L’importanza del Commiato

Ieri sono stata al cinema, a vedere il bellissimo e delicato Still Life, storia di un dipendente comunale inglese che ha il compito di trovare i parenti di coloro che sono morti soli. Il film parla di solitudine e di morte, ma soprattutto dell’importanza del commiato.
Anche se non resta nessun vivo a piangere un essere umano scomparso, ricordare chi ha attraversato la vita, anche se la traccia che ha lasciato è lieve, fa parte dell’umanità dell’uomo. E il protagonista del film, il signor May, prende sul serio il suo compito, fa ricerche accurate sui suoi defunti, scrive per loro orazioni funebri e sceglie musiche appropriate.
«Il funerale si fa per i vivi, i morti se ne fregano», gli dice il suo capo quando decide di licenziarlo.
Ma è proprio così? Siamo legittimati a smaltire velocemente un cadavere se non ci sono parenti addolorati? Credo di no, e forse è per questo che il film ha commosso moltissimi spettatori. Nel gesto di ricordare e salutare un uomo morto c’è il rispetto per l’umano, per la vita vissuta, c’è la comprensione per le vite sfortunate o cattive e l’ammirazione per quelle buone, c’è la pietà per la mortalità dell’uomo, c’è il sentimento della nostra fragilità, c’è la consapevolezza del mistero.
E d’altra parte noi, in questo inizio di terzo millennio, siamo in bilico, per quanto riguarda i riti funebri. Da un lato quelli del passato sono spesso stanchi e vuoti (recentemente mi è purtroppo accaduto di assistere al funerale di un familiare, e dal parroco visibilmente annoiato ho sentito solo triti luoghi comuni); dall’altro c’è l’esigenza di inventare nuovi modi, condivisi, di celebrare i nostri morti.
Chi di noi non ha qualche volta immaginato di vedere il proprio funerale? Chi non si è rappresentato le persone che potrebbero venire a darci l’ultimo saluto, a raccontare qualcosa di noi? La nostra immaginazione può nutrire, credo, le proposte che un po’ in tutta Italia si stanno facendo per il rito del Commiato laico.
E voi, se doveste compilare un modulo in cui vi è richiesto di descrivere come vorreste il vostro funerale, cosa scrivereste?

19 Risposte a " L’importanza del Commiato "

  1. Anna scrive:

    Cara Marina, ho visto Still Life la settimana scorsa (film davvero bello, profondo e poetico) e da allora alcuni pensieri, immagini e ricordi si susseguono….in particolare mi torna in mente il funerale di un mio ex compagno di università, poco più che quarantenne, morto improvvisamente la primavera scorsa. Eravamo in tanti al suo funerale, parenti, amici, conoscenti e persone come me, che con lui avevano condiviso alcuni momenti belli, ma che da anni lo avevano perso di vista. Il rito in chiesa aveva qualcosa di stridente rispetto alla persona ironica e geniale nella sua irriverenza, che Nicola era in vita. Eppure, grazie alla presenza e al calore di tanti, grazie ai racconti di alcuni suoi amici che ne hanno voluto tracciare un ricordo, ho vissuto il funerale come momento importante, che mi ha consentito di riconnettermi oltre la morte con una persona amica, oggi più presente nei miei pensieri di quanto non lo sia stata negli anni in cui ci eravamo allontanati. Cosa mi piacerebbe per il mio funerale? Con certezza non lo so, ma vorrei che fossero persone amiche a ricordare qualche momento passato insieme e mi piacerebbe che fossero tanti, perchè nessuno ha la verità su un’altra persona, ciascuno di noi è molteplice e vive nello sguardo sempre differente degli altri …. mi piacerebbe che qualcuno cantasse qualcosa per me, l’halleluja di Jeff Buckley, ad esempio e che ciascuno si sentisse libero di piangere e di sorridere al pensiero di essere ancora vivo….

    • Elena scrive:

      Io non ho solo immaginato “il mio rito funebre”, ma ne ho dato precise predisposizioni ai miei due figli, che sono anche i miei fiduciari indicati nel mio testamento biologico. Desidero essere cremata e ho chiesto che a questo atto siano presenti solo loro due e che non avvisino nessuno della mia morte. Tutto qui…non desidero e non immagino altro

  2. giunela scrive:

    Rito civile, civilissimo. O anche niente rito, cremazione e dispersione in mare, da una barca a vela. Fine delle trasmissioni.

