Ho un cancro, si può dire

Ho un cancro, per la seconda volta nella mia vita. Ci sono tre ragioni per cui desidero parlarne con voi, miei lettori. La prima è che questo è uno spazio di condivisione, e lo è anche e in primo luogo per me che l’ho voluto e creato.
La seconda ragione è che, malgrado i notevoli progressi della medicina nella cura e nella cronicizzazione dei tumori, la parola “cancro” è ancora per molti indicibile. Allora io, anche un po’ provocatoriamente, lo dico a tutti, e registro mentalmente le reazioni: poi prendo appunti e rifletto. Sono anche piuttosto incongruente. Metto la parrucca, e racconto a chiunque che si tratta di una parrucca. D’altra parte, chi è immune da contraddizioni?
La terza ragione per cui vi parlo del mio cancro, è che sento di essere chiamata a rispondere a un interrogativo che mi sono posta molte volte a partire dal 5 febbraio, giorno in cui mi è stato diagnosticato un carcinoma mammario, inoperabile perché all’interno della cassa toracica, coi contorni non ben definiti, e molto vicino al cuore. L’interrogativo è: nel momento in cui ho a che fare col mio tumore, mi sono serviti questi vent’anni di studi e riflessioni sulla morte? Me lo sono chiesto perché, se la risposta fosse stata negativa, per coerenza avrei dovuto cambiare mestiere, chiudere questo blog e scusarmi con voi per avervi importunati.
Per rassicurare quelli tra voi che mi conoscono e mi vogliono bene, la prognosi è buona. Tuttavia, come mi era accaduto la prima volta, a trentacinque anni, avere un tumore mi ha fatta sentire nuda, imbelle di fronte alla fragilità e alla mortalità, che si manifestano potenti, non parole ma verità inscritte nella carne.
Come lo vivo, dunque, questo cancro?
Intanto, dopo brevi momenti di fuga e negazione e altri di paura (in tutto una decina di giorni), ho scelto di accompagnarlo e osservarlo, questo tumore, senza coincidere con il mio cancro (come giustamente ha detto Emma Bonino di sé), ma senza sottovalutarlo. Mi curo e intanto penso che questa situazione della mia vita abbia di sicuro qualcosa da insegnarmi. Stare in ascolto, affinare l’attenzione, mi permette di sentirmi sempre pienamente viva.
Non percepisco questo tumore come un “nemico” esterno. Chi mi incita alla battaglia e al coraggio, alla lotta e alla resistenza, non trova eco in me. Sono grata a tutti coloro che mi fanno forza, perché comprendo le loro affettuose intenzioni. Io però non ho il proposito di combattere, ma di fare qualche passo verso una maggiore consapevolezza. Questa malattia è parte di me, in qualche misura forse è esito del mio modo di stare al mondo. Sono le mie cellule a essersi moltiplicate male, è il mio sistema immunitario che non è stato reattivo, non c’è stata un’invasione di alieni!
In questo momento (vedremo se riuscirò a mantenere questa disposizione d’animo) ho il desiderio di dilatare la mia sensibilità e la mia ricerca spirituale, che so essere interminabile, mai conclusa. Un giorno si cresce in saggezza, e il giorno dopo quei risultati sono già messi a dura prova, e procediamo da gamberi…
La mia personale ricerca ha per me il profumo dell’espansione vitale, dell’adempimento (anche se sempre parziale): così, finora, nutrita da questa dilatazione del cuore e della mente, mi sveglio sempre di buon umore, addirittura gioiosa, anche quando devo andare a fare la chemioterapia.
Un’ultima considerazione, per oggi. Molte persone malate, tra quelle che incontro in ospedale, si chiedono continuamente: «Perché a me? Cosa ho fatto di male?». So bene che questa domanda non corrisponde al pensiero: «sarebbe stato meglio se il cancro avesse colpito il mio vicino!». Non si tratta di una posizione amorale. E’ però, mi pare, la sensazione di essere sprofondati, di colpo, nel buio, di aver perso l’orientamento consueto delle giornate. Allora sorgono i quesiti sul destino e sulla provvidenza, sulla giustizia e l’ingiustizia metafisicamente intese.
Chi però già sapeva di essere vulnerabile, non entra nell’oscurità e non scomoda il fato. Ho incontrato anche molte persone straordinarie, che elaborando il significato della malattia nella loro vita sono davvero diventate migliori.
Vi parlerò ancora di questa mia esperienza, ma c’è qualcuno che ha voglia di dire come l’ha attraversata o la sta attraversando, o come l’hanno attraversata persone a lui care?

