Applausi ai funerali?

Avendo in animo di riflettere sull’usanza, che si va diffondendo, di applaudire ai funerali, ho dato un’occhiata al web, e sono rimasta sbalordita. In un paese dove eminenti accademici fanno gesti scaramantici se si nomina la morte, vi è un dibattito acceso sugli applausi ai funerali, pro e contro. Ogni post su questo argomento trascina con sè molti commenti (cfr. www.distantisaluti.com, www.ilpost.it, mysterium.blogosfere.it, www.unavoce-ve.it, eccetera). Perfino una pagina Facebook, “Sostegno per eliminare gli applausi ai funerali o spiegarne l’utilità” (41 mi piace, poi abbandonata). Le posizioni sono contrapposte e viscerali. Chi è contro considera l’applauso una barbarie tutta italiana, un segno del degrado del paese, e ne attribuisce la responsabilità alla televisione, alla spettacolarizzazione della vita e della morte in stile reality, o all’incapacità di reggere il silenzio, o alla fuga di fronte all’angoscia per la morte.
Ho provato a intervistare gli amici. Qualcuno dice: “Nella nostra cultura l’applauso ha tre funzioni: approvazione, incitamento e/o giubilo, o accompagnamento di un ritmo musicale. Cosa hanno a che fare con un funerale? L’approvazione per l’operato del morto si esprime nel pensiero, col silenzio. Se non dovessimo condividere le sue azioni, fischieremmo?”
Ma non tutti sono d’accordo: per alcuni l’applauso è un modo per esprimere ossequio, per rendere onore al defunto, o addirittura riconoscenza e ammirazione, come quando a essere applaudito è un uomo che si è sacrificato per la patria, come il giudice Giovanni Falcone.
C’è anche chi abbozza una sorta di storia dell’applauso. La prima volta che si è applaudito è stato ai funerali di Anna Magnani, 1973:l’ultimo tributo a una grande attrice.
Allora, come vogliamo riflettere su questo applauso?
A me viene in mente innanzitutto Freud. Nelle Considerazioni attuali sulla guerra e la morte (1915), scriveva che di fronte a un morto “assumiamo un atteggiamento del tutto particolare, manifestandogli quasi una sorta di ammirazione, come se avesse compiuto qualche cosa di assai difficile. Ci asteniamo dal criticarlo, gli perdoniamo i suoi eventuali torti, sentenziamo: de mortuis nil nisi bene,e troviamo giusto che nell’orazione funebre e nell’epitaffio non si celebrino che le sue lodi”.
Mi pare che nell’applauso ci sia molto di quest’atteggiamento, che peraltro Freud attribuiva alle convenzioni sociali: atteggiamento del tutto diverso dal crollo da cui siamo colti quando la morte colpisce una persona davvero prossima (ecco perché i parenti non applaudono).
Questo costume funebre può piacere o meno. E certo, per quanto riguarda i riti funebri, ci troviamo in una situazione complessa, come fossimo in mezzo a un guado. Quelli della tradizione sono poco seguiti e non ci coinvolgono più molto. Ma non vediamo l’altra sponda del fiume. In questi decenni, esiste una sorta di fase di sperimentazione rituale: la personalizzazione del rito, le musiche, i discorsi, le letture poetiche o letterarie, i nuovi gesti della cerimonia del Commiato (ad esempio toccare la bara alla fine del rituale, o distribuire agli astanti rose tolte dal cuscino di fiori posato sul coperchio), o anche l’applauso. Ignoriamo quali, tra questi tentativi rituali, si depositeranno a loro volta in tradizione. Siamo, saremo noi a stabilire cosa sparirà, cosa resterà, cosa altro inventeremo. Ma occorre che ci impegniamo in una riflessione più profonda, non basta dichiarare i nostri gusti in fatto di applausi, in un paese dove è ancora difficilissimo organizzare un rito laico. L’applauso, in fondo, è un dettaglio, a fronte della mancanza complessiva di riti socialmente condivisi.

9 Risposte a " Applausi ai funerali? "

  1. Paola scrive:

    Non mi piace, mi sembra una forma di “spettacolariizzazione”. Solo il silenzio mi fa sentire l’abbraccio di chi mi vuole bene; però è vero, in fondo è un dettaglio, ben altre sono le cose spiacevoli. Dura solo pochi minuti, si può sopportare.
    A patto che non diventi una sanding ovation, ma confido nel buon gusto delle persone!