  3. Beppe Racca scrive:

    Sabato scorso ho assistito al funerale della mamma di una amica. Tralascio commenti sulla funzione religiosa. La funzione crematoria invece é stata di una “vita” incredibile: anche se conoscevo poco la signora le canzoni di Gipo Farassino che lei amava tanto e alcune letture “realiste” (ovvero non della serie “da morti son tutti bravi”) mi hanno permesso di essere presente non solo fisicamente ma anche con il cuore e l’anima. E adesso sto pensando di prepararmi l’addio………..

  4. Masucci Ada scrive:

    ho visto “still life” e sono contenta che non sia ancora sparito dai cinema, evidentemente c’è ancora tanto pubblico interessato a vederlo. Triste, dolce, malinconico, tenero … bello. Dopo averlo visto ho pensato che la solitudine durante il rito funebre sia anche il risultato di un determinato modello sociale in cui le persone vivono in estrema solitudine, vedi lo stesso sig. May. Viene spontaneo chiedersi guardando il film “e quando morirà anche lui?” In un contesto sociale in cui per anni si è sostenuto, e qualcuno ne è ancora convinto, che la società non esiste, esistono solo i singoli, si spezzano e si sfilacciano i rapporti di prossimità, vicinanza, solidarietà. Quello che non si avverte più è la presenza di qualcuno vicino e che può capire, condividere. A febbraio dell’anno scorso è morta una cara zia che viveva in un piccolo paese della Baviera, la cattolicissima Baviera. Sono andata a trovare i miei familiari e l’esperienza che ho vissuto è stata raggelante: mia zia era morta in casa sua all’improvviso, non era una morte attesa. Il giorno dopo quando io sono arrivata, mia zia non c’era già più, chiusa nella bara e portata al cimitero in una stanzetta in attesa della sepoltura che si sarebbe svolta alcuni giorni dopo. Durante la mia permanenza a casa dello zio sono arrivate lettere di condoglianze con dentro dei soldi. Si usa così, nessuno dei vicini, neanche quelli che abitano nello stesso condominio, è passato a salutare mio zio o la figlia anche se vivono in quel paesino da 50 anni. L’impressione era come se mia zia si fosse volatilizzata. I miei funerali? rito civile, che qualcuno mi ricordi con le parole che desidera e le ceneri disperse al Monginevro, qualche musica che amo … ciao

  5. Mauro scrive:

    Mia moglie e’ neozelandese, e sono stato qualche volta nel minuscolo cimitero di Auckland, uno dei tanti, dove e’ sepolto il suo babbo. Collina irregolare con alberi, lapidi semplici in pietra, ognuna diversa dall’altra, fiori e piante spontanee ovunque, come in un grande giardino un po’ disordinato. Un luogo che mette buonumore. I funerali sono eventi molto partecipati (avvengono nella casa del defunto – nel giardino, se c’e’ bel tempo – ovvero in quella di qualche parente, o nei parchi pubblici), C’e’ un master of ceremony, solitamente un parente stretto o un amico caro, che parla informalmente ma con dignita’ e rispetto della persona deceduta. Amici e parenti si susseguono nel prendere la parola, ognuno ha qualcosa da dire. Tutto cio’ dura a lungo, e la cosa mi ha colpito pensando al funerale di mio padre l’anno passato, quando il commiato fu bello ma breve. Si scherza e si sorride, si mangia e si beve, c’e’ un senso generale di leggerezza. Ecco, mi piacerebbe che il mio funerale seguisse una traccia analoga: musica, dialogo, narrazione, buone vivande, per rassicurare e dare conforto ai vivi. E dopo la cremazione, le ceneri liberate in alto mare.

  6. Domenico Caruso scrive:

    La composizione che segue rappresenta la mia preghiera per il momento del trapasso:

    Desiderio estremo

    Signore, fa’ che muoia qui sul letto,
    la sposa accanto e l’adorata prole;
    ancora gli occhi fissi al Tuo cospetto
    un lieto giorno in cui rifulge il sole.

    La Santa Madre che mi stringa al petto
    in un effluvio di rose e viole;
    nonna Nunziata giunga con affetto
    dal loco eterno di chi creder suole.

    Quando la salma nella bara giace
    la libertà lo spirito conquista
    che sulla Terra perseguire è vano.

    E finalmente l’agognata pace,
    or che la gente mia si rattrista,
    goder potrò come umile cristiano.

    Domenico Caruso
    S. Martino di Taurianova (R.C.)

  7. sipuodiremorte scrive:

    Grazie, cari amici, per le vostre sempre interessanti riflessioni, esperienze, parole, che rendono molto più interessante ogni mio post.

  8. Irene scrive:

    Vorrei che non si dicesse nulla. Vorrei che tutti pregassero per aiutarmi a svuotare i tanti peccati che porto nel cuore!

