Il giorno dei morti, di Davide Sisto

with Roses, Round, Circle Shape

Probabilmente pochi di voi sapranno che Schelling, il noto filosofo dell’idealismo tedesco, ha scritto, tra il 1809 e il 1810, un meraviglioso gioiello letterario, intitolato Clara, per elaborare il terribile lutto che lo aveva colpito in quel periodo: la morte prematura e improvvisa dell’amatissima moglie Caroline. Dai colori autunnali talmente intensi da far sussultare l’anima anche del lettore più composto, Clara è un viaggio appassionato tra i cunicoli romantici che legano insieme la morte, il lutto, l’immortalità e, in generale, il senso della vita. Non è un caso che il racconto cominci il giorno dei Morti, con la processione dei cittadini verso il cimitero. “Tutte le relazioni vitali recise – osserva Schelling – si rinnovavano qui […] i fratelli si univano nuovamente ai fratelli, i figli ai genitori e tutti erano nuovamente una famiglia”. E, dopo una descrizione minuziosa del rito del 2 novembre, le cui ombre sono appena rischiarate dal sole nero della malinconia, il filosofo tedesco si chiede retoricamente, attraverso la voce di uno dei personaggi, se non sia giusto dedicare “i fiori dell’autunno ai morti che in primavera, dai loro angusti loculi, ci fanno poi dono di fiori più gioiosi, a testimonianza della vita perenne e della resurrezione eterna”.

Il 2 novembre tutte le relazioni vitali recise si rinnovano. Può sembrare banale, ma questo è il senso autentico del giorno dei Morti: non c’è recisione in grado di scalfire una volta per tutte i legami che creiamo nel corso della nostra vita. Non c’è assenza di immagine esteriore che impedisca alla silhouette della persona amata deceduta di danzare dinanzi ai nostri occhi; non c’è silenzio esteriore che metta a tacere la sua inconfondibile voce. La sua silhouette e la sua voce si riversano in noi, come – d’altra parte – le nostre in lui, anche se non esiste più fisicamente. È questo, di fatto, quel “Mondo degli Spiriti” che, a detta di Goethe, solo chi ha la mente chiusa e il cuore morto non vede e non sente.

Ora, ciò è valido tutto l’anno e, il più delle volte, per chi è in vita in modo molto doloroso. Il giorno dei Morti, nelle tradizioni di moltissimi paesi nel mondo, ridimensiona la recisione delle relazioni vitali in maniera – invece – solare. Prendiamo il Dia de los muertos, la festa azteca in Messico, che per la sua originalità, per i suoi colori e per il suo significato ha ottenuto il titolo di Capolavoro del Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO a partire dal 2003. Tra fine ottobre e inizio novembre, in Messico si festeggia la visita annuale dei defunti ai parenti e agli amici ancora in vita. E allora, in modo festoso, giovani e adulti si recano di mattino presto al cimitero e posano sulle tombe – insieme a fotografie, cibo e candele – i Cempasùchil, fiori gialli o arancioni con un intenso profumo che permette alle anime dei morti di trovare la strada del ritorno. Gli abitanti dei paesi lasciano le porte di casa aperte per facilitare questa visita o preparano dinanzi alle proprie abitazioni cibo, bevande e cuscini affinché i defunti possano saziarsi e riposare dopo il lungo viaggio. Nel mentre, hanno luogo processioni e feste molto colorate in maschera, durante le quali protagoniste assolute sono le Calacas, gli scheletri raffigurati con abiti festosi, che danzano e suonano allegramente strumenti musicali. Il significato di questa festa è che la morte non è recisione, ma passaggio il quale non preclude la possibilità, almeno per un giorno, che i vivi e morti possano effettivamente incontrarsi, ancora una volta nel mondo presente. Qui l’audio de La Calacas, la canzone popolare del giorno, che recita: “Al suonar della mezzanotte/ i teschi fuori per una passeggiata/ molto felici saltano sulla vostra auto/ in bicicletta e con i pattini”.

Il Dia de los muertos messicano è un esempio, tra i tanti, dei modi in cui viene celebrato il giorno dei Morti, quale incontro effettivo, più gioioso che doloroso, tra i vivi e i defunti. In Italia vige, prevalentemente, un’atmosfera meno allegra, più incentrata sulla compostezza del ricordo, sulla riflessione plumbea della morte, atmosfera figlia di un rapporto – quello italiano – tutt’altro che pacificato con il Tristo Mietitore. Ma con alcune importanti eccezioni, che richiamano alla mente la ritualità messicana. Ad esempio, in Sicilia si narra che anticamente, durante la notte tra il 1 e il 2 novembre, i defunti portassero doni ai bambini. Tradizione che viene portata avanti dai genitori, i quali comprano giocattoli che poi nascondono in casa, di modo che i figli li possano trovare la mattina del 2 novembre quale regalo, appunto, da parte dei morti. A ciò si accompagnano i biscotti tipici, come i crozzi ‘i mottu (ossa di morto), fatti di pasta garofanata a forma di osso, i pupatelli, ripieni di mandorle tostate, o i taralli, ciambelle rivestite di glassa zuccherata. Nella provincia di Massa Carrara, invece, la tradizione narra che i defunti ritornino in vita per convincere i loro familiari a distribuire prodotti alimentari ai più bisognosi. Così come in molte altre regioni, tra cui il Piemonte, le famiglie lasciano la tavola imbandita e si recano al cimitero.

