Cimiteri islamici in Italia?

In tutta Italia si sta discutendo se sia opportuno creare lotti dedicati agli islamici e ad altre religioni nei cimiteri comunali. Alcune città resistono alle richieste degli islamici, come Pordenone. Altre, in modo più attento e realistico, costruiscono risposte, come è accaduto due anni fa a Fossano in seguito alla morte sconvolgente di un bimbo di nove anni, e come succede oggi a Torino.
A Torino, infatti, la Giunta comunale ha approvato una delibera (presentata dal vicesindaco Tom Dealessandri e dall’assessore Ilda Curti) che consentirà alle comunità immigrate (il 17% della popolazione), di dare sepoltura ai loro cari in città, nel rispetto delle loro tradizioni religiose, istituendo spazi per ogni religione nel cimitero monumentale.
Cos’è in gioco in queste decisioni?
L’obiettivo dell’integrazione non è certo raggiungibile solo attraverso i cimiteri. Tuttavia, si tratta di un’importante dimostrazione di rispetto e di attenzione. La nostra Costituzione, peraltro, prevede la libertà di culto. Accogliere in un paese significa anche creare le condizioni perché chi arriva possa sentirsi – se non proprio a casa – quantomeno radicato e integrato.
Le discussioni sui cimiteri islamici sono un segno dell’era contemporanea, che obbliga ciascuno di noi, credente o non credente, a tener conto della complessità e della pluralità culturale. Parlo proprio anche ai laici come me. In fondo un laico potrebbe affermare che i cimiteri in Italia sono comunali, non religiosi, e che non si vede perché sia necessario costruire dei lotti islamici o dei cimiteri dedicati a loro (ma quante croci stanno dentro i nostri cimiteri comunali?). Ho sentito dire molti laici che per gli islamici sarebbe sufficiente orientare la bara verso la Mecca e mettere i simboli della religione musulmana. E che questo dovrebbe valere per tutti.
Nonostante questa sia una posizione che mi ha fatto riflettere, oggi sono convinta che chi è veramente laico deve saper ascoltare anche le differenti comunità religiose e comprendere le loro esigenze. Che sono diverse da quelle dei cattolici e dei laici autoctoni, a partire dalla durata della sepoltura. Vi sono comunità che hanno bisogno di ripiegarsi sulle proprie usanze rituali. E un laico dovrebbe, secondo me, non fermarsi a una tolleranza distaccata, ma aprirsi all’interesse e alla collaborazione. Lo stesso dovrebbe fare ogni religione, che ha diritto di desiderare la separatezza, fino a quando quest’ultima non diventa esclusione e integralismo. E questo sì, vale per tutti.
Fino a non molti anni fa, gli immigrati propendevano per il rimpatrio delle salme, nonostante il costo molto alto. Si trattava di una prima fase, caratterizzata dall’immigrazione di giovani, la cui famiglia restava nel paese d’origine. Il progetto di migrazione era partire, lavorare e tornare a casa. Oggi sono molti i ricongiungimenti familiari nel nostro paese, e i figli di chi muore sono spesso nati in Italia. Il rimpatrio, così, che era già un evento problematico e traumatico, diviene sempre più privo di significato. Alcuni studiosi, ad esempio gli algerini Yassine Chaïb e Atmane Aggoun hanno messo in luce, per la Francia, le difficoltà poste dai rimpatri. Difficoltà in primo luogo economiche, e poi rituali. Il lungo periodo richiesto dalla colletta per racimolare il denaro necessario per il rimpatrio impone l’uso della bara di zinco per il trasporto, bara che non è più apribile dalla famiglia che riceve la salma. La tradizione vorrebbe, invece, la sepoltura del corpo, avvolto nel solo sudario, nella nuda terra. Una deritualizzazione è di fatto imposta ai migranti, che non possono svolgere il rito tradizionale né in terra d’origine né in terra d’accoglienza. Tale situazione rende più rispondente alle necessità la soluzione di seppellire i propri cari in terra d’accoglienza, anche per via del succedersi delle generazioni d’immigrazione.
Credo che, oltre all’importante tema delle concessioni di aree islamiche presso i cimiteri, occorra garantire ai musulmani che vivono nel nostro Paese il rispetto del lavaggio rituale dei corpi in luoghi adeguati, meno freddi e tecnici delle sale settorie delle camere mortuarie, dove oggi avvengono. A tal fine, è necessaria anche un’adeguata formazione interculturale per gli operatori sanitari e funerari che spesso, di fronte al morente o al defunto di un’altra cultura, sono in difficoltà e non sanno che pesci pigliare, provocando a volte disagio e rabbia.
Per questo auspico che la municipalità di Torino, che ha ben cominciato l’opera, non si fermi e proceda anche all’identificazione di una sala del Commiato multiculturale in città, priva di simboli (o con simboli amovibili) che possa servire sia ai laici che a religioni diverse da quella cattolica.
Vorrei concludere citando e sottoscrivendo le parole di Daniele Rocchetti, vice presidente di Acli Bergamo e responsabile di Molte fedi sotto lo stesso cielo, che invita chi ha paura dello straniero (e chi questa paura la sfrutta politicamente) a “ragionarci sopra, e soprattutto ragionarci insieme: nel confronto serio delle posizioni, non solo con la ripetizione di slogan facili e popolari. Non è così che si costruisce una sana democrazia. Tanto meno una democrazia inclusiva. E ancor meno una città in cui è bello e piacevole vivere. Questo modo di porre i problemi complica la vita di tutti noi. E la rende meno sicura, non di più.”

