Paura della morte

Ferdinando Cancelli, palliativista e bioeticista cattolico, che ha lavorato alla Fondazione Faro e all’Asl CN1, ha scritto un libro dal titolo Vivere fino alla fine: chi l’ha già letto dice che è un potente antidoto contro la paura di morire. Le cure palliative, peraltro, si stanno diffondendo in tutto il mondo, Kenia e India compresi.
In Francia, l’anestesista Bernard Devalois ritiene che l’eutanasia sarebbe stata una soluzione nel passato, quando non c’erano i mezzi per combattere il dolore; sarebbe invece superata oggi, quando un malato terminale può prendere la morfina, o nel caso di una sofferenza ancora troppo grande, chiedere la sedazione terminale, un coma farmacologico che abolisce la coscienza senza abbreviare la vita.
Cancelli afferma che spesso una cattiva informazione crea un clima di paura: la fine della vita è spesso immaginata, allora, come un’anticipazione della morte, come un periodo cupo e disperato, da trascorrere tra atroci sofferenze, nell’attesa tremebonda della fine. Ma è davvero così morire?
Quali sono i timori che soprattutto ci fanno propendere per un sì alla soluzione eutanasica, più sbrigativa delle cure palliative? A mio modo di vedere ci sono infatti, indubbiamente, particolari situazioni (alcune malattie neurologiche, o condizioni post traumatiche), che rendono necessario discutere anche di eutanasia. Ma stupisce che in Belgio nel 2012 il 74% delle eutanasie siano state praticate a malati di cancro (il cancro è la malattia meglio controllata dalle cure palliative).
Allora, parliamone, visto che nessuno lo fa: cosa ci fa maggiormente paura in relazione alla morte nostra e dei nostri cari?

23 Risposte a " Paura della morte "

  1. Paola scrive:

    Mi fa paura il dolore fisico (ma se si può contrastare con le cure palliative no!), e mi fa paura la solitudine perchè sono atea e vivo da sola, vorrei qualcuno che mi tenesse la mano, che mi accompagnasse, non uno spacca………..che mi facesse la predica su quanto mi ama Dio e quanto sarò fortunata in Paradiso…..Preferisco di gran lunga il silenzio.
    Paola

  2. Irma scrive:

    Mi fa paura la l’idea di lasciare i miei figli…, mio marito….
    Mi fa paura la loro inevitabile sofferenza. Ma questo ora perchè sono ancora giovane. Penso che fra 30 40 anni forse quello che mi farebbe più paura è morire in solitudine senza guardare negli occhi per l’ultima volta qualcuna delle persone che amo… come i miei figli e ancora mio marito appunto…

  3. laura scrive:

    Rispetto ai miei cari, mi fa paura l’idea di non essere in grado di dimostrare loro, in fase terminale, l’amore e l’affetto che necessita la morte. Rispetto alla mia di morte, ho una paura congelante delle malattie neurodegenerative, non credo di avere abbastanza risorse personali per sopportare la perdita graduale di autonomia. E’ un paura talmente forte che ho vissuto periodi di panico veri, in cui la paura diventava immobilità, mancanza di respiro, tachicardia e tutte queste cose qua … Per le altre malattie, confido e credo nelle cure palliative. Ho avuto un’unica esperienza diretta legata ad una morte per cancro, purtroppo di un ragazzino di appena 11 anni. Situazione crudele, ma gestita con una competenza e sensibilità medica eccezionale. Si parla ormai di 7 anni fa, qando non c’era una legge per le cure palliative, ma le ho viste mettere in pratica con la dolcezza e l’umanità che richiedono.

  4. giorgia andreotti scrive:

    Queste sono domande che mi piacciono. Dunque, la sensazione che mi spaventa di più è quella di sentirmi in trappola in un corpo che soffre per il dolore. Quando mi è successo e adesso mi succede solo per eventuali attacchi di panico che riproducono le crisi che avevo per cause fisiche, mi sono trovata a sdoppiarmi, la mente superava e si scocciava della situazione mentre il corpo pativa la crisi cardiaca e il dolore che cresceva. La morte mi fa meno paura del dolore al corpo, della difficoltà di accettarlo e lasciarlo fluire.