  9. giorgio '61 scrive:

    Con il dovuto ritardo,si legga attenta meditazione,mi permetto di partecipare brevemente all’interessante quesito
    offertoci da Lei,Marina.L’unica “certezza”e’ probabilmente la confusione di idee che provero’ a esporre . . .
    Il mio desiderio,attuale,e’di essere cremato(al riguardo sono iscritto da anni a una societa’ per la cremazione),
    di Ascoltare,all’interno di una semplice funzione religiosa, l’ADAGIO DI ALBINONI,insieme alle POCHE persone
    che ho “incontrato”e “apprezzato”nel corso della vita
    N.B.perdonatemi tutti,ma non trovate IPOCRITO “leggere”le funzioni religiose come necessariamente “false”e quelle
    laiche espressione di “onesta’ “e “sincerita’ “. . .un grazie a chi leggera’ queste poche e confuse idee . . . . .

  10. anna scrive:

    Due estati fa è morta mia madre, dopo lunga malattia, acuitasi nell’ultimo mese. Della giornata del funerale, in chiesa, ricordo soprattutto l’emozione di vedere riuniti cari parenti lontani. Non ho assistito alla cremazione. Grandissima emozione, struggente commozione quando ho avuto tra le mani l’urna. La cerimonia di dispersione delle ceneri si è svolta in un apposito luogo dedicato del cimitero, Il giardino del ricordo, un appezzamento di terreno recintato, che ha conservato il sapore di un lembo di campagna. Nonostante l’ostinato tentativo dei vivi di lasciare comunque una traccia (qualche targa, scritte, date), si tratta di un posto incantato, natura incontaminata il cui unico rumore è dell’acqua che scorre… Abbiamo pianto, letto dei passi di testi sacri e non, sparso petali di fiore.
    Finalmente leggera, finalmente libera…

  11. Chiara scrive:

    Ho assistito ieri al funerale di una persona che conoscevo di vista. A molti dava fastidio. Eravamo in 6 al funerale….
    Mia madre mi ha sempre detto che davanti alla morte si è tutti uguali e credo sia vero: non c’è più ricco o povero, buono o cattivo, bello o brutto, c’è solo un corpo senza vita che giace, come gli altri che ci sono stati e che ci saranno.
    Ieri l’assistere a quel rito mi ha profondamente addolorata perchè ho ancora vivo il ricordo della morte di mia nonna a cui nessuno ha pensato di dedicare un funerale. Spero solo che la sua anima riposi in pace lo stesso.

  12. giulia scrive:

    il mio funerale l ho immaginato in un certo senso.
    Per me sarebbe magnifico morire serenamente tra i boschi ed essere ricoperta dalle foglie.vorrei peró che mi arrivasse la benedizione di un sacerdote, anche a distanza..oppure essere sepolta accanto al mio compagno. Nessun coteo.niente parenti.Solo il sacerdote. Chissá se sará cosí

  13. Aldo Vincenzo Pamparana scrive:

    Che io possa addormentarmi nella pace del Signore,
    che io possa arrivare ad amare oltre il limite delle ore,
    che il mio cuore sia il luogo dove risorgerò,
    che le mie parole più belle siano un testamento dell’ umiltà dell’ infinito il cui lieve vento per ultimo accarezzerò.
    ——————————————————————————————————————————————-
    Ho sintetizzato in questa composizione la mia personale visione della mia fine della corsa in questo sistema di cose attuale, sono ancora giovane ma credo che in questi 29 anni di vita è sempre rimasto in me quel senso della speranza Cristiana che pone nella risurrezione la speranza più grande che esiste per me come un luogo reale , per quanto non tangibile materialmente, essa mi ha sempre accompagnato anche e soprattutto da quando l’ alcolismo che ho vissuto e la sofferenza mentale che vivo mi hanno ferito, sin da bambino oltre alla vita del maestro Gesù mi hanno sempre affascinato le scienze ed in modo particolare la storia dell’ evoluzione umana sia a livello linguistico che geografico e l’ astronomia che ho amato tantissimo e che ancora ora mi affascina profondamente in quanto mi fa comprendere di come la nostra vita sia in perenne rivoluzione tra l’ immensità dell’ universo e la vastità infinita delle parole sussurrate e di come l’ amore che la luce delle stelle rilascia sia il sigillo dell’ amore di Dio nella sua creazione. Ritengo che l’ abbraccio fra fede e scienza sia l’ atto ideale che permette il sorgere dell’ aurora che asciuga le mie lacrime e mi dona ogni giorno la forza per continuare la corsa della vita e rinforza la certezza nel mio cuore di rivedere nel nuovo mondo che verrà tutti i miei cari amici e persone che non ho potuto salutare che si sono addormentate nel Signore. Concludo con una citazione filosofica tra le mie preferite : Solo attraversando la più profonda sofferenza si può arrivare alla vera conoscenza(Simone Weil). LUX LUCET IN TENEBRIS .

