Quali cimiteri vorreste?

Tra le molte notizie che leggo per tenermi aggiornata sui temi di questo blog, ci sono quelle sui cimiteri. Nessuna è così rilevante da valere una riflessione isolata. Prese in sequenza, però, queste notizie, spesso locali, tracciano un quadro del nostro culto dei defunti che val la pena fotografare.
Se escludiamo le segnalazioni che riguardano i cimiteri monumentali, ormai considerati musei e tutelati, le altre notizie sono sconsolanti. Ladri di rame fanno continuamente incursione nei cimiteri del Paese, rubando coperture di tetti, vasi, basi di statuette della Madonna. Altrove i furfanti preferiscono il bronzo; in altri casi, come al cimitero di Ponte a Elsa (Firenze) si accontentano di sottrarre i fiori portati in omaggio ai defunti. Ma c’è anche chi, come al cimitero di Prima Porta a Roma nord, ha organizzato una banda di scippatori (arrestati).
Per il resto, degrado e carenza di manutenzione un po’ ovunque, parenti che si perdono tra i palazzi di loculi e non trovano i loro morti, opere edili abusive nel Cimitero degli Inglesi a Napoli. A Chioggia e ad Arsano (Napoli) i loculi sono finiti: se si vuole seppellire i propri cari bisogna cambiare cimitero, oppure optare per la cremazione.
La notizia più terribile? Una salma in attesa di cremazione sparita al crematorio di Bari. Furenti, i parenti tempestano di calci e pugni le porte (chiuse) degli uffici degli impiegati e del direttore, barricati all’interno. Alla fine la salma salta fuori, era a Torre del Mare, a Bari era finito lo spazio nelle celle frigorifere.
La più graziosa? Una donna sostiene di aver visto un uomo nudo in meditazione davanti ad alcune immaginette. Appena vede la donna, si riveste e fugge. Arriva la polizia, dell’uomo nessuna traccia.
L’affresco che emerge dalle notizie sui cimiteri è quello di un luogo pericoloso e ostile, abbandonato, selvaggio: si può fare ironia o scandalizzarsi. Certo, è arduo coltivare un culto dei defunti in luoghi del genere. Voi come immaginate il luogo del riposo delle vostre spoglie?
Io vorrei leggere di migliorie, di costruzione di sale del commiato, di spazi di condivisione del dolore, di spettacoli e poesia, di nuovi progetti architettonici, di dibattito, di idee, come sarebbe normale in un paese civile. Credo che occorra ridare identità, sicurezza e importanza ai cimiteri.
Che cosa proporreste?

21 Risposte a " Quali cimiteri vorreste? "

  1. Fiorella scrive:

    http://www.archinfo.it/ampliamento-del-cimitero-di-borgaretto/0,1254,53_ART_197347,00.html
    questo che allego è un nuovissimo progetto architettonico per un piccolo cimitero alla periferia di torino all’interno del parco del Sangone . (Premio Nazionale In/Arch – Ance nel 2006) Praticamente una zona di riposo “naturale”, dove i visitatori camminano su di un ponte sospeso sulle anime e le urne cinerarie sono in una piccola radura esposte al sole come se fossero dei moderni menhir . Caratteristica anche l’entrata sulla cui porta entrando si legge EXIT ( forse a indicare che si passa di li quando si esce dalla vita ). mi dicono che oggi il progetto iniziale è stato un po’ compromesso da mani incompetenti ….peccato!!!

    • maria laura cattinari scrive:

      Credo di essere in assoluto la persona meno competente ad esprimere un giudizio nel merito di un progetto architettonico e quindi quello scriverò sia assolutamente preso, per quel poco che vale, come l’esternazione estemporanea di un sentire che prescinde da un’analisi razionale.

      Le immagini che ho visto le sento fredde, estranee, come quasi tutta l’architettura dei nostri moderni, geniali architetti. Qualcosa di volutamente disumano pare animare i loro progetti, il tentativo di creare contesti artificiali dove la vita è morta ancora prima di morire.