51 Risposte a " Ho un cancro, si può dire "

  1. ELVIRA LARIZZA scrive:

    Cara Marina,
    da quando ti ho conosciuto ho capito che sei una persona eccezionale,ed ora ,alla luce di quanto hai scritto,confermo pienamente ciò che ho pensato.Io sono stata vicino al cancro per gran parte della mia vita di medico,ho vissuto la
    vita dei miei pazienti gioendo con loro per i successi e piangendo per le sconfitte…..e quant’altro. Anche a me è successo
    di andare vicino alla malattia e specialmente in un caso ricordo (ero molto più giovane) ho avuto una strana reazione,
    non ridere, ma ho pensato di sistemare le mie cose ,di lasciare i miei cari a posto,ed anche i miei animali.A me non pensai…non ebbi paura,non so perché.Adesso forse sarebbe diverso,sono divenuta fragile ho molta paura della malattia ma non della morte. Spero di sentirti presto e che mi cercherai al mio indirizzo di posta,vorrei fare due parole in privato con te. Con stima e affetto
    Elvira

  2. Davide Sisto scrive:

    Un abbraccio grandissimo (e condivido appieno le tue considerazioni, per quanto necessitino di grande coraggio e forza d’animo, visto come siamo stati educati e il modo in cui è stata articolata la società). Soprattutto, ammiro e condivido la tua grande forza vitale. Incrociamo le dita!
    La maggior parte delle persone (anziane), a me vicine, che hanno avuto un cancro, hanno subito il classico iter: la dissimulazione dei parenti, l’imbarazzo a parlarne e via dicendo. Non credo sia la strada giusta. E bisognerebbe, con la ovvia e attenta sensibilità, educare già i bambini alla finitezza della vita, al fatto che un cancro può arrivare da un momento all’altro. Credo che la loro stessa vita possa trarne grandissimi benefici.

  3. Elena Zanella scrive:

    Quando comincia una cosa bella, a volte si porta dietro una cosa brutta. La differenza la fa se sei disposto o meno a imparare e a vivere come esperienza quanto la vita ti offre. Io da te, Marina, sto imparando molto. Ho imparato a consocerti lavorando al tuo fianco in Infine ONLUS. Prima ancora, ho avuto il piacere di instaurare con te un rapporto di amicizia molto bello e onesto. Ognuno di noi riceve un dono e tu sei uno di questi, per me. Una donna come poche.

  4. roberta fonsato scrive:

    grazie Marina per questa profonda condivisione…un abrazo de luz, Roberta

  5. Maria Cristina Rinaldi scrive:

    Convivo da tre anni con un carcinoma polmonare e ho iniziato la quarta linea di chemioterapia. Anche se chi mi circonda dice che sono forte, in realtá io continuo a sentirmi fragile, perché mi rendo conto che la malattia va avanti nonostante tutto. La mia vita é ovviamente cambiata dal momento della diagnosi, arrivata subito dopo essere andata in pensione. Avevo tanti desideri per vivere al meglio il mio nuovo tempo di vita e mi sono invece ritrovata improvvisamente a gestire una situazione difficile. Ho pensato e penso spesso alla morte, anche se mi rendo conto che temo molto di piú il dolore, l’incertezza sul decorso, la perdita di autonomia e l’eventuale impossibilitá di fare ció che mi piace.
    La mia grande fortuna si chiama Carlo, mio marito, capace di prendersi cura di me in modo amorevole, senza farlo mai pesare. Ho scoperto che si puó veramente amare in modo totale, pur continuando a vivere la propria vita. Cerco di attingere dalle mie risorse interiori, ma é grazie a lui che riesco a superare momenti di scoraggiamento. E poi é stato bello scoprire la vicinanza delle amiche, che mi fanno sentire importante per loro.
    Ti ringrazio, cara Marina, della tua condivisione, che mi fa sentire vicina a te nella consapevolezza di proseguire un cammino difficile.

  6. annamariabenzi scrive:

    Grazie per le parole che mi sono di conforto…STRANO,NO…in un momento difficile della vita per un male che riguarda non il fisico ma la mente di chi mi e vicino e caro.voglio rinforzare chi vive la malattia e pregarli di condividereAd. Alta voce tutto cio li riguarda.aiuta chi vuol bene a comprendere e questo E TANTO

  7. antonella cuomo scrive:

    Ho cancellato varie bozze di questo messaggio perché non posso dirti da lontano quello che provo. Ho bisogno di un paio di settimane per organizzarmi. Appena passate le elezioni vengo a Torino, voglio abbracciarti.
    Fai benissimo a parlare della parrucca che porti: la vita è teatro, e non lo è soltanto in senso negativo. Gioca con gli abiti di scena, truccati, lavora sulla tua apparenza. La poesia ha eco in uno spazio immenso che è tutto dentro di te e che stai rendendo sempre più vasto, mentre cambi costume, maschera, gli arnesi della finzione che Carmelo Bene chiamava “protesi”. In fondo ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di maschere e di trucco perché le convenzioni del teatro trovino posto sulla scena. Ma la parola sacra, la parola poetica e rivelatrice è detta “dentro”, nell’anima, come all’opposto l’innominabile diventa tumore del corpo, annidato in una cavità carnale e irragiungibile. Le cose che hai scritto a proposito del tuo stare al mondo, le sento vere. Anche questa malattia fa parte della tua ricerca, non come “nemico”, ma come parte di un’esperienza. A presto, amica carissima.

  8. Lalla scrive:

    Cara amica, ti ho sempre considerato una grande donna. Cara amica, ti ho sempre considerato una grande donna.
    Tu sai quanto io pensi a te e per quello che ti è successo e per altri motivi. Vorrei tanto poterti abbracciare
    .

