Bambini e dolore familiare, di Barbara Capellero

Depositphotos_143373683_s-2015Spesso le famiglie, quando si trovano ad affrontare una malattia, in particolare se cronica, o un lutto, tendono a non coinvolgere i bambini.

Si cerca di proteggerli da situazioni in cui prevalgono sentimenti di tristezza e di dolore, convinti che i bambini non abbiano la capacità di reggere e gestire tali eventi. Purtroppo, però, tenere i bambini lontani da ciò che sta accadendo in famiglia non li salvaguarda dalla sofferenza. Da un lato, sottovalutiamo le potenzialità dei bambini messi di fronte a nuove esperienze e alla verità. Dall’altro lato è utile riflettere sulle nostre paure, preoccupazioni e speranze, che spesso limitano la capacità di noi adulti di far fronte al dolore. Fare finta che non stia accadendo nulla non è mai una buona scelta: crea nei piccoli ansia, preoccupazione e confusione, ed è probabile che si inducano in loro sentimenti di sfiducia e diffidenza nei confronti delle figure di riferimento.

La letteratura dedica troppo poca attenzione alla comprensione degli effetti della malattia e del lutto lungo l’asse dei rapporti intergenerazionali. L’attenzione per la famiglia allargata si è spesso ridotta a uno studio delle prime due generazioni: quella degli anziani e quella dei figli. La generazione dei nipoti o non viene presa in considerazione, oppure viene analizzata attraverso il filtro della generazione di mezzo. Eppure, è noto che la malattia e l’eventuale morte dell’anziano possono avere forti ripercussioni emotive di lunga durata sulla vita delle generazioni più giovani, e non si può dimenticare che il declino e la scomparsa della generazione anziana costituisce spesso la prima e fondamentale occasione di elaborazione del lutto per i nipoti.

In assenza della consapevolezza del dolore e della sua condivisione con persone che esercitano un’efficace funzione consolatoria, non facciamo altro che arrestare nei bambini la capacità di processare la perdita e di gestire ed elaborare i sentimenti negativi.

E’ quindi fondamentale parlare con i bambini anche delle emozioni negative legate alla malattia e al lutto, per evitare che ci siano “vissuti inaccettabili” e indicibili che devono essere nascosti. I “segreti” impossibili da condividere creano nei bambini un’ansia maggiore e un forte senso di isolamento. Affinché cresca un adulto equilibrato, il bambino deve poter esprimere le proprie emozioni e avere la libertà di fare domande inerenti la malattia e la perdita, e ricevendo risposte adeguate alla sua età e alle sue capacità.

L’importanza della comunicazione rispetto alla malattia o alla perdita non deve, tuttavia, essere confusa con una verità che va detta ad ogni costo nel momento scelto dagli adulti: i bambini potrebbero non desiderare di sapere e capire tutto e subito. E’ importante adeguare il livello e il contenuto della comunicazione alle necessità espresse, in quel determinato momento, dal bambino.

Sono i genitori ad avere un ruolo centrale nel favorire la comunicazione tra i membri della famiglia: per un bambino il modo peggiore di ricevere una notizia o di avere informazioni è intercettarla da scambi di informazioni tra gli adulti che lo circondano (e che lo ignorano). Le figure di riferimento, meglio di chiunque altro, possono e devono dare attenzione ai bisogni dei bambini individuando gli spazi e i tempi idonei per condividere le emozioni, i sentimenti e per rispondere alle domande.

È importante essere sinceri e avere con i figli una comunicazione “aperta”, usando denominazioni appropriate, per evitare che i bambini si diano da soli delle risposte che possono, ad esempio, far nascere sensi di colpa o di abbandono.

I genitori quindi possono far sì che, anche in situazioni difficili, in cui prevale il dolore, i bambini possano avere comprensione, si sentano legittimati nell’espressione dei propri sentimenti e vissuti e vivano in un ambiente dove è possibile la condivisione emotiva.

Gli adulti sani sono bambini che hanno avuto la consapevolezza che il dolore è esprimibile e mostrabile, che non sono stati soli a provare sofferenza e tristezza, e che è possibile supportarsi e sostenersi reciprocamente.