      • Amelia scrive:

        Il giorno della sepoltura di mia mamma, 8 anni fa oggi, un uccellino meravigliosamente cinguettante mi ha preceduta mentre attraversavo l’arco antico (vecchio?) del cimitero del mio paesino. Ero tristissima, ma il canto ed il volare di quell’uccellino mi hanno regalato un sorriso. La vita entrava, insieme a me, anche dentro il cimitero dove stavo accompagnando mia mamma. Anche il cimitero è un luogo “umano”. Personalmente lo trovo molto meno doloroso di un ospedale. Perchè allora pensarlo, necessariamente, come “un luogo spettrale”? Viva la Vita, sempre.

  2. maria laura cattinari scrive:

    Credo indispensabile far nascere ovunque belle, accoglienti, spaziose e ariose Sale del Commiato dove si possa, per chi lo desidera, riunirsi con Amici e Parenti e Conoscenti per ricordare e onorare l’Amica/o ecc.. Servizio indispensabile da offrire a* tant* (l’asterisco sta per il plurale che non dovrebbe essere maschile ma neutro) che, agnostici, atei, diversamente credenti non hanno ove andare.

    Cremazione, inumazione? Propendo per la prima senz’altro e per la conseguente dispersione delle ceneri non in area cimiteriale ma dove la Persona chiede siano disperse. Sono ceneri sterili che problema mai ci dovrebbe essere? Nella Regione Emilia-Romagna questo è già possibile ma solo in ambito regionale.

    Quanto ai cimiteri è da tempo ormai che mi aggiro con disagio per i lunghi, freddi corridoi sotterranei dalle pareti piene di loculi e di fiori finti. Ben altro è il sentire che mi attraversa sostando nei piccoli cimiteri dei paesini di montagna o di pianura. Lì, soffermarsi a leggere le iscrizioni sulle lapidi, fissare lo sguardo su quei volti di nostr* simili per sentirl* vicin* e viv* è un po’ fermare il tempo tuffandosi per un breve attimo nell’Eternità.

  3. mari scrive:

    Non mi sono mai piaciuti i cimiteri: mi rifiuto di accettare che, chi ci è stato caro, sia costretto a stare in un posto buio, stretto e freddo. Per questo vorrei che si diffondesse il ricorso alla cremazione, seguita dalla dispersione delle ceneri. Non dovrebbe esserci la necessità di andare in un luogo preciso per ricordare le persone che abbiamo amato. Le portiamo nel cuore, dovunque andiamo.

  4. Paola scrive:

    Come cantava Guccini tanti anni fa “non voglio pietra su questo mio corpo perchè pesante mi sembrerà.
    Cercate un albero giovane e forte………………..” Capisco che non ci sarebbe spazio per tutti, ma lasciatemi sognare, non faccio male a nessuno…Vorrei riposare nella natura, non importa se mare o montagna o collina, ma solo natura. Per il resto sono d’accordissimo con Maria Laura

  5. Mauro scrive:

    Cremazione e ceneri disperse da una nave, o da un faro. Per chi ama la terra, vorrei un cimitero come quello visto molti anni fa a Tilos (Dodecaneso, Grecia): piccolo, recintato da bassi muri a secco, in alto su una collina affacciata sul mare, in zona selvaggia distante dal paese, tra ulivastri e macchia. Steli di pietra bianche, irruvidite. Nei camposanti la semplicita’ naturale e’ tutto, cosi’ come l’assenza di marmi lucidi e altri orpelli funerari.

  6. grazia scrive:

    Amo i piccoli cimiteri altoatesini. So che in città è impossibile averne di simili. Nel mio Comune, un cimitero-parco è stato trasformato in un luogo con poche piante, fiori finti e tanti pezzi di marmo perchè “così vogliono i cittadini”. A Berna c’è un grande cimitero che si può attraversare, partendo nei pressi del museo Klee fino alla città. Ci ho giocato con una bambina, alla grande vasca dell’acqua. A Stoccolma, la passeggiata in mezzo al grande cimitero (progettato dall’architetto modernista Gunnar Asplund) riserva la possibilità di pace e silenzio. Miei amici che viaggiano per l’Europa in bicicletta, fanno sosta nei cimiteri: sono sicuri di trovare acqua per rinfrescarsi e bagni in ordine!
    Non vorrei che si perdesse, nelle nostre città, il luogo cimitero perchè aiuta a sentire la presenza di chi è venuto prima di noi. So anche che sempre più sarà un lusso, soprattutto per quanto riguarda lo spazio. Al di là delle scelte individuali, un aiuola comune dove versare le ceneri (già ci sono in diversi cimiteri) può aiutare il ricordo collettivo.