  9. michela castagneri scrive:

    Grazie di questa condivisione, di questa che chiamerei generosità perchè crea un’occasione anche per me.
    Nella mia esperienza di cancro al seno, due a distanza di 3 anni, prima a sx e poi a dx, anch’io sono sempre stata molto infastidita dall’utilizzo del linguaggio militare, l’invito a vederlo come nemico, la necessità di combatterlo, bombardarlo, annientarlo, vincerlo.
    Quando accadde (8 anni fa) fui molto disorientata dalla diagnosi ovviamente, ricordo che avevo sempre pensato che a me, essendo un soggetto con allergie avevo un sistema di allerta particolarmente attento, non sarebbe mai successo, mi immaginavo con altre patologie, ma come diceva 007 Mai dire mai .
    Nel corso degli anni ho scoperto che molte cose di cui ho detto “io mai” mi si sono presentate e ho dovuto farci i conti.
    Ricordo anche che mi sentivo avvolta in uno stato che definirei di grazia, che rendeva speciale il momento perché lo consideravo come se fosse un’occasione unica di esplorazione della vita, finché c’era .
    Come dici anche tu è stato il mio modo di stare al mondo, di agire e reagire, che ha fatto succedere; ho cercato un senso nelle storie della mia vita e ho trovato quella che risponde al Perchè del cancro 1 e 2.
    Penso non ci sia merito o colpa nell’incappare in questa malattia altrimenti quale colpa possono avere i bambini che se ne ammalano?
    un Abbraccio Grande

  10. Simona scrive:

    Operata quattro anni fa di cancro tiroide, pare tutto bene per adesso. Ricordo tutto di quel periodo: il momento della diagnosi, vissuto con incredulità, il momento in cui, mentre stavo aspettando di effettuare l’ecg pre operatorio, ho per la prima volta letto associato al mio nome la diagnosi “k”. Ricordo l’emorragia dopo l’intervento e la corsa in sala operatoria con la morte che incombeva. La sentivo, ma non avevo paura. Ero fatalista e rassegnata. Ricordo il mio coraggio. Incredibile. Li’ però ho perso la mia famiglia. E conosco gli esiti. Sono morta li’, e rinata altra. Irriconoscibile. Ancora mi stupisco. Mi sono riappropriata della mia vita. Con la percezione di perderla è successo. Ho perso il senso del futuro, non ce l’ho ancora e forse non l’avrò più. Ma ringrazio il cancro per avermi dato vita. Anche se il substrato è fatto di paura e di caducità.

    • massimo scrive:

      Cara Simona, mi permetto di scrivere due righe a margine del suo post dal momento che, lo confesso, mi ha colpito molto. Lo scorso aprile sono stati cinque anni che sono stato operato per ka papillare alla tiroide, ka preso appena in tempo dal momento che aveva già invaso la ghiandola e stava per metastatizzare.
      Ho fatto la iodio, e seguo controlli annuali.
      Finora tutto bene, e sinceramente credo che di tutto morirò tranne che, appunto, di tumore alla tiroide.
      Dopo i primi mesi, direi anni, di profondo abbattimento ho cercato di guardare oltre, ma mi sono riconosciuto nelle sue parole.
      E’ proprio vero…una diagnosi di tal fatta (anche se, dobbiamo dirlo, nell’ambito dei tumori quello alla tiroide è, per nostra fortuna, tra i più clementi…) induce alla caducità…alla paura costante…ad un grande punto interrogativo verso il futuro….
      come uscirne?
      non lo so…ed anch’io temo che una ferita così possa improvvisamente tornare a sanguinare, nei momenti più impensati.
      mi piacerebbe confrontarmi con lei su questi aspetti, dal momento che, davvero, le sue parole mi sono risuonate straordinariamente familiari.
      mi permetto di inviarle un solidale abbraccio…se c’è una cosa di buono che il cancro mi ha lasciato è che tutti coloro che “hanno a che fare” con simile patologia li considero, davvero, fratelli e sorelle impegnati in una lotta molto, molto, molto importante…

  11. Maria scrive:

    Niente invasione aliena.Parte di me anche se non mi coincide.Vero.Grazie! 🙂

  12. Marcello scrive:

    È una bella sfida cogliere il significato del cancro, specie per te che hai lavorato tanto sulla morte. Io vivo questa esperienza direttamente attraverso le persone di cui mi prendo cura. Non è la stessa cosa , ma percepire che la mia esperienza è efficace sulla loro qualità della vita, mi indica che forse sono sulla strada giusta. Molti di loro, specie dopo un percorso di crescita interiore, spesso dicono che ringraziano il cancro perchè finalmente hanno riscoperto se stessi, perchè finalmente cominciano a vivere la propria vita e non più quella condizionata dall’ambiente. Anche nella preparazione alla morte è necessario sanare la propria vita: come diceva un mio maestro Carl Simonton (che ha divulgato un intressante metodo psiconcologico): chi ha paura della morte non si è mai concesso poenamente alla vita. Vorrei scrivere tante cose ma credo che l’augurio migliore che posso farti è cogliere davvero il motivo per cui il tuo corpo fa crescere questo cancro: forse non stai realizzando pienamente le tue potenzialità sia creative che spirituali. Io credo che riuscirci può innescare i processi naturali di guarigione.
    Comunque grazie per la tua condivisione ed auguri.
    Marcello