  2. Filippo scrive:

    Esattamente 4 anni fa decedeva mia madre, che solo io andavo a trovare (e provvedevo alla grande a tutto il possibile) nella casa di riposo per 8 anni: mi fermavo ogni sabato e domenica e tutte le ferie, dormendo in albergo.
    Qualche minuto prima del decesso una delle mie “amate” sorelle chiede all’infermiera di far arrivare subito il parroco per l’estrema unzione: ci siamo messi a litigare nella camera accanto.
    Ci ha interrotti una persona dicendo che non era il caso di litigare perchè il prete della città non sarebbe venuto: si è instaurara la prassi di dare periodicamente in chiesa l’estrema unzione “virtualmente” ai deceduti da 15 giorni ed a quelli che sarebbero deceduti nei successivi giorni. Non sono riuscito a far celebrare il funerale con rito civile: ho solo ottenuto che sulla bara e sui manifesti non ci fosse nessun simbolo religioso, come avrebbe voluto mia madre.
    Il mio sfogo è anche per testimoniare che è dura far accettare il rito funebre civile. Saluti, Filippo

    • sipuodiremorte scrive:

      Grazie per la sua testimonianza, Filippo! credo che situazioni che queste non siano casi isolati. E’ dura, ma occorre combattere. E bisogna innanzitutto accettare che la volontà dell’individuo che muore deve prevalere su quella di chi resta.

  3. cristina scrive:

    Penso che l’abitudine di applaudire ai funerali sia assimilabile a quella di suonare i clacson ai matrimoni. Per me non significano niente, anzi mi disturbano profondamente entrambi i comportamenti. Quando qualcuno ci lascia credo che sia giusto il silenzio, indipendentemente dai meriti o dall’affetto che si vuole dimostrare allo scomparso.Mi è venuto in mente che nel sud dell’Italia e forse anche in altri paesi mediterranei c’era l’usanza di ingaggiare delle donne per piangere ai funerali, non è che l’applauso funebre sia una deriva moderna di questi comportamenti?

  4. Stefano scrive:

    Mi è stato detto, da chi è a favore di questa forma di “ossequio”, che lo fa perché “quel carabiniere è morto facendo il suo lavoro”, “quel regista/scrittore/cantante mi ha fatto crescere con le sue opere”. Un applauso al merito, dunque – e per quanto non condivida il gesto potrei anche comprenderlo. Ma allora perché si applaude al funerale di una ragazza di 17 anni investita mentre lei era in bici da un delinquente a bordo di un SUV?, al funerale di una persona “comune”? Ancora “al merito”?

    • sipuodiremorte scrive:

      La logica non si trova, certo. Inoltre, la morte, come diceva Totò, dovrebbe essere una “livella”. E allora forse l’interrogativo dovrebbe essere, a prescindere da chi è morto: l’applauso aggiunge qualcosa (o toglie qualcosa) dal punto di vista simbolico alle forme di nuovo rituale che stiamo inventando?

  5. elisabetta chicco scrive:

    Gli applausi stonano comunque con il rispetto che si deve alla morte e ai morti. E’ un “omaggio” , se voigliamo chiamarlo così, molto bambinesco, che, fatto dagli adulti, diviene segno di superficialità (così mostro a tutti il mio dolore e me
    la tolgo)

  6. rosella scrive:

    e se la mettiamo sotto il profilo “scaricare intense emozioni con le quali nella cultura moderna le persone non fanno più i conti se non quando ci sbattono la faccia???non parliamo ai bambini di morte perchè ci fa così paura e ci confrontiamo con lei solo quando ci tocca, la cultura del successo dell’immortalità mi pare stia facendo grandi danni sulle persone sempre più attacchi di panico e ansia, non vi pare che le persone non sanno più come gestire le loro emozioni e i loro pensieri??vogliono il controllo su tutto anche sul morire!!! e poi quando vai dare il saluto ad una persona per la sua morte non è pìù solo la morte ma è la morte di una persona uguale a me, di un figlio, di un coetaneo, di un amico..si usa scrivere e leggere parole per loro che emozionano molto tanto che facciamo fatica contenerle e così un applauso può permettere di dare loro un percorso per quanto “palliativo” anche se il parlarne sarebbe la strada più giusta. una persona partecipante al mio Gruppo di auto mutuo aiuto di malati oncologici un giorno mi ha detto: mi piacerebbe sapere cosa leggeranno al mio funerale e se applaudiranno…

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