Un fenomeno chiamato Caitlin Doughty: la curiosità per la morte, di Marina Sozzi

Caitlin e il libroC’è un “fenomeno”, negli Stati Uniti, che si chiama Caitlin Doughty. Dico fenomeno nel senso etimologico del termine: un evento, un’apparizione, che nella nostra cultura ha un significato non banale. Caitlin è una giovane donna laureata in storia medievale, nata nel 1984 alle isole Haway, bruna, solare, robusta, con un sorriso aperto, che vive a Los Angeles. Il suo primo libro l’ha scritto a trent’anni, nel 2014. Sto parlando di una studiosa, ma piuttosto atipica.

Tutti i bambini, qualsiasi cosa credano i loro genitori in merito, pensano alla morte e ne sono affascinati e curiosi. Caitlin però ebbe un’esperienza traumatica legata alla morte, a soli otto anni: in un centro commerciale dove si era recata coi genitori, vide una bambina precipitare dal secondo piano, cadere a faccia in avanti su un bancone laminato e morire sul colpo. I genitori di Caitlin non furono in grado di aiutarla a elaborare quel trauma.

Fu così che Caitlin dovette cavarsela da sé, e scelse di affrontare la morte da vicino, andando a lavorare a ventitré anni in un’impresa di pompe funebri con annesso crematorio, a ritirare, preparare e bruciare cadaveri. Quest’esperienza l’ha portata a contatto con il morire nella sua cruda e materiale espressione, e il suo libro è traboccante di immagini e dettagli piuttosto macabri, dove si narra (ma con pietas, senza alcun compiacimento) l’aspetto che ha un cadavere e come avviene la sua decomposizione. Intanto Caitlin non ha smesso di studiare, e accanto all’esperienza concreta troviamo nel suo scritto la profonda conoscenza della storia della morte di Ariès, delle artes moriendi e delle danze macabre, delle considerazioni sulla “pornografia” della morte del sociologo inglese Gorer, della critica di Jessica Mitford sull’usanza americana di imbalsamare i cadaveri, e di molti altri testi, classici o meno, sulla morte nella nostra cultura.

La combinazione dei due fattori, l’esperienza da un lato e il sapere dall’altro, fanno di Caitlin una miscela unica. La sua consapevolezza di come la negazione della morte sia uno dei problemi più seri dell’occidente contemporaneo non si trasforma in moralistico appunto critico, ma diviene scopo militante della sua vita: Caitlin ha fondato a Los Angeles un’impresa funebre non profit, e non perde occasione per opporsi alla pratica dell’imbalsamazione chimica (pratica tradizionale negli Stati Uniti, ma che non rispetta i corpi morti e non permette ai familiari di entrare in contatto con la realtà della morte).

Da brava americana, Caitlin non è diventata seriosa, trattando del tema della morte, anzi. Ha creato una serie di video youtube educativi, ironici e spassosi allo stesso tempo, intitolati Ask a Mortician (e Mortician è appunto, negli Stati Uniti, l’impresario di pompe funebri). Guardatene uno, tanto per farvi un’idea, ad esempio quello in cui spiega come si fa a tenere chiusa la bocca di un morto.

“I video – mi scrive Doughty in un’intervista che le ho fatto via mail – sono stati visti quasi 40 milioni di volte, e quasi mezzo milione di persone si è iscritta al canale” (anche io l’ho fatto, e sono stata la 462.776esima persona). “E’ stupefacente pensare che video che parlano di come cucire una bocca per farla stare chiusa o cosa è accaduto ai corpi delle persone morte nel Titanic siano stati visti così tante volte. Probabilmente è proprio vero che le persone sono affascinate dalla morte, anche se non ritengono educato menzionarla nelle conversazioni. La maggior parte della gente che guarda i miei video – aggiunge Caitlin – sono giovani donne”.

Questa fascinazione è una questione davvero non trascurabile. Noi intellettuali che ci occupiamo della morte assumiamo troppo spesso un atteggiamento austero, considerando di cattivo gusto tutto ciò che richiama troppo da vicino la carnalità della morte. E’ anche questo che Caitlin ci dice, nel suo libro e nei suoi video, e con tutta la sua testimonianza: non disprezziamo l’umana curiosità per i dettagli cadaverici.