  13. Alessandra Musoni scrive:

    Cara Marina, la meditazione, dice una mia maestra, non mira a renderci migliori, ma…più intime con noi stesse! Questo ho colto nelle tue parole, l’obiettivo che mi ha ‘liberato’, grazie alla malattia rara ed inguaribile che ho da dieci anni, da tante ‘convinzioni’ e sicurezze relative a me e al ‘mondo reale’… Tutto è perfetto così com’è, se accetto di essere un filo d’erba in un grande prato!… Se mi fido della vita, qui, ora, amorevole e gentile col mio corpo così com’è. Lui si esprime con le malattie…anzi ‘mi’ esprime e sta a me abbracciarlo senza giudizio e amarlo davvero.

    Col dolore è difficile, urla… è meglio dargli qualcosa che ‘lo addormenti un pò’, ma senza lasciarlo solo, né criticarlo, mai.

    E’ onesto, il corpo… profondamente onesto e… generoso, appena può! Esprime contraddizioni di questa o forse… di altre esperienze… che non potremo mai spiegare e forse nemmeno ‘intuire’ dentro il cuore…ma l’amore vero non si spiega, è un mistero gratuito e incondizionato. Più mi amo e mi sorrido nel mistero della malattia…più sono leggera e presente, Anche se questo significa ‘non controllare-sapere-potere più niente’ come prima…. Tornare ‘apprendiste della vita’ come bambine…nello stupore della meraviglia dell’attimo…senza memoria, né desiderio.
    Un abbraccio, Alessandra

  14. Flaviana scrive:

    Cara Marina,
    da tanto, troppo tempo non ci sentiamo, per nessuna valida ragione, poi, e mai avrei pensato di rompere l’indugio per un’occasione come questa. Ma tu dimostri di trarre il meglio da ogni cosa e di reagire con la forza che ti è propria.
    Mentre apprendo del tuo Male, apprendo anche della Speranza che accompagna la tua traversia.
    Un grande contributo alla Vita, il tuo, perchè la Vita esiste fino a quando non si dice: Morte.

    Ti abbraccio
    Flaviana

  15. ada masucci scrive:

    cara Marina
    un caloroso e forte abbraccio, prima di tutto.Non mi è stato diagnosticato un cancro ma una malattia cronica grave ed estremamente invalidante con la quale da alcuni anni ho provato ad imparare a convivere cercando di capire cosa mi chiedesse il mio corpo. ho provato a mettermi in ascolto di me stessa del mio corpo e dei miei stati d’animo. A gennaio ho compiuto 60 anni e tante volte mi sono ritrovata a pensare: quel poco o tanto che mi resta da vivere lo voglio vivere in modo diverso da come l’ho vissuto finora (o almeno provarci). Vorrei tenere lontano, per quanto possibile, il rumore del mondo, ma non per questo vivere con distacco. anzi, vorrei mantenere quella distanza-vicinanza giusta che mi permetta di godere della vita senza lasciarmi sommergere. e’ cambiato il mio modo di rapportarmi con le persone, soprattutto mi arrabbio di meno e sto tentando da alcuni mesi di fare un percorso “spirituale” tra letture, yoga, meditazione con l’intento sempre di ritrovarmi e distare meglio con me stessa. non mancano i momenti in cui sono presa dai dubbi, ma poi mi accorgo che se sono serena è più facile affrontare la quotidianità. A parte l’alimentazione,( come dico io, seguo la dieta di un monaco zen) per il resto cerco di cogliere la dolcezza della vita nelle piccole cose. Se ti fa piacere vedermi cercami. un abbraccio tenerissimo e spero di leggere presto tue buone notizie. ada

  16. Loretta scrive:

    Mi ha colpito molto la spontaneità e il voler condividere con amici e non quello che stai attraversando, è un segno di grande altruismo, sensibilità ed umanità. Cosa che avevo già notato nelle nostre brevi mail ma ora ne traggo conferma. Prima, mentre leggevo la tua lettera mi veniva in mente che, quando ti scrissi di me avevi già ricevuto la seconda brutta notizia e ti preoccupavi così tanto di come stavo!! Sono esterefatta ma soprattutto felice che in questo momento così delicato tu riesca a trovare una voglia di vivere tanto grande. Anche mio marito alla notizia della sua malattia ha trovato una forza interiore che io in 26 anni di vita in comune non credevo potesse avere. E’ secondo me una forza che il nostro corpo mette in atto per farci reagire e comprendere cose altrimenti incomprensibili……..
    Un abbraccio

  17. Iolanda scrive:

    Grazie di questa bellissima testimonianza, ne abbiamo tutti molto bisogno.