  5. Beatrice scrive:

    Io non ho per ora paura della MIA morte (anche se condivido molti dei timori di chi teme la non autosufficenza e la malattie degenerative) ho più paura della morte di chi mi sta vicino. Penso che sia difficile ma importante imparare ad affrontare l’argomento in modo adeguato e consono a ciascuna persona che ci si trova davanti (parenti, amici e anche persone che non si conoscono bene). Fino ad oggi, nonostante i buoni propositi, non ritengo di essere stata all’altezza e mi sento in colpa per non aver saputo ascoltare, confortare e affiancare in modo concreto e adeguato chi, poco prima di morire , forse, silenziosamente, si aspettava da me molto di più. Accetto consigli di buone letture sul tema di come saper ascoltare e aiutare una persona che muore….grazie

    • sipuodiremorte scrive:

      Io non ho mai assistito un morente che mi fosse davvero vicino.
      Ricordi, Beatrice, che il senso di colpa è parte del lutto, spesso. E in ogni caso lei è stata vicina quanto poteva e sapeva in quel momento.
      Se vuole leggere su questo tema (ci sono migliaia di libri sull’accompagnamento alla morte), le consiglio un libro che ho letto da non molto: Frank Ostaseski, Saper accompagnare. Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte, Mondadori; oppure lo stesso libro di Cancelli, Vivere fino alla fine, Lindau.

  6. eli scrive:

    Come Beatrice, non temo la mia morte e so che per la sofferenza ora si puo’ fare qualcosa. Sono invece letteralmente terrorizzata dal pensiero della morte dei miei cari… per quella sofferenza non ci sono cure…

  7. sipuodiremorte scrive:

    Care amiche (al momento siamo tutte donne!) grazie. Non è mai facile condividere le proprie paure, spero che lo facciano anche altri. Personalmente, non ho più tanta paura della mia morte. Quando ho rischiato di morire per un’infezione da sala operatoria, dopo il cancro al seno che ho avuto a 35 anni, sentivo che tutto si allontanava da me, e diventava per me facile anche lasciare la vita, non riuscivo a concentrarmi su nulla, precipitavo e basta. Mi spaventa l’Alzheimer, invece, e spero di poter lasciare un testamento biologico legalmente valido in cui chiedo che non mi si somministrino antibiotici qualora, da demente, mi ammali.
    So che la morte dei miei cari avrà il potere di atterrarmi, non credo di essere molto resiliente. Spero che qualcuno mi stia vicino, sono certa che chiederò aiuto, che entrerò in un gruppo di auto mutuo aiuto, o qualche altra cosa che mi consenta di continuare a vivere.

  8. Mara scrive:

    Una paura che sento della morte è che avvenga in maniera violenta con un’evento imprevedibile quale un’incidente stradale, un’infarto, un’ictus. Non mi darebbe il tempo di tirare le somme della mia vita, di sistemare cose in sospeso, di salutare le persone a cui sono legata.
    Fosse invece una morte per malattia più che del dolore, paura della perdita dell’autonomia,non riuscire più a prendersi cura di se stessi.
    Per i miei cari avrei un’unico desiderio e speranza nell’ora della loro morte…il controllo del dolore e che vengano preservate le loro volontà nel loro fine vita….

  9. margho scrive:

    La paura della mia morte è quella di non riuscire a fare e a concludere tutto ciò che il mio corpo mi permette di agire e di trasformare nella dimensione concreta di questo mondo. Il timore, non la paura di non avere più tempo abbastanza per concludere questa esistenza riparando agli errori fatti e alle mancanze, il non poter concludere un cammino evolutivo. Dopo l’ictus che ho vissuto completamente da sola ho avuto il privilegio di stare vicina alla fine e di aver sentito che comunque non ero sola nella mia solitudine ma che ero dentro il mio destino e adesso che sono rientrata, il mondo per me è diverso. Mi fanno più paura i medici e gli operatori sanitari, distratti, distaccati, protocollari nel bene e nel male, l’incapacità di molti di accompagnare con rispetto l’esperienza della malattia. Spero e chiedo che quando sarà il mio momento di affrontare il grande mistero, il passaggio della morte, io non abbia vicino certi personaggi distratti e poco rispettosi. Non so se compilerò le mie D.A.T. (dichiarazioni anticipate di trattamento) Per ora non sento così urgente farlo, cerco piuttosto di ascoltarmi e di cercare aiuto per ciò di cui ho bisogno adesso con consapevolezza, cerco di ascoltare i miei sogni, cerco di dare spazio alla paura senza contarmi balle. i miei cari? Non ci sono più, sono già passati di là, chissà dove, e questo mi da, adesso, un po’ più di coraggio. Per gli altri che restano ancora, scriverò forse delle memorie autobiografiche per quando e se non potrò più farlo.Insomma cerco consapevolmente di prepararmi, senza distrazioni eccessive. Grazie per questo spazio, unico, di condivisione

  10. Alessandra scrive:

    Non ho paura della mia morte, ho paura della morte di chi amo, dell’abbandono per sempre.
    E’ curioso che nessun uomo lasci un commento ed è anche curioso che nessuno abbia paura della propria morte ,non del “quando” ma semmai del “come”; o forse il campione è falsato in quanto chi ha paura della propria morte non vuole proprio pensarla e tantomeno scriverla.

  11. anna scrive:

    Credo che la paura della morte cambi con l’età e l’esperienza. Quando ero più giovane e inquieta mi spaventava l’idea di una morte improvvisa che non mi avrebbe consentito di trovare un senso alla mia vita e di lasciare una piccola traccia del mio passaggio sulla terra. Ora che sono adulta e più pacificata con me stessa ho meno paura della mia morte, ma sono atterrita all’idea di una fine prematura, che mi impedirebbe di stare accanto a mio figlio e vederlo crescere. Non vi nascondo che non posso neanche pensare all’eventualità della sua morte… ma credo che sia naturale, nessuno metterebbe al mondo figli se pensasse di poterli vedere morire (anche se questo a volte tragicamente accade)
    Forse tra qualche decina d’anni la paura si farà più concreta, centrata sui problemi e le sofferenze del fine vita.
    Per me e per i miei cari, soprattutto i miei genitori che già sono anziani, temo lo sprofondare nella demenza, finire la vita senza avere più coscienza di sè e di chi circonda.
    Quest’ultima riflessione accanto alle vostre e al richiamo esplicito di Alessandra mi spinge a chiedermi se davvero abbiamo paura della morte e non della vecchiaia, della malattia. A queste, mi sembra, siamo poco preparati individualmente e collettivamente

  12. maria laura cattinari scrive:

    Cosa ci fa più paura in relazione alla morte nostra e dei nostri cari? Ho letto anche se non tutto con l’attenzione che meriterebbe ma due cose le voglio lasciare pure io..anch’io donna! Ma va da sè il lavoro di cura è storicamente affidato alle donne, a questi uomini-femmine, tanto che il Prof Borasio, insigne palliativista, parlando di buona morte e di morte quindi al proprio domicilio, diceva scherzosamente, ma non troppo, se avete una figlia allora siete già ben “attrezzati”, avete una grande probabilità di vivere meglio i vostri ultimi giorni.
    Ho assistito alla morte di mia madre di quasi 90 anni, senza patologia particolare che non fosse lo stato avvanzato dell’età. Avrei voluto non ricoverarla ma la mia volontà si scontrò con quella di un mio fratello che si impose e chiamò il 118. Fu ricoverata, rianimata, le fu inserito nella succlavia (mi pare di ricordare) un ago collegato ad una sacca per idratarla ed altro. Sopravvisse ancora 15 giorni………non vorrei morire così!!! Chiesi che non protraessero inutilmente l’agonia con quella sacca che, alla fine, vidi scomparire! Ma morì rantolando ed assisterla era dolorosissimo, lei ormai incosciente non so quanto e come soffrisse! Ho assistito anche se non quotidianamente una cara giovane amica morta a 40 anni di tumore al seno che aveva ormai prodotto metastasi nelle ossa e al cervello procurando dolori insostenibili. La dr.ssa di famiglia la mise in terapia morfinica sottocute a rilascio continuo e lento, questo conteneva i dolori ma in breve non potè più lasciare il letto ed era offesa nella sua dignità nel dover essere assistita nell’evacuazione e pulizia personale. In breve persa la vista, non vedeva ………povera cara…poi cominicò a perdere sensibilità prima ai piedi e poi agli arti. Aveva un’assistente (quella che con nome orribile che offende tutt* chiamano “badante”) negli ultimi mesi, poichè non poteva esser lasciata sola. Avvicindandosi il decesso cadde in crisi respiratoria e il marito non sapendo che fare la fece ricoverare!! In un paese civile avrebbe dovuto essere aiutata a morire con una sedazione terminale, invece fu ricoverata, rianimata e ancora per una settimana restò “viva” gonfiandosi tutta..con la mascherina dell’ossigeno che le impediva anche di parlare semmai lo avesse voluto. Era una donna meravigliosa di grande generosità…..ed è sempre nel mo ricordo. Tre giorni fa, proprio perchè attiva in Libera-Uscita, ho ricevuto una straziante richiesta d’aiuto di una signora, una professoressa, che raccontava che la madre morente, imbottita di morfina, stava urlando in modo straziante per il dolore. Le scrissi tante cose tra cui che doveva richiedere la sedazione terminale. Dopo tre giorni mi raggiunse una suo nuova lettera in cui mi comunicava l’avvenuto decesso della mamma e di aver saputo solo alla fine dai medici ciò che le avevo scritto. La sedazione era arrivata nell’ultimo giorno di vita dopo un calvario infinito! Devo chiudere ma avrei tante altre testimonianze significative da cui si ricava che le cure palliative vanno fatte, vanno migliorate ma non sono garanzia di “buona-morte” e che il “diritto di morire” è, per il futuro, l’unica garanzia per poter vivere degnamente la fase estrema e certo non meno importante della nostra Vita preziosa: il nostro morire.

    • pina scrive:

      il “diritto di morire” è, per il futuro, l’unica garanzia per poter vivere degnamente la fase estrema e certo non meno importante della nostra Vita preziosa: il nostro morire.

      grazie per questa frase !
      il “diritto di morire dignitosamente” ,sottolinierei, è unica garanzia per poter VIVERE dignitosamente la vita

  13. stella scrive:

    é sempre attivo questa pagina??? Anche io ho una paura folle della Mia morte e quella dl mio compagno…. non vivo più.. sono sempre a toccarmi il petto per sentire il cuore.. non voglio rimanere da sola… e sinceramente non riesco a trovare soluzione qualcuno di vuoi può darmi una mano? Qui se parlo con le persone i dicono solo “nn pensarci” è sembra facile non pensarci piu nn vuoi pensarci piu ci pensi è paradossale..spero che sia sempre attiva questa pagina per ricevere una vostra chicca… Garzie mille tanti abbracci!

    • sipuodiremorte scrive:

      Gentile Stella, se è normale avere un po’ paura della morte, il suo terrore mi pare non vada sottovalutato. Le consiglio di sentire il suo medico su questo, e trovare una soluzione farmacologica e/o psicoterapeutica per questa ansia smisurata. Un saluto affettuoso e in bocca al lupo. Affronti la questione!!