8 Risposte a " Cimiteri islamici in Italia? "

  1. Marco Comandè scrive:

    L’articolo mi sembra perfetto. Una riflessione non viziata da preconcetti. Vorrei solo interrogare gli storici sulla simbolicità di Gerusalemme, capitale del mondo. Con il crocevia di popoli, lingue, religioni, in che modo vengono gestiti i cimiteri laggiù, tra ebrei, cristiani, musulmani, laici, più minoranze ignote?

    • Paola scrive:

      Le differenze culturali ci arricchiscono, non dobbiamo temerle! Uno stato davvero democratico le auspica e le costruisce.

  2. Anna scrive:

    Il problema dei cimiteri, apertura si, apertura no a quelli islamici, deve seguire il criterio della reciprocità. Nei paesi ilslamici è consentito creare aree cimiteriali per altre fedi religiose? E’ la già dibattuta questione della moschea. Perchè consentirne la costruzione, se poi nei paesi islamici i fedeli di altre religioni sono pesantemente boicottati se non addirittura uccisi per il loro credo, e non parlo solo della regione cristiana come sta accadendo in Nigeria, ma anche di quella copta in Egitto. E che dire poi di quello che sta succedendo in India e in Siria? Gli esempi sono tanti. Quello che mi preoccupa è che per i musulmani la religione è legge e non sono e non saranno mai capaci di tenere distinti religione e stato. Troppo “buonismo cristiano” sarà un negativo boomerang e la laicità che molti professano è un paravento di carta che poggia su una illusione di integrazione che si scontrerà con quanto già detto da imam e capi di stato: “Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo” – “Voi ci avete fermato a Lepanto nel 1571 e a Vienna nel 1683. Noi invaderemo l’Europa, senza colpo ferire, grazie alla vostra democrazia”. Senza dimenticare che per i musulmani la vendetta è sacra. Per questo, quando un cristiano parla di pace è credibile, un musulmano no, per il quale la pace esiste solo se tutti seguono Allah.
    Mi rendo conto di essere andata al di là del dibattito del cimitero islamico, ma è una materia che non può essere separata come un compartimento stagno dalle altre problematiche collegate alla religione musulmana, per la quale vige il principio della Sharia

    • sipuodiremorte scrive:

      Gentile Anna, non sono d’accordo, come avrà capito, e la ringrazio per aver espresso il suo dissenso in modo riflessivo.
      Innanzitutto perché non credo che le nostre posizioni etiche, ancor prima politiche, debbano dipendere da quelle degli altri. E in secondo luogo, perché l’immagine che lei, come molti, ha dell’Islam, è quello delle gerarchie teocratiche presenti in molti paesi, è vero. Riesce a immaginare quanto integralista possa sembrare il cristianesimo a chi conosce solo il Vaticano? Le donne e gli uomini musulmani sono, in grande maggioranza, come noi, fedeli senza essere fanatici.

  3. Nicoletta Salvi scrive:

    noi siamo una famiglia multiculturale torinese.
    Mio marito è di fede islamica (forse dovrei dire era, ma non riesco ancora a parlarne al passato). I miei figli tergiversano e credo saranno profondamente laici.
    Per la sepoltura mio marito ha scelto il suo paese natale. Vicino a suo padre, a sua madre, ai suoi fratelli, al suo mare e all’odore della terra di Tunisi.
    Vicino al nostro primo bambino che è la da 19 anni.
    Con grande serietà il consolato tunisino di Genova si è fatto carico, sia organizzativamente che economicamente, del trasporto.
    Ancora una volta la nostra famiglia ha intrapreso il viaggio. lo stesso che aveva affrontato per il nostro matrimonio. Lo stesso delle lunghe vacanze estive.
    Il cimitero di tunisi, in pieno centro ma sotto una collina verdeggiante, con i suoi alberi e i suoi fiori e i suoi mendicanti ha per noi la stessa consuetudine della spiaggia, del te alla menta, delle passeggiate nel souk. Anche adesso che la sua mancanza è ferita troppo fresca.
    Ho già chiesto ai miei figli, quando morirò, di farmi cremare.
    Le mie ceneri spargere: una parte sotto un pino delle nostre Alpi, una parte nel cimitero di tunisi, tra marito e figlio, una parte nel grande Mediterraneo che è la culla e la storia di tutti noi.
    Credete che Dio ne avrà a male?
    Io no

    • sipuodiremorte scrive:

      Grazie Nicoletta per la sua testimonianza, preziosa per tutti noi, perché ci conferma che è possibile, e anche facile se c’è l’amore, condividere fedi, riti, convinzioni diverse. Attraverso le sue parole mi sono sentita vicina a lei, mi permetta di rammaricarmi molto per il suo lutto recente. Marina

  4. Francesco scrive:

    Cara Nicoletta,

    mi ha molto colpito la tua storia. spero che col passare del tempo tu abbia avuto la possibilità di interiorizzare questo lutto. Sono un ricercatore dell’università di Firenze e sto lavorando proprio ad un volume sui cimiteri islamici: mi farebbe molto piacere sentire in qualche modo il tuo racconto e capire meglio la scelta di tuo marito. il mio indirizzo mail francescosacchetti @ gmail.com (tutto attaccato).

  5. Alfredo scrive:

    Mmm certo il paese si deve integrare ai vostri usi, ma voi che cosa fare per integrarvi con quelli locali a parte la pretesa che il resto del mondo si adatti a voi?
    Cimiteri o territori riservati, rituali contrari alle leggi, non è possibile spostare i corpi. Insomma perché siete musulmani tutti il resto del mondo si dovrebbe chinare a voi, ma tornatevene a casa vostra! Siete i primi razzisti che rifiutano una sepoltura comune ad altri, pretendere sepoltura in terra con solo sudario che è contro i nostri standard igienici, se non altro per le differenze climatiche, e poi cosa dovremmo avere cimiteri sterminati di musulmani perché non possono più essere spostati come tutti gli altri?

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