  18. Maria Laura Cattinari scrive:

    “La prognosi è buona”. Grazie, mi solleva saperlo. E grazie del Messaggio tanto importante quanto per nulla scontato. Eccezionale come la Persona che lo ha scritto. Ho letto tutti i Messaggi che ne sono seguiti piena di gratitudine per la loro ricchezza, da raccogliere nel nuovo libro che scriverai, Marina carissima. Io non posso parlare del mio cancro perché ancora non ho ricevuto una simile diagnosi ma ho 70 anni e le possibilità certo non diminuiscono. Devo anche dire che da molti anni non faccio esami per prognosi precoci. A 70 anni la morte è davvero molto prossima, dietro l’angolo….ma ogni giorno è con stupore rinnovato che guardo il Cielo ……..micca solo il cielo…tutto è così strano e bello…..non sono che un piccolo nontiscordardime sfiorito, un niente, un nulla invisibile quasi nel grande prato verde che è la Vita….eppure, il grande Amor che mi attraversa, dischiude i Cieli e svela il Paradiso. Un Abbraccio grato e forte. Maria Laura

  19. Delia scrive:

    In questo momento riesco solo ad abbracciarti….

  20. Cecilia Pennacini scrive:

    Marina, mi colpisce molto questa tua testimonianza, non lo sapevo…io sono stata operata un anno fa per un carcinoma mammario, e dopo un ciclo di radio è un anno di terapia ormonale sembra che tutto vada bene. Io mi sento molto cambiata, credo migliorata, come se avendo pensato di poterla perdere abbia iniziato ad apprezzare la vita con una consapevolezza che prima non avevo. Come se prima fossi un sonnambulo e ora mi sia risvegliata. Ecco, il cancro mi ha risvegliato e ora
    Vivo con tutt’altra pienezza, mentre mi pare che la consapevolezza di me continui a crescere. I medium e gli sciamani africani con cui ho lavorato pensano che talvolta la malattia possa anche trasformarti positivamente., mi sembra un bel modo di guardare a tutto questo. Tu che ne pensi? Un grande abbraccio, Cecilia

  21. Tiziana Ferrero scrive:

    Grazie marina per aver voluto condividere questa tua esperienza con noi. T.

  22. Massimo Crucitti scrive:

    Cara Marina

    il cancro ti ha messo a nudo con te stessa e tu ti sei messa a nudo con noi, non c’è ostentazione né eroismo né richiesta di sostegno, semplicemente autenticità e questa autenticità è uno specchio nel quale noi possiamo rifletterci.
    Grazie quindi per la tua generosità e coerenza con quanto da anni scrivi sul tuo blog, grazie anche per l’incoerenza e per le contraddizioni, le stesse di tutti noi che non possiamo dare un senso alla morte e questo ci rende insensata la vita.
    La mia non è una considerazione pessimistica, è una posizione esistenziale, un riconoscimento di quanto sia assurdo voler dare senso all’insensato, ma dobbiamo farlo perché non potremmo convivere con l’idea che noi non abbiamo senso.
    Io il senso lo trovo nelle relazioni e quindi mi ripropongo di dare da bere alle relazioni, fino a che la fonte sgorga, fino all’ultima goccia.

    Un abbraccio

  23. Giovanni De Francesco scrive:

    Grazie Marina, per la tua sincera e genuina testimonianza di vita.

  24. gabriella de pietro scrive:

    Marina, cara Marina, si puo dire! E grazie per averlo fatto
    Si può ascoltare….e ascoltarsi… e non avere parole.
    Il tuo lavoro, il tuo blog, sono la voce di tanti intimi silenzi. Si può dire morte, si può dire cancro, si può dire che fanno paura, si può dire che che non è tutto come sembra e a volte il “disegno” astruso ci consegna qualcosa di valore.
    Tu ci dai la libertà per farlo.
    Grazie
    Un abbraccio

  25. Enrico Cazzaniga scrive:

    Mi spiace…
    Grazie per la tua apertura. Sono vicino alle ragioni e al permesso che ti sei data nel condividere pubblicamente questa esperienza. Sono convinto che sia utile a tutti condividere questo tipo di esperienze e le riflessioni intorno ad esse.
    La scrittura non è facile, lascia immaginare cosa potrebbe accompagnarla in una comunicazione vis-a-vis. Talvolta inganna.
    Talvolta accompagna le parole e le rende più dolci.
    Vorrei trovarne di buone.
    È una domanda che mi pongo di tanto in tanto e che mi pongono tutte le volte i miei pazienti. Come si sta?
    Ammalarsi, sentirsi in pericolo, rassicurarsi, valorizzare ancora di più la vita che si ha. Prendersi il tempo e abitare i luoghi a partire dal proprio corpo, non alieno (!), ma amico, ferito, bisognoso di cura, da conoscere.
    Mi auguro di poter scambiare con te ed altri, altre riflessioni, senza pensare che lo faremo, ma facendolo. Inizio con questo primo piccolo passo.
    Un caro abbraccio.
    Enrico

  26. Mauro scrive:

    Foto e parole bellissime. Mi pare tu sia al centro del centro di questa cosa, e che il percorso di verita’ che hai intrapreso e cosi’ bene raffigurato sia invincibile. Dunque non aggiungo altro, se non il mio affetto, la solidarieta’ e gli auguri dal cuore.