  14. Silvia scrive:

    La domanda è interessante. Personalmente non ho paura della morte, ne mia né di chi amo.
    Qualche anno fa ho perso mio papà. In un attimo non c’era più. Non era mai stato male, nemmeno un raffreddore. Un infarto massivo.
    Sono stata male, malissimo. Poi ho conosciuto Dio, e non parlo di chiese, suore, preti, pastori o congregazioni. Ho conosciuto Dio solo attraverso la Bibbia, e leggendola e rileggendola ho capito.
    Oggi so che la morte non è una maledizione, ma bensì una benedizione. E vi prego, non fraintendetemi. Non dico che sia “bella”. Dico però che la morte è l’unica cosa che ci salva da una sofferenza eterna. Che chi muore, semplicemente non c’è più, non sente più nulla. Non esiste più. E oggi, a distanza di anni, posso affermare che, per quanto doloroso sia stato perdere mio papà. Ringrazio il cielo che se ne sia andato così, senza soffrire, senza nemmeno rendersene conto. E se potessi scegliere, vorrei morire come lui un giorno.

    Anche chi soffre tanto, di solito smette di avere paura della morte, perchè la vede come una liberazione.

    E’ ovvio che il fatto che credo in Dio, che so che rivedrò mio papà e tutti i miei animali alla ritorno di Cristo, mi da sollievo. Mi rasserena, perchè so che non è finito tutto qui.

    Per questo la morte non mi spaventa…

    Noi siamo stati creati per essere eterni, questo è un dato di fatto. La morte è entrata dopo, ma non è la fine. E’ solo la fine di un mondo che si fa ormai fatica a comprendere, nel quale tantissime persone ci si trovano come in un paio di scarpe strette. Fa male e perdonatemi il termine fa pure “schifo”. Ma passerà. E quando una persona si addormenta in questo mondo, se ha creduto, sa per certo che si risveglierà in un mondo migliore. Un mondo in cui tutti saremo comodi come con le pantofole. E con queste certezze il concetto di morte si trasforma e diventa un passaggio. Come un passaggio è questa vita.

    Aggiungo solo una piccola esperienza. A gennaio ho salutato la mia cucciola. Una cagnolina di 17 anni, nata sul mio letto e cresciuta con me. L’amavo tantissimo, chi ha animali mi capsice.
    Negli ultimi tempi era diventata cieca e sorda, capiva poco, e ogni volta che, per pochi minuti, rimaneva sola, urlava disperata. Non si faceva nemmeno più coccolare e non riconosceva nessuno. Vi sembrerà da pazzi, ma ho pregato che morisse. E non per vivere meglio io, per egoismo l’avrei tenuta viva per sempre, ma vedevo che non ce la faceva più. Quella non era più vita. Era pura sopravvivenza, ma nulla di più. E allora mi sono decisa, e l’ho fatta addormentare.
    Sono stata con lei fino alla fine. L’ho tenuta in braccio e l’ho accarezzata mentre chiudeva i suoi occhietti per il viaggio più lungo.
    Ero terrorizzata all’idea di quanto sarei stata male… ma vedere che non soffriva più, vederla addormentata e traquilla come non riusciva più a fare da tempo, mi rasserenato.
    Certo mi manca… ma se tornassi indietro, rifarei tutto. La morte non è il nemico. Il nemico più brutto secondo me è la sofferenza, sia mentale che fisica. Quelli sì, ti fanno morire la morte più brutta, anche perchè respiri ancora.

    Un saluto a tutti
    Silvia

  15. violetta scrive:

    La prima cosa da affermare è che ho paura della morte, della MIA morte. Per varie vicissitudini e per una naturale ”inclinaizione” ho cominciato a pensare, forse cosi, per sbaglio, alla morte. E ho avuto una tremenda, vertigionosa, paura, una paura che ti fa sentire il vuoto nello stomaco e diventa una morsa attorno al collo. Perché ho paura della morte? Perché non ci sarò più, come non sono esistita per miliardi di anni non esisterò più, nemmeno una volta. MAI. Non saprò nulla, non pro vero nulla, non sarò più io. Come poter accettare tale condizione? Cercare rifugio nella religione? Davvero poi vivremo nuovamente? E come? Come siamo stati da giovani(e i bimbi morti come resusciteranno?bimbi per l’eternità o adulti senza peccato?) o tutti vecchi? Essere atei? E come riuscire a non nutrire nemmeno la minima speranza? Ritengo che sia la paura più grande di tutti. Non essere più.