“La gente ama i particolari macabri – mi dice Caitlin. “Moriremo tutti, ed è razionale e ragionevole voler sapere che cosa accadrà al tuo corpo. La gente vuole sapere come un corpo si decompone, cosa succede in un forno crematorio, come un corpo si trasforma in cenere. Credo che ci sia un modo di scrivere della morte che non è raccapricciante e disgustoso, ma basato sulla scienza, la storia e la psicologia”.

C’è, infatti, e Caitlin l’ha trovato.

In italiano il libro di Caitlin Doughty, col titolo Fumo negli occhi e altre avventure dal crematorio, è pubblicato dall’editore Carbonio, un giovane editore nato a Milano nel 2016, ma che promette davvero di diventare una pietra miliare di una nuova editoria non conformista e capace di dare un contributo ai problemi del presente.

Che cosa ne pensate del tema della curiosità per la morte e per i dettagli macabri? Avete esperienze da raccontare o riflessioni da proporre? Che effetto vi fa Caitlin Doughty?

Cover FUMO NEGLI OCCHI Caitlin Doughty

11 Risposte a " Un fenomeno chiamato Caitlin Doughty: la curiosità per la morte, di Marina Sozzi "

  1. Antonella Cuomo scrive:

    Beh, dopo aver visto il filmato, direi che sta peggio di me. La nevrosi è il motore della rappresentazione, cioè della comunicazione. Ringraziamo il Cielo per averci fatti nevrotici, così almeno se ne parla.
    La cucitrice labiale è proprio horror, non riuscirò più a spillare due documenti senza pensarci. Ma anche il metodo del sopraggitto labbro-mento-labbro-naso non è male. Questi americani…

    • Marina Sozzi scrive:

      Dici Antonella? Forse la nevrosi più grande non sta nel dire “come si fa”, come fa Caitlin, ma nell’adottare socialmente pratiche come quelle della cucitrice labiale…

  2. Sandra scrive:

    Appartengo alla generazione in cui era considerato normale portare i bambini alle visite di lutto, col morto composto sul letto e le donne intorno a recitare il rosario. Mia nonna è morta in casa, come mia suocera, entrambe amorevolmente vegliate da parenti e amici fino al momento del funerale. Mia nonna, però, non l’ho voluta vedere nella bara, non riuscivo ad accettarne la morte, ero una ragazzina. Con mia suocera mi sono comportata da persona adulta, aiutando mio marito anche nelle formalità, non ho avuto timore nel dare un’ultima carezza e un ultimo bacio a sua madre, mi è venuto naturale.
    Questo libro mi incuriosisce, per cui l’ho ordinato. 🙂

  3. Marina Sozzi scrive:

    Grazie Luciana per averci fatto conoscere il suo interessante blog. Bello vedere che abbiamo avuto uno sguardo simile nel leggere il libro di Caitlin. La seguirò

  4. luciana scrive:

    trovata! è qui, sul n. 8/2014 di Laborcare Journal, pag. 28

    http://www.laborcare.it/misc/pdf/editoriale_8

  5. Luisa Elettra scrive:

    Bellissimo video, grazie della condivisione, la più simpatica becchina che abbia visto finora..parla chiaro e lo fa con la giusta, per me, sensibilità e humour, nonché doti attoriali notevoli.

  6. Fernando Guidi scrive:

    Ma pensa un po’!
    Ho lavorato per molti anni in sala autoptica e ho imparato molto dalla passione pedagogica del medico settore, sia nello spiegare l’anatomia e la fisiologia del corpo umano (e questo basterebbe per essere più rispettosi della vita!), sia nel rispetto della persona deceduta. Sono anni che ho voglia di descrivere quello che ho osservato e imparato sulla morte, sui vari tipi di morte (una delle mie battute è: se dovessi scegliere un modo di suicidio, non saprei quale scegliere, visto come si riducono i corpi dei suicidi). Ecco. Ma per chi scrivere e soprattutto come divulgare queste notizie, dato il tabù intorno all’argomento? Nemmeno nel campo sanitario c’è molto riscontro (ho scritto della mia esperienza in hospice su Laborcare ma senza riscontro).

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