo il pudore e le difficoltà che hanno spesso luogo nella realtà. Il commento sotto un messaggio di commiato sulla bacheca di Facebook, con magari il ricordo di un aneddoto o di una propria riflessione, non è invasivo perché si riesce a nascondere il proprio stato d’animo dietro allo schermo. Mentre nella realtà si fa più fatica a condividere quel dolore, quindi a vincere la vergogna di mostrare i propri sentimenti o di dire frasi banali.

Facebook ci pone di fronte a quella morte che rimuoviamo quotidianamente dalla nostra vita. Lo fa in moltissimi modi diversi, ben più numerosi rispetto a quelli che ho brevemente indicato. Nel bene e nel male. E dobbiamo, il prima possibile, prenderne atto e coglierne le conseguenze. Facebook, infatti, è già oggi il più grande cimitero che vi sia al mondo, facilmente accessibile tramite un computer o un telefono cellulare. A fine 2014 si contavano oltre 50 milioni di utenti morti; secondo Hachem Sadikki, esperto di statistica presso l’Università del Massachussetts, nel 2098 il numero di utenti deceduti sarà addirittura superiore a quelli ancora in vita. I dati che lo portano a tale conclusione sono principalmente due: la scelta dei gestori del social network di non eliminare in modo automatico gli account degli utenti deceduti e il rallentamento progressivo dei nuovi iscritti. Se le previsioni sono corrette, il social network più popolare al mondo sarà, alla fine di questo secolo, una distesa di profili fantasma, quindi di pensieri, fotografie e ricordi di persone che non ci sono più, a totale portata di mano di chi è invece ancora in vita.

E, tra i tanti problemi che questo comporta, vi è quello della propria privacy e dell’eredità della nostra vita virtuale. Da pochi anni, Facebook ha inventato l’opzione del “contatto erede”: ciascuno di noi può scegliere in vita se eliminare, una volta morti, il proprio account o se farlo diventare “commemorativo” tramite un erede. Si sceglie una persona di famiglia o un amico, il quale può scrivere un post fissato in alto nel profilo, magari dando informazioni agli altri amici virtuali; può rispondere alla eventuali richieste di amicizia e aggiornare l’immagine del profilo e di copertina. Non può però accedere ai dati personali. Nella pagina, in alto, compare la scritta “in ricordo di”. L’opzione del “contatto erede” dimostra quanto sia sentita la necessità di pensare a ciò che può succedere dopo la propria morte, proprio perché ormai la realtà virtuale è diventata parte integrante di quella reale.

Difficile comunque riuscire a farsi un’idea precisa se Facebook renda più traumatico il lutto o ne sia invece di aiuto, se rende più doloroso il distacco o se genera una qualche forma di sollievo, anche nell’ottica di una maggiore comprensione del significato della morte per la vita. Voi cosa ne pensate? Avete già avuto esperienza di una persona deceduta con il profilo Facebook attivo? Come vorreste che venisse gestito dopo la vostra morte? Sono molto curioso di sentire opinioni a riguardo.

 

 

https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2016/07/Fotolia_76403337_XS-e1468268643181.jpg 265 350 sipuodiremorte https://www.sipuodiremorte.it/wp-content/uploads/2024/05/93409bba-2fe8-4231-86b3-36648bff989e.png sipuodiremorte2016-07-12 11:26:252016-07-14 15:12:04La morte ai tempi di Facebook, di Davide Sisto

Arborvitae: cimiteri del nuovo millennio?

12 Gennaio 2015/20 Commenti/in Vecchiaia/da sipuodiremorte


Gira l’Italia un progetto affascinante, studiato da alcuni architetti paesaggisti, tutte donne (A3Paesaggio), che hanno voluto riflettere su come possa diventare il cimitero del terzo millennio. E’ un progetto rivoluzionario rispetto agli attuali luoghi dei morti, che costituisce anche una risposta alla diffusa povertà inventiva dell’architettura funeraria contemporanea.
Consuelo Fabriani e la sua équipe si sono innanzitutto chieste quali sono i bisogni degli individui quando si recano a far visita ai propri morti. E non hanno trascurato anche un secondo interrogativo: come mai molta gente rifiuta il cimitero come luogo e dichiara di preferire una memoria “del cuore e della mente”?

Il desiderio che è emerso da questa indagine è che il cimitero sia meno cementificato, più accogliente e più verde: un luogo dove sia possibile sostare in meditazione o anche solo passare un po’ di tempo nella natura e vicino a chi abbiamo perduto, magari condividendo l’esperienza con altri.
Il progetto di cui vi parlo si chiama Arborvitae, e – dicono le protagoniste – introduce una nuova cultura del cimitero e delle pratiche legate alla morte, prevedendo, dopo la cremazione, l’interramento delle ceneri in un’apposita urna biodegradabile e la rinascita del corpo in un albero. E’ un cimitero-paesaggio in cui l’architettura funeraria cede il posto agli alberi dando vita ad un parco urbano, spazio vitale per i cittadini; un luogo di memoria e di rispetto capace di diminuire la distanza tra il mondo dei morti e quello dei vivi.