  16. roberto scrive:

    La mia grande paura pensando alla morte è il pensare alla sera del mio funerale:paura irrazionale di continuare in qualche modo a pensare ed essere consapevole di essere li ,sottoterra senza poter fare niente :pensare ai propi cari che se ne sono andati a casa e per i quali sei ormai separato andato ma tu sei li con il tuo corpo che si decompone e non puoi fare niente ..lo sò che è un discorso irrazionale :mi consola molto in questo la filosofia Epicurea che è di una disarmante semplicità ma al contempo così efficace: “La morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo piú” spero vivamente sia così per mè e per i miei cari,,,

  17. Erika Castoldi scrive:

    Ho partecipato ad un incontro ,a lodi, la scorsa domenica di Marina Sozzi ed è stato molto interessante(anche se il tema sull’eutanasia etc. non erano proprio il mio primo interesse,a contrario mi piaceva l’idea di parlre di morte in termini e direzioni diverse da quelle a cui siamo abituati)
    L’esperienza della morte ha ovviamente toccato anche me , anche se in maniera particolare perchè per ben due volte a mia madre sono stati diagnosticati alcuni mesi di vita e ad oggi è ancora viva e puo’ godere di una quotidianità sufficientemente dignitosa. La prima volta avevo 14 anni e la seconda 28 anni…ora ne ho 33 e realizzo che pensando al passato, all’educazione cattolica e tabu’sulla morte, e al vissuto relativo a mia madre, mi sono regalata l’opportunità di ,perchè no, guardare la morte con occhi diversi, piu’ consapevoli .
    Ringrazio per questo spazio e buon proseguimento!
    EriKA

  18. Alessandra scrive:

    Ho iniziato a vivere un calvario quando ho avuto la diagnosi fatta a mia mamma: malattia di Alzheimer. La conoscevo bene questa malattia per lavoro; ma vivere il suo progredire nella persona che più ami è devastante. E’ iniziato per me un vero e proprio periodo di lutto senza che nessuno sia morto. Pur accudendola amorevolmente, pur avendo Fede, pur affidandomi al Signore, il dolore è lacerante e inconsolabile. Quando, dopo 5anni e mezzo, è mancata è come se il periodo di lutto stesse concludendosi: ho iniziato a respirare sapendola in Pace. La riabbraccerò con tutte le persone che ho amato perché non può finire tutto con la morte corporea, le emozioni, il Bene che ci si è voluti non possono svanire. Ma sono convinta che ad una “non vita” in un sonno profondo che toglie consapevolezza, sia preferibile una dolce dipartita: è un gesto d’amore verso le persone care che soffrono per te. Mi scuso se i concetti espressi possono sembrare confusi, la mia elaborazione del dolore ancora troppo recente unita a quella che ritengo cosa grave, cioè la mancanza di un dibattito davvero costruttivo, ampio, aperto ad ascoltare le posizioni di chi desidera avere la possibilità di scegliere una via diversa, mi fanno temere l’eventualità di trovarmi in un futuro prigioniera del dolore, dell’infermità, di leggi univoche e costrittive.

  19. ico scrive:

    Io ho perso mio fratello di soli 35 anni per un tumore che l’ha ucciso in pochi mesi. e’ stato uno shock enorme, anche perchè stava bene fino a qualche mese prima. Ovviamente tutti i giorni penso a lui e a tutti i ricordi che abbiamo passato, mi mancano un sacco di cose senza di lui, anche stare insieme la domenica, guardarci le partite assieme, ora mi sembra strano trovarmi a guardare le partite del nostro Milan da solo, e mi sento uno stupido, e soprattutto mi sento solo un sopravvissuto. Purtroppo ha dovuto lasciare anche sua moglie e il suo bimbo di 3 anni. Ci ha lasciato una lettera che abbiamo trovato in un cassetto in cui ha scritto che ci amava tutti e ci dava coraggio a non spaventarci perchè saremo comunque sempre insieme

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