Perché questo blog?

Non possiamo continuare a far finta di niente.
A ritrarci con disagio o a fare scongiuri se qualcuno nomina la morte, come avesse agito in modo sconcio o molto imbarazzante.
A rimandarne il pensiero.
A evitare i conoscenti in lutto (oddio cosa gli dico?)
A raggirare noi stessi, come se la vita e la morte non fossero strettamente interconnesse e saldate insieme.

Interveniamo su questa vuota convenzione sociale.
Qui vogliamo rompere il divieto, ignorare il sorriso ironico di chi non vuole saperne di essere mortale.
Vogliamo aprire uno spazio dove sia possibile parlare, discutere, accalorarsi, piangere, ridere, riflettere, cambiare.
Vogliamo stare vicino a chi è triste perché ha perduto qualcuno che era importante.
Vogliamo imparare a convivere più serenamente col tempo che scorre e porta cose buone e cattive, e poi le porta anche via.
E’ il nostro vivere, è il nostro invecchiare. Ci sono la paura, il dolore, il disincanto del mondo, la solitudine, la malattia; ma accanto, a volte dentro, il coraggio, la gioia, il mistero, la saggezza, l’amore.
Vogliamo imparare a ricordare e dimenticare, onorare i nostri morti e andare avanti a vivere.
Vogliamo parlare di religioni e di laicità, purché vere, aperte, tolleranti. Vogliamo ragionare di etica, aggirando i pregiudizi e lasciandoli stecchiti sul terreno.
Vogliamo riflettere sui nuovi riti che si affacciano al nostro tempo.
Vogliamo dibattere di arte, letteratura, fotografia, cinema, perché oggi molti artisti trovano nuove lingue per dire morte.

12 Risposte a " Perché questo blog? "

  1. Antonio TAFURI LUPINACCI scrive:

    Le ragioni del perché del Tuo Blog mi sembrano ottime, così come mi appaiono ottime le dichiarazioni d’intento.
    La mancanza di una seria e condivisa e allargata e diffusa riflessione sulla morte e sulla finitudine dell’essere umano, oltre ad impedire una seria riflessione sulla vita, ci lascia sgomenti e inermi di fronte alla nostra personale finitudine, di fronte al dolore della perdita, di fronte alle scelte possibili (anche politiche) e, in ultima analisi, appunto di fronte ad una larga parte del fenomeno vita.
    Quindi, benvenuto Blog e sì, possiamo dire morte, senza scandalo, con ciò che ne può seguire.
    Cordialmente.

    Antonio

  2. Tonino scrive:

    Grandioso!

    • sipuodiremorte scrive:

      Rispondo a tutti voi, ringraziandovi infinitamente per gli incoraggiamenti e la fiducia che mi accordate. Spero di essere all’altezza e continuare a interessarvi!

  3. Silvia scrive:

    Ciao, condivido con te questo interessa, seppur da meno tempo. Mi sembra importante aprire luoghi di discussione sul tema, per cui ti ringrazio e prometto di seguirti. So seguendo un GAMA per l’elaborazione del lutto e comunque seguo anche i tuoi studi. In bocca al lupo!

  4. Giampolo Pizzighella scrive:

    Complimenti Marina, seguirò con interesse il tuo blog! Ben vengano luoghi di confronto su questo tema considerato tabù…almeno fino ad oggi 🙂

  5. Lalla Ferrabini scrive:

    ciao Marina, grazie per questa iniziativa. E ora che si parli, con serenità e serietà, del nostro comune finale destino.
    So che lo farai da persona laica e rispettosa. Ti seguirò con molto interesse.
    Lalla

  6. Federica Verga Marfisi scrive:

    E’ veramente sorprendente trovare uno spazio pubblico di riflessione sulla morte e sulle scelte di fine vita. Questa iniziativa, cara Marina, è l’espressione di un percorso di “nuova centralità della morte” su cui ho insistito molto nel mio lavoro…come ben sai,
    un percorso di cambiamenti nel rapporto contemporaneo con la morte e il morire che ho potuto percepire negli anni attraverso la tua attività scientifica. Ti seguirò con grande interesse.
    Federica

  7. Luisa scrive:

    Grazie per avermi invitata e per aver creato questo blog.
    Il bisogno di poter condividere sulla sofferenza, la malattia e la morte trovo sia molto sentito, anche se la maggior parte della gente tiene questo bisogno celato. Eppure è l’unico avvenimento sicuro della vita a cui andremo incontro.
    Trovo sia veramente importante parlarne, per rompere quel velo di sofferenza ed omertà che accompagna la maggior parte dei malati terminali e dei loro parenti e che è utile affrontare per tempo, prima di essere nel vortice del ciclone e avendo passato la vita a fingere che non sarebbe successo.

  8. Nicoletta Salvi scrive:

    “si puo dire morte” è un ottima idea! … Ci sono passata due volte, pesantemente, La prima volta come madre, ora come moglie. E’ vero, non ci sono le parole e soprattutto non c’è il “sapere”. Non si sa nulla della morte. per fortuna nel nostro mondo occidentale capita raramente! Ma per chi capita è ancora più difficile: non siamo capaci. Nessuno è capace: non si sa cosa dire, che fare, che gesti … E’ così molta gente si allontana, preferisce nascondersi proprio nel momento in cui chi resta ha più bisogno degli altri.
    Se sono ancora in piedi dopo tuitte queste batoste non è perchè “sono forte” ma è perchè “sono capace”. Ho imparato a condividere il dolore, a parlarne, a scrivere … E anche a sorriderne …
    Eccomi qui.
    Nicoletta – >Torino

  9. Maria Angela Gelati scrive:

    Grazie per avermi invitata, Marina!
    Colgo l’occasione per segnalare a tutti gli iscritti il contenitore culturale Il Rumore del Lutto, Parma, 31 ottobre-3 novembre 2012, “Il Sogno”. Tutti gli appuntamenti della sesta edizione al sito http://www.ilrumoredellutto.com

    A presto,
    Maria Angela

  10. Gianni Fabbro scrive:

    In italia purtroppo vale la regola che se di una cosa non si parla questa non esisiste e morte e suicidio appartengono alla categoria delle cose delle quali è bene non parlare. Non per motivi scaramantici beninteso ma per ignorare il problema!. Benvengano quindi esperienze come questo blog anche se, nel paese in cui volevano censurare un cartone animato perchè parla di suicidio, di speranze non ne vedo…

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