Risalendo alle origini del rito laico

Se amate la storia, non perdete il libro, uscito da poco, di Piero Pasini, Venezia in gramaglie. Funerali pubblici nel lungo Ottocento, Il Poligrafo 2013, introdotto da Dino Mengozzi.

I funerali pubblici sono quelli che coinvolgono nel lutto non solo la stretta cerchia di parenti e amici, ma l’intera collettività. Sono funerali che s’intersecano con la dimensione politica, e proprio per questo sono spesso rivelatori dei cambiamenti sociali e culturali in corso.
I funerali pubblici, in età liberale, assumono un significato e un valore pedagogico: i nuovi concetti di Nazione, Patria, Italia, Popolo, Democrazia trovano i loro simboli nella dimensione funeraria, celebrando martiri risorgimentali e uomini politici.

Pasini descrive, come “archetipo” del funerale liberale, quello di Angelo Toffoli, ministro nel primo governo Manin (1848/49), morto nel 1877: il funerale fu finanziato e programmato dall’autorità municipale in ogni dettaglio. Il corteo (laico) si riunì davanti alla casa del defunto alle 9,30 del mattino: pompieri e guardie municipali, banda cittadina, rappresentanze di società politiche e operaie e di mutuo soccorso; solo dopo i sacerdoti, e il feretro, seguito da autorità politiche e sociali, alunni delle scuole e parenti e amici dello scomparso. Alle 10 il corteo s’incamminò verso la chiesa, dove ebbe luogo la cerimonia religiosa. Subito dopo, il corteo riprese il suo cammino, accompagnato dalla banda municipale, per raggiungere il luogo della cerimonia civile: qui sono pronunciati i discorsi sulla bara, posta a terra vicino all’acqua, volti a porre l’accento sulla probità e l’amor patrio del defunto. La bara viene poi posta sulla barca delle pompe funebri, e il corteo si snoda sull’acqua fino all’isola di San Michele. Qui, dopo la benedizione dei padri benedettini, il corteo prosegue verso il sepolcro.

I sacerdoti, scrive Pasini, sono “declassati” in questo funerale, non aprono più il corteo: “La loro funzione consiste nel compito ‘tecnico’ dell’ufficio funebre e dell’assoluzione, ed è solo in chiesa che affermano il loro ruolo sociale”. Il corteo prima della funzione e il rito laico che la segue, e in generale i momenti all’esterno, scanditi dalla musica della banda, sono i momenti centrali del funerale, in cui assumono il massimo rilievo gli stendardi delle associazioni, e la grande folla di veneziani che celebrano un loro patriota.

Il libro di Pasini colma un vuoto storiografico a proposito della riflessione sulla secolarizzazione del rito funebre. Dell’Ottocento erano note le cerimonie rivoluzionarie (prevalentemente in Francia) e quelle dissidenti (socialiste e repubblicane) della seconda metà del secolo. Pasini segue tutto il lungo Ottocento (dal 1797 alla vigilia della Prima guerra mondiale) a Venezia, e aggiunge un tassello importante, dimostrando l’importante ruolo dei funerali pubblici per l’affermarsi della religione civile della Patria e della Nazione operata dai nazionalismi. Il libro è corredato da belle illustrazioni dei funerali veneziani ottocenteschi.

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