Dietro questa idea c’è, implicitamente, una visione della morte che si va diffondendo tra i nostri contemporanei, quella di vita/morte come ciclo naturale, in cui dalla morte può scaturire nuova vita: l’uomo non più re della creazione, ma parte della natura. È un progetto che fa piazza pulita dell’antropocentrismo, e che rispecchia la volontà di ricongiungersi con gli elementi, sul modello dei cimiteri nordici e anglosassoni.
Le progettiste hanno realizzato un video estremamente grazioso per spiegare la loro idea. Ecco il link, non perdetevelo https://www.youtube.com/watch?v=_69LVlsi8ms&feature=youtu.be.
Ma soprattutto vi chiedo di partecipare all’ulteriore sondaggio che stanno facendo. Richiede meno di un minuto per la compilazione: https://it.surveymonkey.com/s/ARBORVITAE.
Mi interessa moltissimo anche la vostra opinione sul blog. Secondo voi è un’idea su cui è bene lavorare? Vi convince? Vedete delle difficoltà nella realizzazione di questa proposta nella nostra cultura?

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Quali cimiteri vorreste?

28 Gennaio 2013/22 Commenti/in Ritualità/da sipuodiremorte

Tra le molte notizie che leggo per tenermi aggiornata sui temi di questo blog, ci sono quelle sui cimiteri. Nessuna è così rilevante da valere una riflessione isolata. Prese in sequenza, però, queste notizie, spesso locali, tracciano un quadro del nostro culto dei defunti che val la pena fotografare.
Se escludiamo le segnalazioni che riguardano i cimiteri monumentali, ormai considerati musei e tutelati, le altre notizie sono sconsolanti. Ladri di rame fanno continuamente incursione nei cimiteri del Paese, rubando coperture di tetti, vasi, basi di statuette della Madonna. Altrove i furfanti preferiscono il bronzo; in altri casi, come al cimitero di Ponte a Elsa (Firenze) si accontentano di sottrarre i fiori portati in omaggio ai defunti. Ma c’è anche chi, come al cimitero di Prima Porta a Roma nord, ha organizzato una banda di scippatori (arrestati).
Per il resto, degrado e carenza di manutenzione un po’ ovunque, parenti che si perdono tra i palazzi di loculi e non trovano i loro morti, opere edili abusive nel Cimitero degli Inglesi a Napoli. A Chioggia e ad Arsano (Napoli) i loculi sono finiti: se si vuole seppellire i propri cari bisogna cambiare cimitero, oppure optare per la cremazione.
La notizia più terribile? Una salma in attesa di cremazione sparita al crematorio di Bari. Furenti, i parenti tempestano di calci e pugni le porte (chiuse) degli uffici degli impiegati e del direttore, barricati all’interno. Alla fine la salma salta fuori, era a Torre del Mare, a Bari era finito lo spazio nelle celle frigorifere.
La più graziosa? Una donna sostiene di aver visto un uomo nudo in meditazione davanti ad alcune immaginette. Appena vede la donna, si riveste e fugge. Arriva la polizia, dell’uomo nessuna traccia.
L’affresco che emerge dalle notizie sui cimiteri è quello di un luogo pericoloso e ostile, abbandonato, selvaggio: si può fare ironia o scandalizzarsi. Certo, è arduo coltivare un culto dei defunti in luoghi del genere. Voi come immaginate il luogo del riposo delle vostre spoglie?
Io vorrei leggere di migliorie, di costruzione di sale del commiato, di spazi di condivisione del dolore, di spettacoli e poesia, di nuovi progetti architettonici, di dibattito, di idee, come sarebbe normale in un paese civile. Credo che occorra ridare identità, sicurezza e importanza ai cimiteri.
Che cosa proporreste?

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Storia di una tomba: repubblicanesimo e fecondità

28 Dicembre 2012/4 Commenti/in Riflessioni/da sipuodiremorte

A coloro che sono convinti che le religioni monoteiste siano diverse e più mature del paganesimo, voglio raccontare una storia scoperta in una visita al romantico cimitero di Père Lachaise, a Parigi. Forse molti di voi la conosceranno, perché è celebre, giustamente celebre. Si tratta della storia non di una persona, ma della sua tomba, quella del giovane giornalista Yvan Salmon, detto Victor Noir, morto a ventidue anni.
Victor, nel 1870, era stato inviato dal giornale “La Marseillaise” presso il cugino di Napoleone III. Aveva il compito di organizzare un duello tra quest’ultimo e il suo caporedattore, che riteneva di essere stato ingiuriato dal principe. Il povero messaggero fu ucciso da un colpo di pistola dell’impulsivo principe, e divenne per questo simbolo di repubblicanesimo. Il capo del governo, Emile Ollivier, fece arrestare Pierre Bonaparte ma, prudente, organizzò i funerali a Neuilly-sur-Seine. Inutilmente, perché Auguste Blanqui organizzò un corteo funebre imponente (100.000 persone) e una veemente protesta collettiva si levò per questo assassinio.
Durante la Terza Repubblica, il corpo di Noir fu spostato nel cimitero di Père Lachaise, e una statua bronzea a grandezza naturale raffigurante Victor morente fu commissionata allo scultore Jules Dalou. Ma non è per ragioni politiche che questa tomba è celebre.
Victor fu ucciso il giorno precedente il suo matrimonio. Dalou seguì il realismo anatomico diffuso nella sua epoca, e non mancò di scolpire una certa protuberanza nei pantaloni, all’altezza degli organi sessuali.
Sarà per la protuberanza, per la giovane età o per l’imminente matrimonio, o per tutti e tre i motivi, la leggenda dice che strofinando la protuberanza stessa, le labbra e i piedi della statua si possa guarire la sterilità, accrescere la fertilità o semplicemente avere maggiore fortuna in amore.
La pittura scrostata per i ripetuti sfregamenti, anno dopo anno, è oggi testimonianza dei ripetuti pellegrinaggi alla tomba. Ironia della storia: figlio dei lumi, eroe repubblicano suo malgrado, Victor è ancora oggi una sorta di rediviva divinità della fecondità.
Felice 2013 a tutti!

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