  27. Luciano Zanin scrive:

    Ciao Marina, tosta eh!!! 🙂
    L’estate scorsa un aneurisma posizionato sull’arteria media cerebrale DX, che non sapevo di avere, ha deciso di mollare e si è rotto. Risultato: emorragia subaracnoidea con susseguente intervento chirurgico e poi un secondoper chè gli aneurismi erano due. Pur essendo in terapia intensiva sono sempre stato cosciente almeno fino al momento della somministrazione dell’anestesia e di quel momento conservo il ricordo di una sensazione sicuramente di timore, ma nel contempo anche di serenità … soprattutto mentre entravo in sala operatoria, nonostante le condizioni in cui ero, non sapendo come ne sarei uscito. È stato in uno di quei momenti che, anche se non con lucidità precisa, ricordo che per un attimo mi è venuto in mente il tuo blog, l’Associazione Infine e tu, l’unica tanatologa che io abbia mai conosciuto, almeno finora.
    Seguo i tuoi scritti da quando hai aperto il blog e mi ha affascinato il modo con il quale tratti (a suon di sorrisi) il tuo argomento principale: la morte.
    Probabilmente i tuoi pensieri, le tue riflessioni, le tue frasi, sono finite in qualche posto nel mio magazzino mentale e al momento opportuno sono saltate fuori, un patrimonio accumulato a mia insaputa che ha dato i suoi frutti quando servivano, nel momento in cui così vicino è stato il mio fine vita.
    Forse ho compreso che la morte, pur nel dispiacere ed anche un po’ nell’incazzatura (perché a me piace stare in questo mondo) la si può affrontare anche serenamente e la paura diminuisce a mano a mano che se ne parla, perchè meno si conoscono le cose e più aumentano le paure.
    Spero di vederti presto e magari fare quattrochiacchiere.
    Un abbraccio. Ciao

  28. giuliana scrive:

    grazie marina per essere la bella persona che sei in ogni circostanza,anche in questa

  29. Anna Maria scrive:

    leggo e rileggo le tue riflessioni…medito…voglio capire….buona giornata, un abbraccio!!!

  30. giorgio '61 scrive:

    Scusa per il Grave ritardo e se sono sena troppe….inutili parole…l’unica cosa che mi sento di “offrirti”e’il sincero affetto,anche se non ci conosciamo direttamente……purtroppo,e l’esperienza di mia mamma:operara di TRE tumori “indipendenti”e a diverse eta’…..domani siamo all’Istituto dei Tumori di Milano(dove la curano tutti questi giovani medici come fosse la loro nonna….compie a breve 89 anni……)per impostare lìennesima chemio,ma lei continua
    a lottare…per se’,pei figli,per i nipoti…..e questo”spirito”nonostante le sia mancato il marito da poco dopo 62 anni passati insieme……Scusami altro non so dirti…..”avanti tutta”(e’ il blog,se non ho capito male di un giovane colpito da un tumore polmonare con metastasi cerebrali.)…..anche lui lotta e,se posso…..vi unisco in un unico ABBRACCIO

  31. nicoletta salvi scrive:

    Si può dire.
    Fa BENE dire.
    fa bene fare parola e con la parola costruire questo senso della vita sempre così effimero, volatile e al tempo stesso grandioso.
    Fa bene a te.
    Fa bene a Noi.
    Grazie!!!
    E comunque un forte abbraccio

  32. nicoletta salvi scrive:

    p.s.
    quando ti ho conosciuta mi ha colpita (come a molti altri) la tua bellezza fatta di fascino.
    oltre la parola ci hai saputo offrire anche l’immagine “senza trucco e parrucco” . E questo è un atto di vera sintonia interiore, la Grande Bellezza.

  33. Sara scrive:

    L’impotenza è il sentimento che sempre mi accompagna di fronte a diagnosi di cancro.
    Mia mamma è stata malata 6 anni, ha subito innumerevoli interventi, radio e chemioterapia.
    Ha lottato fino all’ultimo, con coraggio e il sorriso sulle labbra, SEMPRE.
    Ora affrontiamo di nuovo il cancro, con mio padre.
    La condivisione è vita. Grazie per averne voluto scrivere apertamente.
    Un abbraccio.

  34. Chiara Poggio scrive:

    Grazie per la tua preziosa testimonianza: leggere le tue parole mi ha trasmesso un senso di possibilità. Sono un contributo che aiuta ad avere un pochino meno paura, segnano una strada percorribile.
    Grazie, di cuore. E un abbraccio grande.

  35. Anna Tozzi Di Marco scrive:

    Ciao Marina, credo sia importante parlarne, soprattutto per chi ti legge, ma in fondo è anche un modo per esorcizzare il male. Personalmente non ho mai avuto questa esperienza di malattia, nè diretta nè indiretta, però come sai sono stata molto a ocntatto con i territori della morte. La mia ricerca mi è tornata molto utile nel momento in cui è morto mio padre, nel senso che ho affrontato meglio la separazione. Di conseguenza ti auguro altrettanto con questa tua nuova iniziativa di rendere esplicito ciò che stai vivendo.
    Un abbraccio.
    Annie

  36. emma scrive:

    La prima cosa che ho pensato è che sei bella. E’ bella quella foto. Un bel sorriso, gli occhi che guardano dritto, gli orecchini pendenti con una perla.