Al di là delle singole tradizioni, il giorno dei Morti rappresenta una routine, con le sue processioni al cimitero, che obbliga le persone – almeno per qualche ora – a riflettere sul senso della vita e della morte (e non solo – si spera – a scegliere i fiori più belli per mettersi in mostra…). Certo, non bisognerebbe aspettare una data sul calendario per farlo. Né occorrerebbe consumare il rito nel modo di Roland Barthes che, sul suo noto diario del lutto per la morte della madre, ammette – in data 2 novembre 1977 – la sua devastazione in preda alla presenza di spirito. Tuttavia, senza questa festa, avremmo un’occasione in meno per rinnovare tutte le relazioni vitali recise e capire che non c’è recisione che possa distruggere i legami che abbiamo costruito in vita.

E voi come vivete questa giornata? Quali sono i vostri pensieri e le vostre abitudini? Date importanza a questo giorno oppure no? Come si concilia il giorno dei Morti con la diffusa negazione della morte?

Raccontateci il vostro giorno dei Morti.

 

 

8 Risposte a " Il giorno dei morti, di Davide Sisto "

  1. angela donna scrive:

    La sera dei morti, in camera da letto, davanti alle fotografie dei miei cari accendo un lumino e diffondo incenso per tutti i defunti. Recito l’eterno riposo (“splenda ad essi la luce perpetua …”). Penso soprattutto a mio padre e mia madre e ai miei nonni.
    Quando ero piccola e moriva qualcuno, oppure il 2 novembre, mia nonna intonava il rosario (requiem aeternam dona eis domine) e lo recitavamo tutti insieme intorno alla tavola della cucina e anche mio nonno si inginocchiava sulla sedia.

    Al Cimitero in montagna (Chialamberto in Val di Lanzo) dove ho la maggior parte dei parenti vado tutti gli anni con la famiglia per il rituale cambio dei fiori (da finti a freschi) che è un modo per incontrare le persone della comunità, salutarli, ricordare chi c’era e non c’è più…prepararsi per l’inverno che arriva. Fa parte delle cerimonie che scandiscono il tempo dell’anno, dà un ritmo, è un punto fermo.
    Dopo la visita al cimitero si pranza insieme ed anche questo è bello. Morte e vita si incontrano con semplicità.

  2. Doriana scrive:

    Ho accompagnato i miei genitori, entrambe devastati da demenza e tumori, per 14 anni. Nel limite dell’umano li ho accuditi fino all’ultimo respiro che è avvenuto a casa assistito da una dolcissima dottoressa cristiana e dal ns don Pietro. Sono sepolti nel cimitero della chiesa in cui si sono sposati e dove noi figli siamo stati battezzati. Non vado spesso al cimitero, non ne sento il bisogno, ma partecipo ogni anno al rosario e alla messa che il giorno dei defunti 2 novembre don Pietro Adani fa lungo i viali del cimitero alle. 20.30 quando sul cimitero è calata la notte e ovunque brillano i ceri accesi su tutte le tombe. E’ un momento forte che vivo immersa nel silenzio di quel luogo con la pace nel cuore e la gioia di sentirli vicino.

  3. Giovanni scrive:

    Con tutto il rispetto di chi ci tiene e dà a questa giornata un valore importante, personalmente – da vagamente anarchico – per me il giorno dei morti è una convenzione, ed è quindi un giorno come gli altri. Non do importanza nemmeno ai cimiteri, sebbene spesso mi piaccia visitarli come oasi del ricordo, perché la memoria è la nostra identità. Ma i morti non solo là, bensì dentro di noi, dove li custodiamo. Solo mio padre è sepolto, non nella mia città. Con mia madre e mio fratello abbiamo scelta la cremazione e la dispersione in natura. Polvere sei e polvere ritornerai.

    • Davide Sisto scrive:

      Se devo essere sincero fino in fondo, anch’io la penso così. Poi, capisco anche che per molti può essere un giorno simbolico importante e carico di significati. Grazie!

  4. cristina scrive:

    come gia’ detto in un altro forum…ho perso mia madre da quasi 3 mesi…forse e’ ancora presto non lo so’…ma penso che il giorno dei morti sia…(almeno per me ) tutti i giorni…non c e’ giorno che io non la penso…non c e’ giorno che io non la ricordo….e non c e’ secondo che lei non mi manchi…lei e’ morta …eppure e’ in me OGNI GIORNO…..purtroppo…non vivo nella stessa regione dove abita la mia famiglia…e dove e’ sepolta lei…e anche se dicono che lei non e’ li’..in quel cimitero….a me manca molto non andarci spesso…la mia famiglia le ha messo una lanterna…dentro c e’ un lumino…e non e’ mai spento…siamo una famiglia numerosa e uno o l altro fa in modo che quel lumino non sia mai spento…e anche se io non posso sempre….loro non le fanno mai mancare fiori….angioletti e altre cose che forse vedendo dal di fuori ci prenderebbero x pazzi….ma pazzi non lo siamo …se non di dolore x la perdita di lei….e’ assurdo forse ricordarla ogni giorno? o piangerla in ogni luogo dove capita…anche se e’ proprio nel cimitero dove la sua anima non c e’ piu’?la vita e’ un privilegio poterla vivere ogni giorno …appunto x lei ….e x chi non c e’ piu’…ma ricordarla ogni giorno non e’ un dovere ma semplice e puro AMORE verso di lei……..

  5. Mischia scrive:

    Il mio lutto ,non finirà mai :da 7 mesi ho perso l’unico figlio di 20 anni.Se non vado tutti i giorni al cimitero, mi sento ancora piu male ..

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*