  14. rosa scrive:

    Il funerale è il commiato ufficiale dai parenti rimasti, dagli amici, dai conoscenti e dalla terra ove siamo vissuti con speranza e fiducia nel futuro. La conoscenza della fine della nostra vita ci accompagna fin dall’infanzia ma fino ad un certo punto di essa, sembra che riguardi solo gli altri e quando viene a mancare una persona anziana ci si rassegna subito pensando alla sua età e pertanto come ad un avvenimento ineluttabile. Se potessimo invece dialogare con la persona mancata sentiremmo parlare della sua nostalgia per la vita, si fa l’abitudine alla vita e gli anziani sono abitudinari.
    Solo chi ha ritrovato la vita dopo averla persa ne apprezza veramente il valore e considera appieno il dono ricevuto dai suoi genitori e sostiene generosamente gli altri. A ben pensare siamo sempre in pericolo di perderla e quante precauzioni prendiamo ogni giorno per conservarla, siamo anche stati educati in questo modo e ci sentiamo soprattutto in sicuro sotto il tetto della nostra casa.
    Dovremmo essere riconoscenti a coloro che ci hanno dato un simile Dono e vivere pertanto cercando di non danneggiare gli altri rispettandoli, rispettando conporaneamente noi stessi.
    In fin dei conti se siamo qui per scrivere, siamo qui per parlare della vita e non della nostra fine che ci vede cadere tutti miseramente e pertanto con poche differenze. Ho subito un lutto pochi anni fa che mi ha cambiata inesorabilmente, per molto tempo mi sono sentita come una sopravvissuta ad una tragedia, nessuno mi ha aiutata, li vedevo occupati nelle loro occupazioni quotidiane insensibili alla mia solitudine. Anche la sola compagnia mi avrebbe aiutata ma la vita è una ruota che gira e se ne accorgeranno prima o poi. Nella nostra epoca manca la solidarietà umana.

  15. Cinzia scrive:

    Vorrei andarmene in punta di piedi. La vita, gli spostamenti da una città all’altra mi hanno fatto perdere per strada tante persone.
    Mi immagino un funerale piccino piccino. Le cose essenziali le ho già scritte per non lasciare a nessuno il peso di dover decidere. Vorrei che nessuno fosse triste.

    • Micaela scrive:

      Condivido pienamente quello che affermi.Perchè essere tristi e lasciare tristezza? Se Dio dall’altra parte ci accoglierà staremo sicuramente benissimo.Micaela

  16. Enrico scrive:

    Nonostante spesso mi soffermi a pensare al fine della vita, per questo conosco il blog, non mi sono mai ‘concentrato’ sul mio funerale pensando sempre che in fondo non fosse altro che un’esteriorità.
    Ora ho capito che non è solo una formalità ma che è un’esigenza insostituibile per lenire il dolore di chi resta e di chi vuole ancora dimostrare il proprio affetto al defunto.
    Qualche giorno fa è mancato un nostro amico, Aldo, vicino di casa di una coppia di altri amici attraverso i quali l’avevamo conosciuto.
    Polemico, un po’ sbruffone, sempre pronto a raccontarti avventure incredibili…ci eravamo affezionati a lui, e nonostante a volte non ne potessimo più delle sue storie poi eravamo sempre contenti di rivederlo, in più era venuto in ospedale a trovarci quando è nata nostra figlia e ciò mi era molto piaciuto.
    In pochi giorni, a cavallo del nostro matrimonio, prima un ricovero poi la morte, tutto in maniera repentina.
    Non pensavo stesse così male, e mi è spiaciuto non averlo chiamato in questi ultimi giorni.
    La moglie, probabilmente per cercare di ripararsi essa stessa dal dolore, non ha detto a nessuno del lutto e forse per ascoltare le volontà del marito non ha organizzato alcun funerale.
    L’altro giorno, di mattina, sono uscito dal lavoro e sono andato all’obitorio per un ultimo saluto. Atmosfera ovviamente lugubre e irreale appena a lato di una grossa via trafficata, sono rimasto là qualche minuto. Nemmeno un foglio sulla porta con scritto nome e cognome, veramente una pena…
    A tutti gli amici è rimasto un grande rimpianto: non è possibile che una persona ad un tratto sparisca non ci sia più e basta, togliendo il giusto tempo del lutto il dolore non passa, semmai aumenta…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*