  37. Giovanni scrive:

    Cara Marina,
    si può dire e tu provi a dire. Lo fai con molta efficacia. Le esperienze più dure sono un modo, un’occasione per andare al dunque, per ragionare su ciò che conta. Tu sei particolarmente predisposta a farlo. La verità delle tue idee si riflette in una serena determinazione a proseguire il cammino alla scoperta di sé e degli altri. Il riscontro che stai avendo mostra quanto il messaggio sia sentito da numerosi amici e lettori. Non a tutti è dato volare così alto senza ritrovarsi soli. Stai imprimendo il segno della tua presenza a una prova dura e cruciale. In questa fase della tua vita più che mai sei tutti noi, e lo sei con una naturalezza degna di rispetto e di amore. Dalla tua parte, affettuosamente se è permesso.

  38. Daniela scrive:

    È camminare insieme e sostare sulla soglia del Mistero

  39. Anna Maria canonico scrive:

    continuo a tenere tua foto come sfondo…cerco di trasmetterti energia positiva, baci

  40. fiorella scrive:

    solo chi vive l’esperienza sulla propria pelle può capire fino in fondo le emozioni che si agitano in noi durante la malattia ma……..poi è possibile raccontarla senza dolore. sono stata operata di mastectomia 16 anni fa. porta sul corpo la ferita ma quella dell’anima siè cicatrizzata e ora riesco a parlarne se4nza paura. In bocca al lupo a chi combatte con l’augurio di vincere.

  41. Rosella Berchialla scrive:

    Cara Marina. Grazie di esserci. Grazie di aver scritto ciò che segue:
    “Chi mi incita alla battaglia e al coraggio, alla lotta e alla resistenza, non trova eco in me. Sono grata a tutti coloro che mi fanno forza, perché comprendo le loro affettuose intenzioni. Io però non ho il proposito di combattere, ma di fare qualche passo verso una maggiore consapevolezza”.
    Mi identifico nelle tue parole.
    Si può dire.
    Si può dire: “Non è una lotta contro gli alieni. Non è una prova di forza. Non è una guerra.”
    E’ una malattia. Ognuno di noi la vive secondo la propria personalità, con quel sub-strato di emotività e spiritualità, di temperamento e doti e difetti, con le esperienze del passato ed i sogni del futuro, che fanno di ciascuno di noi quella persona bella ed unica che siamo.
    Personalmente – 5 anni di k pancreas – mi prefiggo l’obbiettivo di conservare/raggiungere la serenità e la pace interiore percorrendo questo mio cammino. Spesso non ci riesco e mi perdo ma poi ricomincio, un giorno alla volta. Oggi il mio cancro è lo stimolo per la mia crescita emotiva-spirituale.
    Sono felice, Marina, ti averti incontrata (insieme agli amici che seguono il tuo blog) e spero di poter continuare a condividere con coi.
    Buona giornata. Buona vita

  42. Ancilla scrive:

    È importante l incontro su questi temi. Grazie per dare questa possibilità di rendere dici bile e confrontabile ciò che è temuto e spesso negato. Anche io ho affrontato l esperienza del cancro, del suo improvviso arrivo, dello stordimento,della fatica della cura,del senso e non senso della malattia,di un oscuro senso di colpa, del desiderio di una nuova ricerca. Due volte. La seconda è stata anche più dura. Come se non volesse che gli sfuggissi. Come se non volesse che mi distraessi.Ogni tanto gli do le spalle. Ogni tanto mi si pianta davanti e si impone. Vivo,lavoro,leggo,piango,rido. Mi ricordo di più della morte. Ma è come se ci fosse sempre stata,solo era mascherata. Ascolto con più attenzione. L altra sera ero a cena con altre quattro amiche,non certo incontrate al day hospital. Due hanno perso il marito per tumore,una sta facendo la chemioterapia, io l ho finita da qualche mese, solo una,al momento, non era investita direttamente. Anzi no,il suo labrador è appena stato operato e viene curato. Nonostante questa affinità, nonostante il legame è difficile trovare parole. Ognuna sa, ma sottintende e ognuna capisce, in silenzio. Un abbraccio

  43. Maddalena scrive:

    Ciao Marina, ci ho messo un po’ di tempo per finire di leggere quello che hai scritto, ti chiamerò nei prossimi giorni, ho voglia di abbracciarti e parlare con te. Un bacione