3 Risposte a " Bambini e dolore familiare, di Barbara Capellero "

  1. ferdinando garetto scrive:

    Piena condivisione. Persino nelle cure palliative, almeno fino agli inizi degli anni ’90, rischiavamo di “non vedere” i bambini e gli adolescenti spesso nascosti nella loro cameretta a “giocare” o a “studiare”. Poi, un po’ perchè l’esperienza aumentava e diventava più affinata, ma soprattutto per l’insostituibile sollecitazione della Psico-oncologia e della Neuropsichiatria infantile abbiamo imparato a “mettere al centro” i minori e a costruire percorsi assistenziali che avessero loro come punto di riferimento: “proteggere le fragilità per costruire il futuro” .
    Vengono in mente infinite storie, genitori, famiglie allargate, insegnanti, comunità e gruppi, con cui abbiamo lavorato insieme per costruire meravigliose “reti di protezione”, ma l’aspetto più prezioso è reincontrare a volte ormai dopo dieci o quindici anni quei bambini “protetti”, accompagnati e adeguatamente coinvolti nella misura della consapevolezza possibile, e scoprirli “ri-costruiti”, studenti liceali o universitari, o inseriti nel mondo del lavoro e della famiglia. Nessuno ha tolto loro il dolore inevitabile, ma è stato possibile “portarlo un po’ insieme” cioè renderlo più “sopportabile” e vivibile. Come palliativista ho un’infinita gratitudine per chi ci ha aiutato a capirlo e a metterlo in pratica attraverso percorsi concreti e realizzabili. Bisogna continuare a parlarne e a formarci. E soprattutto a farlo. Grazie

  2. francesca scrive:

    buongiorno, il problema di fondo è che oggi non si parla mai delle cose “brutte” con i bimbi si preferisce aspettare che accada il prioblema e poi eventualmente cercare come si può di affrontarlo. mi sono trovata nella situazione che una bimba di 7 anni non sapeva cos’era il cimitero. il vivere in nuclei separati impedisce di affrontare con semplicità le varie fasi della vita, l’assenza di figure anziane nell’ambito familiare porta ad ignorare alcune tematiche naturali.

  3. Mariella Orsi scrive:

    Sono molto d’accordo sul fatto che non si parli del problema della morte con i bambini -magari solo rispondendo con verità alle loro domande-sia in famiglia che negli altri ambiti,quali la scuola .
    A Firenze,nell’ambito della Fondazione FILE (Fondazione Italiana di Lenitetapia) che si occupa dell’assistenza alle persone in fase avanzata di malattia e alle loro famiglie, da alcuni anni abbiamo sviluppato un progetto B.E.P.P.E (Bambini e Elaborazione della Perdita:Pensieri ed Emozioni),
    per aiutare i bambini e gli adolescenti che vivono il dolore per la morte di una persona cara ,oltre che sostenere gli adulti (familiari e docenti) che sono a loro vicini.
    Il progetto si avvale di vari strumenti:
    – un libro “Si può “appositamente scritto da Beatrice Masini e illustrato da Arianna Papini,edito da Carthisia;
    – un breve percorso rivolto a docenti e genitori,su richiesta delle scuole/classi nelle quali un lutto colpisce uno studente;
    – un sito http://www.solimainsieme.it,che risulta essere il primo sito interattivo nel nostro Paese rivolto a 4 target,con sezioni dedicate a ciadcuno:bambini,adescenti,familiari e docenti,realizzato da File con il Gruppo Eventi di Roma,e sviluppato da Datapos;
    – un breve video che promuove il sito,realizzato da Ardaco;e
    – la consulenza gratuita (nell’area fiorentina) di una psicologa per facilitare i familiari o i docenti che devono affrontare con i ragazzi l’elaborazione di una perdita.
    Il progetto sara’ presentato il 21 giugno alle ore 13.30 in Senato ( Sala Nassirya) dalla Vicepresidente Rosa Maria Di Giorgi e da Donatella Carmi (Presidente di File),M.Orsi e F.Buzzonetti (File) e P.Zerbi (Dir.Carthusia).
    Ho pensato che potesse essere opportuno dare queste informazioni perché questi strumenti,oltre che essere conosciuti nell’ambito delle nostre realtà di Firenze e Roma,potrebbero risultare utili a hiunque ne riconoscesse il bisogno.
    Sono naturalmente a disposizione per ogni chiarimento e ringrazio Marina per questo spazio di confronto così necessario.
    Mariella

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