  7. Filippo scrive:

    Cremazione e dispersione delle ceneri: per me sono la soluzione preferita e che ho chiesto nel testamento, oltre all’iscrizione alla Socrem di Torino.
    Saluti a tutti.
    Filippo

  8. laura scrive:

    A me piacerebbe un cimitero senza recinzioni o mura, immerso nella città … un luogo vivo. Conosco i cimiteri monumentali di Ancona, Trieste, Roma e Buenos Aires, l’aspetto più inquietante, rispetto ai cimiteri che conosco, è l’assenza di persone vive. Qualche turista ogni tanto, qualche vecchina, magari si riempono il 2 novembre o in qualche domenica particolare … in generale sono luoghi silenziosissimi e un po’ troppo solitari, almeno per me. In questo periodo in cui la morte si è allontanata dalle case e dalla quotidianità, sarebbe bello pensare una struttura architettonica che permetta un incontro più assiduo tra il mondo dei morti e il mondo dei vivi, eliminando appunto barriere e inserendo invece luoghi di svago o riflessione, come può essere un teatro, o una sala proiezione, o luoghi per la musica. Musicare un cimitero, perché no? A me piacerebbe molto, ci andrei più spesso. E conosco anche parecchi musicisti che sarebbe in grado di animare questo luogo di transizione. Mi piace molto anche quello che scrive Paola. Le due opzioni potrebbero convivere.

  9. anna tavella scrive:

    Personalmente vorrei essere cremata e che le mie ceneri fossero disperse sul Rocciamelone, montagna vicina, conosciuta e amata. Ma al di là delle scelte individuali, credo che dovremmo ripensare i cimiteri e il loro spazio nelle città.
    Ricordo, anni fa, di avere trascorso alcune ore in un cimitero di Copenhagen bello come un giardino, con viali ombrosi, tombe semplici (per lo più nella terra e prive di complicati orpelli funebri), spazi verdi e alberi sotto ai quali prendersi una pausa di riflessione, un luogo tranquillo ma non inanimato, vissuto dai cittadini, accessibile alle biciclette.
    Ecco, mi piacerebbe un cimitero-giardino in cui poter passare del tempo, in cui la vita dei vivi e il ricordo dei morti possano incontrarsi. Vorrei che ci fosse in ogni cimitero una sala del commiato, semplice ma non fredda, che non abbia paura del colore, dove ognuno possa ricodare nel modo che preferisce i propri cari
    E’ vero che da noi c’è un problema di spazi, ma al di là delle soluzioni tecniche, sarebbe bello inziare a pensare e lavorare affinché i cimiteri smettessero di essere non-luoghi… Anna

  10. sipuodiremorte scrive:

    Quanto mi piacerebbe che gli amministratori pubblici leggessero i vostri commenti…vedrò di recapitarli!

  11. federica scrive:

    Mio papà diceva sempre “voglio essere bruciato e le mie ceneri sparse al vento”. E’ stato quindi cremato e le sue ceneri prima sono state deposte in un’urna d’argento di epoca napoleonica (lui avrebbe sicuramente apprezzato!), io le ho poi portate nel roseto del cimitero monumentale di torino, in una splendida giornata di sole invernale. Lì sono state disperse su alcune rocce da coloro che lo hanno amato, uno zampillo d’acqua finale ha sancito la conclusione del rito. Nulla di lugubre, nè di tetro, nessuna tomba destinata all’abbandono, per quanto mi riguarda. Mio marito ha osato definirlo un rito quasi romantico e condivido la sua impressione.
    Sicuramente vorrei ricevere lo stesso trattamento.