  44. Rosanna scrive:

    Ciao Martina,
    grazie per permetterci di condividere ed esternare le nostre emozioni in merito al male del secolo.
    Io ho perso quasi tutti i miei famigliari di tumore: mia cugina a soli 14 anni per un tumore al cervello, mio padre per un linfoma NH, mia zia ai polmoni … .; ultimamente si è ammalata un’altra mia zia di mieloma e mio suocero di tumore al colon. Vivo ogni giorno con la paura che possa accadere anche a me, mio marito o peggio a mio figlio e mi chiedo, è giusto tutto questo? E come è possibile che dopo anni ed anni di ricerche ad oggi ci sia sempre più gente che si ammala? è giusto che la prevenzione consista nel farsi uno screening completo ogni anno anzichè insegnare uno stile di vita più sano, magari fatto di meno prodotti “spazzatura” a cominciare dalla tenera età? ed è giusto educare i propri figli a come fronteggiare un possibile cancro (così come ho letto in un commento)?
    Sai come sto cercando di placare la mia paura … leggendo, leggendo, leggendo e cercando di informarmi il più possibile ma più lo faccio e più mi spavento. Scopro di persone che si stanno curando con altri metodi rispetto alla medicina ortodossa e stanno avendo risultati sorprendenti, scopro che ci sono case farmaceutiche che lucrano sui malati, scopro che nei reparti di pazienti in cura per cancro si danno da mangiare cibi confezionati con conservanti e coloranti, scopro che siamo in un sistema che non pensa alla nostra salute ma al mero guadagno e la mia paura accresce … .
    A volte mi dico di smetterla di documentarmi e di vivere serenamente fino a quando mi verrà concesso ma poi penso ai miei cari che stanno lottando, ai loro sguardi bisognosi di aiuto e incoraggiamento e allora proseguo ma ciò che scopro mi fa sempre più SCHIFO!!!
    Non credo di avere paura della morte, probabilmente ho molta più paura della sofferenza e di non avere il coraggio, qualora mi ammalassi, di intraprendere la strada meno battuta.
    Ti auguro di riuscire a svegliarti ogni giorno con il sorriso, così come hai detto, è già una grandissima conquista e di superare brillantemente anche questo brutto periodo.
    Io mi auguro che sempre più medici si ricordino del giuramento firmato prima di intraprendere la professione e di essere più umili e aperti difronte ad altre verità non insegnate nei banchi di scuola … .
    Un forte abbraccio

  45. UNAZZURROCIELO scrive:

    Ci sarebbe tanto da scrivere in risposta al tuo post.Dico solo che io non ho mai pensato che il mio cancro fosse un alieno , un qualcosa venuto dall’esterno , l’ho chiamato cancro, perchè cancro è. Cellule impazzite, o non so cosa ma chiamrlo col proprio nome mi fa capire bene chi ho avuto davanti . Sul bisogno di condividere , di scrivere ho iniziato a farlo aprendo un blog anno scorso e da allora non ho più smesso di scrivere..è troppo terapeutico.
    un abbraccio
    Annamaria

  46. Lauretta Duegnas scrive:

    Cara Marina,
    grazie di condividere la tua intimità , grazie del l’esempio di vitalità che riesci a dare nella malattia. Grazie di insegnare ad affrontare tutto ciò che accade con inesausto desiderio di conoscenza e di riuscire a trasformare un male in un bene.
    GRAZIE,
    Lauretta

  47. Giovanni scrive:

    Caspita, Marina, che lavoro potente hai fatto! Un blog dove si può parlare di tutto quanto nella vita è occultato, rimosso, perennemente rimandato. Mi ci perdo, leggerò tutto, a poco a poco. E finalmente qualcuno con cui parlare di queste cose senza schermi, senza paure! Ho iniziato dal cancro che mi riguarda da vicino e risposto al quesito 2, ma tu eri già ben oltre. Leggendo infatti il tuo terzo intervento, ho notato come, in cerchi sempre più concentrici, partendo dalle possibili cause esterne, a quelle interne, tu ci hai consegnato in toto la tua esperienza, e tutta te stessa. Inclusa la foto, bellissima. Che dire? Condivido tutto quanto hai detto, dall’A alla Z. E apprezzo il coraggio di consegnarti “nuda” e inerme, segno di grandissima forza interiore. Posso dire che ti abbraccio forte, e con te tutti quelli che ti hanno risposto? Ecco, questo blog mi sembra proprio un grande abbraccio. E grazie anche all’intervento di Michela che – argomento che mi era rimasto nella… tastiera – sbaraglia tante teorie e tanti ricami, ricordando perché allora il cancro ai bambini? Sconvolgente per me è stato leggere la trilogia di Philip Forest (da “Tutti i bambini tranne uno“ a “Sarinagara“), che ha perso la figlia per un cancro devastante a soli 4 anni e ne è uscito travolto. Lì sì, cara Marina, viene spontaneo, come su Auschwitz, interrogare il fato, il destino, e perfino Dio. Noi adulti, in qualche modo possiamo elaborare strategie di difesa, di reazione, di consapevolezza. E un po’ di vita l’abbiamo attraversata. Ma loro? L’innocenza violata dei bambini è uno scandalo inspiegabile. Al confronto – perché “bisogna” sempre confrontarsi – la nostra personale “tragedia” si ridimensiona, si scioglie in un flusso infinitamente più grande, che è il mistero che domina la nostra vita e la nostra morte.
    Con affetto e stima, Giovanni

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