  12. Giorgio scrive:

    “Se in un bosco troviamo un tumulo, lungo sei piedi e largo tre, disposto con la pala a forma di piramide, ci facciamo seri e qualcosa dice dentro di noi: qui è sepolto qualcuno. Questa è architettura.”
    http://parolenelvuoto.wordpress.com/2010/04/26/lultima-architettura-le-tombe-dei-maestri/

  13. enza scrive:

    Poirino – dove vivo – è un piccolo-medio centro della estrema cintura torinese con 10.400 abitanti.
    La terza domenica del mese di settembre, Poirino ricorda i propri morti con un avvenimento molto caro ai poirinesi: la “Festa del Cimitero”, il nome può sembrare paradossale (direi un perfetto ossimoro) ma c’è un perché.
    Durante la pestilenza del 1630 i poirinesi fecero voto di costruire, in caso di debellamento dell’epidemia, una chiesa dedicata a San Lazzaro. Cessato il contagio, la chiesa venne eretta nel 1632 sul luogo del lazzaretto. Da allora si cominciò a celebrare ogni anno, presso la chiesetta, la ricorrenza della fine della peste, celebrazione ufficializzata nel 1769 da papa Clemente XIV con la concessione di un’indulgenza plenaria la terza domenica di settembre.
    Le leggi napoleoniche imposero l’allontanamento dei cimiteri dai centri abitati. Sorse così nel 1804, sul luogo dell’antico lazzaretto, l’attuale cimitero. Il ricordo della peste, si affievolisce con il tempo e abbattuta la chiesetta di San Lazzaro nel 1835 per ampliare il cimitero, la ricorrenza annuale ha preso il nome di “Festa del Camposanto”, proseguendo tutt’ora con grande partecipazione dei poirinesi (e dei fiorai..) che ritornano anche da lontano a ritrovare i propri cari. L’ampliamento del cimitero fu un’avvenimento mai dimenticato e continua ad essere ricordato come una seconda giornata dei morti.

    • sipuodiremorte scrive:

      Che interessante questa usanza? Cara Enza, hai voglia di raccontarci come si svolge questa festa? Grazie in anticipo!

  14. Giorgio scrive:

    Étienne-Louis Boullée (1728-1799)
    La sfera come forma chiusa e perfetta, universo nell’universo, ispirerà nel 1784 il progetto mai realizzato per il Cenotafio di Newton il cui spazio interno, contenente il solo sarcofago, avrebbe dovuto essere illuminato di giorno da piccole aperture disposte secondo le costellazioni celesti, di notte da una luce centrale.
    https://m.youtube.com/watch?v=4G2-QQlTQC0

  15. Giorgio scrive:

    “Meiso no mori” , bosco della meditazione. Crematorio nel parco del cimitero di Kakamigahara.
    La norma italiana considera il cimitero come “opera di urbanizzazione”, cioè un’infrastruttura, come una strada o una fognatura che assume unicamente un senso funzionale. Ma una volta assolta la funzione di “contenitore di salme” il cimitero è lo spazio della meditazione e del dialogo con chi non c’è più. Anche un contatto fisico, con materie che contengono ormai ricordi senza materia. Questa mattina, durante una visita alla cappella che ho progettato dove sono sepolti i miei genitori mi sono scoperto a passare la mano sulle rugosità della pietra, le dita sulle crepe e le fessure. Una carezza?
    http://eleonoralauri.blogspot.it/2010/06/crematorio-kakamigahara-toyo-ito.html

  16. Corrado scrive:

    Mah, molto semplice. Nei cimiteri mancano spesso sedie e panchine, Si vedono spesso nei cimiteri anglosassoni (bello l’Acattolico di Roma), qualche volta si vedono sedie lasciati dai parenti. Forse dovrebbero esserci più sedie di pietra, a celebrare e creare quello spazio estremo di comunicazione, di riflessione, che è il cimitero. Solo questo, e poi il silenzio, ma quello è pià facile. I cimiteri, le lapidi, sono fortissima espressione della cultura dei popoli, delle genti. In certi cimiteri si usa molto marmo, oppure le foto sono spesso simili. E poi le iscrizioni funerarie (raccomando il libro “Iscrizioni funerarie romane” per imparare l’arte dell’estremo saluto, a volte spiritoso, altre scornato, triste o ironico). Insomma, basterebbe poco.

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